Il referendum sulle basi militari e nucleari straniere in Sardegna e' stato
dichiarato inammissibile da un ufficio regionale con una delibera del 16 luglio,
inspiegabilmente comunicata alla stampa quasi un mese dopo, il 12 agosto.
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Il REFERENDUM
L'iniziativa del referendum consultivo regionale contro le basi militari
straniere in Sardegna e' nata all'inizio del 2004 dal mondo delle associazioni
antimilitariste e ambientaliste. Gallura no scorie, Gettiamo le basi, Rete
Lilliput, Wwf, sono solo alcune delle sigle. Partiti come Sardigna Natzione e
Verdi hanno aderito con modalita' e forme diverse. Il comitato promotore, "Firma
po' firmai sa bomba" (Firma per fermare la bomba) che comprende buona parte
delle organizzazioni appena elencate ha depositato 15mila firme di richiesta di
referendum, superando ampiamente la quota prevista dalla legge, 10mila firme.
Questo e' il testo del quesito: �Siete contrari alla presenza in Sardegna di
basi militari straniere, comunque istituite, atte ad offrire punti di approdo e
di rifornimento anche a navi e sommergibili a propulsione nucleare o con
armamento nucleare?�.
Con delibera del 16 luglio scorso, inspiegabilmente non comunicata al comitato
promotore e resa nota dalla stampa quasi un mese dopo, il 12 agosto, l'Ufficio
Regionale del Referendum ha dichiarato inammissibile la richiesta. La
motivazione della bocciatura ricalca le argomentazioni addotte dalla Corte
Costituzionale per affossare nel 1989 un referendum popolare, sempre sulla base
statunitense, ma che poneva tre quesiti totalmente diversi. Secondo l'Ufficio
Regionale Referendum il popolo sardo non puo' esprimere un'opinione in quanto la
Sardegna non ha competenza in materia di trattati internazionali. Una decisione
che sta stretta, molto stretta al comitato "Firma po' firmai sa bomba". Infatti,
neanche lo Stato ha competenza per stipulare accordi internazionali segreti in
quanto sono vietati dalla Costituzione. Inoltre, se la Sardegna avesse
competenza per modificare accordi internazionali, si sarebbe proposto un
referendum abrogativo e non certo un referendum regionale consultivo. Come puo'
un referendum consultivo annullare o modificare formalmente i fantomatici e
tuttora segreti accordi internazionali che dal 1972 avrebbero autorizzato la
presenza di una base appoggio per sommergibili nucleari statunitensi
nell'isoletta di Santo Stefano? Si ha forse paura di sapere cosa pensa il popolo
sardo sulla presenza, che gli e' stata imposta, dei mostri atomici a stelle e
strisce, i sommergibili nucleari statunitensi che sono di casa nell'arcipelago
della Maddalena? Se gia' nel 1989 un sondaggio Abacus rilevava che 68 sardi su
cento avrebbero votato contro questo insediamento militare, oggi tale
percentuale e' sicuramente aumentata.
"Firma sa bomba" prontamente indice un presidio alla Regione, convoca la stampa
e denuncia: �Ancora una volta i sardi saranno impediti, non solo di decidere sul
loro destino ma anche di esprimere un semplice parere in merito ad una questione
che li riguarda. Per i sardi non valgono neanche i principi fondamentali sanciti
da ogni costituzione democratica, essi non hanno il diritto di opinione, viene
imposto loro di tacere e subire in silenzio. L'Ufficio Regionale Referendum,
approfittando del clima feriale di ferragosto, e' stato piu' realista del re,
con un atto che riafferma la sudditanza allo stato italiano ha tolto alla Corte
Costituzionale l'incombenza di ripetere la repressione coloniale e antisarda del
1989 con l'affossamento del referendum indetto dalla Regione contro la base
atomica di La Maddalena-Santo Stefano. Dichiarando incostituzionale un
referendum basato sul semplice diritto di opinione, l'Ufficio Referendum ha
compiuto un atto antidemocratico e lesivo della dignita' del nostro popolo, ha
chiuso la bocca ai sardi�.
I 4 mori della bandiera sarda hanno ormai tolto la fascia dagli occhi e non
intendono bendarsi di nuovo. Non intendiamo subire passivamente l'ennesima
violazione dei nostri diritti. Il diritto di pronunciarci con il referendum
sara' difeso percorrendo tutte le strade, dal ricorso amministrativo, alle
iniziative di piazza, alle forme di mobilitazione democratica con l'obiettivo di
sollevare a livello europeo, non solo la negazione del diritto democratico di
esprimere un'opinione, ma, sopratutto, il groviglio d'illegalita' che circonda
la base dell'US Navy fin dalla nascita e che si e' ulteriormente esteso e
intricato con la recente decisione del governo italiano di consentire il
potenziamento logistico e operativo della base militare straniera che agisce
fuori da qualsiasi controllo dell'Italia e della Nato, una lancia puntata contro
i progetti di un modello di difesa europeo, una spina nel fianco di un'Europa
che da segni di volonta' di sganciarsi dal pervasivo controllo Usa.
IL RICORSO
Sul ricorso contro la decisione dell'Ufficio Regionale Referendum si e' aperto
subito un caso. A chi, come, quando deve essere presentato? Mistero. Il
direttore generale della Presidenza della Regione Gianfranco Duranti, componente
dell'Ufficio che ha affossato il referendum, in un primo incontro con una
delegazione del Comitato il 13 agosto non ha fornito le informazioni richieste
sui tempi del ricorso e sugli uffici competenti ad accoglierlo. Informazioni
dovute ed esplicitamente indicate in ogni atto amministrativo, per esempio le
multe, senza che i cittadini debbano farne richiesta. Il funzionario ha ammesso
che l'Ufficio non si e' minimamente posto il problema che qualcuno potesse
impugnare la sua delibera e di conseguenza ha chiesto tempo per studiare la
materia e colmare le lacune cognitive. Tutto cio' fa sospettare che i componenti
dell'Ufficio regionale siano stati tentati dall'arrogarsi il diritto
all'infallibilita', finora privilegio esclusivo dei Papi, pensandosi come primo
e unico organo giudicante. Il funzionario ha respinto con indignazione l'ipotesi
- formulata a chiare lettere dal Comitato - sul tempismo della �delibera di
ferragosto�, periodo privilegiato nella consolidata tradizione italica per far
passare i provvedimenti maggiormente impopolari e ci ha ampiamente reso edotti,
senza averne fatto richiesta, che la decisione di vietare il referendum e' stata
adottata dall'Ufficio in piena autonomia, senza pressioni politiche dall'alto,
sulla base di valutazioni meramente giuridiche, quindi neutre, super partes. Le
giustificazioni gratuite sull'autonomia di giudizio dell'Ufficio, non messa in
discussione da nessun componente della delegazione, inopinatamente fanno
riemergere svariate espressioni di antica saggezza popolare: "Scuse non
richieste, accuse manifeste", "Avere la coda di paglia", e cosi' via.
Il responso dell'alto funzionario, a titolo assolutamente personale perche' gli
uffici legali competenti sono chiusi per ferie, e' giunto qualche giorno dopo.
Il 17 agosto in un secondo incontro Regione-Comitato, si viene a sapere che la
delibera �pare� impugnabile davanti al Tar e il termine utile scade il 12
novembre. L'indicazione piuttosto vaga ancora una volta convince poco, non solo
perche' proviene da quella che in questo momento e' diventata controparte, ma
anche perche' il Tar in un certo modo si e' gia' pronunciato, infatti e'
presente con un suo rappresentante, designato dal Presidente del Tribunale
amministrativo, nell'Ufficio che ha deciso l'inammissibilita' del referendum.
Inoltre, l'indicazione non trova d'accordo i giuristi esperti in materia. Per
l'avvocato e docente universitario Benedetto Ballero, intervistato dall'Agi, ai
componenti del comitato promotore va riconosciuto �il diritto soggettivo ad
agire per ottenere cio' che leggi e Costituzione gli attribuiscono�, ossia il
referendum. Tale ipotesi trova conferma anche nel manuale di Diritto pubblico
scritto dai giuristi Paolo Caretti e Ugo De Siervo. A pagina 186 del libro e'
scritto che �la giurisprudenza (si veda la decisione del Consiglio di Stato
194/1987 e la sentenza dalla Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, 5490/1994) ha
riconosciuto ai promotori dei referendum regionali il diritto di ricorrere al
giudice ordinario non solo nell'ipotesi di dichiarata inammissibilita' delle
iniziative referendarie, ma anche nell'ipotesi di sospensione delle medesime�.
Interpellato sempre dall'Agenzia Italia, Duranti ha confermato l'indicazione del
ricorso al Tribunale amministrativo, perche' �il provvedimento assunto
dall'ufficio per il referendum e' di tipo amministrativo e come tale impugnabile
davanti al Tar�. Quanto alla risposta non univoca fornita in precedenza alla
delegazione del Comitato (nel documento e' scritto che le delibere �paiono�
impugnabili davanti al Tar), l'avvocato Duranti, direttore generale della
Presidenza della Regione, afferma che si e' trattato di �una scelta per non
precludere ai promotori la possibilita' di ricercare altre vie per il ricorso�.
Ben strano modo di procedere per agevolare i cittadini e tutelare le
possibilita' di scelta!
Il Comitato si e' subito attivato per costituire un pool di giuristi e avvocati
che, gratuitamente, portino avanti ai vari livelli i ricorsi necessari per
azzerare la delibera dell'Ufficio regionale. Si e' rivolto prima di tutto ai
giuristi che si sono candidati alle recenti elezioni regionali che hanno firmato
l'impegno "Tre firme per la verita'" ( www.trefirme.info ) e intende rivolgersi
fuori dall'isola a tutti coloro che ritengono che il problema di una aggressiva
base nucleare straniera nel cuore del Mediterraneo non riguardi solo la Sardegna
ma coinvolga l'Italia e tutta l'Europa. (Si puo' mandare una mail a
[EMAIL PROTECTED], [EMAIL PROTECTED], [EMAIL PROTECTED]). Presto
sara' aperto un conto corrente per raccogliere i fondi necessari a coprire le
spese di cancelleria.
INIZIATIVE POLITICHE
A questo punto e' molto attesa una presa di posizione del governatore della
Sardegna Renato Soru, fresco fresco di elezione con una coalizione di
centrosinistra. Una sua decisione potrebbe avviare una risoluzione politica del
caso.
Nel corso della campagna elettorale Soru assunse impegni molto chiari sulla
chiusura della base americana resi pubblici sul sito del suo movimento
www.progettosardegna.it. Inoltre, il 2 giugno scorso, in piena campagna
elettorale, sottoscrisse l'impegno politico e di governo dell'iniziativa "Tre
firme per la verita'" di battersi �con ogni mezzo nonviolento, giuridico,
politico, legislativo e amministrativo per il ritiro di tutte le truppe e i
mezzi militari di Paesi stranieri presenti in Sardegna�.
Lunedi' 23 agosto una delegazione del comitato "Firma po' firmai sa bomba" ha
avuto un incontro con il neo eletto Presidente. Il presidente Soru ha
ripetutamente sottolineato che �il referendum non e' l'unica strada� evitando,
pero', di esprimere con chiarezza le conclusioni di questa premessa: dato che la
via referendaria non e' la sola percorribile puo' essere tranquillamente
sbarrata e vietata, il popolo sardo puo' essere impunemente scippato del suo
diritto democratico. Alla delegazione e' stato fatto balenare il miraggio di
�altre e migliori strade possibili�. � vero, le strade percorribili per liberare
la Sardegna e il Mediterraneo dall'inquietante presenza dei mostri atomici Usa
sono tante e la delegazione ha indicato vari strumenti che il presidente puo'
usare da subito per onorare i suoi impegni e rendere operativa la volonta'
espressa dal Consiglio regionale uscente (maggioranza centrodestra) di
�smantellare in tempi ragionevoli e definiti� la base nucleare della Us Navy.
Questa volonta' segna per noi il punto di non ritorno: si va avanti, non si
torna indietro, non si rimette in discussione la decisione di espellere in tempi
rapidi il nucleare militare dall'isola. Il dibattito attuale verte solo sulla
scelta di mezzi e strumenti per raggiungere l'obiettivo.
Il presidente Soru ha indicato la strada �alternativa� che intende percorrere,
ha proposto la strada battuta inutilmente da oltre trent'anni dal Parlamento e
dalla Regione: la desecretazione degli accordi incostituzionali che hanno dato
il via all'occupazione militare degli Stati Uniti a La Maddalena. Il pessimismo
della Ragione, frutto dell'esperienza, non impedira' il prevalere dell'ottimismo
della volonta' e sosterremo il Presidente se intende davvero intraprendere con
decisione questa strada tortuosa e difficile. Anche se non avrebbe molto senso
conoscere oggi gli accordi segreti dopo che per anni ne abbiamo subito le
conseguenze.
Se le iniziative che possono essere portate avanti dalle istituzioni sono
molteplici, per noi cittadini, invece, il ventaglio di scelte e' di gran lunga
molto piu' ridotto, il referendum e' �l'unica strada possibile� oltre le
manifestazioni di piazza e 15mila cittadini hanno scelto di percorrerla, 15 mila
persone use a schivare gli specchietti per allodole e ben decise a non farsi
scippare del diritto di esprimere la loro opinione. Il presidente Soru puo'
legittimamente nutrire perplessita' e dubbi sulla validita' della via
referendaria, cosi' come noi li nutriamo per l'iniziativa da lui decisa.
Consentire che si vieti anche una sola delle strade possibili non e' solo un
arrogante e inquietante tentativo di restringere gli spazi di democrazia. �
perdente. Costituisce una sorta di automutilazione delle capacita' del popolo
sardo d'incidere, di essere protagonista del suo presente e del suo futuro.
Il Presidente Soru si trova davanti un'alternativa secca: avalla la delibera
dell'Ufficio, di cui fa parte anche il direttore generale della presidenza della
Regione, e 15mila cittadini lo trascineranno nei vari tribunali competenti per
il ricorso come "l'imbavagliatore del popolo sardo", oppure, impugna la delibera
e onora l'impegno di �battersi con ogni mezzo nonviolento� contro l'occupazione
militare straniera dell'Isola attivando tutti gli strumenti a disposizione delle
istituzioni e dei cittadini.
L'incontro con la delegazione di "Firma po' firmai sa bomba" si e' concluso con
l'impegno di Soru a valutare con attenzione la possibilita' che il Presidente
della Regione impugni la delibera dell'Ufficio Regionale del Referendum, ufficio
nominato con decreto del Presidente della Regione e di cui fa parte il Direttore
generale della Presidenza della Regione. Insomma, una sorta di Soru contro Soru.
Anche se prevarra' questa opzione il comitato non intende smobilitare e
continuera' con l'impegno per promuovere la formazione di un pool di giuristi e
avvocati disponibili a difendere in tutte le sedi competenti, con o contro Soru,
gli interessi del popolo sardo di farla finita con l'occupazione militare e di
ripristinare la legalita' nella sua terra.
Non dimentichiamo che un altro referendum c'e' stato e ha lanciato un segnale
molto chiaro. Nel 1987 l'80 percento dei votanti italiani disse no alle centrali
atomiche. Il nucleare, messo al bando dal popolo italiano, non e' mai stato
espulso da La Maddalena. Il nucleare peggiore, quello militare situato a bordo
di sommergibili stranieri a propulsione e armamento atomico, totalmente
sottratto a qualsiasi controllo civile, ha avuto il via libera dal governo
Berlusconi per consolidare e "legalizzare" la sua presenza abusiva potenziando
le sue capacita' distruttive. Non intendiamo tollerare ulteriormente di essere
esposti al rischio dell'olocausto nucleare in nome d'interessi egemonici che non
ci appartengono. Non siamo piu' disponibili a chiudere gli occhi davanti alla
sistematica violazione della legalita' e dei diritti umani fondamentali: il
diritto di espressione democratica, il diritto alla sicurezza e all'incolumita'.
LA LEGALIT� VIOLATA
I rischi causati da un incidente a un sommergibile nucleare americano con il
conseguente rilascio della nube tossica sono stati calcolati, descritti e
analizzati anche dalle stesse autorita' militari in un testo rimasto segreto
sino a poco tempo fa. Sino a quando, in seguito a un'inchiesta del giornalista
Giorgio Pisano, i quotidiani L'Unione Sarda e Liberazione non ne hanno
pubblicato ampi stralci. Si tratta del Piano di emergenza esterna
dell'arcipelago della Maddalena. Il diritto del cittadino di ricevere dal
prefetto �esaurienti informazioni preventive sul rischio connesso al transito di
navi e sommergibili a propulsione nucleare� e' sancito da un decreto legislativo
del 1995, il 230, attuativo delle direttive Euratom in materia di radiazioni. �
palese la flagrante violazione delle norme vigenti da parte delle autorita'
competenti su queste tematiche. L'incidente ipotizzato dal testo ufficiale anche
se ritenuto �estremamente improbabile� e' rappresentato da un'avaria con
�fuoriuscita dal battello di sostanze radioattive allo stato aeriforme�. I
rischi piu' gravi li corrono i bambini sottoposti all'inalazione dello iodio
radioattivo. Se le condizioni meteo non aiutano, non si arresta la fuoriuscita
della nube e si allungano i tempi di allontanamento del sommergibile, le
conseguenze per l'uomo si aggravano ulteriormente.
Comitato sardo Gettiamo le basi
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