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GRANELLO DI SABBIA (n�135)
Bollettino elettronico settimanale di ATTAC
Mercoled� 10 novembre 2004
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Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera pi� ampia
possibile.
Numero di abbonati attuali: 7 067
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Indice degli argomenti

I custodi dei semi

1 - Bolkestein o Frankestein?
di Marco Bersani
Dall'Ue una direttiva contro lo stato sociale e i diritti del lavoro

2 - Direttiva Bolkestein, welfare sotto scacco
di Raoul Marc Jennar, ricercatore presso Oxfam solidarit� (bruxelles) e
Urfig (parigi).
Deregolamentazione del mercato del lavoro, privatizzazione dei servizi.
Tutto ci� che si nasconde dietro il provvedimento che sta per essere varato
in Europa (.)

3 - Ancora pi� potere nel Gats per la Commissione UE!
di tradewatch.splinder.com
Uno studio sugli effetti della direttiva bolkestein sui negoziati gats

4 - "Paradisi fiscali": i postriboli della globalizzazione
di Emir Sader
La globalizzazione liberista necessita dei "paradisi fiscali" cos� come la
famiglia tradizionale necessitava dei postriboli (.)Traduzione a cura di
Cecilia de Vita

5 - Localizzare anzich� globalizzare, la meta di un'economia diversa
di Maria Mies
Il concetto "localizzare anzich� globalizzare" non significa solamente un
restringimento degli spazi economici. Implica un' altra prospettiva, un
altro modello di economia e societ� (.) Traduzione a cura di Chiara Arnolfi


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I custodi dei semi
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Bruciate la nostra terra
bruciate i nostri sogni
gettate acido sui nostri canti
coprite di polvere
il sangue della nostra gente massacrata
coprite con la vostra tecnologia
le voci di tutto ci� che � libero
selvatico indigeno.
Distruggete
Distruggete
la nostra erba e il nostro suolo
radete al suolo
ogni fattoria e ogni villaggio
costruiti dai nostri antenati
ogni albero,ogni casa
ogni libro,ogni legge
tutto ci� che � giusto e armonioso.
Con le vostre bombe spianate ogni vallata
con le vostre imposizioni
cancellate il nostro passato,
la nostra letteratura,la nostra metafora.
Spogliate le foreste
e la terra
fino al punto che nessun insetto
nessun uccello
nessuna parola
possa pi� trovare un posto per nascondersi.
Fate tutto questo e anche di pi�.
Non ho paura della vostra tirannia
non mi disperer� mai
perch� conservo un seme
un piccolo seme vivente
che custodisco
e pianter� di nuovo.

(poesia palestinese)

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1 - Bolkestein o Frankestein?
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di Marco Bersani

Si chiama Bolkestein - dal nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e
il Mercato Interno dell' uscente commissione Prodi - la Direttiva con cui
l'UE si appresta a dare il colpo di grazia a quel che resta del "modello
sociale europeo", gi� agonizzante dopo le privatizzazioni che si sono
succedute e la continua messa in discussione dei diritti sociali e del
lavoro.
La proposta di Direttiva - approvata all'unanimit� della Commissione Europea
nello scorso 13 gennaio - � entrata in dirittura d'arrivo : il prossimo 11
novembre si terr� l'udienza al Parlamento Europeo della Commissione per la
Concorrenza e il Mercato Interno; a fine novembre sar� sottoposta al vaglio
del Consiglio dei Ministri Europei; da l� inizier� l'iter procedurale per
giungere, probabilmente a marzo 2005, al voto finale del Parlamento Europeo.
La Direttiva Bolkestein -elaborata dopo la consultazione di ben 10.000
aziende europee e nessun sindacato e/o organizzazione della societ� civile-
� uno degli obiettivi di mobilitazione contenuti nell'appello dei movimenti
sociali uscito dal Forum Sociale Europeo di Londra, in cui si � proposto il
lancio di una campagna continentale per il ritiro completo e immediato della
stessa.
Proviamo a capire perch�.

Come il Gats
Pomposamente annunciata come un provvedimento teso a "diminuire la
burocrazia e ridurre i vincoli alla competitivit� nei servizi per il mercato
interno", la Direttiva Bolkestein (IP/04/37) si prefigge di imporre ai 25
Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza
alcun limite, in tutte le attivit� di servizio"; dove, per servizio si
intende (art. 4) "ogni attivit� economica che si occupa della fornitura di
una prestazione oggetto di contropartita economica". E' evidente la
similitudine con i principi e le procedure gi� stabilite in sede di
Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con l' Accordo generale sul
Commercio dei Servizi (Gats). Similitudine che � esplicitata direttamente a
pag. 16, laddove si dice come " i negoziati Gats sottolineano la necessit�
per l'UE di stabilire rapidamente un vero mercato interno dei servizi per
assicurare la competitivit� delle imprese europee e rafforzare la sua
posizione negoziale". Ed ecco svelato l'arcano: l'Europa deve privatizzare i
servizi sul mercato interno per poter pretendere, da una posizione di forza
all'interno dei negoziati Gats, la privatizzazione dei servizi nel resto del
mondo. Ovvero, siamo all'Europa che, lungi dal proteggere le popolazioni
dalla globalizzazione neoliberista, si candida ad assumerne la guida.

Peggio del Gats
Ma la Direttiva Bolkestein va ancora oltre. Innanzitutto perch� - al
contrario del Gats - non prevede alcuna possibilit� di restrizioni nazionali
all'accordo. Configurandosi come una direttiva "orizzontale" e non nominando
alcun settore in particolare, si applica dovunque sia possibile l'apertura
di un mercato, intendendo l'esistenza di un mercato "ogni settore di
attivit� economica in cui un servizio pu� essere fornito da un privato". In
secondo luogo perch� gli ostacoli "burocratici" alla competitivit�, che si
prefigge di eliminare, sono in larga parte le disposizioni prese dai poteri
pubblici per la migliore prestazione del servizio in termini di garanzie
sociali ed ambientali, di tutela dell'accesso universale, di trasparenza
delle procedure, di qualit� del servizio, di diritti del lavoro, di
contenimento delle tariffe.
In pratica, si rimette radicalmente in discussione il potere discrezionale
delle autorit� locali; poco importa che queste ultime siano elette e
controllate democraticamente dai cittadini, a differenza dei membri della
Commissione Europea!

Il principio del paese d'origine
Ma il cuore della Direttiva Bolkestein - e la sua eccezionale gravit� -
risiede nell'art. 16 relativo al principio del paese d'origine. Con questo
principio, l' UE rinuncia definitivamente alla pratica dell'armonizzazione"
fra le normative dei singoli Stati, pratica che era finora assurta ad
elemento quasi fondativo dell'Unione stessa.
Secondo il nuovo principio, un fornitore di servizi � sottoposto
esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l'impresa, e non a quella
del paese dove fornisce il servizio. Per dirla in parole semplici quanto
apparentemente incredibili : un' impresa polacca che distacchi lavoratori
polacchi in Francia o in Belgio, non dovr� pi� chiedere l'autorizzazione
alle autorit� francesi o belghe se ha gi� ottenuto l'autorizzazione delle
autorit� polacche, e a quei lavoratori si applicher� solo la legislazione
polacca.
E' evidente, in questo principio, la novit� introdotta dall'allargamento
dell'UE agli ex-paesi dell'Est: poich� entrano nell' UE paesi le cui
legislazioni fiscali, sociali e ambientali in questi quindici anni di
"transizione" sono divenute quelle proprie dello "Stato minimo", si
abbandona l'armonizzazione e si prepara un processo di vero e proprio
dumping sociale. Siamo di fronte ad un incitamento legale a spostare le
imprese verso i Paesi a pi� debole protezione sociale e del lavoro, e, una
volta approvata definitivamente la Direttiva, a pressioni fortissime sui
Paesi i cui standard sociali e di lavoro sono storicamente molto pi�
avanzati.

Colpo di grazia allo stato sociale e ai diritti del lavoro
Senza volersi addentrare in ulteriori, ma significativi, dettagli - come, ad
esempio, il fatto che il controllo sulle condizioni di lavoro dei lavoratori
distaccati in un altro paese � affidata agli ispettori del paese
d'origine! - appaiono chiarissimi i segni che la Direttiva Bolkestein �
destinata a lasciare:
a) apertura alla concorrenza e alla privatizzazione di quasi tutte le
attivit� di servizio, dalle attivit� logistiche di qualunque impresa
produttiva ai servizi pubblici come istruzione e sanit�;
b) deregolamentazione totale dell'erogazione dei servizi con drastica
riduzione, se non annullamento, delle possibilit� d'intervento degli enti
locali e delle organizzazioni sindacali;
c) destrutturazione e smantellamento del mercato del lavoro attraverso la
precarizzazione e il dumping sociale all'interno dell' Unione Europea

Necessaria una mobilitazione di massa
Se questo � il quadro, stupisce come la risposta da parte di partiti,
sindacati e movimenti abbia tardato ad arrivare. A partire
dall'informazione, ancor oggi patrimonio di poche e volenterose
organizzazioni, ma priva della diffusione di massa che una Direttiva cos�
grave meriterebbe.
Al Forum Sociale Europeo di Londra, la rete europea di Attac ha costruito
due seminari ed un workshop che hanno visto la partecipazione di componenti
importanti dei sindacati e dei movimenti : dalle marce europee alla
Federazione Europea dei Trasporti, dall'insieme dei sindacati nordici
(svedesi e belgi in prima fila) al Sud-PTT francese, da Oxfam Solidarity
alla Cgil - Funzione Pubblica. Ma tutto ci� continua ad essere largamente
insufficiente rispetto alla portata dell'attacco ai diritti, prevista dalla
direttiva Bolkenstein. Senza una forte mobilitazione dei sindacati nazionali
ed europei, dei movimenti sociali continentali, delle forze politiche nei
Parlamenti nazionali ed Europeo, la partita del modello sociale europeo
rischia di essere definitivamente persa. Per questo e da subito, occorre che
nei luoghi di lavoro, nei territori e nelle sedi istituzionali si
costruiscano percorsi di sensibilizzazione e di mobilitazione che, a partire
dalla prossima scadenza dell' 11 novembre al Parlamento Europeo, giungano
nel marzo 2005 a Bruxelles con una grandissima manifestazione per l'Europa
sociale e per il ritiro "senza se e senza ma" della famigerata Direttiva
Bolkestein. Un'altra Europa � possibile, ma a condizione che ciascuno si
assuma la sua parte nel difficile compito di costruirla.


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2 - Direttiva Bolkestein, welfare sotto scacco
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di Raoul Marc Jennar, ricercatore presso Oxfam solidarit� (bruxelles) e
Urfig (parigi).

La Commissione europea ha annunciato una nuova Direttiva tesa a �ridurre i
vincoli alla competitivit� (IP/04/37, 13 gennaio 2004). Dietro questi
propositi si nasconde un nuovo attacco irresponsabile della Commissione
contro quel che resta del �modello europeo�, agonizzante dopo le
privatizzazioni che si sono succedute e le ripetute rimesse in causa dei
diritti sociali. Si tratta di un progetto di Direttiva "relativa ai servizi
per il mercato interno", preparato dall'ultraliberista commissario europeo
Bolkestein. Il testo del progetto, il comunicato stampa e una valutazione
generale della Direttiva si trovano sul sito
http: //www. europa. eu.
int/comm/internal_market/fr/services/services/index. htm.
L'obiettivo � imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della
concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attivit� di
servizio che non sono gi� coperte da altre normative europee. Ci� significa
che la logica del profitto s'imporr� ovunque. Chi ha familiarit� con le
regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) e dell'Accordo
generale sul commercio dei servizi (Agcs/Gats), riconoscer� in questo
progetto di Direttiva i principi e le procedure gi� stabilite da quegli
accordi. Ancora una volta l'Unione europea non protegge dalla
globalizzazione neoliberista; ne prende, anzi, la guida.

Oggetto della Direttiva
Il progetto di Direttiva stabilisce �un quadro giuridico generale per
eliminare gli ostacoli alla libert� di insediamento dei fornitori di servizi
e alla libera circolazione dei servizi in seno agli Stati membri�. La
Direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: �Ogni attivit� economica
che, secondo l'art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di
una prestazione oggetto di contropartita economica�. Chiaramente sono presi
in considerazione tutti i servizi eccetto quelli erogati direttamente e
gratuitamente dai poteri pubblici: l'istruzione e la cultura, la sanit� e le
cure sanitarie. Un promemoria della Commissione (Memo/04/03, 13 gennaio
2004) presenta una lista incompleta dei servizi presi in considerazione
dalla Direttiva, che vanno dai servizi giuridici alle professioni
artigianali, l'edilizia, la distribuzione, il turismo, i trasporti, i
servizi sanitari e di copertura delle cure sanitarie, i servizi ambientali,
gli studi di architettura, le attivit� culturali, il collocamento.

Gli "ostacoli"
Gli "ostacoli" sono rappresentati dalle legislazioni e regolamenti
nazionali, considerati dalla Commissione europea �arcaici, obsoleti e in
contraddizione con la legislazione europea�. Occorre �riformare� per
�modernizzare�. Ma questi "ostacoli" sono spesso disposizioni prese dai
poteri pubblici per la migliore prestazione del servizio dal punto di vista
dell'utilizzo dei fondi pubblici, dell'accesso di tutti, delle garanzie
fornite per la sua qualit�, del diritto al lavoro, delle tariffe, della
trasparenza. Gli "ostacoli" presi di mira dalla Commissione europea sono
dunque decisioni che i poteri pubblici hanno preso per evitare che il
settore dei servizi diventi una giungla. Ecco perch� la Commissione europea
intende rimettere in causa �il potere discrezionale delle autorit� locali�
(IP/02/1180 del 13 luglio 2002), ossia delle istituzioni elette e
controllate democraticamente. La Direttiva proposta � una vera e propria
aggressione portata da un gruppo di tecnocrati al servizio delle imprese
private contro le scelte operate in passato dalle istituzioni votate a
suffragio universale.

Modus operandi
Il principio del Paese d'origine (art. 16) Allo scopo di eliminare gli
ostacoli alla libera circolazione dei servizi, il progetto rinuncia a una
pratica consolidata nella costruzione europea, quella dell'armonizzazione,
assurta quasi a principio fondatore. Per comprendere questo cambiamento
radicale, occorre avere presente l'importanza dell'ingresso dei nuovi dieci
stati membri, le cui legislazioni fiscali, sociali e ambientali sono quelle
proprie dello "Stato minimo". L'armonizzazione non risponde pi�
necessariamente all'interesse delle imprese private e, dal momento che ci�
ora serve, viene sostituita dal "principio del Paese d'origine". Secondo
questo principio, un fornitore di servizi � sottoposto alla legge del Paese
in cui ha sede l'impresa, e non a quella del Paese dove fornisce il
servizio. Ci si trova di fronte a un vero e proprio incitamento legale a
spostarsi verso i Paesi dove le normative fiscali, sociali e ambientali sono
pi� permissive, con il risultato che il nuovo principio, una volta diventato
norma europea, eserciter� una forte pressione sui Paesi i cui standard
fiscali, sociali e ambientali proteggono di pi� l'interesse generale. Con il
"principio del Paese d'origine", la Direttiva viola l'art. 50 del Trattato
istitutivo della Comunit� europea, secondo cui �il fornitore di servizi pu�
esercitare a titolo temporaneo la sua attivit� nel Paese in cui fornisce la
prestazione alle stesse condizioni che questo Paese pratica alle imprese
nazionali�. La regola del "Paese d'origine" diventer� pertanto una facile
scappatoia per le imprese erogatrici di servizi.
2. Regimi di autorizzazione (artt. da 9 a 15) Per facilitare la libert� di
insediamento, gli Stati dovranno limitare le condizioni poste
all'autorizzazione di insediamento di un'attivit� di servizio. Queste
condizioni dovranno essere non discriminatorie, obiettivamente giustificate
da ragioni imperative di interesse generale, adeguate a tali ragioni,
precise e non equivoche, obiettive e rese pubbliche in anticipo. Nel caso in
cui i poteri pubblici non rispettino queste condizioni, il fornitore privato
di servizi potr� ricorrere in giudizio. Gli Stati non potranno pi�: esigere
la nazionalit� del Paese di insediamento da parte del fornitore, del suo
personale, dei detentori del capitale sociale, dei membri degli organi di
gestione e di sorveglianza; esigere la residenza nel territorio del Paese di
insediamento da parte delle stesse persone; subordinare l'autorizzazione
all'insediamento all'esistenza di un bisogno economico o alla domanda di
mercato; subordinare l'autorizzazione alla valutazione degli effetti
economici attuali o potenziali dell'attivit� prevista; subordinare
l'autorizzazione all'armonizzazione dell'attivit�; obbligare il fornitore a
costituire o partecipare a una garanzia finanziaria o a sottoscrivere
un'assicurazione presso un altro fornitore o organismo esistente sul
territorio in cui egli opera; obbligare il fornitore a essere stato iscritto
a un registro o ad aver esercitato quell'attivit� per un periodo minimo di
tempo. Gli Stati dovranno modificare le proprie legislazioni per eliminare
ogni caratteristica considerata "discriminatoria" nelle condizioni sotto
specificate, in modo da giustificarne la ragion d'essere e per provare che
tali esigenze non vanno oltre quanto necessario a raggiungere l'obiettivo:
limiti quantitativi o territoriali basati sulla popolazione o su una
distanza geografica minima; obbligo di costituirsi sotto una forma giuridica
particolare; esigenze legate alla detenzione di capitale: obbligo di
disporre di un capitale minimo per certe attivit� o avere una qualifica
personale particolare per detenere il capitale sociale o gestire certe
societ�; imposizione di un numero minimo di dipendenti; tariffe obbligatorie
(minima e massima) che il prestatore deve rispettare; divieti e obblighi in
materia di vendita a perdere e di saldi; obbligo da parte del fornitore di
dare accesso a servizi forniti da altri; obbligo da parte del fornitore di
servizi di fornire, insieme al suo, altri servizi specifici. Sar� la
Commissione europea, di cui si conosce la "devozione" verso le imprese
private, a verificare che la legislazione degli Stati membri si adegui alle
nuove disposizioni. Questo progetto sottrae ai poteri pubblici qualsiasi
diritto di indirizzare l'organizzazione dell'attivit� economica del proprio
Paese.
3. La sanit� (art. 23) La Direttiva non prevede norme particolari per nessun
settore dei servizi, tranne che per le cure sanitarie. Se un fornitore di
cure sanitarie dello Stato A vuole stabilirsi nello Stato B, quest'ultimo
non pu� subordinare l'autorizzazione dell'insediamento alla presa in carico
delle cure sanitarie da parte del forniture di cure dello Stato A sulla base
del sistema di sicurezza sociale dello Stato B (quello dove egli si vuole
stabilirsi). Un fornitore di cure che si stabilisca in un Paese, non �
quindi tenuto a rispettare il sistema di sicurezza sociale del Paese ospite.
Ci si trova in presenza della volont� deliberata da parte della Commissione
europea di togliere agli Stati il potere di decidere della loro politica
sanitaria. Cos� facendo, la Direttiva viola il principio di sussidiariet�
previsto dall'art. 152-5 del Trattato secondo cui �nella sanit� pubblica
l'azione della Comunit� rispetta pienamente la responsabilit� degli Stati
membri quanto a organizzazione ed erogazione di servizi sanitari e cure
mediche�.
4. L'armonizzazione commerciale (art. 29) La Commissione riscopre le virt�
dell'armonizzazione quando si tratta di decidere l'abrogazione di una norma
etica: l'interdizione della pubblicit� commerciale per le professioni
regolamentate, che viene considerata "desueta e sproporzionata" (IP/04/37
del 13 gennaio 2004). L'abrogazione deve permettere per esempio ai medici o
agli architetti per esempio di entrare pienamente nella competitivit�
commerciale e fare uso delle regole della concorrenza a scapito delle
riserve che impone loro la deontologia.

L'impatto
Le conseguenze di questa Direttiva, se adottata, sarebbero considerevoli.
1. La nuova definizione dei servizi � molto ampia e apre la strada alla
privatizzazione e alla messa in concorrenza di quasi tutte le attivit� di
servizio, compresa la quasi totalit� dell'insegnamento, la totalit� della
sanit� e delle attivit� culturali.
2. Il "principio del Paese d'origine" permette di deregolamentare e
privatizzare totalmente i servizi che non sono forniti direttamente e
gratuitamente dai poteri pubblici.
3. Il "principio del Paese d'origine" consente di destrutturare e
smantellare il mercato del lavoro nei Paesi in cui � organizzato e protetto:
un'impresa polacca che distacchi dei lavoratori polacchi in Francia o in
Belgio, ad esempio, non dovr� pi� chiedere l'autorizzazione alle autorit�
francesi o belghe se ha gi� ottenuto l'autorizzazione dalle autorit�
polacche e a quei lavoratori si applicher� solo la legislazione polacca.
Inoltre se l'impresa polacca utilizza personale che proviene, ad esempio,
dalla Ucraina (Paese che non fa parte dell'Unione), solo la legislazione
polacca verr� applicata a questi dipendenti. Infine il principio consentir�
alle imprese ad interim di distaccare lavoratori interinali negli altri
Stati membri senza la minima restrizione, alle condizioni salariali del
Paese d'origine.
4. La scomparsa delle restrizioni nazionali all'insediamento apre la strada
allo "Stato minimo", e cio� a uno Stato che ha perso il diritto di fare le
scelte fondamentali nella politica dell'istruzione, della sanit�, della
cultura e dell'accesso di tutti ai servizi essenziali.

La Direttiva e il Gats
Il progetto di Direttiva si pu� applicare a quattro modalit� di fornitura
dei servizi, che il Gats cos� definisce.
Prima modalit�: i servizi transfrontalieri, come quelli provenienti dal
territorio di un Paese membro e destinati a un altro Paese membro; ad
esempio, la trasmissione telematica di consulenze di avvocati del paese A al
paese B senza spostamento fisico di una delle due parti.
Seconda modalit�: il consumo transfrontaliero o quello all'estero, come
l'affitto da parte di un turista del paese A di una macchina all'estero.
Terza modalit�: la sistemazione di un fornitore di servizi di uno Stato
membro sul territorio di un altro Stato membro.
Quarta modalit�: il distacco temporaneo di persone, come ad esempio operai
edili del paese B occupati provvisoriamente nel paese A, nel quadro di un
contratto edile eseguito da una impresa del paese B. Il Gats riguarda tutti
i servizi di tutti i settori, con una sola eccezione, i servizi pubblici
forniti nell'esercizio del potere governativo a condizione che non lo siano
su base commerciale (devono essere gratuiti), n� in concorrenza con altri
fornitori.
La Direttiva sar� applicata a tutti i servizi forniti alle imprese e ai
consumatori, eccetto quelli erogati gratuitamente e direttamente dai poteri
pubblici. La direttiva e il Gats poggiano su principi comuni. La regola
della trasparenza vale a dire l'obbligo di fornire informazioni sui servizi.
L'accesso al mercato che implica che i Paesi aprano il loro mercato ai
fornitori di Paesi terzi e che questi ottengano il diritto di fornire quei
servizi sul loro territorio. Il trattamento nazionale quello in base al
quale lo Stato membro deve riservare ai fornitori stranieri di servizi lo
stesso trattamento riservato ai fornitori nazionali, con l'aggravante -
rispetto al Gats - che, nel caso della Direttiva, lo Stato non pu� imporre
le proprie leggi ai fornitori stranieri.
Nel quadro del Gats questi principi devono essere esplicitati per ogni
settore e sono possibili delle restrizioni; non � cos� nella Direttiva. Essa
prevede che gli Stati membri non possano subordinare l'accesso a una
attivit� di servizio e alla sua fornitura ad un particolare regime di
autorizzazione come ad esempio test di necessit� economica, salvo: se
l'obiettivo perseguito non pu� essere realizzato attraverso una misura meno
restrittiva; se il regime di autorizzazione non � discriminatorio verso un
altro fornitore di servizi; se la necessit� di un tale regime si giustifica
per motivi vincolanti di interesse generale.
Il Gats riconosce invece che i Governi possono intervenire con la
regolamentazione pubblica purch� essa abbia un fondamento scientifico e non
esista un'altra regolamentazione meno distorsiva della concorrenza. Il
progetto di Direttiva appare chiaramente per quel che �: una trasposizione
del Gats, in chiave ancora pi� neoliberista.

La Direttiva e l'allargamento
Questa Direttiva, una volta adottata dal Parlamento europeo, si applicher� a
tutti i 25 Stati membri dell'Unione. Bisognerebbe essere ingenui per credere
a una coincidenza tra la presentazione di questo progetto e l'allargamento
dell'Europa. Il "principio del Paese d'origine" diventa interessante solo
perch� l'allargamento crea due spazi in seno all'Europa: uno formato dai
Paesi che ancora conoscono le regole di diritto in campo fiscale, sociale e
ambientale; e un altro spazio che, in seguito alle intense pressioni del
Fmi, della Banca mondiale e dell'Unione europea, � stato "riformattato"
secondo i principi neoliberisti prima dell'ingresso nell'Unione dei Paesi
che vi appartengono. Con questa Direttiva, viene legalizzato il dumping
fiscale, sociale e ambientale.


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3 - Ancora pi� potere nel Gats per la Commissione UE!
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di tradewatch.splinder.com

Il gruppo di ricerca DAPSE (Democracy and Public Services in Europe) ha
pubblicato uno studio sugli effetti della direttiva Bolkestein sui negoziati
Gats. La direttiva in oggetto riguarda una liberalizzazione completa di
tutti i servizi all'interno dell'UE, ed � stata duramente criticata per le
sue possibili conseguenze. Tra queste, il DAPSE fa notare come ci sarebbero
anche degli effetti diretti e molto gravi sui rapporti di potere tra i
diversi organismi europei.
In primo luogo, infatti, la competenza sui negoziati Gats verrebbe
trasferita quasi interamente sulla Commissione, ancora pi� di quanto non
accada oggi, quando la stessa Commissione � comunque chiamata a coordinare i
lavori e le proposte dei diversi paesi membri, ad esempio tramite l'organo
tecnico denominato Comitato 133.
In secondo luogo la Commissione sarebbe ulteriormente rafforzata nei
negoziati in quanto potrebbe offrire qualcosa di molto pi� appetibile per
gli altri membri del Wto: l'intero "mercato" dei servizi europeo, nei
diversi settori.
Questo significa che l'attuale potere di controllo ed indirizzo del
Parlamento sui negoziati Gats, che gi� ora � assolutamente insufficiente,
verrebbe praticamente azzerato, visto che lo stesso Parlamento Europeo non
ha poteri per correggere la Commissione durante i negoziati in corso. In
pratica i parlamenti nazionali e quello europeo, organi sovrani, eletti dai
cittadini europei, non avrebbero pi� alcun potere in materie quali
l'istruzione, la sanit�, i trasporti, l'energia, le poste e
telecomunicazioni, il trattamento dei rifiuti, la gestione delle acque. In
tutti questi e nei molti altri settori oggetto del Gats si rischia di avere
unicamente la Commissione, ed al suo interno il Commissario al commercio,
non eletto, a decidere per conto delle centinaia di milioni di cittadini
europei.
Il rapporto completo si pu� scaricare alla pagina: http://www.dapse.org


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4 - "Paradisi fiscali": i postriboli della globalizzazione
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di Emir Sader

La riunione della UNCTAD, della scorsa estate in Brasile, ha riportato al
centro delll'attenzione il tema delle tasse ai movimenti di capitale
denominati "paradisi fiscali". Sembra un fenomeno minore, privato, un'
aberrazione, ma tuttavia, come diceva Brecht, dall'esagerazione si deduce l'
essenza di un sistema. La globalizzazione liberista necessita dei "paradisi
fiscali" cos� come la famiglia tradizionale necessitava dei postriboli,
compensazione equilibrante di matrimoni indissolubili. La lettura di ci� che
sono e del loro funzionamento dice molto di pi� del capitalismo
contemporaneo che centinaia di inutili manuali di economia e finanza. Si
tratta di micro-territori o di Stati con una legislazione fiscale blanda o
inesistente, che ricevono capitali in forma anonima mediante una sorta di
commercializzazione della propria sovranit�.
In questi posti - la Svizzera o il Principato di Monaco, le Isole Cayman, le
Bahamas o il Lussemburgo, per un totale compreso fra i 60 e i 90 in tutto il
mondo - varie banche ricevono denaro da ogni angolo dell'universo, da
qualsiasi persona o societ�, senza che questi debbano giustificare l'origine
di tali risorse. Sono ubicati nelle periferie dei grandi centri economici
del mondo, ovvero Stati Uniti, Europa e Asia, e sono fabbriche per il
riciclaggio di denaro sporco di mafie, di dirigenti politici corrotti e di
aziende. Secondo il FMI, questo riciclaggio rappresenta fra il 2 e il 5% del
PIL mondiale. La met� dei flussi di capitale internazionale transita per i
"paradisi fiscali",  oppure vi risiede, in una quantit� che oscilla fra i
600 e i 1500 milioni di dollari sporchi che circolano in questo circuito.
Per avere un'idea di cosa significhi questa quantit�, � sufficiente dire che
i debiti pubblici in tutti i mercati internazionali tocca i cinquemila
milioni di dollari.
Le multinazionali si avvalgono in larga misura di questa situazione, che si
adatta perfettamente alle loro esigenze. L'evasione fiscale si appoggia ai
centri cosiddetti "offshore", che attirano quanti tentano di evadere il
pagamento delle tasse sulle proprie ricchezze o fortune. L'insieme delle
attivit� dei "paradisi fiscali" � diventato un ingranaggio essenziale del
capitalismo mondiale, in quanto genera il 20% della ricchezza privata di
tutto il mondo. Si tratta di rendite illecite, provenienti dal traffico di
armi, dal lavoro dei mercenari di guerra, dal commercio di droga, dalla
prostituzione, dal contrabbando, dai furti e da altre attivit� simili. L'
anonimato dei conti e il segreto bancario sono gli strumenti di questi
affari mostruosi e immorali, che sono diventati ancora pi� facili a causa
delle politiche vigenti di deregolamentazione economica e finanziaria.
I "paradisi fiscali" situati in Europa, come il Principato di Monaco, la
Svizzera, San Marino e il Liechtenstein, furono creati dalla Comunit�
Europea per non aver adottato misure che mettessero un freno alla
circolazione di capitali di provenienza non dichiarata, ma furono menzionati
anche paesi che non controllano l'invio di questi capitali, come Russia,
Israele e le Filippine. L'anno scorso la Banca del Brasile ha tenuto un
seminario sulla lotta al riciclaggio di denaro sporco da parte del sistema
bancario, diventando cos� la prima banca statale al mondo ad aderire ad
iniziative di questo genere. � un buon inizio, ma sarebbe necessario che
iniziative sistematiche e di pi� ampia portata, che coordino diversi settori
di attivit� del governo e altre istanze sociali, agissero in modo energico e
prioritario contro il riciclaggio di denaro sporco e di remesas per i
"paradisi fiscali". Non solo ne trarrebbe vantaggio la riscossione dei
tributi, ma soprattutto sarebbe un passo importante nella lotta al
narcotraffico.
Le somme provenienti dal narcotraffico che circolano nel sistema finanziario
devono essere enormi. Per quel che si sa, non si � ancora giunti a questi
circuiti, che porterebbero non solo ad arrestare i leader del narcotraffico
e a smantellarne i gruppi locali, ma anche a quei signori che di fatto
lucrano con queste attivit� illecite. Dopotutto fu per quella via che gli
Stati Uniti riuscirono ad arrestare Al Capone. Ed � per quella via che
potremo arrivare alla rete di articolazioni che coinvolgono milioni di
dollari e che passa dal sistema finanziario e dai "paradisi fiscali".

ALAI, Am�rica Latina en Movimiento

Traduzione a cura di Cecilia de Vita


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5 - Localizzare anzich� globalizzare, la meta di un'economia diversa
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di Maria Mies

Il concetto "localizzare anzich� globalizzare" non significa solamente un
restringimento degli spazi economici. Implica un' altra prospettiva, un
altro modello di economia e societ� rispetto a quello
capitalistico-patriarcale regnante. Io questo modello lo chiamo "economia
dell' iceberg". Korten/Shiva e Perlas lo chiamano "economia del suicidio".
Questa  nuova economia deve partire innanzitutto da una diversa definizione
di "buona qualit� della vita". Alcune considerazioni in campo ecologico ci
hanno dimostrato come il modello attuale di "buona qualit� della vita", non
solo non sia realizzabile per tutti gli abitanti del globo, ma non riesca
nemmeno a soddisfare coloro che fino ad ora ne sono stati i fruitori.. Una
nuova prospettiva. Che io chiamo prospettiva della sussistenza- al contrario
ci pu� liberare dalla logica di crescita suicida del sistema industriale.
Un denominatore comune del peraltro eterogeneo movimento di protesta contro
la globalizzazione � il riprendere il controllo delle basilari condizioni di
vita. Cibo, vestiti, acqua, trasporti, conoscenza, salute ecc..non devono
essere controllati n� dai lontani piani alti delle grandi multinazionali n�
da strumenti di burocrazia globale come il WTO.
A mio avviso questa meta pu� essere raggiunta solo attraverso una strategia
della localizzazione. Il tentativo di creare dall'alto una nuova economia
dal volto umano � una contraddizione in s� e finirebbe inevitabilmente in un
nuovo totalitarismo.
Se ci chiediamo come riesca a sopravvivere quella maggioranza di persone
sulla terra che non appartiene all'aristocrazia dei lavoratori "liberi", che
occupano la punta dell' iceberg dell'economia, ci rendiamo conto di come
questo sia possibile ancora oggi solo grazie al collegamento con economie
locali, sia nelle campagne che nelle citt�. Il capitalismo globale � in
grado infatti di sfruttare il pianeta e le persone. Non � per� in grado di
garantire la loro esistenza.

Localizzare si basa su altri principi
Localizzare implica un rifiuto dei  basilari principi capitalisti e
patriarcali e la loro sostituzione con nuovi principi di sussistenza, ad
esempio:

Anzich� crescita economica permanente ed espansiva - Costruzione di spazi
economici che rispettino i confini.
Questi limiti non sono solo di natura ecologica, ma anche economica e
sociale. Anche i nostri bisogni sono limitati. L'economia capitalista
collega il soddisfacimento di quasi tutti i nostri bisogni alla produzione e
al consumo di merce. Questo significa  che non bevo acqua quando ho sete,
bens� coca cola o birra. Quello che � senza limiti, � la produzione e la
vendita di questi prodotti (vedi Mies 1988). Il risultato: rimaniamo sempre
insoddisfatti.

Anzich� egoismo individuale come principale motore dell'economia -
reciprocit� , orientamento al benessere comune, solidariet� .
Istituzioni globali come il WTO e il GATS elimineranno anche i resti dei
concetti di stato sociale e benessere comune.

Anzich� concorrenza universale - cooperazione
Il dogma neoliberale della concorrenza � divenuto dottrina accettata in
tutte le economie. Non struttura solo l' economia, ma anche il comportamento
dei singoli, la loro gestione del tempo, i loro programmi per il futuro, i
loro rapporti con gli altri. Una societ� basata su questo principio pu�
dimostrare la sua supremazia solo attraverso la guerra.

Anzich� divisione fra economia e morale - reintroduzione di una nuova "moral
economy"
La divisione capitalista fra economia  e morale ha reso necessarie
determinate istituzioni, ad esempio la religione, la famiglia, lo Stato, la
religione che in un' amorale economia "razionale" dovevano mantenere alti
alcuni valori, senza i quali la vita sociale sarebbe finita in una guerra
tutti contro tutti. Una nuova "Moral Economy" non � moralistica. Significa
piuttosto una ri-collocazione dell' economia nella societ� (Polyami, 1957).
Una "Moral Economy" si basa sul riconoscimento degli elementi essenziali per
la sopravvivenza di una societ� (Mies 1994)

Anzich� orientamento della produzione in base alle esigenze del commercio
(per l' Export)-orientamento del commercio in base alla produzione per i
bisogni regionali e locali.
Le risorse locale, il Know-how locale, la forza lavoro locale vengono
utilizzate, laddove possibile, per il soddisfacimento locale della domanda,
questo significa per tutte le persone e per tutti gli esseri in una
particolare regione. Solo ci� che viene prodotto in eccedenza rispetto ai
bisogni locali viene esportato. In questo modo si pu� evitare che i piccoli
agricoltori e i piccoli produttori soffrano la fame mentre producono
prodotti di lusso (fiori, gamberi, abbigliamento sportivo) per i ricchi nei
paesi ricchi.
La produzione e il consumo a livello locale riducono il  commercio
transoceanico.
Aziende locali vengono gestite localmente. Investimenti e capitale rimangono
nella regione e producono nuovi posti di lavori in loco.
La maggior parte delle decisioni politiche ed economiche vengono prese
localmente. Per questo motivo il potere deve essere in mano agli attori
locali e a coloro che dipendono dalle loro decisioni, e non ad
organizzazioni globali.
Localizzare si basa sul principio di sussidiariet�. Se alcuni prodotti non
possono essere prodotti in una regione,  l'ente immediatamente superiore
(Provincia, Stato, Ue)pu� procurarli. La stessa cosa vale per le decisioni
politiche.
Localizzare non significa n� autarchia n� provincialismo, bens�
"Self-Reliance" (indipendenza).
Un vero internazionalismo � possibile solo sulla base di collettivit� che
decidono autonomamente della propria economia e della propria societ�.
Democrazia diretta che non comprende solo gli uomini ma tutti gli esseri
viventi (democrazia di vita, Shiva 2001).
I principi finora nominati sono attuabili e controllabili sono in piccoli
spazi economici. Soprattutto in queste forme di economia locali i produttori
ed i consumatori sono in grado di costatare direttamente se la produzione,
il commercio  il trasporto etc.. avvengono in modo equo, quali conseguenze
si hanno per l' ambiente , se il patrimonio ecologico viene conservato o
distrutto, come sono strutturati i rapporti di lavoro, se i salari e i
prezzi hanno un rapporto equo, come sono regolati i rapporti fra uomini e
donne.
Principi democratici di base come: auto-organizzazione e
auto-amministrazione, auto-determinazione, indipendenza economica possono
essere realizzati e mantenuti solo in economie locali. Soprattutto i
principi di democrazia l� non rimangono limitati nelle sfere politiche,
nella democrazia rappresentativa. Possono essere finalmente applicati anche
nell' economia. Questo � secondo me anche il miglior metodo per evitare un
degenerare  di tali economie locali in rapporti feudali-patriarcali.
In un' economia capitalistica globalizzata anche la democrazia
rappresentativa si riduce comunque ad una farsa. Vengono reintrodotti
rapporti di tipo feudale e patriarcale, persino lavoro in schiavit� perch�
esiste ormai un solo valore che conta: il profitto ad ogni costo.

Diverse priorit�
Una tale modifica della struttura economica richiede anche altre priorit�,
ad esempio:
Agricoltura prima dell'industria: poich� i generi alimentari provengono
comunque dalla terra e devono essere prodotti localmente e regionalmente, l'
agricoltura non pu� seguire l'attuale impostazione del modello industriale.
Quest' ultimo � indirizzato verso le condizioni del mercato mondiale. I
piccoli agricoltori devono essere rafforzati. Molte pi� persone rispetto ad
oggi possono trovare lavoro nell'agricoltura
Associazioni di produttori e di consumatori possono garantire ai piccoli
produttori entrate regolari ed ai consumatori un'alimentazione sana ed altri
prodotti. Inoltro possono rigenerare un senso di responsabilit� verso la
terra sia nei produttori che nei consumatori.
Eliminazione delle sovvenzioni agrarie che incoraggiano il business agrario
e liquidano i piccoli agricoltori che producono per il mercato locale.
Pretesa di cambiamento verso un'agricoltura biologica. Pretesa di ricerca
sui vecchi metodi di coltivazione riproponibili, sia nei paesi del sud che
del nord del mondo.

Diversa divisione del lavoro e diversi rapporti.
Sono necessari soprattutto un'altra definizione ed un altro metro di
valutazione del lavoro, un metro di valutazione che non sia dipendente dal
corrispettivo in denaro. Questo tipo di valutazione non potr� affermarsi nel
sistema economico se rimaniamo legati ai vecchi rapporti e divisione del
lavoro coloniali e gerarchici. Questi sono soprattutto: la divisione del
lavoro e i rapporti fra uomo e donna, la divisione del lavoro fra
intellettuali ed operai, e la divisione del lavoro fra agricoltura ed
industria
La vecchie societ� di sussistenza erano organizzate in base a principi
patriarcali e feudali. Tali principi venivano mantenuti e sostenuti da
ideologie come le religioni patriarcali.
Quando si parla di economie locali  alcuni temono che questo debba implicare
un ritorno a tali forme di supremazia premoderne.
Il miglior metodo contro tali timori � una cosciente lotta di uomini e donne
contro i rapporti patriarcali. Un possibile inizio sarebbe l' eliminazione
delle discriminazioni gerarchiche fra i due sessi.
In una nuova economia non solo le donne devono poter fare lo stesso lavoro
degli uomini, ma anche gli uomini devono svolgere quei lavori sociali  non
pagati e di sussistenza sia in  casa che nell' ambiente e nella societ�.
Solo quando la met� delle persone non vedr� pi� questo tipo di lavoro come
un peso, indegno e squalificante potr� cambiare qualcosa nel rapporto fra i
sessi.
Un' interruzione dell' odierno rapporto fra agricoltura ed industria non
modificherebbe solamente l' agricoltura nei termini di cui sopra, bens�
anche l' industria, e questo significa anche la scienza e la tecnologia.
Esattamente come quella agricola, anche la produzione industriale e la
ricerca tecnologica dovrebbero indirizzarsi verso i bisogni e le ecologie
locali, e non pi� verso le prospettive di maggior guadagno sul mercato
globale. Questo sposterebbe subito l'interesse dei ricercatori verso altri
problemi.
L'eliminazione della suddivisione del lavoro coloniale e gerarchica non
significa in alcun modo una completa eliminazione della divisione del lavoro
e delle specializzazioni in generale. Al contrario, quando queste
suddivisioni sono liberate dalla logica del prodotto e dell'accumulo, ogni
lavoratore potr� indirizzare e rimarcare maggiormente le proprie
predisposizioni e talenti.
Questo � anche il miglior modo per mantenere le diversit� e per evitare ogni
tipo di monocoltura, sia essa biologica o culturale.
Una modifica delle economie locali nel senso di una prospettiva di
sussistenza anticapitalistica e antipatriarcale sia nel nord che nel sud del
mondo conduce inevitabilmente ad un cambiamento delle strutture globali.
Economie regionali pi� o meno  basate su un sistema di self-reliance, in cui
le importazioni da altre regioni assumono solo una funzione integrativa e
non la principale fonte di approvvigionamento porteranno ad una restrizione
del commercio mondiale e ridurranno drasticamente lo spreco di risorse, i
trasporti, i rifiuti da imballaggio, l'utilizzo della chimica nell'
agricoltura e nell'industria. Nessun tipo di monocoltura sar� pi�
redditizia, cos� come un economia orientata esclusivamente sull'
esportazione. La Germania ad esempio dovr� smettere di essere considerato
esclusivamente come "nazione industriale". Quanto rimane del commercio
mondiale deve poi essere organizzato in base ai principi del commercio equo.
Questo significa che non esisteranno pi� i paesi con costi del personale
minimi.

Traduzione a cura di Chiara Arnolfi

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