IL DIARIO AMIRA HASS Giornalista di Ha'aretz , 

Apartheid 

Lunedì scorso sono stata presa da una sensazione di sconforto. Due sassi sono 
piombati di prima mattina nello stagno della mia attenzione, provocando rabbia, 
stanchezza e saturazione: una breve notizia su Ha'aretz e un messaggio di posta 
elettronica. 
Ha'aretz rendeva noto che il comando centrale militare ha emesso un nuovo 
ordine: i cittadini israeliani non potranno più portare in auto dei passeggeri 
palestinesi in Cisgiordania. L'email informava che 105 coniugi e bambini con 
carta d'identità palestinese e residenti in Cisgiordania hanno di recente 
ricevuto dalle autorità israeliane un "ultimo permesso di soggiorno": entro la 
fine dell'anno dovranno lasciare casa, lavoro, parenti e amici, oppure 
trasferirsi con l'intera famiglia. Malgrado il risalto dato alla politica 
israeliana dell'ingresso negato" e le proteste di diplomatici statunitensi ed 
europei contro le discriminazioni di cui sono vittime alcuni loro concittadini, 
Israele porta avanti la sua silenziosa politica di espulsione. 
Il nuovo divieto militare mi colpisce di persona. Vivo in Cisgiordania e spesso 
do un passaggio a dei palestinesi: amici e conoscenti, o persone - perlopiù 
anziani e donne -che incontro in strade dove passano poche automobili 
palestinesi. Ma la severità di questo divieto va oltre la mia angoscia 
personale, perché colpisce centinaia di attivisti israeliani contrari 
all'occupazione e tutte quelle persone che qui hanno qualche amico. 
Il divieto aggiunge un ulteriore elemento al "doppio sistema stradale" che le 
autorità di sicurezza israeliane stanno realizzando da sei anni a questa parte: 
una rete di strade e infrastrutture per gli ebrei e un'altra per i palestinesi 
della Cisgiordania. Le prime sono ben curate, ampie, illuminate e scorrevoli; 
le seconde strette, piene di curve, trafficate e pericolose. Ordini militari e 
ostacoli fisici impediscono ai palestinesi di usare le "strade ebraiche". Il 
doppio sistema stradale è stato criticato anche dalla comunità internazionale, 
ma le proteste, come in altri casi, non hanno avuto alcun effetto. 
Il doppio sistema stradale è strettamente collegato alla versione israeliana 
aggiornata dello "sviluppo separato": colonie spaziose, ben tenute e in 
continua espansione, costruite su terreni (privati o pubblici) sottratti ai 
palestinesi, vere enclave del sistema legale, educativo e sanitario israeliano. 
E accanto a queste enclave, che formano una catena solida e ben collegata, ci 
sono le comunità palestinesi, separate e impoverite. Un popolo con diritti 
individuali e nazionali domina un popolo privato dei suoi diritti. Esistono due 
insiemi di leggi per un solo territorio: uno discrimina la maggioranza, l'altro 
conserva i privilegi della minoranza. 
Separazione, in lingua afrikaans, si dice apartheid. E chi cerca di mettere in 
guardia contro il suo consolidamento e inasprimento, lunedì scorso ha ricevuto 
l'ennesimo duro colpo. 

Internazionale 30 novembre 2006 

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