Vi invio uno stralcio di un documento sul piano sociosanitario
regionale,
steso dalla commissione regionale salute e politiche sociali del PRC, sui
consultori familiari, da cui si evince che nei consultori privati
accreditati, non si applica la legge 194.
Ritengo la cosa molto grave per i diritti delle donne e penso che questo
fatto vada divulgato.
Saluti
Maria Pia Trevisani
Responsabile salute e politiche sociali PRC Bergamo
NOTE CRITICHE AL PIANO SOCIOSANITARIO 2006-2008
Nel piano si pone fra gli impegni prioritari quello della
valorizzazione dei Consultori Familiari quali servizi di base molto
orientati alla prevenzione, informazione ed educazione alla salute
potenziando la funzione di riferimento per la famiglia e la capacità
d'accoglienza
d'analisi e di risposta integrata alle aspettative familiari.
Si parla anche di rivolgere speciale attenzione ad alcune problematiche
ostetrico-ginecologiche di grande interesse, tra cui in particolare la
interruzione volontaria di gravidanza atraverso il monitoraggio e
l'implementazione
dei percorsi si assistenza.
Va subito detto che queste affermazioni non sono assolutamente credibili,
perché esse sono totalmente contraddette dal comportamento concreto che
la
Regione ha messo in atto in questi anni su questo tema. Ci limitiamo a
ricordare due punti particolarmente gravi che danno l'idea di qual è
stata
la reale politica della Regione Lombardia in questo campo.
Innanzitutto i tagli pesanti apportati alla rete dei consultori
pubblici.
Siamo passati da 346 strutture esistenti nel 1996 a 179 nel 2004 con una
riduzione del 50%. Già questo dato la dice lunga sulla reale volontà di
"valorizzazione dei consultori familiari".
In compenso, a partire dal 2001 si è aperta la strada ai consultori
privati
(che erano 41 nel 2004) con un meccanismo di accreditamento basato sulla
totale parità tra pubblico e privato in omaggio al principio della libera
scelta che è stato ampiamente usato, come sappiamo, per la generale
politica
di privatizzazione della sanità lombarda.
In questo caso però si aggiunge un particolare molto grave, che è il
secondo
punto che vogliamo richiamare. Pur godendo, in quanto accreditati, del
finazionamento pubblico, i consultori privati sono autorizzati a non
applicare la legge 194. In due successive Delibere di Giunta Regionale
infatti, sulla base della possibilità prevista dalla legge di dichiarare
a
livello personale l'obiezione di coscienza si stabilisce che : " in
deroga a
quanto stabilito dalle norme, i consultori familiari privati possono i
escludere dalle prestazioni rese quelle previste per l'interruzione
volontaria di gravidanza, ivi comprese quelle connesse a dipendenti da
dette
prestazioni".
Qui siamo di fronte ad una scelta che presenta anche chiaramente i
caratteri
della incostituzionalità.
E' del tutto evidente infatti che, fermo restando la legittimità
dell'obiezione
di coscienza individuale, non è accettabile che si legittimi una sorta
di
obiezione di coscienza di struttura.
I consultori, pubblici o privati che siano, devono garantire
l'applicazione
della legge 194 e non possono usare i soldi pubblici violando la legge.
La nostra iniziativa dovrà svilupparsi quindi sia per rilanciare
effettivamente il ruolo dei consultori pubblici, aumentandone il numero e
migliorandone la qualità, sia per cancellare questa grave e
inaccettabile
deroga per i consultori privati.