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GRANELLO DI SABBIA (n�135) Bollettino elettronico settimanale di ATTAC Mercoled� 10 novembre 2004 ______________________________ Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera pi� ampia possibile. Numero di abbonati attuali: 7 067 ____________________________________________________________ Indice degli argomenti I custodi dei semi 1 - Bolkestein o Frankestein? di Marco Bersani Dall'Ue una direttiva contro lo stato sociale e i diritti del lavoro 2 - Direttiva Bolkestein, welfare sotto scacco di Raoul Marc Jennar, ricercatore presso Oxfam solidarit� (bruxelles) e Urfig (parigi). Deregolamentazione del mercato del lavoro, privatizzazione dei servizi. Tutto ci� che si nasconde dietro il provvedimento che sta per essere varato in Europa (.) 3 - Ancora pi� potere nel Gats per la Commissione UE! di tradewatch.splinder.com Uno studio sugli effetti della direttiva bolkestein sui negoziati gats 4 - "Paradisi fiscali": i postriboli della globalizzazione di Emir Sader La globalizzazione liberista necessita dei "paradisi fiscali" cos� come la famiglia tradizionale necessitava dei postriboli (.)Traduzione a cura di Cecilia de Vita 5 - Localizzare anzich� globalizzare, la meta di un'economia diversa di Maria Mies Il concetto "localizzare anzich� globalizzare" non significa solamente un restringimento degli spazi economici. Implica un' altra prospettiva, un altro modello di economia e societ� (.) Traduzione a cura di Chiara Arnolfi _____________________________ I custodi dei semi __________________________________________________________ Bruciate la nostra terra bruciate i nostri sogni gettate acido sui nostri canti coprite di polvere il sangue della nostra gente massacrata coprite con la vostra tecnologia le voci di tutto ci� che � libero selvatico indigeno. Distruggete Distruggete la nostra erba e il nostro suolo radete al suolo ogni fattoria e ogni villaggio costruiti dai nostri antenati ogni albero,ogni casa ogni libro,ogni legge tutto ci� che � giusto e armonioso. Con le vostre bombe spianate ogni vallata con le vostre imposizioni cancellate il nostro passato, la nostra letteratura,la nostra metafora. Spogliate le foreste e la terra fino al punto che nessun insetto nessun uccello nessuna parola possa pi� trovare un posto per nascondersi. Fate tutto questo e anche di pi�. Non ho paura della vostra tirannia non mi disperer� mai perch� conservo un seme un piccolo seme vivente che custodisco e pianter� di nuovo. (poesia palestinese) _____________________________ 1 - Bolkestein o Frankestein? __________________________________________________________ di Marco Bersani Si chiama Bolkestein - dal nome del Commissario Europeo per la Concorrenza e il Mercato Interno dell' uscente commissione Prodi - la Direttiva con cui l'UE si appresta a dare il colpo di grazia a quel che resta del "modello sociale europeo", gi� agonizzante dopo le privatizzazioni che si sono succedute e la continua messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro. La proposta di Direttiva - approvata all'unanimit� della Commissione Europea nello scorso 13 gennaio - � entrata in dirittura d'arrivo : il prossimo 11 novembre si terr� l'udienza al Parlamento Europeo della Commissione per la Concorrenza e il Mercato Interno; a fine novembre sar� sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri Europei; da l� inizier� l'iter procedurale per giungere, probabilmente a marzo 2005, al voto finale del Parlamento Europeo. La Direttiva Bolkestein -elaborata dopo la consultazione di ben 10.000 aziende europee e nessun sindacato e/o organizzazione della societ� civile- � uno degli obiettivi di mobilitazione contenuti nell'appello dei movimenti sociali uscito dal Forum Sociale Europeo di Londra, in cui si � proposto il lancio di una campagna continentale per il ritiro completo e immediato della stessa. Proviamo a capire perch�. Come il Gats Pomposamente annunciata come un provvedimento teso a "diminuire la burocrazia e ridurre i vincoli alla competitivit� nei servizi per il mercato interno", la Direttiva Bolkestein (IP/04/37) si prefigge di imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attivit� di servizio"; dove, per servizio si intende (art. 4) "ogni attivit� economica che si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica". E' evidente la similitudine con i principi e le procedure gi� stabilite in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) con l' Accordo generale sul Commercio dei Servizi (Gats). Similitudine che � esplicitata direttamente a pag. 16, laddove si dice come " i negoziati Gats sottolineano la necessit� per l'UE di stabilire rapidamente un vero mercato interno dei servizi per assicurare la competitivit� delle imprese europee e rafforzare la sua posizione negoziale". Ed ecco svelato l'arcano: l'Europa deve privatizzare i servizi sul mercato interno per poter pretendere, da una posizione di forza all'interno dei negoziati Gats, la privatizzazione dei servizi nel resto del mondo. Ovvero, siamo all'Europa che, lungi dal proteggere le popolazioni dalla globalizzazione neoliberista, si candida ad assumerne la guida. Peggio del Gats Ma la Direttiva Bolkestein va ancora oltre. Innanzitutto perch� - al contrario del Gats - non prevede alcuna possibilit� di restrizioni nazionali all'accordo. Configurandosi come una direttiva "orizzontale" e non nominando alcun settore in particolare, si applica dovunque sia possibile l'apertura di un mercato, intendendo l'esistenza di un mercato "ogni settore di attivit� economica in cui un servizio pu� essere fornito da un privato". In secondo luogo perch� gli ostacoli "burocratici" alla competitivit�, che si prefigge di eliminare, sono in larga parte le disposizioni prese dai poteri pubblici per la migliore prestazione del servizio in termini di garanzie sociali ed ambientali, di tutela dell'accesso universale, di trasparenza delle procedure, di qualit� del servizio, di diritti del lavoro, di contenimento delle tariffe. In pratica, si rimette radicalmente in discussione il potere discrezionale delle autorit� locali; poco importa che queste ultime siano elette e controllate democraticamente dai cittadini, a differenza dei membri della Commissione Europea! Il principio del paese d'origine Ma il cuore della Direttiva Bolkestein - e la sua eccezionale gravit� - risiede nell'art. 16 relativo al principio del paese d'origine. Con questo principio, l' UE rinuncia definitivamente alla pratica dell'armonizzazione" fra le normative dei singoli Stati, pratica che era finora assurta ad elemento quasi fondativo dell'Unione stessa. Secondo il nuovo principio, un fornitore di servizi � sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l'impresa, e non a quella del paese dove fornisce il servizio. Per dirla in parole semplici quanto apparentemente incredibili : un' impresa polacca che distacchi lavoratori polacchi in Francia o in Belgio, non dovr� pi� chiedere l'autorizzazione alle autorit� francesi o belghe se ha gi� ottenuto l'autorizzazione delle autorit� polacche, e a quei lavoratori si applicher� solo la legislazione polacca. E' evidente, in questo principio, la novit� introdotta dall'allargamento dell'UE agli ex-paesi dell'Est: poich� entrano nell' UE paesi le cui legislazioni fiscali, sociali e ambientali in questi quindici anni di "transizione" sono divenute quelle proprie dello "Stato minimo", si abbandona l'armonizzazione e si prepara un processo di vero e proprio dumping sociale. Siamo di fronte ad un incitamento legale a spostare le imprese verso i Paesi a pi� debole protezione sociale e del lavoro, e, una volta approvata definitivamente la Direttiva, a pressioni fortissime sui Paesi i cui standard sociali e di lavoro sono storicamente molto pi� avanzati. Colpo di grazia allo stato sociale e ai diritti del lavoro Senza volersi addentrare in ulteriori, ma significativi, dettagli - come, ad esempio, il fatto che il controllo sulle condizioni di lavoro dei lavoratori distaccati in un altro paese � affidata agli ispettori del paese d'origine! - appaiono chiarissimi i segni che la Direttiva Bolkestein � destinata a lasciare: a) apertura alla concorrenza e alla privatizzazione di quasi tutte le attivit� di servizio, dalle attivit� logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi pubblici come istruzione e sanit�; b) deregolamentazione totale dell'erogazione dei servizi con drastica riduzione, se non annullamento, delle possibilit� d'intervento degli enti locali e delle organizzazioni sindacali; c) destrutturazione e smantellamento del mercato del lavoro attraverso la precarizzazione e il dumping sociale all'interno dell' Unione Europea Necessaria una mobilitazione di massa Se questo � il quadro, stupisce come la risposta da parte di partiti, sindacati e movimenti abbia tardato ad arrivare. A partire dall'informazione, ancor oggi patrimonio di poche e volenterose organizzazioni, ma priva della diffusione di massa che una Direttiva cos� grave meriterebbe. Al Forum Sociale Europeo di Londra, la rete europea di Attac ha costruito due seminari ed un workshop che hanno visto la partecipazione di componenti importanti dei sindacati e dei movimenti : dalle marce europee alla Federazione Europea dei Trasporti, dall'insieme dei sindacati nordici (svedesi e belgi in prima fila) al Sud-PTT francese, da Oxfam Solidarity alla Cgil - Funzione Pubblica. Ma tutto ci� continua ad essere largamente insufficiente rispetto alla portata dell'attacco ai diritti, prevista dalla direttiva Bolkenstein. Senza una forte mobilitazione dei sindacati nazionali ed europei, dei movimenti sociali continentali, delle forze politiche nei Parlamenti nazionali ed Europeo, la partita del modello sociale europeo rischia di essere definitivamente persa. Per questo e da subito, occorre che nei luoghi di lavoro, nei territori e nelle sedi istituzionali si costruiscano percorsi di sensibilizzazione e di mobilitazione che, a partire dalla prossima scadenza dell' 11 novembre al Parlamento Europeo, giungano nel marzo 2005 a Bruxelles con una grandissima manifestazione per l'Europa sociale e per il ritiro "senza se e senza ma" della famigerata Direttiva Bolkestein. Un'altra Europa � possibile, ma a condizione che ciascuno si assuma la sua parte nel difficile compito di costruirla. _____________________________ 2 - Direttiva Bolkestein, welfare sotto scacco __________________________________________________________ di Raoul Marc Jennar, ricercatore presso Oxfam solidarit� (bruxelles) e Urfig (parigi). La Commissione europea ha annunciato una nuova Direttiva tesa a �ridurre i vincoli alla competitivit� (IP/04/37, 13 gennaio 2004). Dietro questi propositi si nasconde un nuovo attacco irresponsabile della Commissione contro quel che resta del �modello europeo�, agonizzante dopo le privatizzazioni che si sono succedute e le ripetute rimesse in causa dei diritti sociali. Si tratta di un progetto di Direttiva "relativa ai servizi per il mercato interno", preparato dall'ultraliberista commissario europeo Bolkestein. Il testo del progetto, il comunicato stampa e una valutazione generale della Direttiva si trovano sul sito http: //www. europa. eu. int/comm/internal_market/fr/services/services/index. htm. L'obiettivo � imporre ai 25 Stati membri dell'Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attivit� di servizio che non sono gi� coperte da altre normative europee. Ci� significa che la logica del profitto s'imporr� ovunque. Chi ha familiarit� con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) e dell'Accordo generale sul commercio dei servizi (Agcs/Gats), riconoscer� in questo progetto di Direttiva i principi e le procedure gi� stabilite da quegli accordi. Ancora una volta l'Unione europea non protegge dalla globalizzazione neoliberista; ne prende, anzi, la guida. Oggetto della Direttiva Il progetto di Direttiva stabilisce �un quadro giuridico generale per eliminare gli ostacoli alla libert� di insediamento dei fornitori di servizi e alla libera circolazione dei servizi in seno agli Stati membri�. La Direttiva definisce (art. 4) i servizi come segue: �Ogni attivit� economica che, secondo l'art. 50 del Trattato istitutivo, si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica�. Chiaramente sono presi in considerazione tutti i servizi eccetto quelli erogati direttamente e gratuitamente dai poteri pubblici: l'istruzione e la cultura, la sanit� e le cure sanitarie. Un promemoria della Commissione (Memo/04/03, 13 gennaio 2004) presenta una lista incompleta dei servizi presi in considerazione dalla Direttiva, che vanno dai servizi giuridici alle professioni artigianali, l'edilizia, la distribuzione, il turismo, i trasporti, i servizi sanitari e di copertura delle cure sanitarie, i servizi ambientali, gli studi di architettura, le attivit� culturali, il collocamento. Gli "ostacoli" Gli "ostacoli" sono rappresentati dalle legislazioni e regolamenti nazionali, considerati dalla Commissione europea �arcaici, obsoleti e in contraddizione con la legislazione europea�. Occorre �riformare� per �modernizzare�. Ma questi "ostacoli" sono spesso disposizioni prese dai poteri pubblici per la migliore prestazione del servizio dal punto di vista dell'utilizzo dei fondi pubblici, dell'accesso di tutti, delle garanzie fornite per la sua qualit�, del diritto al lavoro, delle tariffe, della trasparenza. Gli "ostacoli" presi di mira dalla Commissione europea sono dunque decisioni che i poteri pubblici hanno preso per evitare che il settore dei servizi diventi una giungla. Ecco perch� la Commissione europea intende rimettere in causa �il potere discrezionale delle autorit� locali� (IP/02/1180 del 13 luglio 2002), ossia delle istituzioni elette e controllate democraticamente. La Direttiva proposta � una vera e propria aggressione portata da un gruppo di tecnocrati al servizio delle imprese private contro le scelte operate in passato dalle istituzioni votate a suffragio universale. Modus operandi Il principio del Paese d'origine (art. 16) Allo scopo di eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi, il progetto rinuncia a una pratica consolidata nella costruzione europea, quella dell'armonizzazione, assurta quasi a principio fondatore. Per comprendere questo cambiamento radicale, occorre avere presente l'importanza dell'ingresso dei nuovi dieci stati membri, le cui legislazioni fiscali, sociali e ambientali sono quelle proprie dello "Stato minimo". L'armonizzazione non risponde pi� necessariamente all'interesse delle imprese private e, dal momento che ci� ora serve, viene sostituita dal "principio del Paese d'origine". Secondo questo principio, un fornitore di servizi � sottoposto alla legge del Paese in cui ha sede l'impresa, e non a quella del Paese dove fornisce il servizio. Ci si trova di fronte a un vero e proprio incitamento legale a spostarsi verso i Paesi dove le normative fiscali, sociali e ambientali sono pi� permissive, con il risultato che il nuovo principio, una volta diventato norma europea, eserciter� una forte pressione sui Paesi i cui standard fiscali, sociali e ambientali proteggono di pi� l'interesse generale. Con il "principio del Paese d'origine", la Direttiva viola l'art. 50 del Trattato istitutivo della Comunit� europea, secondo cui �il fornitore di servizi pu� esercitare a titolo temporaneo la sua attivit� nel Paese in cui fornisce la prestazione alle stesse condizioni che questo Paese pratica alle imprese nazionali�. La regola del "Paese d'origine" diventer� pertanto una facile scappatoia per le imprese erogatrici di servizi. 2. Regimi di autorizzazione (artt. da 9 a 15) Per facilitare la libert� di insediamento, gli Stati dovranno limitare le condizioni poste all'autorizzazione di insediamento di un'attivit� di servizio. Queste condizioni dovranno essere non discriminatorie, obiettivamente giustificate da ragioni imperative di interesse generale, adeguate a tali ragioni, precise e non equivoche, obiettive e rese pubbliche in anticipo. Nel caso in cui i poteri pubblici non rispettino queste condizioni, il fornitore privato di servizi potr� ricorrere in giudizio. Gli Stati non potranno pi�: esigere la nazionalit� del Paese di insediamento da parte del fornitore, del suo personale, dei detentori del capitale sociale, dei membri degli organi di gestione e di sorveglianza; esigere la residenza nel territorio del Paese di insediamento da parte delle stesse persone; subordinare l'autorizzazione all'insediamento all'esistenza di un bisogno economico o alla domanda di mercato; subordinare l'autorizzazione alla valutazione degli effetti economici attuali o potenziali dell'attivit� prevista; subordinare l'autorizzazione all'armonizzazione dell'attivit�; obbligare il fornitore a costituire o partecipare a una garanzia finanziaria o a sottoscrivere un'assicurazione presso un altro fornitore o organismo esistente sul territorio in cui egli opera; obbligare il fornitore a essere stato iscritto a un registro o ad aver esercitato quell'attivit� per un periodo minimo di tempo. Gli Stati dovranno modificare le proprie legislazioni per eliminare ogni caratteristica considerata "discriminatoria" nelle condizioni sotto specificate, in modo da giustificarne la ragion d'essere e per provare che tali esigenze non vanno oltre quanto necessario a raggiungere l'obiettivo: limiti quantitativi o territoriali basati sulla popolazione o su una distanza geografica minima; obbligo di costituirsi sotto una forma giuridica particolare; esigenze legate alla detenzione di capitale: obbligo di disporre di un capitale minimo per certe attivit� o avere una qualifica personale particolare per detenere il capitale sociale o gestire certe societ�; imposizione di un numero minimo di dipendenti; tariffe obbligatorie (minima e massima) che il prestatore deve rispettare; divieti e obblighi in materia di vendita a perdere e di saldi; obbligo da parte del fornitore di dare accesso a servizi forniti da altri; obbligo da parte del fornitore di servizi di fornire, insieme al suo, altri servizi specifici. Sar� la Commissione europea, di cui si conosce la "devozione" verso le imprese private, a verificare che la legislazione degli Stati membri si adegui alle nuove disposizioni. Questo progetto sottrae ai poteri pubblici qualsiasi diritto di indirizzare l'organizzazione dell'attivit� economica del proprio Paese. 3. La sanit� (art. 23) La Direttiva non prevede norme particolari per nessun settore dei servizi, tranne che per le cure sanitarie. Se un fornitore di cure sanitarie dello Stato A vuole stabilirsi nello Stato B, quest'ultimo non pu� subordinare l'autorizzazione dell'insediamento alla presa in carico delle cure sanitarie da parte del forniture di cure dello Stato A sulla base del sistema di sicurezza sociale dello Stato B (quello dove egli si vuole stabilirsi). Un fornitore di cure che si stabilisca in un Paese, non � quindi tenuto a rispettare il sistema di sicurezza sociale del Paese ospite. Ci si trova in presenza della volont� deliberata da parte della Commissione europea di togliere agli Stati il potere di decidere della loro politica sanitaria. Cos� facendo, la Direttiva viola il principio di sussidiariet� previsto dall'art. 152-5 del Trattato secondo cui �nella sanit� pubblica l'azione della Comunit� rispetta pienamente la responsabilit� degli Stati membri quanto a organizzazione ed erogazione di servizi sanitari e cure mediche�. 4. L'armonizzazione commerciale (art. 29) La Commissione riscopre le virt� dell'armonizzazione quando si tratta di decidere l'abrogazione di una norma etica: l'interdizione della pubblicit� commerciale per le professioni regolamentate, che viene considerata "desueta e sproporzionata" (IP/04/37 del 13 gennaio 2004). L'abrogazione deve permettere per esempio ai medici o agli architetti per esempio di entrare pienamente nella competitivit� commerciale e fare uso delle regole della concorrenza a scapito delle riserve che impone loro la deontologia. L'impatto Le conseguenze di questa Direttiva, se adottata, sarebbero considerevoli. 1. La nuova definizione dei servizi � molto ampia e apre la strada alla privatizzazione e alla messa in concorrenza di quasi tutte le attivit� di servizio, compresa la quasi totalit� dell'insegnamento, la totalit� della sanit� e delle attivit� culturali. 2. Il "principio del Paese d'origine" permette di deregolamentare e privatizzare totalmente i servizi che non sono forniti direttamente e gratuitamente dai poteri pubblici. 3. Il "principio del Paese d'origine" consente di destrutturare e smantellare il mercato del lavoro nei Paesi in cui � organizzato e protetto: un'impresa polacca che distacchi dei lavoratori polacchi in Francia o in Belgio, ad esempio, non dovr� pi� chiedere l'autorizzazione alle autorit� francesi o belghe se ha gi� ottenuto l'autorizzazione dalle autorit� polacche e a quei lavoratori si applicher� solo la legislazione polacca. Inoltre se l'impresa polacca utilizza personale che proviene, ad esempio, dalla Ucraina (Paese che non fa parte dell'Unione), solo la legislazione polacca verr� applicata a questi dipendenti. Infine il principio consentir� alle imprese ad interim di distaccare lavoratori interinali negli altri Stati membri senza la minima restrizione, alle condizioni salariali del Paese d'origine. 4. La scomparsa delle restrizioni nazionali all'insediamento apre la strada allo "Stato minimo", e cio� a uno Stato che ha perso il diritto di fare le scelte fondamentali nella politica dell'istruzione, della sanit�, della cultura e dell'accesso di tutti ai servizi essenziali. La Direttiva e il Gats Il progetto di Direttiva si pu� applicare a quattro modalit� di fornitura dei servizi, che il Gats cos� definisce. Prima modalit�: i servizi transfrontalieri, come quelli provenienti dal territorio di un Paese membro e destinati a un altro Paese membro; ad esempio, la trasmissione telematica di consulenze di avvocati del paese A al paese B senza spostamento fisico di una delle due parti. Seconda modalit�: il consumo transfrontaliero o quello all'estero, come l'affitto da parte di un turista del paese A di una macchina all'estero. Terza modalit�: la sistemazione di un fornitore di servizi di uno Stato membro sul territorio di un altro Stato membro. Quarta modalit�: il distacco temporaneo di persone, come ad esempio operai edili del paese B occupati provvisoriamente nel paese A, nel quadro di un contratto edile eseguito da una impresa del paese B. Il Gats riguarda tutti i servizi di tutti i settori, con una sola eccezione, i servizi pubblici forniti nell'esercizio del potere governativo a condizione che non lo siano su base commerciale (devono essere gratuiti), n� in concorrenza con altri fornitori. La Direttiva sar� applicata a tutti i servizi forniti alle imprese e ai consumatori, eccetto quelli erogati gratuitamente e direttamente dai poteri pubblici. La direttiva e il Gats poggiano su principi comuni. La regola della trasparenza vale a dire l'obbligo di fornire informazioni sui servizi. L'accesso al mercato che implica che i Paesi aprano il loro mercato ai fornitori di Paesi terzi e che questi ottengano il diritto di fornire quei servizi sul loro territorio. Il trattamento nazionale quello in base al quale lo Stato membro deve riservare ai fornitori stranieri di servizi lo stesso trattamento riservato ai fornitori nazionali, con l'aggravante - rispetto al Gats - che, nel caso della Direttiva, lo Stato non pu� imporre le proprie leggi ai fornitori stranieri. Nel quadro del Gats questi principi devono essere esplicitati per ogni settore e sono possibili delle restrizioni; non � cos� nella Direttiva. Essa prevede che gli Stati membri non possano subordinare l'accesso a una attivit� di servizio e alla sua fornitura ad un particolare regime di autorizzazione come ad esempio test di necessit� economica, salvo: se l'obiettivo perseguito non pu� essere realizzato attraverso una misura meno restrittiva; se il regime di autorizzazione non � discriminatorio verso un altro fornitore di servizi; se la necessit� di un tale regime si giustifica per motivi vincolanti di interesse generale. Il Gats riconosce invece che i Governi possono intervenire con la regolamentazione pubblica purch� essa abbia un fondamento scientifico e non esista un'altra regolamentazione meno distorsiva della concorrenza. Il progetto di Direttiva appare chiaramente per quel che �: una trasposizione del Gats, in chiave ancora pi� neoliberista. La Direttiva e l'allargamento Questa Direttiva, una volta adottata dal Parlamento europeo, si applicher� a tutti i 25 Stati membri dell'Unione. Bisognerebbe essere ingenui per credere a una coincidenza tra la presentazione di questo progetto e l'allargamento dell'Europa. Il "principio del Paese d'origine" diventa interessante solo perch� l'allargamento crea due spazi in seno all'Europa: uno formato dai Paesi che ancora conoscono le regole di diritto in campo fiscale, sociale e ambientale; e un altro spazio che, in seguito alle intense pressioni del Fmi, della Banca mondiale e dell'Unione europea, � stato "riformattato" secondo i principi neoliberisti prima dell'ingresso nell'Unione dei Paesi che vi appartengono. Con questa Direttiva, viene legalizzato il dumping fiscale, sociale e ambientale. _____________________________ 3 - Ancora pi� potere nel Gats per la Commissione UE! __________________________________________________________ di tradewatch.splinder.com Il gruppo di ricerca DAPSE (Democracy and Public Services in Europe) ha pubblicato uno studio sugli effetti della direttiva Bolkestein sui negoziati Gats. La direttiva in oggetto riguarda una liberalizzazione completa di tutti i servizi all'interno dell'UE, ed � stata duramente criticata per le sue possibili conseguenze. Tra queste, il DAPSE fa notare come ci sarebbero anche degli effetti diretti e molto gravi sui rapporti di potere tra i diversi organismi europei. In primo luogo, infatti, la competenza sui negoziati Gats verrebbe trasferita quasi interamente sulla Commissione, ancora pi� di quanto non accada oggi, quando la stessa Commissione � comunque chiamata a coordinare i lavori e le proposte dei diversi paesi membri, ad esempio tramite l'organo tecnico denominato Comitato 133. In secondo luogo la Commissione sarebbe ulteriormente rafforzata nei negoziati in quanto potrebbe offrire qualcosa di molto pi� appetibile per gli altri membri del Wto: l'intero "mercato" dei servizi europeo, nei diversi settori. Questo significa che l'attuale potere di controllo ed indirizzo del Parlamento sui negoziati Gats, che gi� ora � assolutamente insufficiente, verrebbe praticamente azzerato, visto che lo stesso Parlamento Europeo non ha poteri per correggere la Commissione durante i negoziati in corso. In pratica i parlamenti nazionali e quello europeo, organi sovrani, eletti dai cittadini europei, non avrebbero pi� alcun potere in materie quali l'istruzione, la sanit�, i trasporti, l'energia, le poste e telecomunicazioni, il trattamento dei rifiuti, la gestione delle acque. In tutti questi e nei molti altri settori oggetto del Gats si rischia di avere unicamente la Commissione, ed al suo interno il Commissario al commercio, non eletto, a decidere per conto delle centinaia di milioni di cittadini europei. Il rapporto completo si pu� scaricare alla pagina: http://www.dapse.org _____________________________ 4 - "Paradisi fiscali": i postriboli della globalizzazione __________________________________________________________ di Emir Sader La riunione della UNCTAD, della scorsa estate in Brasile, ha riportato al centro delll'attenzione il tema delle tasse ai movimenti di capitale denominati "paradisi fiscali". Sembra un fenomeno minore, privato, un' aberrazione, ma tuttavia, come diceva Brecht, dall'esagerazione si deduce l' essenza di un sistema. La globalizzazione liberista necessita dei "paradisi fiscali" cos� come la famiglia tradizionale necessitava dei postriboli, compensazione equilibrante di matrimoni indissolubili. La lettura di ci� che sono e del loro funzionamento dice molto di pi� del capitalismo contemporaneo che centinaia di inutili manuali di economia e finanza. Si tratta di micro-territori o di Stati con una legislazione fiscale blanda o inesistente, che ricevono capitali in forma anonima mediante una sorta di commercializzazione della propria sovranit�. In questi posti - la Svizzera o il Principato di Monaco, le Isole Cayman, le Bahamas o il Lussemburgo, per un totale compreso fra i 60 e i 90 in tutto il mondo - varie banche ricevono denaro da ogni angolo dell'universo, da qualsiasi persona o societ�, senza che questi debbano giustificare l'origine di tali risorse. Sono ubicati nelle periferie dei grandi centri economici del mondo, ovvero Stati Uniti, Europa e Asia, e sono fabbriche per il riciclaggio di denaro sporco di mafie, di dirigenti politici corrotti e di aziende. Secondo il FMI, questo riciclaggio rappresenta fra il 2 e il 5% del PIL mondiale. La met� dei flussi di capitale internazionale transita per i "paradisi fiscali", oppure vi risiede, in una quantit� che oscilla fra i 600 e i 1500 milioni di dollari sporchi che circolano in questo circuito. Per avere un'idea di cosa significhi questa quantit�, � sufficiente dire che i debiti pubblici in tutti i mercati internazionali tocca i cinquemila milioni di dollari. Le multinazionali si avvalgono in larga misura di questa situazione, che si adatta perfettamente alle loro esigenze. L'evasione fiscale si appoggia ai centri cosiddetti "offshore", che attirano quanti tentano di evadere il pagamento delle tasse sulle proprie ricchezze o fortune. L'insieme delle attivit� dei "paradisi fiscali" � diventato un ingranaggio essenziale del capitalismo mondiale, in quanto genera il 20% della ricchezza privata di tutto il mondo. Si tratta di rendite illecite, provenienti dal traffico di armi, dal lavoro dei mercenari di guerra, dal commercio di droga, dalla prostituzione, dal contrabbando, dai furti e da altre attivit� simili. L' anonimato dei conti e il segreto bancario sono gli strumenti di questi affari mostruosi e immorali, che sono diventati ancora pi� facili a causa delle politiche vigenti di deregolamentazione economica e finanziaria. I "paradisi fiscali" situati in Europa, come il Principato di Monaco, la Svizzera, San Marino e il Liechtenstein, furono creati dalla Comunit� Europea per non aver adottato misure che mettessero un freno alla circolazione di capitali di provenienza non dichiarata, ma furono menzionati anche paesi che non controllano l'invio di questi capitali, come Russia, Israele e le Filippine. L'anno scorso la Banca del Brasile ha tenuto un seminario sulla lotta al riciclaggio di denaro sporco da parte del sistema bancario, diventando cos� la prima banca statale al mondo ad aderire ad iniziative di questo genere. � un buon inizio, ma sarebbe necessario che iniziative sistematiche e di pi� ampia portata, che coordino diversi settori di attivit� del governo e altre istanze sociali, agissero in modo energico e prioritario contro il riciclaggio di denaro sporco e di remesas per i "paradisi fiscali". Non solo ne trarrebbe vantaggio la riscossione dei tributi, ma soprattutto sarebbe un passo importante nella lotta al narcotraffico. Le somme provenienti dal narcotraffico che circolano nel sistema finanziario devono essere enormi. Per quel che si sa, non si � ancora giunti a questi circuiti, che porterebbero non solo ad arrestare i leader del narcotraffico e a smantellarne i gruppi locali, ma anche a quei signori che di fatto lucrano con queste attivit� illecite. Dopotutto fu per quella via che gli Stati Uniti riuscirono ad arrestare Al Capone. Ed � per quella via che potremo arrivare alla rete di articolazioni che coinvolgono milioni di dollari e che passa dal sistema finanziario e dai "paradisi fiscali". ALAI, Am�rica Latina en Movimiento Traduzione a cura di Cecilia de Vita _____________________________ 5 - Localizzare anzich� globalizzare, la meta di un'economia diversa __________________________________________________________ di Maria Mies Il concetto "localizzare anzich� globalizzare" non significa solamente un restringimento degli spazi economici. Implica un' altra prospettiva, un altro modello di economia e societ� rispetto a quello capitalistico-patriarcale regnante. Io questo modello lo chiamo "economia dell' iceberg". Korten/Shiva e Perlas lo chiamano "economia del suicidio". Questa nuova economia deve partire innanzitutto da una diversa definizione di "buona qualit� della vita". Alcune considerazioni in campo ecologico ci hanno dimostrato come il modello attuale di "buona qualit� della vita", non solo non sia realizzabile per tutti gli abitanti del globo, ma non riesca nemmeno a soddisfare coloro che fino ad ora ne sono stati i fruitori.. Una nuova prospettiva. Che io chiamo prospettiva della sussistenza- al contrario ci pu� liberare dalla logica di crescita suicida del sistema industriale. Un denominatore comune del peraltro eterogeneo movimento di protesta contro la globalizzazione � il riprendere il controllo delle basilari condizioni di vita. Cibo, vestiti, acqua, trasporti, conoscenza, salute ecc..non devono essere controllati n� dai lontani piani alti delle grandi multinazionali n� da strumenti di burocrazia globale come il WTO. A mio avviso questa meta pu� essere raggiunta solo attraverso una strategia della localizzazione. Il tentativo di creare dall'alto una nuova economia dal volto umano � una contraddizione in s� e finirebbe inevitabilmente in un nuovo totalitarismo. Se ci chiediamo come riesca a sopravvivere quella maggioranza di persone sulla terra che non appartiene all'aristocrazia dei lavoratori "liberi", che occupano la punta dell' iceberg dell'economia, ci rendiamo conto di come questo sia possibile ancora oggi solo grazie al collegamento con economie locali, sia nelle campagne che nelle citt�. Il capitalismo globale � in grado infatti di sfruttare il pianeta e le persone. Non � per� in grado di garantire la loro esistenza. Localizzare si basa su altri principi Localizzare implica un rifiuto dei basilari principi capitalisti e patriarcali e la loro sostituzione con nuovi principi di sussistenza, ad esempio: Anzich� crescita economica permanente ed espansiva - Costruzione di spazi economici che rispettino i confini. Questi limiti non sono solo di natura ecologica, ma anche economica e sociale. Anche i nostri bisogni sono limitati. L'economia capitalista collega il soddisfacimento di quasi tutti i nostri bisogni alla produzione e al consumo di merce. Questo significa che non bevo acqua quando ho sete, bens� coca cola o birra. Quello che � senza limiti, � la produzione e la vendita di questi prodotti (vedi Mies 1988). Il risultato: rimaniamo sempre insoddisfatti. Anzich� egoismo individuale come principale motore dell'economia - reciprocit� , orientamento al benessere comune, solidariet� . Istituzioni globali come il WTO e il GATS elimineranno anche i resti dei concetti di stato sociale e benessere comune. Anzich� concorrenza universale - cooperazione Il dogma neoliberale della concorrenza � divenuto dottrina accettata in tutte le economie. Non struttura solo l' economia, ma anche il comportamento dei singoli, la loro gestione del tempo, i loro programmi per il futuro, i loro rapporti con gli altri. Una societ� basata su questo principio pu� dimostrare la sua supremazia solo attraverso la guerra. Anzich� divisione fra economia e morale - reintroduzione di una nuova "moral economy" La divisione capitalista fra economia e morale ha reso necessarie determinate istituzioni, ad esempio la religione, la famiglia, lo Stato, la religione che in un' amorale economia "razionale" dovevano mantenere alti alcuni valori, senza i quali la vita sociale sarebbe finita in una guerra tutti contro tutti. Una nuova "Moral Economy" non � moralistica. Significa piuttosto una ri-collocazione dell' economia nella societ� (Polyami, 1957). Una "Moral Economy" si basa sul riconoscimento degli elementi essenziali per la sopravvivenza di una societ� (Mies 1994) Anzich� orientamento della produzione in base alle esigenze del commercio (per l' Export)-orientamento del commercio in base alla produzione per i bisogni regionali e locali. Le risorse locale, il Know-how locale, la forza lavoro locale vengono utilizzate, laddove possibile, per il soddisfacimento locale della domanda, questo significa per tutte le persone e per tutti gli esseri in una particolare regione. Solo ci� che viene prodotto in eccedenza rispetto ai bisogni locali viene esportato. In questo modo si pu� evitare che i piccoli agricoltori e i piccoli produttori soffrano la fame mentre producono prodotti di lusso (fiori, gamberi, abbigliamento sportivo) per i ricchi nei paesi ricchi. La produzione e il consumo a livello locale riducono il commercio transoceanico. Aziende locali vengono gestite localmente. Investimenti e capitale rimangono nella regione e producono nuovi posti di lavori in loco. La maggior parte delle decisioni politiche ed economiche vengono prese localmente. Per questo motivo il potere deve essere in mano agli attori locali e a coloro che dipendono dalle loro decisioni, e non ad organizzazioni globali. Localizzare si basa sul principio di sussidiariet�. Se alcuni prodotti non possono essere prodotti in una regione, l'ente immediatamente superiore (Provincia, Stato, Ue)pu� procurarli. La stessa cosa vale per le decisioni politiche. Localizzare non significa n� autarchia n� provincialismo, bens� "Self-Reliance" (indipendenza). Un vero internazionalismo � possibile solo sulla base di collettivit� che decidono autonomamente della propria economia e della propria societ�. Democrazia diretta che non comprende solo gli uomini ma tutti gli esseri viventi (democrazia di vita, Shiva 2001). I principi finora nominati sono attuabili e controllabili sono in piccoli spazi economici. Soprattutto in queste forme di economia locali i produttori ed i consumatori sono in grado di costatare direttamente se la produzione, il commercio il trasporto etc.. avvengono in modo equo, quali conseguenze si hanno per l' ambiente , se il patrimonio ecologico viene conservato o distrutto, come sono strutturati i rapporti di lavoro, se i salari e i prezzi hanno un rapporto equo, come sono regolati i rapporti fra uomini e donne. Principi democratici di base come: auto-organizzazione e auto-amministrazione, auto-determinazione, indipendenza economica possono essere realizzati e mantenuti solo in economie locali. Soprattutto i principi di democrazia l� non rimangono limitati nelle sfere politiche, nella democrazia rappresentativa. Possono essere finalmente applicati anche nell' economia. Questo � secondo me anche il miglior metodo per evitare un degenerare di tali economie locali in rapporti feudali-patriarcali. In un' economia capitalistica globalizzata anche la democrazia rappresentativa si riduce comunque ad una farsa. Vengono reintrodotti rapporti di tipo feudale e patriarcale, persino lavoro in schiavit� perch� esiste ormai un solo valore che conta: il profitto ad ogni costo. Diverse priorit� Una tale modifica della struttura economica richiede anche altre priorit�, ad esempio: Agricoltura prima dell'industria: poich� i generi alimentari provengono comunque dalla terra e devono essere prodotti localmente e regionalmente, l' agricoltura non pu� seguire l'attuale impostazione del modello industriale. Quest' ultimo � indirizzato verso le condizioni del mercato mondiale. I piccoli agricoltori devono essere rafforzati. Molte pi� persone rispetto ad oggi possono trovare lavoro nell'agricoltura Associazioni di produttori e di consumatori possono garantire ai piccoli produttori entrate regolari ed ai consumatori un'alimentazione sana ed altri prodotti. Inoltro possono rigenerare un senso di responsabilit� verso la terra sia nei produttori che nei consumatori. Eliminazione delle sovvenzioni agrarie che incoraggiano il business agrario e liquidano i piccoli agricoltori che producono per il mercato locale. Pretesa di cambiamento verso un'agricoltura biologica. Pretesa di ricerca sui vecchi metodi di coltivazione riproponibili, sia nei paesi del sud che del nord del mondo. Diversa divisione del lavoro e diversi rapporti. Sono necessari soprattutto un'altra definizione ed un altro metro di valutazione del lavoro, un metro di valutazione che non sia dipendente dal corrispettivo in denaro. Questo tipo di valutazione non potr� affermarsi nel sistema economico se rimaniamo legati ai vecchi rapporti e divisione del lavoro coloniali e gerarchici. Questi sono soprattutto: la divisione del lavoro e i rapporti fra uomo e donna, la divisione del lavoro fra intellettuali ed operai, e la divisione del lavoro fra agricoltura ed industria La vecchie societ� di sussistenza erano organizzate in base a principi patriarcali e feudali. Tali principi venivano mantenuti e sostenuti da ideologie come le religioni patriarcali. Quando si parla di economie locali alcuni temono che questo debba implicare un ritorno a tali forme di supremazia premoderne. Il miglior metodo contro tali timori � una cosciente lotta di uomini e donne contro i rapporti patriarcali. Un possibile inizio sarebbe l' eliminazione delle discriminazioni gerarchiche fra i due sessi. In una nuova economia non solo le donne devono poter fare lo stesso lavoro degli uomini, ma anche gli uomini devono svolgere quei lavori sociali non pagati e di sussistenza sia in casa che nell' ambiente e nella societ�. Solo quando la met� delle persone non vedr� pi� questo tipo di lavoro come un peso, indegno e squalificante potr� cambiare qualcosa nel rapporto fra i sessi. Un' interruzione dell' odierno rapporto fra agricoltura ed industria non modificherebbe solamente l' agricoltura nei termini di cui sopra, bens� anche l' industria, e questo significa anche la scienza e la tecnologia. Esattamente come quella agricola, anche la produzione industriale e la ricerca tecnologica dovrebbero indirizzarsi verso i bisogni e le ecologie locali, e non pi� verso le prospettive di maggior guadagno sul mercato globale. Questo sposterebbe subito l'interesse dei ricercatori verso altri problemi. L'eliminazione della suddivisione del lavoro coloniale e gerarchica non significa in alcun modo una completa eliminazione della divisione del lavoro e delle specializzazioni in generale. Al contrario, quando queste suddivisioni sono liberate dalla logica del prodotto e dell'accumulo, ogni lavoratore potr� indirizzare e rimarcare maggiormente le proprie predisposizioni e talenti. Questo � anche il miglior modo per mantenere le diversit� e per evitare ogni tipo di monocoltura, sia essa biologica o culturale. Una modifica delle economie locali nel senso di una prospettiva di sussistenza anticapitalistica e antipatriarcale sia nel nord che nel sud del mondo conduce inevitabilmente ad un cambiamento delle strutture globali. Economie regionali pi� o meno basate su un sistema di self-reliance, in cui le importazioni da altre regioni assumono solo una funzione integrativa e non la principale fonte di approvvigionamento porteranno ad una restrizione del commercio mondiale e ridurranno drasticamente lo spreco di risorse, i trasporti, i rifiuti da imballaggio, l'utilizzo della chimica nell' agricoltura e nell'industria. Nessun tipo di monocoltura sar� pi� redditizia, cos� come un economia orientata esclusivamente sull' esportazione. La Germania ad esempio dovr� smettere di essere considerato esclusivamente come "nazione industriale". Quanto rimane del commercio mondiale deve poi essere organizzato in base ai principi del commercio equo. Questo significa che non esisteranno pi� i paesi con costi del personale minimi. Traduzione a cura di Chiara Arnolfi _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilit� individuale. Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realt� del Forum e per altre ancora... 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