~-~-~ 26 febbraio 2005  ~-~-~ 

Edizione del sabato
Pubblichiamo un secondo estratto dal libro Fidati! Gli esperti siamo noi! di
Sheldon Rampton e John Stauber. Buona lettura, anche se potrebbe essere
tutta una realta' virtuale...

Realta' virtuali

La capacita' dei media attuali di creare realta' fittizie ha avuto una
rappresentazione satirica nel film del 1998 "Sesso e potere", in cui i
consiglieri del governo creavano una finta guerra negli studi di Hollywood
per deviare l'attenzione del pubblico dallo scandalo sessuale del
presidente. Quando usci' "Sesso e potere", i critici ne lodarono l'umorismo
ma sostennero che la trama fosse inverosimile. Poi la relazione del
Presidente Clinton con Monica Lewinsky divenne di dominio pubblico. Quando
Clinton annuncio' il bombardamento contro i "terroristi arabi", alla vigilia
delle udienze per la sua incriminazione, in molti iniziarono a chiedersi se
il film fosse poi cosi' inverosimile. La domanda che ci assale e': cosa sono
disposti a fare i potenti per manipolare e controllare la nostra percezione
della realta'?
Il concetto di vivere in un'illusione creata tecnologicamente e' divenuto un
tema ricorrente nel cinema moderno. In "Atto di Forza", Arnold
Schwarzenegger scopre che la sua memoria gli e' stata impiantata
artificialmente dal governo. In "The Net - Intrappolata nella Rete",
l'identita' di Sandra Bullock viene cancellata da una multinazionale che
controlla gli archivi dei dati personali di tutto il mondo. In "The Truman
Show", Jim Carrey vive in un gigantesco villaggio Potemkin, del tutto ignaro
che la sua intera vita sia una finzione televisiva. La realta' virtuale e'
anche un elemento importante nelle puntate piu' recenti di "Star Trek", dove
le persone, per vivere avventure virtuali, vanno nell' "Holodeck", il "ponte
ologrammi" ovvero in una stanza che puo' essere programmata per simulare un
caffe' parigino, una rigogliosa foresta pluviale, o qualunque altro ambiente
virtuale scelto dal programmatore.
In "X-Files", gli agenti Scully e Mulder indagano su una grande intricata
cospirazione, convinti che "la verita' e' la' fuori", ma senza mai riuscire
del tutto a scoprirla o a identificare i cospiratori. "Sembra proliferare un
cinema che fonde teologia e tecnologia con una strana ansia esistenziale",
osserva il critico cinematografico Ted Anthony.
Quest'ansia riflette una crescente consapevolezza del pubblico di cio' che
il giornalista Walter Lippmann descrisse nel 1921 come "l'inserimento di un
ambiente artificiale tra l'uomo e l'ambiente... Cio' che chiamiamo
adattamento dell'uomo al suo ambiente avviene attraverso una finzione".
Lippmann collaboro', come assistente segreto, con il Ministro della Guerra
statunitense durante la prima guerra mondiale e partecipo' alla stesura
delle condizioni per l'armistizio. Questa esperienza lo lascio' disilluso
verso le prospettive future del sistema democratico, e in un libro dal
titolo "Public Opinion" ammise esplicitamente che tutti i governi che
avevano partecipato alla guerra, compreso il suo, avevano mentito ai
cittadini sia sulle perdite nel campo di battaglia, sia sui reali obiettivi
per il dopoguerra. "Abbiamo imparato a chiamarla propaganda", scrisse. "Un
gruppo di uomini, in grado di impedire un accesso indipendente a un evento,
gestisce le notizie per perseguire i propri obiettivi".
L' "ambiente virtuale" delle simulazioni era inevitabile e necessario,
sostenne Lippmann, in parte a causa dei limiti di velocita' con cui le
informazioni potevano essere trasmesse al pubblico. Persino un bravo
telegrafista, osservo', non poteva trasmettere piu' di 1.500 parole al
giorno. Di conseguenza, i corrispondenti stranieri erano costretti a ridurre
i loro resoconti di prima mano a "poche parole", che "spesso dovevano
descrivere un'intera successione di azioni, pensieri, sensazioni e
conseguenze... E' improbabile che anche un maestro di giornalismo potesse
fondere tutti gli elementi che rendono giustizia alla verita' in un
centinaio di parole".
Lungi dall'essere informata, quindi, l'opinione pubblica si formava su
un'accozzaglia di idee superficiali e su stereotipi scaturiti da
informazioni incomplete e opinioni individuali.
Essendo impossibile informare il pubblico sulle complessita' del mondo,
Lippmann sosteneva che la democrazia non poteva funzionare "a meno che non
sussista un'organizzazione competente e indipendente attraverso cui rendere
leggibili gli eventi esterni per coloro che prendono le decisioni". "Tale
competenza", spiego', "potrebbe in futuro assumere potere come non mai,
poiche' gli eventi potrebbero sfuggire sempre piu' agli elettori e ai
governanti. Tutte le agenzie governative tenderanno a creare organismi di
ricerca e informazione, che svilupperanno tentacoli e si espanderanno, cosi'
come i dipartimenti di intelligence, con ramificazioni in tutto il mondo".
Lippmann riteneva che tali sviluppi fossero positivi e proponeva persino la
creazione di "uffici competenti" governativi con mandato a vita. "Lo scopo",
disse, "non e' quello di fornire a ciascun cittadino le opinioni di un
esperto su ogni questione, ma di passare tali questioni direttamente a un
amministratore responsabile".
Insieme alla nascita di questa competenza, Lippmann previde anche l'avvento
di una specializzazione per il controllo e la gestione del pensiero delle
masse. "In seguito a ricerche psicologiche, collegate ai moderni mezzi di
comunicazione, il sistema democratico e' arrivato a una svolta", dichiaro'.
"La persuasione e' divenuta un'arte necessaria e un elemento consueto per il
governo del popolo. Nessuno puo' conoscerne gia' le conseguenze, ma non e'
avventato ipotizzare che l'abilita' di creare consenso modifichera' tutte le
prospettive e i presupposti politici".
Lippmann non avrebbe mai potuto immaginare il mondo in cui viviamo oggi. Le
sue affermazioni sulle difficolta' nella trasmissione delle informazioni da
un luogo all'altro non appaiono solo inattuali ma assurde nel mondo di oggi,
in cui dominano Internet, videocamere, telefoni cellulari, sistemi in fibra
ottica e satellitari. Non esistono piu' limiti alle informazioni. Al
contrario, veniamo quotidianamente bombardati da piu' informazioni di quante
non ne potremmo assorbire, eppure i moderni mezzi di comunicazione non hanno
ancora eliminato l'"ambiente virtuale" di cui parlava Lippmann. Infatti, il
"rumore di fondo" mediatico ha contribuito molto alla sua crescita.

(continua su
http://www.alcatraz.it/redazione/news/show_news_p.php3?NewsID=2325 )


La Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco 
 

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