MEDITAZIONE 1/3/06

L'UNITA'

Per fermarli

di Furio Colombo
«Siamo a qualcosa di peggio». Lo dice Tina Anselmi l’indimenticata e
coraggiosa presidente della Commissione P2, in un’intervista all’Espresso.
L’intervistatrice Chiara Valentini ricorda all’Anselmi la durezza del suo
esordio politico, ai tempi del «duello all’ultimo sangue tra Togliatti e De
Gasperi». E prontamente l’ottuagenaria ma non domata signora risponde:
«Adesso siamo a qualcosa di peggio. Oggi c’è chi rifiuta le modalità della
democrazia». Dice: «Quando presiedevo la Commissione della P2 ho avuto
pressioni, minacce, denunce, sette chili di tritolo davanti casa, era una
vita impossibile, ma Papa Wojtyla, mi ha detto battendomi una mano sulla
spalla: “Forza, forza”. Nell’elenco di Gelli c’era una buona parte di quelli
che contavano, uno spaccato tremendo del Paese. Ma ben più grave è che molti
uomini della P2 siano passati indenni da quegli anni. Basti ricordare
l'attuale presidente Berlusconi, tessera P2 1816. E il suo aiutante,
Fabrizio Cicchitto, tessera P2 2232».
Se in tempo di quote rosa si ammettesse che, oltre ai “padri”, ci sono anche
le “madri della Patria”, quel titolo spetterebbe certo alla cattolica
democratica Tina Anselmi. Per il coraggio che ha avuto, e per il coraggio
che ha. Perché anche adesso il semplice menzionare un nome e una tessera P2
porta, come conseguenza immediata, di essere definiti «giornalisti
criminali» e «testata omicida», con accuse di contiguità al terrorismo
politico o al terrorismo islamico.
Eppure le due tessere P2 sopracitate corrispondono, nell’ordine, a colui che
si proclama l’uomo nuovo destinato da Dio a cambiare il Paese (lo ha
cambiato, purtroppo, e anche senza essere credenti c’è da dubitare che Dio
sia coinvolto con lui, con Dell’Utri e con Previti in questo umiliante
cambiamento). E al portavoce del premier che appariva ogni giorno nei
telegiornali di Stato per redarguire la sinistra sulla scarsità di senso
morale, al tempo in cui andavano quotidianamente in onda notizie false sulle
scalate Ds alle banche.
In quel tempo il buon avvocato Mills, destinatario di un anticipo di
seicentomila dollari misteriosamente giuntogli dall’Italia, non aveva ancora
parlato, non aveva ancora indicato il mittente della sua fortuna.
Se vi fermate un momento a riflettere, notate questo: tutti gli uomini del
presidente (in particolare gli intimi) sono identificati o da una tessera P2
o da grandi somme di denaro, distribuite, assegnate o transitate per una
ragione o per l’altra.
Per questo Tina Anselmi dice, dopo aver ricordato i suoi tempi terribili,
«adesso siamo a qualcosa di peggio».
Ma mettetevi nei panni di un normale lettore o lettrice dell’intervista
Valentini-Anselmi. Molti constateranno di non avere mai sentito, da quando
esiste questo governo, un simile discorso alla radio o alla televisione
italiana. Infatti la campana di vetro che isola l’Italia da ciò che
realmente accade, attraverso il controllo ferreo delle notizie (Tg e talk
show, le altre fonti dissuase o intimidite, se necessario, con pesanti
denigrazioni o minacce) produce la percezione di una realtà alterata in cui
chi si ostina a dire le cose così come sono, appare un persecutore e anche
un testardo.
Infatti la realtà offerta dai Tg è completamente diversa. Al punto che il
presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell che vede gli eventi senza il
filtro malato della Tv italiana, si è accorto subito delle dichiarazioni
para-naziste di Romagnoli (uno dei nuovi alleati fascisti di Berlusconi,
secondo i patti siglati a Palazzo Grazioli, sede privata del Governo) e del
suo disprezzo della Shoah, ha subito dichiarato la sua incredula
indignazione.
Molti italiani sarebbero stati colti di sorpresa da quella dichiarazione, se
il presidente Ciampi, lo stesso giorno, di sua iniziativa, non si fosse
recato alla Sinagoga di Roma per dire: «Un uomo della mia generazione non
dimenticherà mai il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma, non
dimenticherà mai la Shoah».
Ora non crediate che Carlo Azeglio Ciampi si sia trovato a passare per caso
sul Lungotevere, e abbia pensato di passare a fare una visita al suo amico
livornese Elio Toaff.
Una ragione c’era, anche se manca nelle notizie italiane: arrivano i
fascisti, e fanno campagna elettorale, per la prima volta nella storia
democratica italiana, con un leader che viene dalla P2 e che va in giro
spacciandosi per “liberale” (come scrivono benevolmente di lui sui muri di
“Porta a Porta”).
Ci sono anche collaborazionisti (più o meno consapevoli) della destra che si
fanno trovare a bruciare bandiere di Israele (un Paese la cui distruzione
viene continuamente invocata) in coda al corteo di un partito che figura
nella coalizione guidata da Romano Prodi.
Prodi ha messo subito per iscritto, in una lettera a Giorgio Gomel e al
gruppo Martin Buber, la sua recisa e incondizionata condanna per quella
umiliante e incivile iniziativa. Si può capire l’imbarazzo di Berlusconi.
Berlusconi non potrebbe scrivere quella lettera. Ha preso ben altri impegni
con certi fascisti che, ancora adesso, si collegano direttamente alla
Repubblica di Salò, e dunque anche alle leggi razziali.
Ma qualche altro “liberale” della sua parte (o qualche cattolico fervente,
come Casini) avrebbe potuto dedicare un minuto di attenzione alle squadre
fasciste che si sono adunate a Palazzo Grazioli per fare il “saluto ad
Arcore” e comunicare, almeno, un po’ di disaccordo. Invece continuano a
parlare di Vladimir Luxuria, come se essere transessuale fosse un reato. Lo
sarà, forse, se dovesse vincere, con i suoi fascisti a bordo, accanto a
Casini e a Pera, la Casa delle Libertà.
C’è un film dvd di Enrico Deaglio che sarà distribuito con il settimanale
«il Diario» il primo marzo, e poi nelle librerie Feltrinelli. Contiene un
documento che è importante vedere. È l’intera sequenza della seduta del
Parlamento Europeo che ascolta Berlusconi nel giorno infausto in cui si è
insediato alla guida del semestre italiano.
Di quell’evento è restato un senso di profondo imbarazzo in Italia, perché a
nessuno piace mostrare in pubblico di aver meritato un simile primo
ministro. Ma il nostro imbarazzo era motivato da brevissimi flash di
telegiornale così cautamente contenuti che il Tg 1, per esempio, aveva
soppresso la voce dei protagonisti e l'aveva sostituita con la narrazione
fuori campo, durata comunque pochi secondi.
Che cosa è realmente accaduto? Lo vedrete nel dvd che mostra l’intera
vicenda. È accaduto che il capo del governo italiano ha dato del nazista
(«Kapò») al deputato tedesco Martin Schultz, capogruppo dei socialisti in
quel parlamento. La ragione della scenata di Berlusconi è familiare agli
italiani. Schultz si era permesso di fare delle critiche e di alludere al
gigantesco conflitto di interessi di Berlusconi che, fuori dall’Italia,
continua a provocare meraviglia, disagio e anche disprezzo a causa
dell’evidente illegalità. Di fronte a quelle critiche - durate in tutto un
paio di minuti e contenute nel più tradizionale linguaggio parlamentare -
Berlusconi ha perso la testa ed è passato all’insulto violento, con parole
volgari e gridate. L’evento è servito molto ai parlamentari europei. Hanno
colto al volo l’incapacità di governare di Berlusconi, che infatti ha
prodotto, nel semestre italiano, soltanto circostanze penose, negative o
ridicole.
Ma hanno visto anche - dietro la finzione dell’eterno sorriso da venditore -
una genuina cattiveria, una vera e non controllabile voglia di vendetta (che
del resto questo giornale conosce bene, se pensate alle accuse costantemente
sollevate contro chi non ha mai accettato di considerare Berlusconi un
normale avversario e si è sentito costretto a insistere sul pericolo per la
democrazia che il conflitto di interessi provoca con la sua infezione e la
sua estraneità alla legalità).
Ma è necessario vedere il film di Deaglio perché nessuno di noi, in Italia,
ha mai visto l’intera, umiliante sequenza, ha mai ascoltato i boati di
indignazione dei parlamentari europei, ha mai visto la faccia esterrefatta
di Prodi che ascolta, ha mai potuto sostare sui primi piani del presidente
Cox, che appariva offeso e desolato, ha mai potuto ascoltare le sue parole.
Vedendo il film apprenderete ciò che la Tv italiana ci ha negato, negando
una pagina rilevante del giornalismo contemporaneo.
I parlamentari europei insorgono. Quando Parla Schultz lo applaudono in
piedi per più di un minuto. Quando parla Berlusconi gridano e protestano,
non per impedirgli di parlare, ma per le cose incredibili che ascoltano.
Ascoltano sarcasmo, maleducazione, offesa e rifiuto di scusarsi. Invano il
presidente Cox, che notoriamente non è di sinistra, ha offerto a Berlusconi
una seconda occasione di prendere la parola. Il premier ha ripetuto e
deliberatamente peggiorato le cose che aveva già detto. La reazione del
Parlamento è stata di aperto rigetto. Niente di tutto ciò era stato visto in
Italia, dove anche coloro che avevano giudicato severamente l’evento erano
stati lasciati con l’impressione di un momento sbagliato o difficile in un
incontro altrimenti normale. La verità è che si è trattato di un disastro di
immagine gravissimo, irrimediabile. E solo un uomo prepotente e ricco è in
condizione di bloccare l’informazione nel suo Paese, una informazione tanto
importante su un fatto così clamoroso. Attraverso la pesante intimidazione,
oppure l’amicizia conveniente, oppure la paura preventiva è stato reso
possibile il quasi silenzio.
Ho ripensato a questa sequenza proibita quando all’improvviso, nel corso di
una puntata di «Otto e mezzo» il senatore Debenedetti ha detto a Berlusconi,
che era accanto a lui in trasmissione: «Lei ha spaccato l’Italia».
La frase semplice e inequivocabile ha provocato un effetto dirompente. Il
presidente-padrone è abituato alle lodi di corte o alla prudenza di chi
conosce il suo istinto vendicativo. E, purtroppo, al silenzio dei
giornalisti. In quel caso lo ha bloccato lo stupore. E, solo dopo, il
furore. Ma questo, almeno, in Italia si è visto anche se Berlusconi non è
sembrato in vena di perdonare la sorpresa. Berlusconi sa che, a causa del
conflitto di interessi, è in grado di interferire in qualunque campo o
attività imprenditoriale. Parlo delle imprese che controllano i giornali.
Questo fatto, che è fuorilegge, spaventa e zittisce molti fra coloro che
dovrebbero raccontare, interrogare, sollevare obiezioni.
Nei libri di storia italiani si ricorderà che la potente macchina illegale
messa in funzione da Berlusconi e dai suoi associati - scelti a uno a uno
dal condannato in primo grado Marcello Dell’Utri anche per le prossime
elezioni - non ha potuto funzionare sui magistrati. «Delira», hanno detto di
lui venerdì senza esitare i Giudici dell’Associazione Nazionale Magistrati,
quando Berlusconi è tornato a dichiararsi vittima di persecuzione delle
toghe rosse.
Parlando a Perugia, alla folla fatta pervenire sul posto per le riprese
televisive, Berlusconi aveva appena assicurato i suoi: «Non me ne andrò
finché non sarò riuscito a cambiare la magistratura». Vuol dire: metterli a
tacere. I suoi elettori che - avrete notato - lo applaudono in continuazione
ma, perfino loro si fermano stupiti e in silenzio quando lui ha il coraggio
di dire: «Ho mantenuto tutti i punti del mio contratto», sanno che quella di
far tacere i Magistrati è l’unica promessa che Berlusconi, se rieletto, si
impegnerà davvero a mantenere.
Ciò rende ancora più urgente il voto di tutti i cittadini democratici, in
qualunque parte si riconoscano, per chiudere l’epoca della illegalità e per
informare i parlamentari e governi europei che l’Italia è tornata, che il
Paese è uscito da una tremenda condizione di rischio. Come dice Tina
Anselmi, «peggio della P2» 
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Gli arretrati degli ultimi due anni sono consultabili al sito
http://www.bengodi.org/resistere-a-berlusca/ 
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