Facciamo conoscere a tutti questa vergogna: Gianni Carissimi/e, suggerisco a chi può di inserire quanto prima su Bergamo Blog l'articolo di Anubi D'Avossa Lussurgiu che apre oggi Liberazione, e che vi incollo di seguito. Le due righe iniziali sono la mia proposta di titolo. Ciao. Roberto.
Povero cristo torturato per 6 anni col via libera di Fini e Pisanu Originario del Marocco, è un cittadino italiano che risiedeva a Bergamo. Si chiama Abu Al Kassem Britel, ha 39 anni. E' nato a Casablanca in Marocco nel 1967 e nel 1989 è emigrato in Italia, ha lavorato per un decennio da operaio a Bergamo, vi si è sposato nel 1995 con una musulmana italiana. E' divenuto cittadino italiano nel 1999. Ma non gli è servito: da due anni e mezzo è in carcere in Marocco. Condannato per la sola accusa di attività sovversiva. Dopo che in Marocco era già stato internato per oltre otto interminabili mesi di torture in un centro di detenzione del servizio segreto. Nel quale era stato portato dalla Cia statunitense, con un proprio volo, dal Pakistan: lì, dagli agenti Usa era stato prima sottoposto ad altri "interrogatori speciali", per tre settimane, nel 2002. Un ennesimo episodio, come si vede, della medesima saga delle «Special Renditions» nella quale si iscrive la vicenda del rapimento in Italia dell'imam egiziano Abu Omar. Quella per cui ieri la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di 26 agenti Cia e di sei tra funzionari e agenti del Sismi, tra i quali lo stesso ex direttore Niccolò Pollari, per sequestro di persona; e di altri due del nostro servizio segreto, oltre al giornalista Renato Farina, per favoreggiamento. Solo che, nel caso di Britel, si tratta per di più di un cittadino della Repubblica, d'un nostro concittadino. Appunto, non gli è valso a nulla. Anzi: a inoltrarlo in un'incredibile Odissea nei meandri più oscuri della cosiddetta "guerra al terrorismo", sono stati proprio i vertici dei nostri apparati di sicurezza e, secondo ogni apparenza, il governo che abbiamo avuto nei cinque anni passati. E' stata la stessa moglie di Britel, Khadija Anna Lucia Pighizzini, insieme all'avvocata Francesca Longhi, a ripercorrere ieri quell'Odissea (già raccontata da "Carta" e "Diario"), in una conferenza stampa alla Camera con due parlamentari del Prc, il senatore Francesco Martone e il deputato Ezio Locatelli: che è servita a rendere nota l'interpellanza urgente su un caso così eclatante, firmata dal Locatelli con il capogruppo Gennaro Migliore e altri 10 deputati di Rifondazione. E' in approdo domani nell'Aula di Montecitorio, dove si attendono le risposte del governo attuale. L'inferno di Abu Al Kassem, che abbiamo brevemente ripercorso a ritroso, comincia in realtà fra il 2000 e il 2001. E' la Questura di Bergamo ad aprire un fascicolo a suo nome perché sarebbe stato rilevato in casa non sua, ma di suo fratello, il passaggio d'un presunto responsabile di «cellula terrorista». Poi, sarà la stessa abitazione di Britel e della moglie a subire una perquisizione: è il 3 luglio 2001. In quel luglio di cinque anni fa, in vista del G8 di Genova gli investigatori vengono sguinzagliati a cercare prove del fantomatico piano comune a "no global" e "islamisti" per attaccare «con sacche si sangue infetto» i grandi della Terra. Dopo questa bufala, Abu Al Kassem finisce comunque sotto tito: il "Corriere della Sera", dopo l'attacco Usa in Afghanistan in seguito all'11 settembre, informa del presunto ritrovamento in una base Taleban del numero di telefono di casa di Britel. E sostiene che nel frattempo avrebbe fatto perdere le sue tracce. La moglie ha ripetuto ieri che lui era regolarmente in viaggio in Pakistan. E in effetti vi era arrivato nel giugno 2001, col suo passaporto italiano. Al fine, dice Khadija Anna Lucia, di trovare fondi per la pubblicazione in Italia di traduzioni di testi islamici. In ogni caso, come l'avvocata Francesca Longhi ha fatto rilevare anche nella sua audizione dello scorso settembre davanti alla commissione provvisoria del Parlamento europeo «sull'uso presunto di paesi europei da parte della Cia per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri» presieduta da Claudio Fava, che ha redatto un rapporto durissimo sulle responsabilità istituzionali italiane, in quello stesso scorcio del 2001, il 21 novembre, l'allora vice presidente del Consiglio dei ministri italiano, il leader di An, Gianfranco Fini, dichiara in intervista allo stesso "Corsera": «I servizi segreti italiani hanno interagito con quelli americani e di alcuni altri paesi arabi moderati per mettere le forze di polizia in condizioni di intervenire e alcune operazioni preventive hanno avuto ottimi risultati». E per certa stampa nostrana, Britel diverrà in seguito «uno dei 10 più pericolosi sospetti terroristi» in Europa. E' stato poi sempre sul "Corriere", l'8 aprile di quest'anno, che Paolo Biondani ha riscritto la sua storia, col titolo: «Voli Cia, anche un italiano nelle prigioni segrete». Infatti, il 10 marzo del 2002 viene arrestato a Lahore dalla polizia pakistana, che dice di ritenere falso il suo passaporto. Informative Digos alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, guidata dall'agosto 2001 dal prefetto Carlo De Stefano, presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, guidato da Gianni De Gennaro, del Ministero degli Interni, di cui era titolare Beppe Pisanu, testimoniano che intanto gli investigatori italiani lo avevano seguito passo passo. Abu Al Kassem viene accusato dai pakistani di appartenenza a gruppi terroristici, proprio sulla base delle «segnalazioni» fatte pervenire dall'Italia. Il 5 maggio viene trasferito ad Islamabad: dove varie volte è interrogato in una villa da agenti statunitensi. Poi, nella notte del 24 maggio 2002 Britel è caricato sull'aereo codificato N379P usato dalla Cia per «special renditions», trasferito a Rabat in Marocco e consegnato alla Dst, il servizio segreto locale, che lo rinchiude nel centro speciale di Temara. Qui è torturato di continuo, senza che i famigliari ne sappiano più nulla: fino a che, in assenza di qualsiasi accusa formale, viene liberato l'11 febbraio 2003. Cerca per settimane, con l'aiuto della moglie, di ottenere un documento dall'ambasciata italiana, essendo il suo passaporto rimasto ai pakistani. Ci riesce solo a maggio e si presenta alla frontiera con l'enclave spagnola di Melilla, per rientrare in Italia. Ma il 12 maggio sparisce di nuovo. Il 28 la moglie si sentirà rispondere dai marocchini che «sicuramente» non è detenuto. La Farnesina, ministro degli esteri Fini, nulla sa o comunica: risponderà a Khadija Anna Lucia e all'avvocata Longhi nel 2005. Intanto un'altra informativa Digos, da Brescia alla Dcpp del Viminale, datata 22 maggio 2003 testimonia che i servizi marocchini avevano segnalato alla polizia italiana la nuova cattura di Britel. Che viene comunicata dal Marocco a moglie e legale il 10 settembre. Il 16, dopo aver ceduto la «confessione» della sua frequentazione di circoli salafiti e della moschea di viale Jenner a Milano, Britel viene processato per banda armata e sovversione, senza l'imputazione di atti specifici: il 3 ottobre è condannato a 15 anni di carcere, ridotti a 9 in appello il 7 gennaio 2004. A tutt'oggi il cittadino italiano Abu Al Kassem Britel è rinchiuso nella prigione di Ain Burja, presso Casablanca. Il 29 settembre scorso il Tribunale di Brescia, su richiesta dello stesso Pm, ha archiviato l'indagine italiana per «totale insussistenza di elementi di accusa processualmente utilizzabili». Domani, a Montecitorio, la richiesta che Britel «venga immediatamente rilasciato ovvero riceva grazia reale dal sovrano del Marocco» (atto che attende solo un segnale da Roma) è rivolta ai ministri degli esteri Massimo D'Alema e della giustizia Clemente Mastella. Si vedrà chi e come intenda rispondere, d'un debito tanto enorme dello Stato verso un cittadino. ------------------------------------------------------ Ordina subito la scintillante lampada a forma di Renna di Babbo Natale: lascerai i tuoi ospiti... a bocca aperta ! http://click.libero.it/dmail06dic06 _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto può far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilità individuale. Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realtà del Forum e per altre ancora... 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