Ecco una sintesi dell'incontro (a Imola, il 4 ottobre presso "Trama di
terre") con una ragazza, Liad degli "Anarchiche e anarchici israeliani
contro il muro". Se vi pare utile, utilizzatelo pure (mi fa piacere se mi
avvisate) - ciao, Daniele

Il quadro in cui ci muoviamo - spiega Liad - lo conoscete. In sintesi: c'�
una crescita di odio dalle due parti; la sinistra moderata israeliana �
scomparsa; l'economia di Israele � al collasso (di questo si parla meno)
per via delle spese militari.

Il nostro gruppo nasce nel marzo 2003 per concentrarsi prevalentemente in
azioni di resistenza nonviolenta contro l'edificazione del muro
dell'apartheid (650 chilometri). Ci sono altre azioni di israeliani a
fianco dei palestinesi ma si tratta (come per la raccolta delle olive) di
una solidariet� dall'esterno, mentre a noi pare fondamentale fare
resistenza insieme (� un concetto che Liad ripeter� pi� volte). Anche
perch� i rapporti di fiducia anche fra gli israeliani non allineati con il
loro governo e i palestinesi erano deteriorati o inesistenti. Molti
palestinesi criticano lo stile soltanto "solidale" anzich� di lotta comune
della sinistra israeliana. Anche le poche manifestazioni comuni vengono
decise al telefono da un paio di leader senza coinvolgere palestinesi e
israeliani nella discussione: questo modo non piace a molti (e ovviamente
noi anarchici siamo completamente d'accordo con questa critica, sottolinea
Liad).

Cos'� il muro? Al di l� delle menzogne propagandistiche, il suo scopo �
annettere altra terra subito e costringere quei palestinesi che si
troveranno in piccole "enclaves" - cio� circondati da ogni parte da
israeliani - ad andarsene lasciando altre terre.

Perch� contro il muro? Noi abbiamo scelto di privilegiare questo terreno
d'azione perch� la costruzione del muro esaspera la situazione presente. Ci
sembra che una resistenza nonviolenta contro questo muro illegittimo (anche
la corte dell'Aja lo ha definito tale) non possa essere criticata dalle
persone in buona fede o dall'opinione pubblica internazionale. Abbiamo
scelto di organizzare manifestazioni insieme ai palestinesi. una scelta del
tutto nuova. Per gli israeliani andare in Palestina (il contrario �
impossibile, impensabile) � un'esperienza choccante: li cambia
completamente sul piano emotivo ma anche su quello politico. Ed � anche per
questo che lo Stato israeliano ha paura di questo incontro e cerca di
impedirlo, addirittura di renderlo illegale. Cos� nel 2003 abbiamo fatto un
lungo campo di formazione assieme ai palestinesi disponibili. Mai era
successo prima. Abbiamo scelto Mas'ha, un villaggio laico in un territorio
dove il muro avrebbe sottratto il 95 per cento dei territori ai palestinesi
rinchiudendoli dentro una enclave. Il campo � durato 4 mesi e di l� sono
passate oltre mille persone. Abbiamo fatto training insieme e insieme
abbiamo pianificato azioni dirette nonviolente.

Ora siamo impegnati soprattutto a sostenere la resistenza popolare contro
l'edificazione del muro. Intorno a Gerusalemme per esempio sono nati
spontaneamente molti comitati nei villaggi: spesso sono le donne da sole a
opporsi alle ruspe, ai bulldozer; talvolta ci sono gruppi di vecchi o di
bambini. Noi cerchiamo di essere fra loro, ben riconoscibili. Siamo
consapevoli che non riusciremo a fermare il muro ma ci pare molto
importante mostrare che esiste una resistenza congiunta. Alcune volte
questi gruppi sono riusciti a smontare dei bulldozer, altre volte li hanno
fermati a lungo, soprattutto se c'era molta gente. Di solito, la nostra
presenza costringe l'esercito a non scatenarsi contro i palestinesi o
almeno limita la loro violenza. (Nelle immagini che scorrono, mentre Liad
parla, si vede anche un cancello che viene smantellato. prima che
l'esercito israeliano carichi).

Noi - precisa Liad - siamo contro il muro comunque; nella sinistra
israeliana c'� chi si dice disposto ad accettarne uno pi� "umano". Siamo
riusciti a fare in media 2 manifestazioni a settimana ma in certi periodi
anche 4 al giorno. Durante le molte azioni contro il muro sono morti 5
palestinesi ma sempre quando noi non c'eravamo o eravamo troppo lontani. La
nostra presenza � quasi sempre un deterrente.

Vogliamo rappresentare un'alternativa nonviolenta. Non � nostro compito
dire ai palestinesi che non devono tirare pietre. Noi per� offriamo,
cerchiamo di rendere visibili pratiche nonviolente che possano essere agite
da tutte e tutti, non solo da giovani maschi aggressivi come spesso accade.

Nel dicembre 2003 per la prima volta durante queste azioni uno di noi �
stato gravemente, quasi mortalmente, ferito (� Gil Naamati; nel marzo 2004
sar� ferito anche Italy Levinski). Potrebbe sembrare un discorso razzista
sottolineare che � stato ferito in modo grave un israeliano quando
purtroppo ogni giorno vengono uccisi molti palestinesi. Ma voi dovete
capire - Liad lo ripeter� anche pi� tardi, nella discussione - che era la
prima volta che un cittadino israeliano veniva ferito durante una protesta
pacifica dai soldati israeliani (che in teoria erano impegnati a difendere
anche la sua e la nostra sicurezza). A parte lo choc in Israele, questa
nostra determinazione, l'essere disposti a rischiare, ci ha fatto
guadagnare la fiducia di molti palestinesi; ci� ci consente oggi di
lavorare insieme in molti luoghi. Ovviamente lo Stato israeliano non
gradisce. attualmente 20 di noi (io compresa) attualmente si trovano sotto
processo.

Il nostro gruppo non discute di questioni generali ma � nato per
organizzare e sostenere queste azioni. Perci� non posso parlare di grandi
questioni strategiche a nome degli altri. In generale ci definiamo
anti-sionisti oltre che (ma questo � logico per degli anarchici) contro lo
Stato.

Come accenna Liad - ne tratta pi� ampiamente una doppia intervista, a lei e
a Jonathan, apparsa sul numero 94 della rivista Germinal - l'incontro fra
culture diverse offre a tutti elementi di riflessione; certi gruppi
anarco-punk, pure impegnati contro il nucleare israeliano e per sostenere
Mordecai Vanunu (il tecnico incarcerato per aver svelto i segreti atomici),
non avevano mai parlato con palestinesi e viceversa. "C'� una separazione
assoluta fra le due societ�. Non usiamo la parola apartheid come uno
slogan. Dall'inizio della seconda intifada quasi nessun civile israeliano �
entrato nei territori occupati":

Cosa potete fare voi per aiutarci? Certamente la prima cosa � sostenere la
resistenza degli oppressi. Tenendo presente che (� un dato di fatto,
piaccia o no) il lato israeliano � il pi� forte e dunque sono importanti -
realisticamente parlando pi� importanti - i piccoli segnali, le crepe che
riusciamo ad aprire dal lato degli oppressori; per questo la seconda cosa
importante da fare � appoggiare queste nostre azioni. Liad ripete: noi
siamo dei privilegiati, ne siamo consapevoli e proviamo ad usare questo
dato di fatto positivamente.

Al termine della relazione di Liad partono le domande (le persone presenti
erano 60-70 circa). Una � sui refusnik e sugli obiettori totali. La
risposta � ovvia: li appoggiamo, � un fenomeno in crescita. In linea di
massima, gli anarchici (ma anche altri) tendono a non fare il militare e
dunque preferiscono dichiararsi "pazzi" che perdere due anni in caserma o
in prigione. Una seconda domanda � sul boicottaggio: serve? "Se �
selettivo, io penso che possa servire" risponde Liad: "intendo dire che
bisogna individuare ci� che � prodotto nei territori occupati (la lista �
sui siti anarchici, come http://www.ecn.org/uenne ) e possibilmente
convincere e/o costringere l'Unione europea a bloccarne l'importazione.
Forse sar� politicamente poco corretto - e Liad lo dice sorridendo - ma per
ottenere un risultato davvero efficace dovreste fare un lavoro di lobby
sull'Unione europea.

Una terza domanda - dopo aver premesso "beh, forse � scontato ma ci tengo a
dirvi brave e bravi" - chiede se il dissenso (questo dissenso radicale) sta
crescendo nella societ� israeliana e se, in tempi di crisi economica, si
intravedono rilevanti spaccature fra israeliani poveri e ricchi o magari
fra gli ebrei di pi� antica e di recente o recentissima immigrazione. S�,
questo dissenso cresce - � la risposta - e non solo con una connotazione
anarchica, anche perch� la sinistra moderata si � liquefatta negli ultimi
10 anni; la crisi economica non mi pare un elemento che possa mettere in
seria difficolt� lo Stato israeliano. Gli aspetti fondanti - insiste Liad -
di Israele sono il razzismo e la violenza: un razzismo che non riguarda
solo i palestinesi ma investe tutta la societ�, cio� gli ultimi arrivati,
gli ebrei di origine africani, gli immigrati che arrivano qui per svolgere
lavori servili; una violenza che invade ogni piega della societ�.

A conclusione di questa sintesi (non sono riuscito a riportare tutto, anche
perch� dopo tre ore Liad e la bravissima traduttrice erano davvero stanche.
ma anche io un po' lo ero) segnalo che presso i gruppi libertari � in
vendita (a un prezzo minimo di 7 euro) il cd Anarchists against the wall
con un video, vari documenti e una presentazione "in ppt"; il ricavato
ovviamente "va a sostegno delle lotte dei compagni in Israele e nei
territori occupati".

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f i n e







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