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<http://www.commercioetico.it/libri/infoalter.htm> 
        CENSURA 2006 - Le 25 notizie più censurate
di Peter Phillips e gli studenti del Project Censored. Traduzione di
Giuliana Lupi


Può una notizia fondamentale essere veramente “censurata” nell’era di
Internet, con l’informazione che può attraversare il mondo in pochi secondi?

Sì, può. E i fatti lo dimostrano.
Un libro che, anche quest’anno, toglie i lacci della censura alle notizie
che avrebbero potuto, e potrebbero tuttora, cambiare il corso della storia.


ACQUISTA ONLINE SU http://www.commercioetico.it/libri/infoalter.htm
        
Sabato 25 febbraio 2006
Edizione del sabato

Ogni anno i piu' autorevoli giornalisti d'inchiesta raccolgono e danno voce
alle notizie che non hanno fatto notizia, nel tentativo di non soccombere e
di non essere complici della morte dell'informazione. Il risultato di questo
lavoro e' il libro 
CENSURA - Le 25 notizie piu' censurate del 2005 di Kate Sims, Peter
Phillips, Tricia Boreta, Theodora Ruhs, Michelle Salvail, Brooke Finley,
Josh Sisco, Marcia Simmons, Chris Cox, Kristine Snyder, Tina Tambornini,
Celeste Vogler, Joni Wallent e gli studenti di Project Censored.

L'edizione italiana e' curata da Nuovi Mondi Media e il libro e' in vendita
su http://www.commercioetico.it/libri/infoalter.htm . 
Buona lettura.

Prefazione

La maggior parte della gente mangia ogni giorno le stesse cose. Possiede
cinque paia di pantaloni dello stesso modello, ma di colore diverso.
Frequenta sempre lo stesso bar e ha il "suo" posto dove andare nei weekend. 
Quando e' ora di informarsi su cio' che accade nel mondo, la fonte
d'informazione che sceglie non fa eccezione a questo principio. Quella piu'
facilmente fruibile viene considerata la migliore e l'unica.
Imparare da fonti diverse puo' essere un compito estenuante per i non
iniziati. Dopo tutto, scegliere le informazioni in tante pagine,
trasmissioni e siti web non e' facile. E' senz'altro molto meno semplice che
sintonizzarsi sul telegiornale o visitare il sito della CNN. La diversita'
delle notizie non e' qualcosa che si insegna diffusamente nelle scuole
pubbliche, ne' che si utilizza in abbondanza nella nostra societa'. Non e'
ai primi posti della nostra coscienza collettiva. Quando siamo messi di
fronte al compito di raccogliere informazioni indipendenti e analitiche, sia
per lavoro o semplicemente per migliorare noi stessi, il nostro occhio
cinico e pigro potrebbe essere attratto dal grande magazzino delle notizie.
La stampa indipendente e' un'entita' in continua evoluzione, piena di
contrasti, contraddizioni, accesi dibattiti e convinzioni appassionate. Un
giorno si discosta di dieci passi dalla scena e quello successivo vi si
butta a capofitto. Non e' sicura, facile o prevedibile. Non e' un
supermercato con un unico filtro che tiene lontani fatti, teorie e idee
pericolosi, radicali o nocivi per la carriera. Chi vi partecipa si preoccupa
di dire la verita' e di garantire che anche coloro che prendono le decisioni
facciano altrettanto; e se non lo fanno, dovranno risponderne.
L'obiettivo che ci proponiamo noi di Project Censored e' quello di
promuovere quelle finalita' con l'educazione e l'insegnamento. Sono gli
stessi studenti che trovano, analizzano e scrivono le notizie e gli
aggiornamenti che compongono molti dei capitoli. E sono gli studenti che
scelgono, nella montagna di notizie che ci arrivano ogni anno, quelle che
ritengono avrebbero potuto fare la differenza.
Abbiamo tutti sentito la frase: "il modo migliore per imparare una cosa e'
insegnarla". Ed e' quello che facciamo qui. Strada facendo, abbiamo affinato
le nostre capacita' di concentrazione e di critica. Compilando questi
servizi per voi, i lettori, gli studenti diventano i mezzi d'informazione
che vogliono essere. Per espandere l'orizzonte della percezione pubblica,
dobbiamo espandere il nostro. E cosi' ci siamo buttati a capofitto
nell'impresa. Speriamo che apprezzerete  lo sforzo.

Josh Sisco, ricercatore di Project Censored

Notizia n. 1  
La verita' sullo scandalo Oil For Food

Gli Usa hanno accusato di corruzione alcuni funzionari dell'Onu per il
programma "Oil For Food" in Iraq. Secondo Joy Gordon e Scott Ritter,
l'accusa era in realta' un tentativo di depistaggio per nascondere il
coinvolgimento di lunga data del governo statunitense in questo meccanismo
corrotto. Ritter ha affermato: "Questa presa di posizione non e' altro che
una farsa ipocrita, volta a distogliere l'attenzione dal pantano in cui
George Bush si e' ficcato con le sue mani in Iraq e a legittimare
l'invasione di quel paese con la scusa della corruzione irachena anziche'
delle armi di distruzione di massa, mai trovate". Gordon arriva alla
conclusione che "forse non sorprende che oggi, nel dramma infinito
dell'Iraq, l'unico ruolo che gli Usa si aspettano dall'Onu sia quello di
capro espiatorio".
Secondo Gordon, le accuse avanzate dall'Accounting Office statunitense sono
false. Ci sono prove evidenti della corruzione nel programma "Oil For Food",
ma le tracce,  piuttosto che alle Nazioni Unite conducono agli Stati Uniti.
"I quindici membri del Consiglio di Sicurezza - di cui gli Usa erano di gran
lunga i piu' influenti - avevano stabilito come gestire i proventi del
petrolio e come utilizzare i fondi". Contrariamente a quanto si crede, il
Consiglio di Sicurezza non e' la stessa cosa dell'Onu. Ne fa parte, ma opera
in larga misura indipendentemente dall'organismo centrale. Il personale
dell'Onu "si e' limitato ad attuare il programma definito dai membri del
Consiglio di Sicurezza". 
Gli organi di informazione delle grandi societa' mediatiche hanno riferito
che e' stata l'Onu a consentire a Saddam Hussein di rubare miliardi di
dollari provenienti dalla vendita di petrolio. Ma se, come ha fatto Gordon,
andiamo a guardare chi controllava davvero il petrolio e in quali mani era
il denaro, ne emerge un quadro ben diverso. "Se Hussein ha davvero sottratto
petrolio per un valore di sei miliardi nella 'rapina piu' ricca della storia
mondiale', non l'ha fatto con la complicita' dell'Onu, bensi' sotto la
sorveglianza della Marina degli Stati Uniti", spiega Gordon.
Ogni transazione monetaria, infatti, era approvata dagli Usa grazie al ruolo
dominante nel Consiglio di Sicurezza. Ritter spiega che "gli americani
potevano autorizzare un'esenzione di un miliardo di dollari relativa
all'esportazione di petrolio iracheno in Giordania, nonche' legittimare il
commercio di contrabbando del petrolio per miliardi di dollari attraverso la
frontiera turca". In un altro caso, una compagnia petrolifera russa "ha
acquistato petrolio dall'Iraq con un forte sconto grazie al programma 'Oil
For Food' e poi l'ha rivenduto a prezzo pieno principalmente a compagnie
statunitensi, dividendo la differenza in parti uguali tra [la compagnia
russa] e gli iracheni. L'affare, sponsorizzato dagli Usa, ha fruttato
centinaia di milioni di dollari sia ai russi che agli iracheni. E' stato
calcolato che l'80% del petrolio fatto uscire illegalmente dall'Iraq in base
al programma 'Oil For Food' e' finito negli Stati Uniti".
Questo sistema non solo ha permesso a criminali scellerati di arricchirsi,
ma ha finito per sabotare lo scopo originale del programma "Oil For Food".
Gordon spiega: "Era sotto esame anche il modo in cui l'Iraq vendeva il suo
petrolio, e gli Stati Uniti hanno reagito a quella che ritenevano una
sottrazione di fondi da parte di Hussein in quegli affari. Ma la soluzione
che hanno attuato e' quasi riuscita a far fallire l'intero programma 'Oil
For Food' nel giro di pochi mesi".
La politica stravagante del Consiglio di Sicurezza non solo ha finito per
arricchire i disonesti, ma ha anche praticamente distrutto il programma.
Secondo Gordon, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno tentato di evitare il calo
delle quotazioni derivante da prezzi artificialmente bassi: "Anziche'
approvare i prezzi all'inizio di ciascun periodo di vendita (solitamente un
mese), secondo le normali pratiche commerciali, i due alleati negavano la
propria approvazione [del prezzo] fino a dopo la vendita del petrolio...
creando uno scenario bizzarro in cui gli acquirenti dovevano firmare
contratti senza conoscere il prezzo". Il risultato e' stato che "le vendite
di petrolio sono crollate del 40% e con esse i fondi per generi
d'importazione essenziali".
Cio' che abbiamo di fronte, secondo Gordon e Ritter, e' lo spudorato
tentativo, da parte di criminali, di scaricare la colpa su persone
innocenti. Gordon conclude: "Ben poca colpa puo' essere credibilmente
addossata alla 'burocrazia dell'Onu'. Molta di piu' se ne puo' attribuire
invece alle politiche e alle decisioni del Consiglio di Sicurezza, in cui
gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo centrale".

Aggiornamento di Joy Gordon
Le accuse al programma "Oil For Food"sono servite da trampolino di lancio
per un attacco generalizzato alla credibilita' delle Nazioni Unite nel loro
insieme, nonche' per  attacchi personali a Kofi Annan. Per la maggior parte,
i media hanno fatte proprie le accuse e le hanno ripetute, senza svolgere
nessuna delle ricerche che avrebbero conferito una maggiore integrita' alla
discussione.
Per esempio, le Nazioni Unite sono criticate per i "loro" fallimenti e il
Segretario Generale e' biasimato perche' questi fatti "sono accaduti sotto
la sua sorveglianza". Cio' che non si e' detto, durante il primo anno di
copertura mediatica della questione, e' che l'Onu e' formata da vari organi
e che la parte che ha concepito e controllato il programma "Oil For Food"
era il Consiglio di Sicurezza, le cui decisioni non possono essere annullate
o modificate in alcun modo dal Segretario Generale. E non solo, sebbene le
accuse piu' feroci all'Onu siano venute dagli Stati Uniti, sono proprio loro
il membro predominante nel Consiglio di Sicurezza. Gli Usa hanno
acconsentito a tutte le decisioni e le procedure del programma "Oil For
Food" che sono adesso cosi' duramente criticate come "fallimenti delle
Nazioni Unite".
Gran parte della stampa mainstream ha ripetuto che il programma "Oil For
Food" mancava di responsabilita', supervisione o trasparenza. La cosa che
colpisce di piu' e' che l'elaborata struttura di controllo effettivamente
esistente - ma mai menzionata - e' sotto gli occhi di tutti. E' disponibile
sul sito web del programma nei minimi particolari e con un'enorme quantita'
di informazioni, il che rende assolutamente trasparente il programma. 
Lo scorso autunno abbiamo assistito all'inizio di una qualche ammissione di
responsabilita' da parte degli Usa per i traffici illeciti iracheni quando
alcuni democratici hanno presentato alle audizioni le prove del fatto che
tutte e tre le Amministrazioni statunitensi erano a conoscenza di quegli
scambi con la Giordania e la Turchia, due alleati chiave degli Stati Uniti.
La stampa ha riportato questa notizia, ma nient'altro.
Da quando e' uscito il mio articolo, le stazioni della radio pubblica e la
stampa estera hanno trattato diffusamente l'argomento. Inoltre, ho
testimoniato due volte davanti a commissioni congressuali, dove i membri del
Congresso erano increduli nel sentire che in realta' il programma funzionava
in modo molto diverso da come era stato loro riferito... anche se le
informazioni da me fornite erano ovvie, basilari, a disposizione di tutti e
facilmente accessibili.

Per commentare questo numero di Cacao http://www.jacopofo.com/?q=node/937 




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