Massaua torna italiana

Denuncia l'opposizione eritrea: l'Italcantieri di Paolo Berlusconi e la
Regione Lombardia di Formigoni stanno costruendo 5000 villette nel porto
eritreo. Mentre il premier Silvio scongela il presidente-dittatore Isaias
Afeworki e lo ospita in Sardegna



ANTONELLO CATACCHIO



MILANO. Pochi giorni fa presso Fiera Milano si � svolto il Bit, il salone
del turismo. Tra le novit� uno stand del ministero del turismo eritreo. Uno
stand ricco per un paese fra i pi� poveri del mondo. Con tanto di acquario
per magnificare gli straordinari fondali del mar Rosso. Peccato che
all'eventuale visitatore interessato non potevano essere date informazioni.
Al momento non esiste turismo in Eritrea. Ma qualcosa potrebbe cambiare.
Nella zona di Massaua si stanno costruendo 5mila villette. Per fare questo
sono state distrutte delle case, comprese testimonianze storiche ancora
precedenti all'impero ottomano che risalgono e zone di parco. Secondo il
Fronte di liberazione eritreo �l'Italcantieri � gia pronta con piani e
progetti per costruire abitazioni civili e centri turistici che saranno
finanziati nell'ambito degli accordi fra Unione europea e Acp. Il centro
turistico pi� ambizioso � quello di Massaua e dell'arcipelago Dahlak. Il
dittatore eritreo ha gia emesso la sentenza di esproprio contro i legittimi
proprietari. I clienti del centro turistico saranno i militari Usa
dispiegati dal Canale di Suez al Golfo di Oman�.

Quel che colpisce di questo fatto � che l'Italcantieri non appartiene a un
imprenditore qualsiasi, ma a Paolo Berlusconi. Altre fonti eritree dicono
che la costruzione di cinquemila villette rientrerebbe in un'iniziativa
della Regione Lombardia analoga a quella compiuta dal governo tedesco per
favorire il rientro degli immigrati eritrei in patria assegnando loro
un'abitazione. Resta il fatto che se queste villette venissero costruite
(per favorire il rientro o meno) qualcuno ci guadagner� pure per realizzarle
e sarebbe piuttosto imbarazzante se fosse vero che il fratello del
presidente del consiglio dovesse trarre profitto dalla collaborazione con un
regime dittatoriale come � divenuto col tempo quello del presidente Isaias
Afeworki.

Il perch� � presto detto. Dopo 30 anni di guerriglia per affrancarsi
dall'Etiopia (dal 1962 al 1991) l'Eritrea � diventata ufficialmente
indipendente nel `93. Capo riconosciuto e all'epoca idolatrato proprio
Isaias Afeworki. Che col passare degli anni si � trasformato in dittatore.
La costituzione non � mai entrata in vigore. Non si sono mai tenute
elezioni. Un contenzioso con l'Etiopia ha portato di nuovo alla guerra nel
`98, conclusa con un precario accordo di pace nel 2000. Nel frattempo molti
uomini del governo di Afworki, caduti in disgrazia, sono finiti in galera o
sono spariti senza lasciare traccia. Nel paese non esiste libert� di stampa
o altri partiti se non quello al potere. Al punto che una recente nota
informativa del dipartimento di stato Usa (nonostante la stretta alleanza
con l'Asmara), ribadisce come si tratti di un regime dittatoriale senza
alcun rispetto per i diritti umani.

Anche l'Unione europea la pensa cos�, dopo che nel 2001 Afeworki decise di
espellere l'ambasciatore italiano Antonio Bandini (che all'epoca era anche
il rappresentante della Ue nel paese).

Un regime del terrore, che spinge molti a fuggire in Europa, nelle abituali
condizioni disastrate, soprattutto giovani che oltre a temere la Hagerawi
Dehnet, la polizia segreta hanno anche sentore di nuove guerre cui sarebbero
costretti a partecipare da una leva obbligatoria praticamente infinita.

Questo il quadro generale che vede quindi il regime di Afeworki guardato con
riprovazione e sospetto da tutti. Meglio, quasi tutti. Nel giugno 2002
infatti inizia il disgelo tra governo italiano e dittatura eritrea. Silvio
Berlusconi e il ministro per gli italiani nel mondo Tremaglia incontrano a
Roma Afeworki per ristabilire le relazioni diplomatiche, interrotte dalla
cacciata dell'ambasciatore. Subito dopo il dittatore parte per Milano per
incontrare il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni e gli
imprenditori lombardi. Incontri proficui. Che portano poi alla prima visita
in Eritrea del vicepresidente Pier Giorgio Prosperini, accompagnato dal
consigliere comunale di Milano Carla De Albertis. Poi � viavai. Afeworki
torna a Milano, Prosperini torna a Massaua (e si guadagna sul campo la
cittadinanza onoraria eritrea). Afeworki torna in Italia, in vacanza, in
Sardegna (si dice ospite di esponenti del Polo, ma qualcuno ipotizza sia
statoospite di Paolo Berlusconi). Il ministro Tremaglia va a Massaua e
incontra Afewotki sulla Vespucci. La Regione Lombardia firma un protocollo
d'intesa che stabilisce collaborazioni nel campo della formazione
professionale, della sanit�, dell'artigianato, del commercio, della piccola
e media impresa, del turismo e della tutela del territorio.

Ieri al circolo De Amicis di Milano, � intervenuto Herui Tedla Baru,
segretario generale della Eritrean National Alliance, l'organismo operante
all'estero che raggruppa la maggior parte delle forze che si oppongono alla
dittatura. Il segretario, in perenne viaggio diplomatico (� appena rientrato
dagli Usa), insieme a Alganesh Fessaha (rappresentante in Europa) sottolinea
come il paese stia morendo di dittatura, che l'Unicef ha denunciato il
reclutamento di bambini nell'esrcito, ma che l'Alleanza rifugge dal
terrorismo perch� farebbe ulteriormente precipitare le condizioni di vita
gi� disperanti della gente, e denuncia come il paese sia sull'orlo del caos
o di una nuova guerra perch� Afeworki sta armando sempre pi� l'esercito: il
governo eritreo utilizza i soldi che entrano dai rapporti commerciali per
comprare armi ed equipaggiamenti militari. E qui si inserisce anche la nuova
variante edlizia, frutto dei numerosi scambi diplomatici. �Paolo Berlusconi
sta costruendo 5000 villette in Eritrea e appoggia cos� di fatto un governo
dittatoriale con decine di dissidenti tenuti in carcere, torturati e
seviziati e di cui si � perduta ogni traccia�, afferma il segretario
dell'Ena.

Forse sarebbe il caso che governo centrale, Regione Lombardia e Italcantieri
facessero chiarezza.

http://www.ilmanifesto.it/oggi/art39.html
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