Come invito alla lettura, riportiamo alcuni stralci 
dal libro "La decrescita felice" di Maurizio Pallante, 
Editori Riuniti - Pagine 134 - Anno 2005.
                                         -*-


Dall'introduzione del volume:

Siete in treno in uno stato di felicità negativa. State imprecando contro la 
vostra intelligenza negativa per aver bevuto una verità negativa che vi ha 
fatto fare un affare negativo, quando una persona dalla gioventú negativa vi 
chiede di posare la sua valigia sul portapacchi perché la sua forza negativa 
non le consente di farlo. Mentre vi alzate, il treno si ferma in aperta 
campagna e dall'altoparlante una voce avverte che per un guasto sulla linea 
state viaggiando a velocità negativa. Vi viene un attacco di serenità 
negativa come dopo aver letto queste righe e vorreste correre dal libraio per 
farvi ridare indietro i soldi. Ma siete sul treno e non potete... 
Rassegnatevi. Finché il treno continua a viaggiare a velocità negativa non 
avete niente di meglio da fare che leggerlo.
 

Da qualche anno l'economia italiana viaggia come il vostro treno e ogni tre 
mesi, quando l'istituto di statistica pubblica i dati sull'andamento del 
prodotto interno lordo, sui mezzi di comunicazione
di massa gli opinionisti, i politici e i docenti universitari, tutte persone 
sagge, laureate e ben stipendiate, ci dicono che sta attraversando una fase 
di crescita negativa, o, quando va un po' meglio, di crescita pari a zero. Io 
sono un po' fumantino e non faccio testo, ma a nessun altro, proprio a nessun 
altro sembra che lo stiano trattando come una persona dall'intelligenza 
negativa? Non esistono nel vocabolario italiano le parole decrescita e 
diminuzione? Non esistono i verbi decrescere e diminuire? Non esiste la 
parola stabilità? È cosí scandaloso pronunciare la frase: "il prodotto 
interno lordo è diminuito", "il prodotto interno lordo è rimasto stabile"?

 
Il fatto è che la crescita si è incorporata nell'economia, come l'anima nelle 
nostre povere spoglie mortali e non è piú possibile separarle. Agli studenti 
di economia insegnano, come riaffiora dai ricordi giovanili di un economista 
di grandissimo successo, che i conti tornano solo se sono preceduti dal segno 
piú. E prova a farglielo entrare in testa che la produzione non può crescere 
all'infinito perché le risorse del pianeta non lo sono e non è infinita la 
sua capacità di metabolizzare le sostanze di scarto emesse dai processi 
produttivi, dai prodotti nel corso della loro vita e dai rifiuti in cui prima 
o poi si trasformano. Sempre piú in fretta se si vuole che la produzione 
cresca. Un'economia che non cresce è considerata come un pesce che non nuota. 
Una contraddizione in termini. Un incubo di cui si può parlare solo per 
perifrasi. Invece, se cresce e quanto piú cresce...


Ma che cos'è questa crescita? È la crescita dei beni e dei servizi di cui gli 
esseri umani hanno bisogno per vivere sempre meglio? Se vai da qui a là in 
automobile e non trovi traffico lungo la strada consumi una certa quantità di 
carburante. Se t'imbottigli in una coda chilometrica, ne consumi di piú. 
Quindi fai crescere di piú il prodotto interno lordo. Quindi stai meglio. E 
allora perché t'arrabbi? Pensa che fai star meglio anche me, che nemmeno mi 
conosci, e gli altri 57 milioni e passa d'italiani. Pensando alla tua 
generosità mi commuovo mentre soffro come un matto e, lo ammetto con vergogna 
perché sono proprio un ingrato, sto facendo soffrire anche te che non conosco 
e gli altri 57 milioni e passa d'italiani, lungo un sentiero di montagna dove 
non faccio crescere il prodotto interno lordo perché non consumo nulla se non 
un po' della suola dei miei scarponcini. Ma li ho comprati 10 anni fa e sono 
ancora belli. Certo in questi dieci anni hanno fatto dei modelli nuovi, 
hanno cambiato i colori, hanno spostato gli inserti in finta pelle prima un 
po' piú in su, poi un po' piú in giú, poi un po' piú di qua, poi li hanno 
fatti piú stretti, poi piú larghi, ma quest'anno, li ho visti ieri in 
vetrina, sono di nuovo uguali agli inserti dei miei scarponcini. E li hanno 
rimessi nello stesso posto. Anche il colore è lo stesso. Sembra che li abbia 
appena comprati.


Sto per arrivare al colle. Cammino lentamente, con passo regolare. Per non 
farmi commiserare e per non sentirmi troppo in colpa nei tuoi confronti, non 
ti dico nulla del paesaggio e dell'aria che respiro. Non costano nulla 
nemmeno loro e guardando e respirando non consumo niente. Chissà come sarai 
felice tu che stai consumando benzina, freni, frizione e pneumatici immerso 
tra le lamiere e i gas di scarico! Quanto mi stai facendo felice! Ti manca 
solo di accendere una sigaretta e bere una golata di coca cola per 
raggiungere e farmi raggiungere un livello di felicità ancora maggiore. 
Invece io sto solo riempiendo la borraccia con l'acqua di una sorgente. Non 
costa nulla. Poi mangerò i pomodori che ho coltivato nell'orto, non sono 
costati nulla neanche loro, e qualche fetta di pane che ho fatto in casa con 
farina di grano coltivato biologicamente. La compro direttamente dal 
produttore con gli amici del gruppo d'acquisto solidale, saltando tutte le 
intermediazioni. Comprando la farina lo faccio crescere anch'io il prodotto 
interno lordo, ma meno che se la comprassi al supermercato, con la sua bella 
certificazione che la fa costare di piú. E meno ancora che se comprassi il 
pane. Non riesco a liberarmi da questo egoismo, da questo desiderio 
d'infelicità che mi si appiccica addosso come l'asfalto infuocato alle suole 
delle tue scarpe. Le hai appena comprate e dovrai comprarne delle altre. 
Pensa che fortuna che hai! Le occasioni per fare del bene ti saltano addosso 
come le zecche.

 
Ora sei fermo davanti a un cartellone pubblicitario dove campeggia la scritta: 
Strada dopo strada la tua provincia cresce. Aspetti che la Protezione civile 
ti porti dell'acqua minerale in bottiglie di plastica. Strada dopo strada la 
tua provincia cresce. L'amministrazione provinciale di Treviso è orgogliosa 
di fartelo sapere. Va bene che il verbo crescere racchiude il meglio del 
meglio possibile, ma cosa vuol dire che una provincia cresce? Diventa piú 
grande? L'unica cosa che cresce, strada dopo strada, è la quantità di 
superficie terrestre impermeabilizzata. Cosí quando piove l'acqua non penetra 
nella terra e non alimenta le falde freatiche. Viene raccolta dai tombini, va 
nelle fogne, al fiume, al mare. È come se non fosse piovuto.


I pozzi si asciugano. Le sorgenti non buttano piú. L'acqua bisogna andare a 
prenderla in montagna e metterla nelle bottiglie di plastica che stanno per 
portarti. Ci vogliono camion per portare il petrolio all'industria 
petrolchimica che ne farà plastica, camion per portare la plastica alla 
fabbrica che ne farà bottiglie, camion per portare le bottiglie vuote alla 
sorgente, camion per portare le bottiglie piene ai supermercati, camion per 
portare le bottiglie svuotate in discarica o all'incenerimento. Per far 
viaggiare tutti questi camion bisogna fare strade e autostrade. Sbriciolare 
le montagne, trasportare le pietre, stendere l'asfalto, impermeabilizzare 
altro suolo, far viaggiare altri camion. La stessa acqua che sto bevendo io 
alla sorgente e non costa nulla e non fa crescere il prodotto interno lordo, 
quando la bevi tu costa e lo fa crescere molto. Tutto benessere in piú. E fa 
crescere la tua provincia, strada dopo strada, camion dopo camion, litri di 
gasolio su litri di gasolio, CO2 su CO2, polveri sottili su polveri sottili, 
discarica dopo discarica. Ah, le discariche non le vuoi e gli inceneritori 
nemmeno? Ma la crescita sí, quella ti piace, purché tutto quello che butti 
via lo portino in un'altra provincia.


La parola magica della crescita è un soffio, un semplice soffio che schiude 
appena le labbra: piú. Basta pronunciarla davanti a un'altra parola e si 
schiudono i battenti del meglio. Non lo dico con ironia. Ripeto soltanto le 
frasi che mi hanno costretto a sentire e a vedere stampate sui muri. Le 
Olimpiadi lasciano un buon segno. Piú infrastrutture. Piú turismo. Piú 
ambiente. Piú cultura. Piú occupazione. Piú sviluppo. Il bello che resta in 
provincia di Torino. Un fuoco d'artificio di piú. Tanti piú tutti insieme non 
ne avevo mai visti. Inevitabile che lascino un buon segno. Per forza resterà 
il bello in provincia di Torino. Dove c'erano degli inutili boschi e dei 
prati banali che non rendono niente, un po' di fieno, qualche mucca, dei 
formaggi, frutta e verdura, funghi e legname, ci saranno strade asfaltate, 
automobili e camion per fare arrivare i turisti e rifornire di merci i negozi 
dove andranno a comprare di tutto, case e palazzi per farli dormire, ristoranti 
e caffè per farli mangiare, discoteche per farli divertire, lo 
stadio del curling per farli tifare (il curling!), impianti di risalita per 
farli andare su e giú come criceti, e condotte dell'acqua, della luce, del 
gas, delle fogne. Dove c'era aria pulita, quanto fa guadagnare l'aria 
pulita?, ci saranno emissioni inquinanti e polveri fini; dove c'era silenzio, 
quanto fa crescere l'economia il silenzio?, ci saranno amplificatori e 
motori; dove c'erano orti e malghe e frutteti, quanto fanno crescere il 
prodotto interno lordo questi patetici residui d'un mondo arcaico?, ci 
saranno centri commerciali con cataste di pere che vengono dall'Argentina; 
dove il fiume scorreva nel letto che si era scavato tra i prati e le rocce 
senza aver dato lavoro a nessuno, ruspe e betoniere costruiranno un alveo in 
cemento, operai avranno una paga, impresari un profitto, cementifici un 
guadagno da cui altri operai ricaveranno una paga e altri impresari un 
profitto. Piú infrastrutture. Piú turismo. Piú occupazione. Piú sviluppo. Al 
posto d'inutili boschi, di prati banali, di malghe e frutteti. Il bello che 
resta in provincia di Torino. Se piace... Ma cosa vuol dire piú ambiente? 
Vuol dire che cresce? Che diventa migliore? E perché piú cultura? Potenza del 
semplice soffio che schiude appena le labbra: piú.


L'altro giorno mio figlio è tornato a casa da scuola dicendo che aveva tre 
debiti. "Figliolo, ho balbettato, e adesso come facciamo a pagarli? Lo sai 
che siamo poveri relativi". "Cosa significa?", mi ha risposto. "Non ci manca 
nulla. Abbiamo una casa, da vestirci e sin troppo da mangiare. Ti sei mai 
guardato la pancia?". Ho fatto finta di non sentire l'ultima frase e gli ho 
spiegato che essere poveri relativi significa avere un reddito inferiore alla 
metà del reddito medio. Per essere poveri non è necessario esserlo. Basta 
crederlo. E per crederlo basta fare un confronto con le persone che conosci. 
Se puoi comprare molto meno di loro, ti senti povero. "Ah", ha bofonchiato 
con l'aria di chi non aveva capito granché. "Pensavo che fosse povero chi non 
ha una casa o non riesce a riscaldarla d'inverno, chi non ha abbastanza soldi 
per comprare da mangiare e da vestirsi". "Le persone che non hanno abbastanza 
soldi per comprare il necessario a vivere sono i poveri assoluti", gli ho 
detto. "Ma noi non compriamo mica tante cose da mangiare", ha obbiettato. "Le 
coltiviamo nell'orto e nel frutteto, le mettiamo nei barattoli per l'inverno.


Per scaldarci non compriamo il gasolio, ma tu tagli gli alberi piú vecchi del 
bosco, cosí quelli giovani crescono piú in fretta e la nostra provvista si 
rinnova in continuazione. Ci facciamo tante cose da soli. Costano di meno e 
sono piú buone di quelle che si comprano. Anche senza tanti soldi si può non 
essere poveri. Chi ha piú soldi di noi è piú ricco, ma se deve comprare tutto 
è piú povero". "Giusto, ho replicato. Solo quando uno non può né prodursi, né 
comprare ciò di cui ha bisogno, è veramente povero". È rimasto un po' in 
silenzio, poi mi ha detto di non preoccuparmi per quella storia dei debiti a 
scuola, perché sua sorella aveva dei crediti che pareggiavano il conto della 
famiglia. "Ma la mattina andate a scuola o in banca?", gli ho chiesto.

 
Debiti e crediti scolastici. Dopo aver colonizzato tutto il territorio dei 
beni materiali e gran parte del territorio dei servizi, la mercificazione ha 
inviato le sue avanguardie nel territorio del pensiero. Non penserai piú se 
non in termini quantitativi e con parametri monetari. Se sai, hai un titolo 
in piú nel tuo portafogli, che potrai spendere al momento opportuno. Hai 
fatto un investimento fruttifero nella borsa del sapere. Ma, attenzione, non 
tutti i titoli hanno lo stesso valore. Alcuni sono piú quotati e danno piú 
crediti, altri sono meno quotati e danno meno crediti. Prima d'investire 
chiedi il prospetto informativo. Se non sai, hai uno o piú debiti da 
recuperare, che nessuno però verrà mai ad esigere. È come con le tasse: vige 
il condono.


Tanto, meno sai e meno pensi, meno pensi e piú sei plasmabile sulle esigenze 
della crescita: produrrai sempre piú merci per poterne consumare sempre di 
piú e consumerai sempre piú merci per poterne produrre sempre di piú, 
senz'altro orizzonte davanti a te. Misurare il sapere in debiti e crediti ti 
farà capire da subito, che nella vita il denaro è la misura di tutto. Che 
tutto quello che conta si compra e si vende. Mi faccia un'offerta. Offerta 
speciale. Gentile famiglia, la nostra primaria scuola ha il piacere e 
l'orgoglio di presentare alla sua attenzione un pof irripetibile. Cosa??? Un 
pof innovativo e moderno, che anticipa le tendenze dell'evoluzione 
tecnologica in corso. Ma io vorrei che mio figlio imparasse a fare il 
geometra... Nel nostro pof le sue esigenze troveranno piena soddisfazione e 
anche qualcosa in piú. La invitiamo a leggere con attenzione il prospetto 
allegato. Sí, sí, lo farò, ma mi scusi, da quando mi sono diplomato, tanti 
anni fa, non ho piú avuto tempo di leggere un libro, sa com'è sono costretto 
a lavorare tutto il giorno per portare a casa uno stipendio e comprare tutto 
ciò che serve alla mia famiglia, ma ai miei tempi questo pof a scuola non 
c'era... Caro cliente, il pof, è il piano dell'offerta formativa che la 
nostra primaria scuola presenta alla domanda sul mercato dell'istruzione. È 
un elemento centrale della riforma che le piú moderne scuole pedagogiche, di 
destra e di sinistra, hanno realizzato per svecchiare la scuola, per 
modernizzarla e metterla al passo coi tempi.


Svecchiare. Modernizzare. Innovare. Cambiare. Bisogna stare al passo coi 
tempi. Indietro non si torna. Non si ferma il progresso. Quando eravamo 
povera gente. Il boom economico. La durata della vita è aumentata. Non c'è 
mai stato tanto benessere. La crescita dell'occupazione. Pensare che solo 
dieci anni fa i telefonini non c'erano. Vuoi mettere che comodità. Io non 
potrei piú farne a meno. Ma come si faceva a vivere senza? Il tuo non fa le 
foto? È ora che lo butti via e ne compri uno nuovo. Ma se l'ho comprato solo 
sei mesi fa. Eh, ma la tecnologia avanza a passi da gigante. Quello che ieri 
era nuovo oggi è già vecchio. Quello che oggi è nuovo, sarà vecchio domani. I 
progressi scientifici e tecnologici ci proiettano verso il futuro. Pensa che 
quando sono sceso qualche anno fa alla stazione di Prato i muri e le fiancate 
degli autobus erano tappezzati di manifesti con la scritta: Prato: la città 
che sarà. Oddio, m'è scappato di pensare, sono arrivato troppo presto. 
Sono risalito sul primo treno e me ne sono andato.

 

 

 

 

Rispondere a