Divulghiamo il comunicato inviatoci dall'Associazione per i popoli
minacciati in occasione del 70° anniversario dell'inizio della guerra di
conquista in Etiopia. 
La redazione di 
Latinoamerica
 
Italia / Abissinia: 70 anni di genocidio taciuto
Il Parlamento italiano deve finalmente confrontarsi con la storia e
chiedere ufficialmente scusa per i crimini di guerra commessi in Etiopia

70 anni fa, il 3 ottobre 1935, l'Italia fascista diede inizio alla guerra di
conquista in Etiopia. Da 70 anni l'Italia rimuove con successo questa parte
della propria storia. L'Italia democratica del dopoguerra non solo non ha
mai incriminato i criminali di guerra fascisti ma finora non vi è stata
nemmeno qualche forma di riparazione nei confronti dell'Etiopia.
Salutiamo il fatto che il Parlamento italiano abbia riconosciuto e
condannato il genocidio armeno perpetuato dalla Turchia e che mostri lo
stesso impegno quando si tratta di ricordare i sei milioni di Ebrei uccisi
dalla Germania nazista e dai suoi aiutanti europei. Altrettanto positivo è
l'impegno di alcuni parlamentari a favore delle vittime dei crimini di
genocidio in Sudan Occidentale e in Cecenia e per la persecuzione dei
criminali. Ma l'Italia stessa è finora riuscita a evitare con successo di
dover fare le proprie scuse per i crimini di genocidio commessi dall'Italia
fascista in Africa. Nell'inverno del 1929/30 l'Italia diede inizio alla
riconquista dell'ex-colonia libica. Secondo le ricerche degli storici
italiani Giorgio Rochat e Giulio Massobrio, le forze militari italiane
uccisero allora oltre 40.000 persone su una popolazione totale di 800.000
persone. Nel 1935 l'Italia iniziò un attacco massiccio contro il regno
etiope. Usando come base la colonia eritrea, conquistata già nel 1887,
l'Italia impiegò contro l'Etiopia truppe ausiliari eritree, oltre mezzo
milione di soldati italiani e gas nervini. Il governo etiope del dopoguerra
calcolò più di 730.000 morti, mentre storici italiani stimano le vittime del
colonialismo italiano dal 1887 al 1941 in oltre 300.000 persone. Anni fa la
giornalista Fiamma Nierenstein ha criticato la rimozione dei crimini di
guerra fascisti in Africa a favore della cosiddetta pacificazione e lo
storico Giorgio Del Boca ha accusato l'Italia del dopoguerra di aver cercato
accordi con i dittatori in Libia, Somalia e Etiopia. Finora l'Italia ha però
volutamente dimenticato di riconoscere prima e successivamente di riparare i
propri crimini di guerra.
La mancata elaborazione dei propri crimini ha costituito parte della
politica di stato italiana: delle 259 condanne a morte pronunciate in tutta
Italia nel dopoguerra, 168 non sono state eseguite. Dei 5.594 condannati,
5.328 sono stati assolti o hanno beneficiato di un'amnistia in un secondo
momento. Dopo 20 anni di fascismo, nel 1952 risultarono esserci solo 266
colpevoli di crimini di guerra. Nelle liste dei criminali di guerra della
Commissione per i crimini di Guerra dell'ONU risultavano 1.200 italiani
responsabili di massacri in Libia (tra 40.00 e 80.000 morti per
deportazione; 20.000 profughi su 800.000 abitanti), in Etiopia (tra i
300.000 e 730.000 morti uccisi), in Slovenia (12.000 morti e 40.000
deportati). Lo storico Giorgio Rochat accusa l'Italia fascista di aver
perseguito una politica del genocidio ma nessun responsabile del genocidio
in Africa è mai stato condannato.
http://www.gfbv.it/2c-stampa/2005/051005it.html
 
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