Salve a tutti,

metto in CC anche la lista "utenti" solamente perché lì c'è stato di recente un thread in cui si parlava appunto di brevetti software e software libero. Ritengo comunque che la lista "discussioni" sia la più adatta per continuare la discussione.

Mi sono imbattuto in questo articolo (in inglese) molto equilibrato anche se pubblicato da Groklaw:

http://www.groklaw.net/article.php?story=20081202124915316

in cui si spiegano, in maniera semplice e accurata, le basi del rapporto tra brevetti (interesse privato) e standard (interesse pubblico).

In particolare, si evidenzia come la tecnologia (e gli standard su di essa basati) siano preferiti dalle aziende più grandi *in quanto* coperti da brevetti (citazione: "The technology is valuable because it is patented, not patented because it is valuable") e che una verifica effettiva ex ante sui brevetti sia in definitiva impossibile in quanto:

"Technology products typically consist of hundreds or thousands of patented components. It therefore is impossible for technology companies to investigate all of the patents, and pending patent applications that may be relevant to a new invention (product), notwithstanding their best efforts to do so. When, as frequently occurs, the claim of infringement is not made until after the new product is released or the industry standard has been adopted, designing around the claim is no longer a realistic option. Because an injunction will issue automatically upon a finding of infringement ? even if the claim relates to an insignificant part of the product ? the target of the claim is forced to pay an extortionate settlement in order to preserve its business."

Partendo dal discorso di una rappresentante Microsoft che riconosceva nel modello economico basato su software libero un modello lecito, vengono infine suggerite quattro possibili soluzioni aggiuntive per non discriminare chi ha scelto di basare il proprio businness sul software libero, così da riequilibrare il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato e, al medesimo tempo, garantire l'innovazione tecnologica. Mi ha colpito favorevolmente il punto 4, relativo al ruolo dei Governi.

Poiché, come precedentemente indicato nello stesso articolo, un Governo non può creare uno standard, che deve essere discendente dalle aziende e in ultima analisi dal mercato, ma può sceglierne uno e renderlo obbligatorio, esso, in tale scelta, dovrebbe favorire prodotti che "sono basati su standard che non discriminano nessun modello di business legittimo". Quindi nè il software proprietario nè quello libero.

Come non si può pretendere di annullare completamente l'interesse privato di guadagnare da un'invenzione, così non si devomo disciminare quei businness model che mettono al centro l'interesse pubblico e vengono danneggiati dalla presenza di brevetti dall'estensione concettuale sempre più ambigua.

A mio modesto parere, è uno dei pezzi migliori che ho letto negli ultimi cinque anni perché si pesano due visioni economiche non servendosi del pregiudizio legato all'approccio politico su cui si basano, bensì all'interazione reciproca nel mercato attuale in vista dell'innovazione tecnologica.

Penso che molti, da entrambe le parti, potrebbero enormi vantaggi dall'adottare il medesimo approccio.

Saluti,

Gianluca
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