Presentiamo questa settimana un nuovo e, secondo noi, straordinario libro di
Nuovi Mondi Media. Il titolo e' "Collasso - Sopravvivere alle attuali guerre
e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato". L'autore e'
James Howard Kunstler.
Al di la' del titolo un po' catastrofico il libro e' un racconto
straordinario. 
Kunstler analizza con una scrittura molto efficace e coinvolgente cosa
succedera' quando finira' il petrolio e ci dice che il tempo in cui questo
accadra' non e' poi cosi' lontano. Entro pochi anni arriveremo al picco di
produzione petrolifera e da li' in poi la questione energetica diventera'
oltre che urgente, quello lo e' gia', ma anche sotto gli occhi di tutti. 
Cosa accadra' a un Occidente che da cinquant'anni basa tutta la sua vita sul
gas e sul petrolio? Troveremo, come dicono gli ottimisti, un'idea geniale
che l'uomo fara' uscire dal cappello all'ultimo minuto, come nella migliore
filmografia hollywoodiana, che ci risolvera' il problema senza il minimo
disagio? Avremo una fonte di energia rinnovabile che garantira' acqua calda,
luce e riscaldamento a disposizione tutto il giorno come siamo abituati? 
Oppure... oppure dovremo cambiare radicalmente il nostro modo di vivere...
utilizzando forme di energie locali e alternative (splendidamente analizzate
nel libro) in attesa di riorganizzare le nostre case e i luoghi in cui
viviamo per tornare a un'economia degna del suo nome. 
Quando raggiungere un ipermercato a chilometri di distanza da casa non sara'
piu' conveniente perche' non ci sara' piu' il carburante o costera'
veramente troppo saremmo in grado di riconsiderare l'agricoltura sostenibile
e locale con altri occhi? 
Quando la produzione industriale entrera' in crisi impareremo di nuovo a
gestire piccole imprese locali autonome? La globalizzazione e' destinata a
morire di morte naturale quando manchera' il petrolio?
Molto piacevolmente Kunstler ci racconta tutto questo, senza toni
apocalittici, leggere per credere. 

Vi ricordate nel film della Disney "Alla ricerca di Nemo" il branco di
tartarughe che navigava nella corrente del Golfo (mitico!!)?
In questo brano del libro, che pubblichiamo, c'e' la spiegazione di come
funziona la corrente del Golfo e quali sono le conseguenze del riscaldamento
terrestre. 
Buona Lettura. 

L'"interruttore" della corrente del Golfo

La corrente del Golfo e' una caratteristica particolare della topografia del
nostro emisfero che consente il trasferimento di enormi quantita' di calore
tropicale dal Golfo del Messico all'Europa settentrionale, rendendo questa
regione magnificamente ospitale per gli insediamenti umani. Senza la
corrente del Golfo, la Gran Bretagna, la Francia, i Paesi Bassi e la
Scandinavia avrebbero un clima simile a quello del Labrador, con una media
annuale di 11°C di meno. La corrente del Golfo e' stata paragonata a un
nastro trasportatore oceanico. La forza dell'acqua calda che fluisce verso
nord e' stata descritta come pari a settantacinque volte il volume del Rio
delle Amazzoni. Si pensa che questa possente zangola influenzi il
comportamento delle correnti fino agli oceani Pacifico e Indiano.
Il nastro trasportatore funziona perche' le proprieta' chimiche e fisiche
dell'acqua variano leggermente da un'estremita' all'altra. Le acque calde
della corrente del Golfo muovono verso nord, spinte dalla rotazione
terrestre. Queste acque sono gia' insolitamente salate perche' alle
latitudini piu' calde l'acqua superficiale evapora piu' in fretta. Quando la
corrente del Golfo, scorrendo verso nord, va a sbattere contro la
Groenlandia e l'Islanda, le sue acque hanno distribuito molto del calore
iniziale. L'acqua piu' fresca e' ora piu' salata, piu' densa e piu' pesante
e s'inabissa con una velocita' sufficiente a darle la spinta per tornare di
nuovo a sud sotto forma di corrente profonda. Intanto, di nuovo nel Golfo
del Messico, altra acqua superficiale calda inizia il suo viaggio a nord sul
nastro trasportatore. Il processo e' continuo.
E' dimostrato che l'attuale riscaldamento globale sta provocando lo
scioglimento dei ghiacci continentali all'estremo nord, con conseguente
immissione di grandi quantita' di acqua dolce nell'Atlantico settentrionale,
dove le acque raffreddate, dense e pesanti di sale si tuffano per tornare a
sud. L'acqua dolce del disgelo diluisce l'acqua salata fredda, rendendola
meno densa e meno pesante. Si teme che cio' possa impedirle di inabissarsi,
rallentando cosi' l'intero nastro trasportatore della corrente del Golfo. Ci
sono infatti le prove che il flusso dell'acqua fredda si sia indebolito del
20% negli ultimi anni.
Un aspetto cruciale del problema e' che un differenziale di salinita'
apparentemente minimo tra le correnti calda e fredda - una parte per mille -
e' tutto cio' che ci vuole per azionare questa gigantesca megamacchina
naturale della corrente del Golfo. Potrebbe bastare molto poco perche' il
cambiamento di temperatura alteri il contenuto salino di entrambe o lo
spinga oltre una soglia che arresterebbe del tutto la circolazione. 
Una teoria accreditata sostiene che l'episodio dello Younger Dryas sia stato
provocato da un precedente blocco della corrente del Golfo come reazione a
un improvviso afflusso di acqua dolce proveniente dal disgelo del Nord
America... forse per lo straripamento improvviso e catastrofico di un
sistema di laghi interni d'acqua dolce formatisi durante il ritiro dei
ghiacciai. Il raffreddamento del periodo dello Younger Dryas potrebbe aver
arrestato l'ulteriore scioglimento dei ghiacci per un millennio, permettendo
alla salinita' di ricostituirsi nel flusso verso nord della corrente del
Golfo, facendo infine ripartire il nastro trasportatore che ha permesso la
ripresa dell'Olocene.
Il meccanismo di questo paradossale processo altalenante puo' ora essere
evidente. Il riscaldamento si verifica finche' l'"interruttore" della
fusione del ghiaccio artico non disattiva la corrente del Golfo, il che
induce un raffreddamento intorno alla regione artica che alla fine
ripristina la salinita' delle acque settentrionali riavviando il ciclo. 
Puo' non avere molta importanza se il riscaldamento iniziale sia provocato
da gas rilasciati naturalmente da paludi e animali o dai pendolari americani
al volante di Ford Explorer. Una conclusione che si puo' trarre da questa
teoria, comunque, e' che non sappiamo veramente se l'attuale episodio di
riscaldamento globale possa, in effetti, preludere semplicemente a un altro
importante periodo di raffreddamento. Cio' che abbiamo di fronte, in
realta', potrebbe essere un doppio problema: un episodio indipendente di
riscaldamento radicale seguito dall'inizio di un'era glaciale. 
Se gli andamenti storici possono fungere da criterio di valutazione,
l'Olocene dovrebbe stare per concludersi dopo diecimila anni. La cosa piu'
sorprendente di tutte, forse, come sottolinea Kolbert e' che "l'unico
periodo nella storia dal clima stabile quanto il nostro e' il nostro. E
sembra ancora piu' improbabile che i climatologi debbano scoprire che stiamo
vivendo in questo periodo di eccezionale stabilita' proprio nel momento in
cui, secondo i loro stessi calcoli, si sta verosimilmente avviando alla
fine".
I cambiamenti che si stanno verificando sono talvolta sorprendenti. Per
esempio, l'attuale tendenza al riscaldamento si manifesta molto piu'
nell'aumento delle temperature notturne che nelle temperature medie diurne.
Analogamente, l'U.S. National Climatic Data Center ha determinato che le
minime - cioe' le temperature piu' basse del giorno - sono salite piu' delle
massime. Uno dei risultati di questa variazione e' un posticipo delle gelate
nell'emisfero settentrionale. Negli Stati Uniti nord-orientali, per esempio,
il gelo finisce in media undici giorni prima rispetto agli anni '50. Cio'
potrebbe sembrare un vantaggio per le colture ma presenta aspetti
problematici perche' il repentino cambiamento destabilizza le ecologie
esistenti, nuocendo alle specie locali e creando le condizioni favorevoli
per l'invasione di nuovi venuti che, a loro volta, provocano ulteriori
cambiamenti ecologici, molti dei quali dannosi.
In un altro paradosso, sebbene la temperatura media globale sia salita, gli
inverni sono diventati piu' nevosi alle latitudini elevate dell'emisfero
settentrionale, perche' il maggiore calore a latitudini inferiori causa una
maggiore evaporazione dell'umidita'. E' un'altra prova che suggerisce che
l'attuale riscaldamento potrebbe in realta' preludere a un'altra era
glaciale. Alle latitudini medie degli Stati Uniti settentrionali e del
Canada il rapporto tra neve e pioggia in inverno e' diminuito, mentre le
precipitazioni invernali totali sono aumentate. Nonostante la maggiore
umidita' invernale, si prevede un inaridimento dei terreni nel Nord America
nei prossimi decenni perche' le temperature piu' calde favoriranno i livelli
di evaporazione e traspirazione. Tuttavia, per fare un esempio, la copertura
nuvolosa puo' alterare i calcoli alla base di questi effetti, come in
Russia, dove e' evidente un aumento dei livelli di umidita' del terreno.

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La Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco 


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