AGICES interviene alla prima audizione, organizzata dalla presidente della 
Commissione Sviluppo del Parlamento UE Luisa Morgantini
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Bruxelles, 28 aprile - Quote di mercato che superano abbondantemente le due 
cifre percentuali, arrivando a toccare il 47% del mercato delle banane in 
Svizzera od il 20% del mercato del caffè in Gran Bretagna. Livello di 
consapevolezza tra i cittadini in netto aumento, con punte del 74% in Francia 
che dichiara di conoscere il Fair Trade ed i suoi prodotti. E’ un Commercio 
equo in chiaro consolidamento, quello che si è presentato alla Commissione 
Sviluppo del Parlamento Europeo a Bruxelles dal 25 aprile scorso, grazie 
all’iniziativa congiunta del parlamentare verde Frithjof Schmidt e della 
parlamentare italiana Luisa Morgantini, presidente della Commissione Sviluppo 
del Parlamento Europeo, da anni attiva sulle tematiche Nord-Sud e dei diritti 
umani. Una presentazione che porterà in breve tempo ad una presa di posizione 
sul tema dell’intero Parlamento dell’Unione a Strasburgo.

“Il commercio equo oltre che una buona pratica risulta essere una nuova forma 
di protagonismo sociale dei cittadini europei, è quindi importante” secondo la 
presidente Morgantini, “costruire le condizioni perché i movimenti e le Ong 
legate al mondo dell’economia solidale siano parte attiva del processo. Per 
questo ho deciso di coinvolgere direttamente le reti italiane”.

Il lavoro di stesura del documento presentato ha visto la convergenza tra i 
parlamentari della Commissione e le reti internazionali del Fair Trade, che ha 
permesso una forte interazione tra movimenti ed istituzioni.
“Il Commercio equo che si è presentato a Bruxelles” spiega Alberto Zoratti, 
vicepresidente di Agices, l’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e 
Solidale, l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa del 
Commercio equo italiano, intervenuto a Bruxelles insieme alle reti maggiormente 
rappresentative del fair trade in Europa “è una realtà consolidata ed in netta 
crescita. Ma la maturità di un movimento, che si poggia sulla capacità di 
essere soggetto economico e di saper interloquire con le istituzioni, risiede 
anche nell’essere soggetto attento alla sostenibilità e alle contraddizioni".

"La richiesta di un riconoscimento istituzionale, utile per un movimento di 
cittadini come il nostro” continua Zoratti, “non può non fare i conti con la 
politica commerciale della Commissione Europea, che vede gli Accordi di 
Partenariato Economico con l’Africa, la questione della liberalizzazione dei 
Servizi e dell’apertura dei mercati come elementi centrali. Perché il Commercio 
equo non diventi un utile paravento, è importante agire su più piani, primo fra 
i quali la denuncia di strategie commerciali che lungi dall’emancipare le 
periferie del mondo, rischiano di legarle a doppia mandata agli interessi dei 
grandi gruppi economici e finanziari”.

Il Parlamento Europeo, dunque, continuerà a lavorare nei prossimi mesi sul tema 
del commercio equo e solidale e le organizzazioni hanno annunciato di 
continuare a seguire i lavori con grande attenzione, in attesa del primo parere 
che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane

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