Forza Mafia. Marco Travaglio

«Finalmente se n'è andato». «Chi, Fazio?». «No». «Berlusconi?». «No, 
Siniscalco». «Ah, beh, allora…». Mentre il mondo continua a ridere 
dell'Italia, il governo e la maggioranza non badano a certe quisquilie e si 
concentrano sui veri problemi del Paese. Primo: la Cassazione minaccia di 
confermare la condanna d'appello di Previti per l'Imi-Sir a 7 anni, ergo 
bisogna garantire la prescrizione per legge al deputato imputato prima che 
finisca in galera (vedi ex Cirielli). Secondo: la Corte d'appello potrebbe 
negare le attenuanti a Berlusconi nel caso Squillante, e trasformare la 
prescrizione di primo grado in condanna (la Camera ha approvato il divieto 
di appello del pm contro le assoluzioni). Terzo: i giudici seguitano a 
inquisire e intercettare gli indagati e quel che è peggio certi giornalisti 
si ostinano a informarne i cittadini (legge per limitare le intercettazioni 
e segretare le indagini per 3-4 anni. Nessun problema invece per i processi 
a imputati «normali»: quelli si possono celebrare in tv, anche in base a 
perizie del tribunale divulgate che siano depositate, purchè vengano 
istruiti dal giudice-insetto Bruno Vespa e dai giudici a latere Barbara 
Palombelli, Paolo Crepet e Francesco Bruno).
Quarto: da quando Corrado Carnevale andò prematuramente in pensione, in 
Cassazione scarseggiano le assoluzioni dei mafiosi, e come se ciò non 
bastasse Gian Carlo Caselli, uno che i mafiosi li ha fatti condannare (650 
ergastoli, centinaia di condanne da 30 anni in giù), vorrebbe diventare 
procuratore nazionale antimafia. A quest'autentica emergenza nazionale 
provvede pronto il cosiddetto ministro Castelli, presentando a tempo di 
record i decreti attuativi della legge-delega sull'ordinamento giudiziario. 
E, in attesa di raddrizzare le gambe dei magistrati, acciocchè emettano 
sentenze «in sintonia con il comune sentire del popolo» (Castelli dixit), si 
occupa con la dovuta urgenza dell'antimafia. La mafia infatti, onore al 
merito, è da sempre in cima ai pensieri del governo.
Dunque si ripesca dalla pensione il valoroso Carnevale, prepensionatosi nel 
2002 dopo la condanna in appello per mafia. Poi i suoi ex colleghi di 
Cassazione lo assolsero. Ad accusarlo, oltre ai mafiosi pentiti, c'erano tre 
testimoni d'eccezione: i giudici Garavelli, Del Vecchio e La Penna, che 
raccontavano le pressioni di Carnevale per far assolvere mafiosi (per 
esempio, i killer del capitano Emanuele Basile), sia quando a presiedere il 
collegio era lui, sia quando erano altri. La Cassazione non stabilì che i 
tre giudici avessero detto il falso, ma che non si possono utilizzare le 
loro testimonianze, già decisive per la condanna in appello: ciò che accade 
in camera di consiglio non può esser divulgato, nemmeno per stabilire se un 
giudice ha commesso un reato o no. Restano comunque agli atti le 
agghiaccianti intercettazioni telefoniche e ambientali, in cui si sente 
Carnevale insultare Falcone e Borsellino dopo le stragi di Falcone e via 
d'Amelio.Li chiama spregiativamente «i dioscuri», dice che avevano «una 
professionalità prossima allo zero». Falcone? «Un cretino», «una testa di 
caciocavallo» che «non capiva niente», perchè «io i morti li rispetto, ma 
certi morti no». Falcone, per dire, si proponeva addirittura di «fregare 
qualche mafioso». Ecco, questo è il magistrato che, con apposita legge 
votata anche da Maccanico (Dl), Villetti (Sdi), Mastella e De Franciscis 
(Udeur), Boato e Zanella (Verdi), torna trionfalmente in servizio. Grazie ai 
decreti Castelli, potrà recuperare il periodo trascorso in pensione: quindi 
non se ne andrà quando se ne vanno tutti gli altri, a 75 anni (quest'anno), 
ma nel calcolo del tempo perduto va aggiunto «un periodo pari a quello della 
sospensione ingiustamente subita e del servizio non espletato per 
l'anticipato collocamento in quiescenza, cumulati tra loro». Dunque, par di 
capire, se tornerà in servizio nel 2006, recupererà i 3 anni di sospensione 
e i 4 di mancato servizio: totale, sette anni. Se ne andrà nel 2012, a 82 
anni. Un'anzianità a prova di concorrente, che lo porterà dritto e filato 
alla poltrona più alta della Cassazione: quella di primo presidente. Caselli 
invece ha due spiacevoli handicap: di anni ne ha solo 66 e per giunta - come 
Falcone - i mafiosi li voleva «fregare», non assolvere. E ora pretende di 
fare il procuratore antimafia? Anzichè protestare, ringrazi di essere ancora 
vivo.

23 Settembre 2005

Rispondere a