La Mezzaluna rossa entra in citt�
"Le strade sono piene di corpi"
dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO


Soldati Usa a Falluja

AMMAN - "Siamo ancora qui, bloccati alla periferia della citt�. Ci
hanno lasciato passare, ma non vogliono far distribuire le medicine e
i viveri. Non so cosa accadr�. Vediamo, in lontananza, molti cadaveri
per le strade. Molte case sono distrutte. Ci sono ancora 150 famiglie
intrappolate nel centro". Jamal Alkarbuli, segretario generale della
Mezza luna irachena, ci fa arrivare questa testimonianza direttamente
da Falluja.

Dopo molte insistenze, � riuscito ad organizzare un piccolo convoglio
umanitario per soccorrere la popolazione civile stremata. Ha guidato
una colonna di 4 camion, tre ambulanze e un minibus. Ha un carico di
viveri, medicine, vestiti, coperte e generi di prima necessit�. Ha
superato numerosi posti di blocco, soprattutto lungo l'autostrada che
porta verso la Giordania e si � fermato all'ingresso della citt�.

Solo dopo due ore di trattative, con uno scambio di telefonate tra il
Comando centrale dell'esercito iracheno, quello americano e la sede
della Mezza luna rossa a Bagdad, ha convinto i marines a far passare
il convoglio. "Adesso", ci fa sapere, " ci troviamo dentro l'ospedale.
Quello conquistato per primo durante la battaglia. Si trova nella
parte ovest di Falluja. Abbiamo comunque visto una citt� spettrale,
distrutta, con strade disseminate di detriti, di palme cadute e
bruciate, di carcasse di auto. E tanti, tanti cadaveri. Nessuno li ha
raccolti e nessuno li raccoglie". Alkarbuli non � in grado di
stabilire il numero delle vittime civili.

La citt� � ancora al centro di combattimenti, anche se il 90 per cento
� stato conquistato dalle truppe americane e irachene. "Ci sono sacche
di resistenza verso sud", ci fa sapere, "almeno, � quello che ci dice
la gente. Ma voglio insistere su un punto. Quello che abbiamo potuto
vedere � un vero disastro. Non solo umanitario. Credo che Falluja sia
rimasta ferita nel suo profondo, la battaglia ha inciso sul suo
tessuto sociale, sulla psiche della gente. Non so quanto tempo ci
vorr� perch� si riprenda. Sappiamo che ci sono ancora 150 famiglie nei
quartieri centrali. Che sono ridotte allo stremo, senza acqua, luce,
gas, cibo, qualcosa con cui sfamarsi. E sono intrappolate in
quell'inferno da sei giorni. Abbiamo incontrato alcune persone che
sono riuscite a uscire. Erano distrutte, sconvolte. Ci hanno detto che
si sono nutrite con la farina. E questo aumentava la sete. Ma senza
acqua non era possibile fare nulla. N� bere n� impastare. Non c'era
gas, non c'era petrolio, non c'era possibilit� di accendere fuochi con
la legna".


"Anche per noi le comunicazioni sono difficili", racconta ancora il
segretario generale della Mezza luna rossa. "Prima di entrare in
citt�, parliamo di periferia, ci hanno sequestrato i telefoni
satellitari. Dicevano che era per motivi di sicurezza. Forse non si
fidavano, forse temevano che potessimo entrare in contatto con qualche
rivoltoso. Adesso siamo qui, in attesa di ottenere l'autorizzazione ad
entrare. Sappiamo che manca di tutto. Soprattutto medicinali e
strumenti per tamponare le ferite. C'� molta gente che � morta
dissanguata. Quando siamo arrivati in ospedale abbiamo trovato tutto.
Probabilmente era stato rifornito dagli stessi americani una volta che
� stato conquistato. Ma non c'era pi� la gente, i malati, i feriti.
Non sappiamo se sono stati portati altrove. Ma chi ha bisogno
veramente di aiuto � ancora in citt�. Forse sotto le macerie; forse,
in qualche buco; forse sta morendo, forse � gi� morto. Speriamo solo
di poter entrare. Il prima possibile. Prima arriviamo, prima salviamo
delle vite".

Fonte: Repubblica

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