«Torturavano con un piacere sadico»
Aiden Delgado, riservista dell'esercito statunitense e obiettore,
racconta
le atrocità nel carcere di Abu Ghraib
PATRICIA LOMBROSO da NEW YORK

«In Iraq, come soldato riservista del 320° battaglione della polizia
militare sono stato assegnato per sei mesi alla prigione di Abu Ghraib.
Sono
testimone dei crimini perpetrati dalle truppe Usa nei confronti dei
detenuti
iracheni. Eravamo al corrente dall'inizio delle atrocità commesse. I
comandanti sapevano tutto e affiggevano le foto di quelle brutalità alle
pareti dei quartieri generali come trofei. Il Pentagono e i politici non
hanno interesse a far luce, né vogliono mostrare mutilazioni di cadaveri
di
detenuti torturati, o foto di soldati che si fanno riprendere accanto ai
detenuti uccisi con le torture». Il riservista Aiden Delgado, di 24
anni,
obiettore di coscienza, inizia la sua denuncia. Delgado fa parte
dell'organizzazione dei reduci Iraqui veterans against the war e
partecipa
alla marcia del l8 marzo contro la guerra.
Quando è stato spedito come riservista dell'esercito in Iraq?
Dall'inizio dell'invasione al 1ý aprile del 2004 il mio battaglione
venne
assegnato a Nassiriya per sei mesi e sei mesi alla prigione di Abu
Ghraib.
Quale incarico aveva?
Avevo fatto l'addestramento come meccanico e traduttore dall'arabo.
Come mai conosceva l'arabo?
Mio padre era diplomatico, sono cresciuto all'estero. Per sette anni ho
vissuto in Egitto ed in Medioriente. Sono rientrato negli Usa nel 2000.
Mentre ero al college, mi iscrissi come riservista dell'esercito. Il
servizio era di due giorni al mese. Mi interessai ai testi del Sutra e
diventai buddista. Mai immaginavo di finire a combattere in Iraq.
Quando è diventato refusenik e ha consegnato le armi?
Non appena messo piede in Iraq. Mi resi conto che la nostra missione era
quella di uccidere gli iracheni che i soldati americani con sprezzo
chiamavano gli hajii (arabi e mussulmani).
Ci racconta un episodio per capire il razzismo e la violenza che lei
denuncia nella missione in Iraq?
In una delle spedizioni del nostro battaglione a sud dell'Iraq mi venne
impartito l'ordine di guidare il nostro Humvee nel deserto. La
destinazione
era il ritrovamento di una fossa comune di kuwaitiani uccisi da Saddam
Hussein. I resti dovevano essere rimpatriati per la sepoltura. Il
sergente
mi ordinò: «Afferra il cranio di questi scheletri. Voglio una foto che
mi
ritragga con il cranio in mano di questo hajii, li odio». Una scena
surreale. Era un soldato della mia stessa unità, che fino a quel momento
mi
era sembrato un bravo ragazzo. Rientrato alla base militare mi recai dal
comandante, consegnai le armi e dissi che non volevo più partecipare a
uccisioni. Presentai la mia richiesta di obiettore di coscienza e
dovetti
rimanere sino alla fine del periodo a me assegnato in Iraq. Fu un
periodo
molto difficile, insultato come traditore da tutti gli 8 altri soldati
del
mio battaglione e privato di ogni protezione balistica dell'uniforme.
Quando è stato ad Abu Ghraib?
Dall'ottobre del 2003 sino al mio rientro in Usa nel 2004.
Ci racconti la sua esperienza.
Ero finito in un girone dell'inferno. Quotidianamente si perpetrava ogni
atrocità e brutalità sui detenuti. Era una gara fra soldati a quanti più
iracheni si riusciva a torturare e uccidere.
Sono stati uccisi detenuti iracheni?
50, durante la mia esperienza.
Ci racconti qualche episodio.
Il 24 novembre del 2003, i detenuti iniziarono una protesta: stavano
ammucchiati in 60-80 nelle tende perché il carcere era sovraffollato.
Erano
stati colpiti da un'epidemia di tubercolosi e forme dissenteriche per il
cibo marcio. I soldati del mio plotone vennero colpiti a sassate.
Reagirono
aprendo il fuoco contro detenuti disarmati. In quattro sono morti. Uno
dei
tiratori mi mostrò una foto: «Vedi, ho sparato a questo in faccia. Sono
riuscito a spaccargli la testa. Ma ci sono voluti tre giorni prima che
morisse dissanguato». Quei soldati svolgevano il loro compito con un
piacere
sadico.
Quale fu la reazione degli alti gradi militari ad Abu Ghraib?
Il comandante afferrò le foto e le affisse alla parete del quartier
generale.
Lei è stato mai nelle camere della tortura durante gli interrogatori.
Non potevo essere presente come traduttore. Non si fidavano. Ma molti
soldati del mio battaglione erano assegnati a quel braccio speciale del
carcere conosciuto come Hard site.
Quante sono le foto non ancora rese pubbliche?
Sono migliaia. Quotidianamente sono state scattate immagini dai soldati.
Quali non ancora rese pubbliche?
Molti detenuti sono morti sotto tortura. Prima di portar via i cadaveri,
i
soldati si facevano ritrarre da altri commilitoni con il detenuto morto,
oppure mentre effettuavano mutilazioni sui detenuti già morti. Una foto
che
abbiamo tutti mostra un soldato che con un cucchiaio di plastica estrae
parti del cranio spaccato di un detenuto. Nessuno dei comandanti è stato
processato. Sono rimasti al loro posto, in Iraq. Sono solo due i soldati
in
carcere. Sono crimini al di là dell'immaginabile.
Perché queste barbarie sono emerse soltanto ad aprile del 2004?
Noi soldati eravamo al corrente delle atrocità commesse sin dall'inizio.
Dal
dicembre del 2003 cominciarono ad arrivare racconti di abusi sessuali e
sevizie fatte dagli addetti all'hard site. A gennaio il comandante ci
convocò e si raccomandò di non far trapelare queste notizie fuori da Abu
Ghraib: «Se avete foto incriminanti, distruggetele. Non parlatene ai
familiari. I panni sporchi si lavano in casa. Siamo in guerra contro
terroristi pericolosi».
Lei dichiara che c'è un cover up ben più grave di quanto emerso. Al suo
ritorno in Usa stato è minacciato dal Pentagono. Quel che ci racconta è
pubblico?
E' trascorso un anno e più e i responsabili militari hanno fatto
indagini
sommarie. I politici del Congresso non hanno interesse ad andare a
fondo. Il
Pentagono ora trasferirà 4500 detenuti e ha intenzione di chiudere Abu
Ghraib. Ma i crimini commessi dalle nostre truppe con il consenso del
Pentagono rimarranno segreti.



_______________________________________________
BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST
per informazioni [EMAIL PROTECTED]

In questa mailing list ogni iscritto può far circolare tutte le notizie che 
ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano 
ma ci si affida alla responsabilità individuale.

Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realtà del 
Forum e per altre ancora...

Per provvedere alla sottoscrizione o alla cancellazione del tuo nominativo alla 
mailing-list : http://www.bergamoblog.it/mlist.php?mlid=bgsf
oppure scrivete a: [EMAIL PROTECTED]

[email protected]
https://www3.autistici.org/mailman/listinfo/forumbergamo

Rispondere a