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ASPETTI SANITARI DELLA FINANZIARIA
Per quanto riguarda l'impostazione generale della
finanziaria, a me pare che si sia dato in modo eccessivo la priorità al rispetto
dei parametri di Maastricht e al risanamento dei conti, come dicono anche
autorevoli economisti. Si poteva infatti rientrare in questi parametri
in un periodo di tempo più lungo, limitando così i tagli alla spesa sociale e
agli enti locali.
Si è preferito invece attuare la vecchia politica
dei due tempi, tutta puntata sul risanamento e che rimanda a chissà quando
robuste misure di spesa pubblica per lo sviluppo e la crescita.
Tra l'altro, l'importo stesso della finanziaria è
parso come una grossa torta che lievita, arrivando a superare i 38
miliardi, misura che, pur nella consapevolezza del disastro ereditato
da Berlusconi, mi è sembrata troppo pesante.
I guasti derivanti da questa impostazione
sono molto evidenti anche nel settore sanitario, che è quello di cui più
direttamente mi interesso.
Anche qui le ragioni di cassa hanno prevalso
sulla necessità di affrontare le esigenze sanitarie dei cittadini.
Così, la spesa sanitaria complessiva diminuisce,
contrariamente agli altri paesi europei, in uno Stato, l'Italia, che si fa
sempre più vecchio e che ha quindi maggiori bisogni cui rispondere in questo
campo.
Ci sono anche elementi positivi come
l'aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), l'aumento degli
stanziamenti per l'edilizia sanitaria e l'aumento del fondo sanitario
nazionale.
Quest'ultimo intervento, però, è pesantemente
contraddetto dall'imposizione alle Regioni di introdurre ticket sul pronto
soccorso, sulle prestazioni specialistiche e persino sulle ricette.
Ad esempio si dovrà pagare un ticket variabile
tra i 23 e i 41 euro per le prestazioni di
pronto soccorso giudicate inappropiate, e uno di 10 euro per ogni
ricetta.
Speravo addirittura che questo governo togliesse
i ticket nelle Regioni dove già c'erano, e invece ha fatto esattamente il
contrario, cioè li ha introdotti dove non c'erano.
Questo mi pare del tutto inacettabile; trovo
insomma contraddittorio aumentare da un lato il fondo sanitario nazionale, e
dall'altro penalizzare pesantemente i cittadini.
Se davvero è necessario contenere la spesa
sanitaria, occorre agire sul versante degli sprechi, degli accreditamenti
selvaggi e delle privatizzazioni.
Il nostro partito è impegnato a costruire sul
territorio una mappa degli sprechi e delle inefficienze, per dimostrare che è
possibile contenere la spesa sanitaria senza peggiorare la qualità dei servizi,
destinando anzi ulteriori risorse al loro miglioramento.
Se poi consideriamo, ad esempio, l'entità della
spesa militare nel nostro paese (la settima al mondo), la politica che ho appena
descritto mi appare ancora più inadeguata ad un governo che vuole avere un forte
profilo riformatore nel senso della giustizia sociale.
Maria Pia Trevisani
Responsabile provinciale salute e politiche
sociali PRC Bergamo
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