Jean Ziegler (ONU): "La Palestina sull'orlo di una catastrofe
umanitaria"

di Jean Ziegler - Traduzione di Cristiana Balducci per Nuovi Mondi Media -
Fonte: http://www.reseauvoltaire.net/rapport-ziegler.html

"La catastrofe umanitaria che si sta profilando nei territori palestinesi
occupati, a causa delle misure militari incredibilmente dure imposte dalla
forza occupante israeliana dallo scoppio della seconda intifada nel
settembre 2000, deve essere arginata. E' inammissibile che le misure
militari volte a proteggere la popolazione israeliana siano imposte in modo
tale da mettere in pericolo la sicurezza alimentare dell'intera popolazione
palestinese. Come ha osservato Amnesty International, non � ammissibile
castigare l'intera popolazione per le azioni di alcuni dei suoi membri".
Nuovi Mondi Media pubblica in esclusiva la traduzione del drammatico
rapporto di Jean Ziegler, sociologo svizzero e osservatore dell'ONU per il
diritto al cibo, dopo la sua missione nei territori palestinesi occupati per
conto delle Nazioni Unite.

Indice generale
Introduzione

1. Panoramica su malnutrizione e precariato alimentare nei territori
palestinesi occupati.
A. Sull'orlo di una catastrofe umanitaria B. Cause della crisi alimentare

2. Il contesto legale che controlla il diritto al cibo nei territori
palestinesi occupati
A. Stato della legge internazionale nei territori palestinesi occupati
B. Obblighi delle autorit� israeliane
C. Obblighi delle autorit� palestinesi
D. Altre leggi fondamentali e istituzioni che controllano la situazione

3. Principali rilevazioni e impegni sulla realizzazione del diritto al cibo
A. La crisi umanitaria e il diritto al cibo
B. Violazioni del diritto al ciboConclusioni e suggerimenti

INTRODUZIONE

Jean Ziegler ha compiuto una missione nei territori palestinesi occupati dal
3 al 13 luglio 2003. Per la prima volta il governo israeliano ha ricevuto
ufficialmente una missione di un osservatore delle Nazioni Unite, accolto in
una lettera di benvenuto datata 23 maggio 2003. La missione � avvenuta in un
periodo di speranza, durante il quale le negoziazioni sulla Roadmap stavano
facendo progressi e continuava il cessate il fuoco. Quello della Roadmap -
un piano per la pace - � un processo in cui l'ONU ha ricoperto un ruolo
vitale in quanto membro del "Quartetto" e rispetto al quale il
rappresentante del Segretariato Generale delle Nazioni Unite in particolare,
Terje Larsen, mantiene la promessa di porre fine alle terribili sofferenze
sia degli israeliani sia dei palestinesi. L'osservatore esprime la sua
profonda solidariet� e compassione per tutte le vittime uccise e ferite,
israeliane e palestinesi; la popolazione civile dei due paesi in guerra
subisce una tragedia orribile: gli israeliani vivono sotto la minaccia degli
attacchi suicidi dei kamikaze palestinesi ma anche i palestinesi vivono nel
terrore, dato che le donne e i bambini vengono uccisi frequentemente nelle
case o nelle strade affollate per mano delle operazioni militari israeliane
che mirano ai leader palestinesi. Dall'inizio della seconda intifada - nel
settembre 2000 - sono stati uccisi 820 israeliani e 2.518 palestinesi, tra
cui molte donne e bambini innocenti.[1] Migliaia di altri civili innocenti,
israeliani e palestinesi, sono rimasti gravemente feriti.
Questa missione � stata intrapresa in risposta alla comparsa di una
catastrofe umanitaria nei territori palestinesi occupati. Tra i palestinesi,
in seguito alle misure di sicurezza imposte nei territori occupati dalle
potenze militari occupanti, si sta verificando una crescente crisi
alimentare e un rapido aumento dei livelli di malnutrizione. Gli obiettivi
della missione erano volti a comprendere meglio le motivazioni legate alla
crisi alimentare nei territori, una crisi apparentemente assurda in una
terra cos� fertile e popolata da gente con un'antica tradizione agricola e
commerciale. Lo scopo della missione consisteva nell'analisi del rapido
peggioramento dei livelli di malnutrizione tra i palestinesi dal punto di
vista del diritto al cibo, con l'obiettivo finale di portare consigli
positivi nella speranza di migliorare la situazione. Non rientrava nei punti
prefissati esaminare la malnutrizione in Israele. Anche se la malnutrizione
esiste tra gli israeliani pi� poveri, attualmente non � a livelli critici e
potrebbe essere risolta se ai poveri venissero indirizzate delle risorse
adeguate.[2] D'altronde, nei territori palestinesi, la fame e la
malnutrizione sono state causate dalle attuali misure imposte.
L'osservatore � stato ricevuto dagli ufficiali del Governo Israeliano a Tel
Aviv e a Gerusalemme: ha incontrato il Deputato del Direttore Generale del
Ministero degli Affari Esteri e gli ufficiali del Ministero della Difesa che
amministrano i territori palestinesi occupati, compreso il Deputato
Coordinatore delle Attivit� Civili nella Striscia di Gaza e nella Sponda
Occidentale, il sig. Camil Abu Rukun e altri ufficiali dell'amministrazione
civile; infine, il Maggiore Michael Bendavid, Capo della Sezione
Internazionale e dei Corpi Generali degli Avvocati Militari. Ziegler � stato
ricevuto anche dal sig. Yossef C. Dreizin, Direttore della Divisione di
Pianificazione dell'Acqua della Commissione Idrica; inoltre, ha avuto la
possibilit� di conoscere anche gli illustri leader del partito dell'
opposizione, nonch� membri del parlamento israeliano, il Knesset. In ogni
caso, nonostante lo svolgimento di questi incontri, all'osservatore non �
stato concesso nessun permesso speciale che garantisse i suo liberi
spostamenti all'interno della Sponda Occidentale e della Striscia di Gaza ed
egli stesso si � ritrovato trattenuto pi� volte ai checkpoint militari,
nonostante il coordinamento preventivo di tutto il viaggio. Al checkpoint di
Qualqilya, un soldato israeliano ha mirato deliberatamente con la propria
arma verso un punto molto vicino al veicolo di Ziegler; fortunatamente il
soldato non ha sparato, ma l'osservatore ha notato che questo tipo di
incidenti avvengono fin troppo spesso e non risparmiano il corpo diplomatico
dell'ONU. Ziegler � stato ricevuto dall'autorit� nazionale palestinese sulla
Sponda Occidentale e sulla Striscia di Gaza; ha avuto l'onore di essere
ricevuto dal Presidente dell'Autorit� Nazionale Palestinese, Yassir Arafat,
dal Negoziatore Capo Palestinese, il sig. Erekat, cos� come dai pi�
importanti ministri, compreso il ministro della Salute e dell'Agricoltura.
Ha incontrato anche i rappresentati del Ministero del Lavoro, l'Autorit�
Palestinese dell'Acqua e l'Unit� Negoziatrice dell'Organismo di Libert�
Palestinese, oltre agli illustri membri del Concilio Legislativo
Palestinese. La missione ha incontrato anche il dottor Zaid Zeedani,
Direttore della Commissione Palestinese Indipendente per i Diritti dei
Cittadini. Nelle varie zone della Sponda Occidentale e della Striscia di
Gaza, la missione � stata ricevuta dai i vertici delle autorit� locali, i
sindaci dei villaggi e delle cittadine, dagli unionisti e dagli accademici.
A Gerusalemme, Ziegler ha apprezzato molto i colloqui con Michael Keating
all'Unsco e con i rappresentati superiori di Unwra, Fao, Wfp, Ocha, Unicef,
Unfpa Unscoord e della Banca Mondiale per l'aiuto dimostrato; in
particolare, l'Ufficio dell'Alto Commissario dei Diritti Umani di Ginevra, e
l'ufficio sul campo dell'Ufficio dell'Alto Commissario dei Diritti Umani per
l'efficienza e la competenza nel sostegno dimostrato verso la missione; l'
osservatore vorrebbe ringraziare il Commissario Generale, il sig. Peter
Hansen dell'Unwra, per avergli concesso un incontro a Ginevra; vorrebbe
anche esprimere la sua gratitudine al dottor Ernst Iten, l'ambasciatore
svizzero in Israele, e al sig. Jean Jacques Joris, il rappresentante
svizzero dell'Autorit� Palestinese. Jean Ziegler � riconoscente anche a
tutte le organizzazioni non governative israeliane e palestinesi incontrate
a Gerusalemme, a Ramallah, a Gaza e a Tel Aviv; estende la sua gratitudine
in particolare al sig. Michel Dufour, il delegato Capo dell'ICRC a
Gerusalemme. L'osservatore elogia l'opera coraggiosa e ardita di tutte
queste organizzazioni, compresa l'Azione contro la Fame, l' Oxfam, il Care
International, Save The Children e Terre des Hommes che lavorano per sanare
la crisi nei territori palestinesi occupati; egli ha conosciuto anche le
organizzazioni israeliane e palestinesi, comprendenti il LAW (Societ�
Palestinese per la Protezione dei Diritti Umani), la Commissione Pubblica
contro la Tortura, Rabbini e Medici per i diritti umani, e la Coalizione
Internazionale per l'Habitat, il Gruppo per l'Acqua Palestinese, il PARC, l'
Istituto della Ricerca Apllicata (ARIJ). Ha incontrato importanti
intellettuali, come Michael Warshawski, i cui testi hanno contribuito a
illuminare l'opinione pubblica in Israele e in Francia; Ziegler ha
conosciuto anche l'organizzazione israeliana B'Tselem che lotta per i
diritti umani dei palestinesi, l'Istituto Mandela che controlla le
condizioni dei detenuti e gli avvocati israeliani che rappresentano la Corte
di Giustizia palestinese in Israele. Sono queste organizzazioni non
governative a portare la speranza. E' soprattutto grazie al loro operato che
sono stati costruiti ponti vitali tra israeliani e palestinesi in un momento
in cui queste due societ� sono totalmente separate dal reciproco
fraintendimento e, talvolta, dall'odio. Nell'attuale clima di
fraintendimento, sono questi organismi a giocare un ruolo decisivo nel
processo di comprensione tra le parti. L'�quipe della missione ha viaggiato
nella Sponda Occidentale e nella Striscia di Gaza, le zone che assieme
formano "i Territori Palestinesi Occupati", sotto amministrazione militare
israeliana dal 1967: racchiudono un'aerea di 5.800 chilometri quadrati in
cui vivono oltre tre milioni e mezzo di palestinesi. La Striscia di Gaza
stessa � uno dei luoghi pi� affollati sulla terra, con la pi� alta densit�
di popolazione: 1 milione e trecentomila persone sono stipate in un'aerea di
360 chilometri quadrati. Pi� dell'83% dei palestinesi che vivono della
Striscia di Gaza sono alloggiati nei campi per i rifugiati. Nella Striscia
di Gaza la missione ha visitato Beit Hanoun, Jabalia, Khan Younis e l'area
di confine di Rafah. Nella Sponda Occidentale, la missione ha visitato
Gerusalemme, Betlemme, Ramallah, Gerico e altre localit� viaggiando
ampiamente nel territorio, comprese le comunit� di Qalquilya e di Tulkarem,
dove al momento � stata costruita la "Barriera di Sicurezza", o "Muro
Separatorio". La missione ha visitato anche la prigione di Meggido, un
carcere israeliano che ospita i detenuti palestinesi, nel nord di Israele, e
una prigione palestinese che ospita detenuti palestinesi, a Gerico. L'
osservatore esprime la sua gratitudine alle varie agenzie delle Nazioni
Unite e alle ONG che hanno organizzato per lui queste visite sul campo,
accompagnandolo. Durante queste visite, Ziegler ha avuto la possibilit� di
parlare con una gran variet� di persone, compresi i contadini palestinesi -
uomini e donne - i mercanti e i trasportatori, gli accademici e gente comune
che vive nei Territori Occupati.

La situazione in queste zone � in evoluzione e pu� cambiare molto
velocemente. Il presente rapporto � relativo solo al periodo in cui l'�quipe
della missione ha visitato i Territori, ma cerca di identificare le zone che
preoccupano e quelle che generano speranza, che continueranno a essere
monitorate dalle stesse persone.

1. MALNUTRIZIONE E PRECARIATO ALIMENTARE NEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI
Sull'orlo di una catastrofe umanitaria
I territori palestinesi occupati sono sull'orlo di una catastrofe umanitaria
a causa delle misure militari incredibilmente dure imposte dalla forza
occupante israeliana dallo scoppio della seconda intifada, nel settembre
2000. I livelli di malnutrizione tra i palestinesi sono peggiorati
velocemente da quando sono state imposte tali misure militari. Uno studio
finanziato dagli Stati Uniti riporta che i "territori palestinesi, e in
particolare la Striscia di Gaza, si trovano di fronte a una forte emergenza
umanitaria dovuta a una grave malnutrizione".[3] La malnutrizione registrata
a Gaza ora � equivalente ai livelli rintracciati nei paesi subsahariani: una
situazione assurda, dato che la Palestina in passato era un paese con
discrete entrate economiche. Secondo le statistiche del PCBS, oggi oltre il
22% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione (il 9,3% soffre
di malnutrizione acuta e il 13,2% di malnutrizione cronica), rispetto al
7,6% del 2.000 (in cui l'1,4% soffriva di malnutrizione acuta mentre il 6,2%
di malnutrizione cronica).[4] Il 15,6% circa dei bambini sotto i cinque anni
soffre di anemia acuta,[5] che per molti avr� ripercussioni permanenti sullo
sviluppo psicofisico. Il consumo di cibo � diminuito di oltre il 30% pro
capite.[6] E' stata ampiamente registrata la carenza di cibo, soprattutto di
quello proteico;[7] pi� della met� delle famiglie palestinesi ora consuma un
solo pasto al giorno;[8] molti palestinesi coi quali l'osservatore ha
parlato, hanno dichiarato di tentare a sopravvivere a pane e t�. L'economia
� quasi collassata e il numero dei poverissimi � triplicato. Il 60% circa
dei palestinesi vive ora in estrema povert� (il 75% a Gaza, il 50% nella
Sponda Occidentale). Il prodotto interno lordo pro capite � precipitato di
quasi la met� rispetto a due anni fa.[9] Anche quando il cibo � disponibile,
molti palestinesi non sono in grado di comprarlo per le proprie famiglie.
Pi� del 50% dei palestinesi � stato costretto a indebitarsi per comprare
cibo e molti altri, in preda alla disperazione, vendono tutto ci� che
possiedono.[10] Oltre il 50% dei palestinesi ora � completamente dipendente
dagli aiuti alimentari, tuttavia, come per molte delle organizzazioni
umanitarie incontrate dalla missione, l'ingresso e gli spostamenti nei
territori palestinesi per i supporti alimentari viene spesso respinto e i
veicoli sono costretti a tornare indietro. Per l'ONU e per le ONG l'accesso
umanitario spesso � ostacolato. Nel maggio 2003, per esempio, una
delegazione dell'UNSCO � stata bloccata a Gaza per 5 giorni e le forze
occupanti le hanno impedito di partire. Il fatto che i palestinesi non
ricevano abbastanza cibo, attraverso gli aiuti o meno, � dimostrato dal
rapido peggioramento dei livelli di malnutrizione.

Cause della crisi alimentare
(i) Chiusure e limitazione degli spostamenti
Una limitazione senza precedenti degli spostamenti dei palestinesi all'
interno dei territori occupati li sta privando non solo della loro libert�
di movimento, ma anche del diritto al cibo. La vasta imposizione dei
coprifuoco, delle chiusure stradali, dei sistemi di permessi, dei checkpoint
di sicurezza e dello "spalla a spalla" per lo scarico di merci dei camion
imposto dalle forze militari occupanti, stanno producendo una crisi
umanitaria. Uno studio finanziato dagli USAID sostiene che "l'attacco dell'
intifada del settembre 2000 e le conseguenti incursioni militari israeliane,
le chiusure e il coprifuoco, hanno devastato l'economia palestinese, nonch�
minato quei sistemi su cui si basa la popolazione civile palestinese per i
bisogni elementari, compresi il cibo e la salute."[11] La Banca Mondiale ha
osservato che la "la vera causa imputabile per la crisi economica
palestinese � la chiusura".[12] Le limitazioni agli spostamenti significano
che l'economia � quasi collassata e che molti palestinesi non sono in grado
di nutrirsi da soli: non possono andare a lavorare, o coltivare i loro
campi, o andare a comprare il cibo. Per molti, questa incapacit� di nutrire
le proprie famiglie sta portando a una perdita della dignit� umana e a una
disperazione totale, che passa spesso attraverso l'arroganza e l'umiliazione
ai checkpoint, quando gli abitanti provano a recarsi al lavoro o a comprare
del cibo.[13] Come scrive Avraham Burg, l'illustre ex voce del Knesset e ora
membro del Partito laburista Knesset, "� difficile comprendere l'esperienza
umiliante vissuta dall'arabo disprezzato, costretto a strisciare per ore
lungo le strade dissestate e assediate che gli sono state cedute"[14]. Le
chiusure impediscono gli spostamenti non solo tra le zone palestinesi e
Israele, ma anche entro i territori palestinesi. Le strade sono chiuse tra
quasi tutti i villaggi e le cittadine, tramite i checkpoint equipaggiati di
soldati o attraverso barriere fisiche come blocchi di cemento e trincee
profonde. La maggior parte dei viaggi che avrebbero richiesto qualche minuto
ora richiedono diverse ore o giorni, anche per raggiungere il villaggio pi�
vicino. L'osservatore ha notato che � quasi sempre possibile allungare il
percorso attraverso le montagne per chi � in forma e per chi � un buon
camminatore, ma non per chi � anziano, debole, affamato o ammalato, il che
rende sospetta la giustificazione delle chiusure come una misura di
sicurezza efficace. I movimenti di merci sono controllati attraverso un
sistema di "spalla a spalla" che richiede a tutti i camion di scaricare le
merci su un lato del checkpoint per poi ricaricarle su un altro camion
parcheggiato nel lato opposto del checkpoint. Considerato il numero di
checkpoint che chiudono le strade lungo tutta la Sponda Occidentale e a
Gaza, ci� aumenta terribilmente il costo dei trasporti alimentari e della
produzione agricola.[15] In certi casi, il passaggio degli alimenti e della
produzione agricola viene respinto per giorni ai checkpoint senza alcuna
spiegazione. In vari checkpoint sulla Sponda Occidentale, l'osservatore ha
visto camion di frutta e legumi marcire sotto il sole. Ogni palestinese deve
ottenere il permesso di viaggio per qualsiasi distanza lunga o per poter
lavorare in Israele. Pi� di 100.000 lavori di palestinesi in Israele sono
stati persi dallo scoppio dell'intifada, quando i permessi sono stati
revocati. Ma ai palestinesi � richiesto anche di fare domanda per il
permesso di viaggio da una cittadina della Sponda Occidentale all'altra, e
spesso i permessi sono negati senza una vera spiegazione.[16] I coprifuoco,
a volte, sono imposti per giorni tenendo la gente di intere localit� dentro
casa sotto arresto domiciliare virtuale.[17] Queste misure rendono la vita
quasi insopportabile e minacciano seriamente la sicurezza alimentare di
tutti i palestinesi. Molte ONG (israeliane, palestinesi e internazionali)
suggeriscono che queste misure militari non stiano servendo la causa della
sicurezza, bens� sono state imposte come forme di punizione collettiva; l'
obiettivo di queste norme non sono i soggetti particolari che potrebbero
rappresentare una minaccia, ma piuttosto mettere a rischio la sicurezza
alimentare della maggior parte della popolazione palestinese. Durante la
permanenza di Ziegler, le forze occupanti hanno eliminato pochissime
chiusure e checkpoint. Sebbene l'esercito si fosse ritirato da alcune
localit� palestinesi, nella maggior parte dei casi i carri armati si sono
spostati semplicemente alle periferie delle citt�. Per esempio, l'
osservatore ha visitato Betlemme in un momento in cui i militari si erano
trasferiti fuori dalla citt�, cedendo il controllo alla polizia palestinese;
tuttavia, anche in questo periodo di ritirata, gli abitanti di Betlemme
avevano l'impressione di vivere in una prigione, circondata da carri armati
ritiratisi solo alle porte della citt�.[18] A un checkpoint armato, al
veicolo stesso dell'osservatore in uscita da Betlemme � stato impedito di
passare: gli � stato ordinato di fare inversione e di usare un'altra strada.
La scarsit� d'acqua � un problema serio tanto quanto quello della mancanza
di cibo. Con il sistema dei checkpoint e delle chiusure, le cisterne d'acqua
non possono sempre raggiungere i villaggi oppure, in maniera del tutto
arbitraria, non gli � concesso di attraversare i checkpoint, lasciando le
comunit� senz'acqua per giorni.[19] La situazione � molto pi� grave per le
circa 280 comunit� rurali dei territori occupati che non hanno accesso ai
pozzi o all'acqua corrente ma che sono del tutto dipendenti dall'acqua
inviata dalle cisterne municipali e private. Il prezzo di questa acqua �
cresciuto fino all'80% dal settembre 2000, in seguito all'aumento dei costi
di trasporto dovuti alle chiusure, mentre la qualit� dell'acqua messa nelle
cisterne non incontra pi� gli standard dell'acqua potabile WHO.


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