Report dal Forum sociale mondiale di Bamako. 2 documenti:
1) I BUONI AUSPICI DEL FORUM DI BAMAKO
2) I PRINCIPI DI BANDUNG CONTRO IL NUOVO COLONIALISMO
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Mali - 1



«I BUONI AUSPICI DEL FORUM DI BAMAKO»



Bamako, 18 gennaio 2006 - "Il più grande rimprovero che rivolgo allo
pseudoumanesimo è quello di avere per troppo tempo trascurato i diritti
dell'uomo, di averne ancora una concezione ristretta e parcellare,
secondaria e parziale e alla fine dei conti candidamente razzista".

Aimè Cèsaire, anni '50

Oggi, con il prologo della Conferenza internazionale sul 50° anniversario
della costituzione del fronte di Bandung, si apre ufficialmente il capitolo
africano del VI Forum sociale mondiale. Per i prossimi cinque giorni Bamako
sarà il centro vitale della società civile africana e luogo eletto dai
movimenti sociali continentali nel coordinare le loro lotte con quelle
asiatiche e latinoamericane. Seppur declinati secondo una sensibilità
locale, i temi che si intrecceranno nelle centinaia di plenarie, seminari e
laboratori previsti sono formulati su scala globale e concordati con i
programmi degli altri due forum policentrici di Caracas e Karachi:

 1.. Guerra e militarizzazione, sicurezza e pace;
 2.. Liberismo mondializzato: nuovo apartheid e pauperizzazione;
 3.. Aggressione delle società contadine;
 4.. Alleanza del patriarcato e del neoliberismo per la marginalizzazione
delle lotte delle donne;
 5.. Cultura, media e comunicazione: critica e ricostruzione;
 6.. Distruzione degli ecosistemi, biodiversità e controllo delle risorse
essenziali;
 7.. L'ordine internazionale: le Nazioni Unite alla prova dell'egemonia dei
potenti;
 8.. Commercio internazionale, debito e politiche economiche e sociali;
 9.. Lotte sociali, diritti sociali e umani, organizzazioni sociali e
diritti politici;
 10.. Alternative: le condizioni per un progresso sociale e democratico e
per la riabilitazione della sovranità dei popoli.
L'Africa è la parte più vulnerabile del pianeta e già oggi offre l'immagine
di ciò che sarà il mondo dominato dal capitalismo selvaggio e dal saccheggio
delle risorse naturali. La distruzione del legame sociale, generata dalle
politiche economiche imposte dal Fondo monetario internazionale e dalla
Banca mondiale negli ultimi venticinque anni, è per gli altri popoli del
mondo una precisa indicazione sull'esito del neoliberismo.

Il Forum mondiale di Bamako rappresenta quindi un'occasione imperdibile di
mostrare il volto nuovo di quelle donne e quegli uomini africani che giorno
dopo giorno resistono, lottano contro politiche governative che attentano
alla loro sovranità e li vogliono ancora una volta schiavi.  Schiavi del
debito, delle Borse di Londra o New York, delle fabbriche con zero  regole,
di una retorica senza fine sulle libertà essenziali.

Per Aminata Traorè, ex ministra della Cultura del Mali e oggi membro del
comitato organizzatore del forum, l'obiettivo è quello di «rileggere e
ridisegnare l'Africa per sottrarla al discorso pietistico, bugiardo e
demotivante di chi detiene l'egemonia delle idee, come della finanza e dei
politici africani, che ne sono l'eco».

Questa è la sfida che ha chiamato a raccolta singoli e organizzazioni della
società civile, che proveremo a raccontare nei prossimi giorni.


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Diario dal Forum sociale mondiale di Bamako, Mali - 2
19 gennaio 2006

 «I PRINCIPI DI BANDUNG CONTRO IL NUOVO COLONIALISMO»

 "E il gallo ha cantato sulla tomba dell'antenato. E il gallo ha cantato
sulla prua della piroga. IN-DI-PEN-DEN-ZA".
Charles Ngande

 L'idea di un'alternativa. Questo fu Bandung, 1955. Una conferenza a cui
parteciparono i rappresentanti di ventinove stati africani e asiatici,
determinati a difendere la propria indipendenza negli affari internazionali,
sfuggendo alla logica bipolare della Guerra Fredda. I dieci punti della
Dichiarazione finale, sulla pace e la cooperazione tra i popoli, posero le
basi del Movimento dei paesi "non allineati". La loro prima riunione
ufficiale si tenne a Belgrado nel '61, con lo scopo di permettere lo
sviluppo economico e sociale dei paesi aderenti e la democratizzazione delle
relazioni internazionali attraverso il disarmo e una politica di non
ingerenza nelle scelte degli stati. In seguito il movimento si estese fino a
comprendere settantacinque paesi, ma l'aggregazione non assunse mai un
carattere istituzionale. I suoi membri mantennero spesso comportamenti
divergenti in campo internazionale e non si riuscì a evitare i conflitti che
si verificarono tra gli stessi stati sulla base di interessi regionali. Con
la scomparsa dei suoi prestigiosi promotori - tra cui lo iugoslavo Tito,
l'indiano Nehru, l'egiziano Nasser - e l'accentuarsi dei conflitti locali
degli anni Settanta e Ottanta, il movimento perse la sua originaria
influenza.

 Cinquant'anni dopo, i principi di Bandung sembrano essere un antidoto
ancora valido contro la globalizzazione come nuova forma di colonialismo. La
pensano così gli organizzatori della Conferenza per la Ricostruzione del
fronte del Sud che ieri ha raccolto al Palais des Congrés di Bamako
centinaia di intellettuali e attivisti da tutto il mondo con l'obiettivo -
come indicato da Francois Houtart del Forum mondiale delle alternative - di
passare «dalla costruzione di un consenso collettivo alla costruzione di un
attore collettivo». Il tutto nel massimo rispetto dell'autonomia del VI
Forum Sociale Mondiale che si apre oggi pomeriggio in città, con la marcia
inaugurale, dove sono attese circa trentamila persone, dal Mali e dai Paesi
vicini.

 Oltre a Houtart, all'apertura dei lavori erano presenti Ignacio Ramonet,
direttore de Le Monde Diplomatique, Aminata Traoré, ex ministra della
Cultura del Mali, Samir Amin, direttore del Forum du Tiers Monde di Dakar,
Taoufik Ben Abdallah, di ENDA - Environnement et developpement du tiers
monde, e PK. Murti, segretario del sindacato dei minatori indiano. Dopo la
plenaria si sono svolti dieci gruppi di lavoro: dalla «costruzione di
alleanze politiche regionali capaci di rinforzare il Sud nelle negoziazioni
globali» alla «definizione di una carta contro la mercificazione delle
risorse naturali», dalla «lotta contro le politiche di divisione sistematica
dei lavoratori» alla «eliminazione di tutte le forme di oppressione,
sfruttamento e alienazione delle donne». Sotto l'egida di quelle che Samir
Amin, come la maggioranza della platea, considera priorità strategiche: la
trasformazione radicale dell' Organizzazione mondiale del commercio, del
Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale; lo smantellamento
della presenza Usa nel mondo, dalle carceri segrete alle basi militari, fino
alle occupazioni dell' Iraq e dell'Afghanistan.
Giosuè De Salvo

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