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Sabato 20 marzo 2010
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Lettera aperta di 24 scienziati contro il nucleare
Energia per il futuro
L'appello, sottoscritto da 24 tra ricercatori e professori di
Universita' di tutta Italia (c'e' anche un ex ricercatore dell'Euratom),
e' rivolto ai candidati governatori delle prossime elezioni regionali.
Non pubblichiamo la lettera che con belle parole invita a promuovere le
energie rinnovabili, pubblichiamo l'allegato, dove si elencano e si
spiegano i motivi del no al nucleare.
Buona lettura!
Per leggere l'intero documento clicca qui
<http://www.energiaperilfuturo.it/?p=253>
*I motivi del no al nucleare*
Come e' noto, il Governo centrale spinge per il ritorno dell'Italia al
nucleare e l'ENEL ha stipulato un accordo preliminare con la ditta
francese AREVA per l'acquisto di quattro centrali di tipo EPR da 1650 MW.
Per dar ragione di questa scelta si fa ricorso ad argomentazioni che a
prima vista possono apparire fondate, ma che in realta' sono facilmente
confutabili sulla base di dati ampiamente disponibili nella letteratura
scientifica ed economica internazionale.
Si sostiene che l'energia nucleare e' in forte espansione in tutto il
mondo, ma si tratta di un'informazione smentita dai fatti. Da vent'anni
il numero di centrali nel mondo e' di circa 440 unita' e nei prossimi
anni le centrali nucleari che saranno spente per ragioni tecniche o
economiche sono in numero maggiore di quelle che entreranno in funzione.
In Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica installata
e' sceso dal 24% del 1995 al 16% del 2008. L'energia elettrica prodotta
col nucleare nel mondo e' diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008. In
realta', quindi, il nucleare e' in declino, semplicemente perche' non e'
economicamente conveniente in un regime di libero mercato.
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Se lo Stato non si fa carico dei costi nascosti (sistemazione delle
scorie, dismissione degli impianti, assicurazioni), oppure non
garantisce ai produttori di energia nucleare consumi e prezzi alti, il
tutto ovviamente a svantaggio dei cittadini, nessuna impresa privata e'
disposta ad investire in progetti che presentano alti rischi finanziari
di vario tipo, a cominciare dalla incertezza sui tempi di realizzazione.
Negli Stati Uniti, dove non si costruiscono centrali nucleari dal 1978,
il Presidente Obama, nel suo discorso di insediamento ha detto:
"Utilizzeremo l'energia del sole, del vento e della terra per alimentare
le nostre automobili e per far funzionare le nostre industrie". La
recente decisione del Governo americano di concedere 8,3 miliardi di
dollari come prestito garantito ad un'impresa che intenderebbe costruire
due reattori nucleari non modifica sostanzialmente la situazione. Obama
e' evidentemente condizionato dalla fortissima lobby nucleare americana,
capeggiata dalla Westinghouse che, volendo vendere all'estero i suoi
reattori, deve costruirne almeno qualcuno in patria.
La notizia, peraltro, conferma la necessita' per il nucleare di ricevere
aiuti statali ed e' accompagnata (si veda Chem. Eng. News 2010, 88(8),
p. 8, February 22) da due interessanti informazioni: la Commissione di
sicurezza ha riscontrato difetti nei progetti della Westinghouse e non
ha dato il suo benestare alla costruzione dei reattori in oggetto, e
l'Ufficio del Bilancio del Congresso ha manifestato preoccupazione
perche' c'e' un'alta probabilita' che il progetto fallisca e vadano
cosi' perduti gli 8,3 miliardi di dollari dei contribuenti.
Si sostiene che lo sviluppo dell'energia nucleare e' un passo verso
l'indipendenza energetica del nostro Paese, ma anche questa e' una
notizia falsa, semplicemente perche' l'Italia non ha uranio. Quindi,
nella misura in cui il settore elettrico si volesse liberare dalla
dipendenza dei combustibili fossili utilizzando energia nucleare,
finirebbe per entrare in un'altra dipendenza, quella dall'uranio,
anch'esso da importare e anch'esso in via di esaurimento.
Si sostiene che con l'uso dell'energia nucleare si salva il clima
perche' non si producono gas serra. In realta' le centrali nucleari, per
essere costruite, alimentate con uranio, liberate dalle scorie che
producono e, infine, smantellate, richiedono un forte investimento
energetico basato sui combustibili fossili.
In ogni caso, le centrali nucleari che si intenderebbe installare in
Italia non entreranno in funzione prima del 2020 e quindi non potranno
contribuire a farci rispettare i parametri dettati dall'Unione Europea
(riduzione della produzione di CO2 del 17% per il 2020).
Si afferma anche che la Francia, grazie al nucleare, e' energeticamente
indipendente e dispone di energia elettrica a basso prezzo. In realta'
la Francia, nonostante le sue 58 centrali nucleari, importa addirittura
piu' petrolio dell'Italia. E' vero che importa il 40% in meno di gas
rispetto all'Italia, ma e' anche vero che e' costretta ad importare
uranio. Che poi l'energia nucleare non sia il toccasana per risolvere i
problemi energetici, lo dimostra una notizia pubblicata su Le Monde del
17 novembre scorso e passata sotto silenzio in Italia: pur avendo 58
reattori nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.
Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la costruzione)
delle quattro centrali EPR AREVA che si vorrebbero installare in Italia,
costerebbe complessivamente 12-15 miliardi di euro, ma la costruzione in
Finlandia di un reattore dello stesso tipo si e' rivelata un'impresa
disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore nel
settembre 2009, al costo di 3 miliardi di euro: a tale data, i lavori
erano in ritardo di 3,5 anni ed il costo era aumentato di 1,7 miliardi
di euro; ma non e' finita, perche' in novembre le autorita' per la
sicurezza nucleare di Finlandia e Francia hanno chiesto drastiche
modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte
causera' ulteriori spese e ritardi e dall'altra conferma che il problema
della sicurezza non e' facile da risolvere.
L'Italia non solo non ha uranio, ma non ha neppure la filiera che porta,
con operazioni di una certa complessita', dall'uranio grezzo estratto
dalle miniere all'uranio arricchito utilizzato nei reattori. Per il
combustibile dipenderemo quindi totalmente da paesi stranieri, seppure
amici come la Francia. Non bisogna pero' dimenticare che la Francia a
sua volta non ha uranio e che per far funzionare i suoi reattori ne
importa il 30% da una nazione politicamente instabile come il Niger.
C'e' poi il problema dello smaltimento delle scorie, radioattive per
decine o centinaia di migliaia di anni, che neppure negli USA ha finora
trovato una soluzione. E c'e' il problema dello smantellamento delle
centrali nucleari a fine ciclo, operazione complessa, pericolosa e molto
costosa, che in genere viene rimandata (di 100 anni in Gran Bretagna),
in attesa che la radioattivita' diminuisca e nella speranza che gli
sviluppi della tecnologia rendano piu' facili le operazioni. Si tratta
di due fardelli che passano sulle spalle delle ignare ed incolpevoli
future generazioni!
Il rientro nel nucleare, quindi, e' un'avventura piena di incognite. A
causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi e l'individuazione
dei siti (3-5 anni), la costruzione delle centrali (5-10 anni), il
periodo di funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i
tempi per lo smantellamento alla fine della operativita' (100 anni), la
radioattivita' del combustibile esausto (decine o centinaia di migliaia
di anni), il nucleare e' una scommessa che si protende nel lontano
futuro, con un rischio difficilmente valutabile in termini economici e
sociali.
Di fronte ad una domanda di energia sempre crescente, fino ad oggi la
politica adottata in Italia e negli altri Paesi sviluppati e' stata
quella di aumentarne le importazioni. Continuare in questo modo
significa correre verso un collasso economico, ambientale e sociale.
Oggi la prima cosa da fare e' mettere in atto provvedimenti mirati a
consumare di meno, cioe' a risparmiare energia e ad usarla in modo piu'
efficiente. Autorevoli studi mostrano che nei paesi sviluppati circa il
50% dell'energia primaria viene sprecata e che l'aumento dei consumi
energetici non porta ad un aumento del benessere, ma semmai causa nuovi
problemi: in Europa nel 2008 gli incidenti stradali causati
dall'eccessivo uso dell'automobile hanno provocato 39 mila morti e
1.700.000 feriti. E' possibile diminuire i consumi energetici in modo
sostanziale con opportuni interventi quali l'isolamento degli edifici,
il potenziamento del trasporto pubblico, lo spostamento del traffico
merci su rotaia e via mare, l'uso di apparecchiature elettriche piu'
efficienti, l'ottimizzazione degli usi energetici finali. Anche in sede
Europea, la strategia principale adottata per limitare la produzione di
gas serra consiste nel ridurre il consumo di energia (20% in meno entro
il 2020).
Quanto alle fonti di energia, l'Italia non ha petrolio, non ha metano,
non ha carbone e non ha neppure uranio. La sua unica grande risorsa e'
il Sole, una fonte di energia che durera' per 4 miliardi di anni, una
stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della
Terra un'immensa quantita' di energia, 10.000 volte quella che
l'umanita' intera consuma.
Una corretta politica energetica deve basarsi sulla riduzione degli
sprechi e dei consumi e sullo sviluppo dell'energia solare e delle altre
energie rinnovabili. Come e' gia' accaduto in altri paesi europei, una
diffusa applicazione delle energie rinnovabili creerebbe in tempi brevi
nuove imprese industriali ed artigianali e nuovi posti di lavoro.
Bisogna anche sottolineare che l'eventuale rientro nel nucleare, proprio
a causa dei gravi problemi che pone e dei tempi che ipotecano largamente
il futuro, non puo' avvenire senza il consenso politico della grande
maggioranza del Parlamento e delle Regioni, alle quali spetta la
competenza dell'uso del territorio.
L'espansione del nucleare non e' una strada auspicabile neppure a
livello mondiale in quanto si tratta di una tecnologia per vari aspetti
pericolosa. C'e' infatti una stretta connessione dal punto di vista
tecnico, oltre che una forte sinergia sul piano economico, fra nucleare
civile e nucleare militare, come e' dimostrato dalle continue
discussioni per lo sviluppo del nucleare in Iran. Una generalizzata
diffusione del nucleare civile porterebbe inevitabilmente alla
proliferazione di armi nucleari e quindi a forti tensioni fra gli Stati,
aumentando anche la probabilita' di furti di materiale radioattivo che
potrebbe essere utilizzato per devastanti attacchi terroristici.
Infine, e' evidente che, a causa del suo altissimo contenuto
tecnologico, l'energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le
nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante
l'espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma
di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente piu' avanzati su
quelli meno sviluppati.
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