GRANELLO DI SABBIA (n°157) Bollettino elettronico quindicinale di ATTAC Venerdì 29 Dicembre 2006 ______________________________
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Sezioni tematiche, seminari, simposi, manifestazioni, proiezioni di film e molto di più, dal 20 al 25 gennaio 2007. 1) Nuove proposte, ma niente cambia di Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione) Cos'hanno lasciato, a un anno di distanza, le Riunioni Annuali della Banca Mondiale e del FMI 2) A Venaus un anno dopo invece del TAV sta nascendo la solidarieta’ Di Marco Cedolin E’ passato un anno da quando l’8 dicembre 2005 i valsusini e gli amici accorsi loro in aiuto da ogni angolo d’Italia, invasero a decine di migliaia, i prati di Venaus, travolgendo come un fiume in piena il cantiere dell’alta velocità e le forze dell’ordine che lo presidiavano. Le tantissime persone che affollano Venaus per questa tre giorni di festa, non sono qui solamente per celebrare una ricorrenza, bensì anche per continuare a costruire il futuro della mobilitazione popolare di un anno fa 3) L'Assemblea generale dell'ONU vota una storica proposta di trattato sul commercio delle armi Il lavoro su un trattato internazionale sul commercio delle armi comincerà immediatamente, a seguito di uno storica voto dell'Assemblea generale ONU in cui 153 governi hanno appoggiato la proposta di un trattato che prevenga i trasferimenti internazionali di armi che alimentino conflitti e causino povertà e violazioni dei diritti umani, Solo gli Stati Uniti hanno votato contro, e 24 governi si sono astenuti [Campagna control arms]. 4) 22esimo Anniversario del disastro chimico di Bhopal del 1984 di Bridget Hanna E siamo di nuovo a dicembre, mese delle musichette natalizie, delle feste di natale in ufficio e inoltre, ovviamente, mese dell’anniversario della peggiore catastrofe industriale della storia – quella del gas tossico di Bhopal. 5) A 5 anni dall`11 settembre -Regresso di Bush in America Latina Di Raúl Zibechi Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento di maggiore isolamento e di maggiore debolezza _____________________________ Buon Anno __________________________________________________________ Anche il 2006 volge al termine. E' stato un anno lungo pieno di avvenimenti e di lotte. Il 2007 non si annuncia certo più breve, sia dal punto di vista delle mobilitazioni sia da quello delle campagne e degli impegni dell'associazione. Tra tutto vi ricordiamo solo due eventi, forse i più immediati: -la campagna di raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua, inizia il 13 gennaio e ci accompagnerà per sei mesi. Vi chiediamo una firma per l'acqua pubblica e vi invitiamo a contribuire ed a partecipare attivamente organizzando banchetti di raccolta firme e comitati territoriali per l'acqua pubblica . Potete trovare tutte le informazioni, le date e contatti per i banchetti di raccolta firme all'indirizzo http://www.acquabenecomune.org/ Per informazioni: [EMAIL PROTECTED] -il Forum Sociale Mondiale 2007, che si svolgerà a Nairobi dal 20 al 27 gennaio 2007. Trovate le informazioni (in inglese, spagnolo, francese, kiswahili ) all'indirizzo http://wsf2007.org Nel prossimo articolo vi diamo anche un breve sommario logistico, in italiano . Un buon 2007 antiliberista a tutt* ! La Redazione _____________________________ FSM 2007 - Nairobi - Informazioni Logistiche __________________________________________________________ La 7a edizione del Forum Sociale Mondiale porterà il mondo in Africa quando gli attivisti, i movimenti sociali, le reti, le coalizioni e altre forsze progressiste di Asia-Pacifico, America Latina, Caraibi, Nord America, Europa e di tutti gli angoli del Continente africano convergeranno su Nairobi, Kenya, per cinque giorni di dibattito, resistenza culturale e feste. Sezioni tematiche, seminari, simposi, manifestazioni, proiezioni di film e molto di più, dal 20 al 25 gennaio 2007. Domande Frequenti (tratto da http://www.nairobi2007.it) - Qual è l'indirizzo del sito web del FSM 2007 http://www.wsf2007.org - Qual è la data del FSM 2007? Il FSM 2007 si svolgerà dal 20 al 25 gennaio 2007 - Calendario generale dell’evento: 20 gennaio (sabato) Cerimonia di apertura 21 gennaio (domenica) Attività autogestite e co-organizzate 22 gennaio (lunedì) Attività autogestite e co-organizzate 23 gennaio (martedì) Attività autogestite e co-organizzate 24 gennaio (mercoledì) Pianificazione delle azioni nel 2007 25 gennaio (giovedì) Cerimonia di chiusura - Dove si svolgerà il VII FSM? Il principale luogo del VII FSM sarà il Moi International Sports Centre, ubicato a Kasarani, a circa 10 km dal centro di Nairobi. Le Cerimonie di Apertura e Chiusura si terranno a Uhuru Park, nel centro di Nairobi - Quali sono le opzioni di alloggio? Oltre all’offerta presente sul sito www.tavoladellapace.it alla pagina http://wsf2007.org/info/hotels.xls è presente una lista degli hotel della città, consultabile. Si vedano inoltre le altre opzioni di alloggio: campeggio solidale, campeggi e alloggi alternatvi (case) Campeggio Solidale - Sarà organizzato un Campeggio Solidale all Moi International Sports Centre, lo stesso luogo del Forum Sociale Mondiale 2007, con capienza di 2000 persone. Per ulteriori informazioni consultate: http://www.wsf2007.org/info/accommodation. Campeggio della Gioventù Il Campeggio della Gioventù si troverà nello stesso luogo del Forum Sociale Mondiale, il Moi Sports Centre, e avrà una capacità di 1000 persone. Per informazioni, mandare una email a [EMAIL PROTECTED] Campeggi Un’area per il campeggio sarà il Camping Rowallan, vicino alla struttura per concerti Jamhuri (Jamhuri Show Grounds), con capacità di 6000 persone, ubicato a ovest di Nairobi. Un’altra area di campeggio si trova a Machakos, una città a est di Nairobi. Altre informazioni su http://www.wsf2007.org/info/accommodation. Alloggio alternativo (Case private) Il Comitato Organizzatore del FSM 2007 ha stipulato un accordo con due imprese specializzate in alloggi in case private con prezzi particolari per i partecipanti del FSM 2007. Per consultare i siti delle imprese: Togo Consultants - http://www.beeclanlimited.com/homestaystogo/; - Staarabu Home Stays - http://www.staarabu.com/pages/offers.php; Altre informazioni su: http://www.wsf2007.org/info/accommodation. - E’ necessario un visto per viaggiare in Kenia? Per i cittadini italiani il Kenia emette i suoi visti all’arrivo nel Paese, in aeroporto. Per vedere la lista dei paesi che necessitano di un visto, scaricare il formulario per visti, unitamente ad una lista degli indirizzi e contatti delle rappresentanze del Kenia all’estero, è possibile visitare i siti http://wsf2007.org/info/visa-1 (in spagnolo), http://wsf2007.org/info/visa/view?set_language=en (in inglese), e http://wsf2007.org/info/copy_of_visa-2 (in francese). _____________________________ 1) Nuove proposte, ma niente cambia Cos'hanno lasciato, a un anno di distanza, le Riunioni Annuali della Banca Mondiale e del FMI __________________________________________________________ di Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione) Ogni anno, all'arrivo dell'autunno, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale tengono le proprie riunioni annuali, nelle quali i delegati dei Paesi membri discutono (tutti) e deliberano (alcuni) sulle linee generali di attività per i 12 mesi successivi, e nelle quali viene dato il via alle iniziative e alle riforme più importanti. Ogni 3 anni, i tecnici e i direttivi della BM e del FMI escono dalla tana e le Riunioni Annuali hanno luogo fuori Washington. Vi ricordate Praga nel 2000? Poi è venuta Qatar nel 2003, e quest'anno, il 19 e il 20 settembre, i ministri delle Finanze e per lo Sviluppo dei 184 Paesi membri si sono riuniti a Singapore, protetti da draconiane misure di sicurezza. Nelle Riunioni Annuali si tiene quella che potremmo considerare l'Assemblea Generale della BM e del FMI, cioè la Giunta dei Governatori di entrambe le organizzazioni. I Governatori sono i rappresentanti dei vari Paesi membri, e la loro figura generalmente coincide con quella del Ministro delle Finanze o per lo Sviluppo, a seconda dei casi. Alle riunioni assistono anche l'equipe tecnica e direttiva delle due Istituzioni e altri invitati, come ad esempio, quest'anno, Pascal Lamy, direttore generale dell'OMC. Le Riunioni Annuali sono precedute da riunioni ministeriali del Comitato Finanziario e Monetario Internazionale (IMFC, dalla sigla in inglese) - ente incaricato di formulare le politiche pubbliche del FMI - e del Comitato di Sviluppo - forum congiunto della BM e del FMI che ha il compito di dibattere temi relativi ai Paesi poveri e alla lotta contro la povertà-. (Tutta l'informazione ufficiale sopra le riunioni di quest'anno si può trovare in: http://www.bancomundial.org/reuniones/anuales/2006/index.htm). Nelle riunioni di quest'anno tre temi hanno prevalso sugli altri : il boicottaggio delle Riunioni ufficiali organizzato dalla società civile a causa delle misure di sicurezza adottate dal governo di Singapore, la nuova strategia della BM sulla governabilità e la lotta alla corruzione, e la pseudoriforma nel sistema elettorale del FMI. In tutti e tre i settori, ancora una volta è stata protagonista l'ipocrisia delle due istituzioni. Il dialogo con la società civile rimesso in questione Da alcuni anni, viste le critiche sollevate dalla società civile sulla carenza di democrazia, legittimità e trasparenza delle gemelle di Bretton Woods, la BM e il FMI hanno dato inizio ad un processo di dialogo con gli ONG e ad un certo miglioramento nel campo della trasparenza (che evidentemente non è totale). Nella cornice di questo processo, in occasione delle Riunioni Annuali, vengono organizzati spazi di incontro e di dialogo con le ONG. Però quest'anno gli spazi sono rimasti vuoti a causa di un boicottaggio senza precedenti da parte della società civile. Il motivo principale sono state le misure di sicurezza imposte a quei delegati delle ONG e delle reti che hanno deciso di andare a Singapore per partecipare alle riunioni e ad altri eventi alternativi. Il governo di Singapore, noto a livello mondiale per le costanti violazioni delle libertà civili e dei diritti umani, ha impedito che oltre 50 attivisti entrassero nel Paese, e gli stessi attivisti hanno subito deportazioni, interrogatori o arresti illegali all'aeroporto. Queste misure hanno indotto la società civile a dichiarare un boicottaggio senza precedenti. Ben 163 organizzazioni di Asia, Africa, America Latina, Europa e Medio Oriente hanno firmato una dichiarazione nella quale si esorta a boicottare il programma ufficiale della BM e del FMI. La società civile internazionale ritiene responsabili entrambe le istituzioni per il fatto di avere scelto Singapore come sede delle riunioni, sintomo indicativo dello scarso interesse reale che esse hanno verso il dialogo con la società civile stessa. Non è la prima volta che la BM e il FMI scelgono un Paese in cui la mancanza di libertàcostituisce la nota di fondo (le ultime riunioni fuori Washington sono state negli Emirati Arabi). Secondo Sameer Donassi, direttore di '50 anni basta!?' negli Usa, questi avvenimenti aiuteranno a smascherare la verità sul dialogo che la Banca e il Fondo hanno stabilito con la società civile: lo hanno sempre fatto esclusivamente a favore della propria legittimità e per legittimare i propri programmi. Mentre la BM e il FMI hanno tenuto le proprie riunioni in solitaria, la società civile ha predisposto numerose azioni alternative, tra le quali spicca il Forum Internazionale dei Popoli contro la BM e il FMI. Più di 700 persone, di 25 Paesi e di 100 organizzazioni diverse hanno partecipato a questo forum alternativo. Essi hanno potuto condividere le proprie idee su argomenti come il debito illegittimo, la condizionalità della BM e del FMI, il problema della corruzione e della trasparenza, e altri. La dichiarazione finale riflette molto chiaramente il ruolo che la Banca e il Fondo rivestono nel processo di globalizzazione: "Riteniamo responsabili la BM e il FMI per le politiche e le azioni che portano all'aumento della povertà e al peggioramento delle condizioni di vita, alla violazione dei diritti umani fondamentali, alla restrizione delle libertà politiche e civili di base, all'espropriazione della sovranità nazionale dei popoli e della governabiltà democratica e al sovvertimento del diritto allo sviluppo". La BM sventola la bandiera della lotta alla corruzione... con riserva Proprio come deciso nelle riunioni primaverili del Comitato di Sviluppo della BM e del FMI, nel settembre scorso è stata presentata la proposta per la nuova Strategia di Governabilità. Questa proposta ha ricevuto critiche tanto da parte della società civile come da parte di alcuni Paesi membri, e la strategia alla fine approvata è meno efficace di quanto avrebbe voluto Paul Wolfovitz. Da quando, un anno e mezzo fa, Paul Wolfovitz ha assunto la presidenza della BM (dopo essere stato uno degli ideatori dell'invasione dell'Iraq per l'Amministrazione Bush), la lotta contro la corruzione sembra essere diventata la sua ossessione maggiore. Nell'ultimo anno la BM ha sospeso oltre mille milioni di dollari destinati a vari progetti in Africa e in Asia a causa di denunce contro la corruzione. Però, secondo la segnalazione di alcuni Paesi membri, i criteri per tagliare i fondi sono stati alquanto arbitrari, e questa strategia ha finito per penalizzare più quelli che dovrebbero beneficiare del progetto (la popolazione) piuttosto che coloro che hanno commesso il delitto. Per fare un esempio di come agisca la Banca in questo ambito, alcune settimane fa è stato reso noto che essa offriva amnistia e totale privacy alle imprese che avessero volontariamente ammesso di essere state implicate in casi di plagio e di corruzione. Le imprese che invece non accettino l'offerta e vengano scoperte vanno a far parte di una lista nera e non possono più lavorare con la BM. Sembra che la Banca voglia evitare di rendere effettive le sanzioni al settore delle imprese. D'altro canto, ci sembra più che evidente che la Banca Mondiale manca della legittimità e perfino della capacità di trasformarsi in arbitro imparziale in questo settore. La storia della Banca stessa è macchiata da numerosi casi interni di corruzione e dall'appoggio offerto dall'istituzione a regimi notoriamente corrotti come quelli di Mobutu nello Zaire, di Marcos nelle Filippine, di Suharto in Indonesia o Pinochet in Chile. Lo stesso sistema decisionale della Banca è molto distante da quello che possiamo considerare un buon governo. La Banca non può essere allo stesso tempo giudice, giurato, pubblico ministero e imputato nella lotta contro la corruzione, e se vuole parlare di governabilità dovrebbe cominciare da se stessa. Inoltre è evidente che la BM ha un lavoro in sospeso da fare sul tema della corruzione: esso deve consistere nel valutare il proprio passato e il presente e nell'assumere la responsabilità per aver alimentato e alimentare la corruzione. La lotta contro la corruzione è senza dubbio una questione molto importante, non solo nei Paesi del Sud, ma anche e soprattutto al Nord, dove le multinazionali rivestono un ruolo chiave nel fomentare la corruzione. Proprio per tutti questi motivi essa non può essere lasciata nelle mani di istituzioni come la BM. Data la controversia suscitata dall'argomento, anche se il documento è stato approvato dal Comitato di Sviluppo, esso è visto come una cornice entro la quale sviluppare una strategia che resti passibile di future valutazioni e considerazioni. Il G24 ha messo in rilievo "la necessità di circoscrivere più chiaramente gli aspetti della Governabilitàche ricadono sotto il mandato della Banca". E cosí, Wolfovitz non ha lasciato le Riunioni Annuali con i poteri assoluti che avrebbe desiderato e i cambiamenti che proporrà saranno sotto la stretta vigilanza dei Paesi membri... e della società civile. Una riforma che non cambia niente In quanto alla riforma del sistema di voto del FMI, uno dei temi più diffusi dai media (se non addirittura l'unico tema), la frode è completa. Rodrigo Rato, direttore gestore del Fondo, lo ha spacciato come un gran passo verso una migliore rappresentanza nel Fondo dei vari Paesi membri, e i media hanno comprato la notizia a scatola chiusa. La riforma alla fine approvata nelle Riunioni annuali prevede 3 misure principali: un immediato aggiustamento parziale che dia più potere di voto alla Cina, al Messico, alla Turchia e alla Corea del Sud, un incremento dei voti di base per tutti i Paesi prima della fine del 2008, e la ricerca di una nuova formula per calcolare il comparto quote. Questa pseudoriforma premia una serie di Paesi "amici" che da tempo reclamavano più potere, e offre le briciole dei voti di base ai Paesi dell'Africa subsahariana, per tentare di mettere a tacere le voci che tra i Paesi membri denunciano la mancanza di democrazia interna delle istituzioni di Bretton Woods. Nel caso che si arrivino a mettere in pratica le prime due misure, il riaggiustamento presupporrà una riduzione del potere dei Paesi più ricchi nel FMI, passando dal 60% dei voti al 59%. Mentre i Paesi africani, nel loro insieme, potranno passare in futuro da un misero 0,5% dei voti a un ancora minoritario 6,5%. È evidente che la riforma non prevede nessun sostanziale cambiamento dell'enorme disuguaglianza nella ripartizione del potere nel FMI (e quindi anche nella BM, che molto probabilmente, in un prossimo futuro, adotterà le stesse misure). La decisione èstata approvata col 90% dei voti, cosa che dal FMI è stata pubblicizzata come un grande consenso. È giusto dire che i voti dei Paesi ricchi, uniti a quelli dei Paesi a cui è stato dato maggior potere, assommano al 90% circa. Ma altri 23 Paesi, tra cui l'India, il Brasile, l'Argentina o l'Egitto, hanno votato contro questa riforma, che, in sostanza, non cambia niente. www.rebelion.org 27/9/2006 Traduzione a cura di Cinzia Vidali _____________________________ 2) A Venaus un anno dopo invece del TAV sta nascendo la solidarieta’ __________________________________________________________ di Marco Cedolin E’ passato un anno da quando l’8 dicembre 2005 i valsusini e gli amici accorsi loro in aiuto da ogni angolo d’Italia, invasero a decine di migliaia, i prati di Venaus, travolgendo come un fiume in piena il cantiere dell’alta velocità e le forze dell’ordine che lo presidiavano. Quell’esercito di gente comune, di operai e impiegati, di studenti e anziani, di ragazzi dei centri sociali e di mamme con la carrozzina, non spazzò solo l’arroganza dei gruppi di potere del cemento e del tondino e la prevaricazione dei partiti politici che attraverso la militarizzazione della Valle e le manganellate intendevano imporre con la forza un progetto senza senso. Le decine di migliaia di persone che l’8 dicembre scesero a Venaus per dire “Basta” dimostrarono che anche quando un futuro fatto di morte e devastazione viene imposto con la violenza da chi detiene il potere è possibile ribellarsi attraverso la mobilitazione popolare e vincere la propria battaglia prendendo consapevolezza che si può riuscirci. Venaus un anno dopo sembra ancora la stessa, con i prati strapieni di gente, di colori, di bandiere NO TAV, con un presidio nuovo e più grande che ricorda gli chalet di montagna, con i piloni dell’autostrada che si ergono come giganti impettiti e la fallimentare centrale idroelettrica di Pont Ventoux che sta lì a dimostrare come non dovrebbero mai essere spesi i soldi del contribuente. Ma le tantissime persone che affollano Venaus per questa tre giorni di festa, non sono qui solamente per celebrare una ricorrenza, bensì anche per continuare a costruire il futuro della mobilitazione popolare di un anno fa. Un futuro che parla il linguaggio della solidarietà con gli altri comitati, reti movimenti che in tutta Italia stanno combattendo contro grandi e piccole nocività. A Venaus raccontano le realtà della propria lotta i ragazzi che combattono il Mose, la centrale a carbone di Civitavecchia, gli inceneritori, i rigassificatori, la privatizzazione delle acque, le più svariate forme di distruzione dell’ambiente e del territorio. A Venaus, dove il fragore della dinamite e il lavorio delle talpe meccaniche avrebbero dovuto far nascere un tunnel nel quale infilare il futuro di noi tutti, stanno invece nascendo la condivisione e la solidarietà fra le moltissime realtà che nel Paese hanno deciso di opporsi ad un modello di sviluppo violento, energivoro, nemico dell’ambiente e delle persone, in quanto unicamente finalizzato alla costruzione del profitto dei grandi gruppi di potere. Si percepisce netta la sensazione che si tratterà di una lunga strada, lastricata oltre che da buone intenzioni anche da tranelli, agguati e lunghi tratti da percorrere in salita magari con il fiato corto, ma ritengo sia già incredibilmente importante avere intrapreso tutti insieme un percorso destinato a portare lontano. La prossima tappa, probabilmente altrettanto viva e partecipata, sarà Venezia, dove la lobby del Mose (praticamente la stessa che sponsorizza il TAV) intende porre rimedio al fenomeno delle acque alte, violentando la laguna attraverso una “grande muraglia” di cemento armato che peserà come un macigno sulle spalle dei contribuenti, senza rimediare a nulla, se non ai buchi di bilancio delle grandi imprese di costruzione. L’atmosfera di “festa” e genuina soddisfazione per i risultati conseguiti che si è respirata in questi giorni a Venaus non deve però trarre in inganno, inducendo a pensare che la battaglia contro il TAV sia ormai stata vinta o vada letta attraverso lenti permeate di ottimismo. Il neo Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha già chiarito al di là di ogni ragionevole dubbio come il governo di centrosinistra intenda procedere alla costruzione dell’alta velocità Torino – Lione con la stessa risolutezza appartenuta alla maggioranza che l’ha preceduto. La grande mobilitazione dell’8 dicembre dello scorso anno ha sicuramente dimostrato come fosse impossibile per qualunque governo, ed oltretutto controproducente al limite dell’autolesionismo, costruire un’opera infrastrutturale attraverso la militarizzazione di un territorio, lo scontro fisico, le manganellate, l’intimidazione. L’approccio al problema è cambiato radicalmente, traslando da militare a politico, ma non è cambiato l’obiettivo che resta quello di costruire assolutamente il TAV in Val di Susa a prescindere dalla contrarietà degli abitanti e delle amministrazioni comunali coinvolte. E’ stata scelta la strada delle mediazioni, dei tavoli, del falso confronto e dell’altrettanto falsa disponibilità ad ascoltare le varie realtà locali, con il palese intento di narcotizzare, spaccare, dimagrire il fronte del NO che si è sempre mostrato tanto composito quanto inossidabile agli attacchi esterni. I blindati delle forze dell’ordine hanno lasciato spazio all’Osservatorio presieduto dall’architetto Mario Virano, personaggio tanto scaltro quanto melenso, assai più pericoloso di una carica dei celerini. I tranelli della polizia (che occupò il Seghino nottetempo con l’inganno) hanno lasciato il posto alle sabbie mobili della Conferenza dei Servizi, dove utilizzando come “carota” le deroghe alla legge obiettivo, si è tentato(fortunatamente senza successo in virtù della recente diserzione dei sindaci della Valle) di portare le amministrazioni locali a discutere sulla base di progetti esecutivi. Gli insulti e le etichette (sfaccendati, montanari, teppisti, no global, luddisti, nemici del progresso) dispensati a piene mani in TV e sulle pagine dei giornali compiacenti nel tentativo di screditare un’intera valle, sono stati sostituiti dalla presentazione di un nuovo progetto alternativo che nelle parole di politici ed industriali, potrebbe risolvere ogni questione attraversando i comuni festanti della Val Sangone che verrebbero miracolati dal passaggio dell’alta velocità. Poco importa che il progetto vecchio di anni mostrasse più polvere che contenuti e che in Val Sangone in soli due mesi siano nati tanti Comitati NO TAV locali da far pensare che gli abitanti si manifestino assai poco propensi ai festeggiamenti. Ciò che conta è avere creato nell’immaginario collettivo una dimensione di dinamicità e di movimento. Proprio sull’immaginario collettivo, Mario Virano (coadiuvato da tutta la schiera di pennivendoli asserviti, esperti compiacenti e uomini politici di ogni risma e colore che sempre lo contornano) sta conducendo la propria battaglia. Una battaglia “di fioretto” portata avanti con la ben nota arguzia che lo contraddistingue. Intona sonetti alla “bellezza delle infrastrutture” invitando a sogni aventi come oggetto il miracolo della tecnologia, Mario Virano, vaticina riguardo a un futuro denso di opportunità, di emozioni legate alle grandi opere che diverranno ben presto appetita meta turistica, nonché fonte d’ispirazione per gli artisti delle nuove generazioni. Non parla più di TAV, Mario Virano, ma caratterizza il progetto come quello di una Linea Moderna, tentando di sostituire il concetto velenoso di velocità con quello più accattivante e rassicurante di modernità. Per dargli voce fioriscono i convegni (sempre blindati) e gli incontri con il pubblico, sempre ben selezionato. Mario Virano non insulta nessuno (se si eccettua l’intelligenza di chi lo ascolta) ma non potendo vincere la battaglia tecnica ed economica per assoluta mancanza di argomentazioni, sta tentando semplicemente di spostare il piano inclinato sul quale si svolge lo scontro, nel palese tentativo di barare indisturbato. Sull’altro fronte il Ministro Di Pietro che del fioretto non conosce neppure la sagoma, è impegnato nel portare avanti una conferenza dei servizi ormai svuotata di ogni contenuto, però funzionale al perseguimento del suo obiettivo. Fra qualche mese affermerà che il confronto con le realtà locali si è concluso senza che si sia riscontrata una condivisione d’intenti e pertanto rimetterà la decisione definitiva nelle mani del governo. Il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità si pronuncerà come il 12 novembre ha fatto riguardo al Mose, verrà dato il benestare per l’opera e tutto ricomincerà daccapo, con le notti da passare ai presidi, la militarizzazione, i check point. _____________________________ 3) L'Assemblea generale dell'ONU vota una storica proposta di trattato sul commercio delle armi __________________________________________________________ di ControlArms (http://www.controlarms.org) Il lavoro su un trattato internazionale sul commercio delle armi comincerà immediatamente, a seguito di uno storica voto dell'Assemblea generale ONU in cui 153 governi hanno appoggiato la proposta di un trattato che prevenga i trasferimenti internazionali di armi che alimentino conflitti e causino povertà e violazioni dei diritti umani, Solo gli Stati Uniti hanno votato contro, e 24 governi si sono astenuti [Campagna control arms]. Il voto dell'assemblea arriva tre anni dopo il lancio della campagna 'Control Arms', che ha visto più di un milione di persone in 170 paesi mobilitarsi per richiedere un trattato. Tre quarti dei governi hanno votato a favore della proposta, già supportata da un'ampia maggioranza di governi nel Primo comitato dell'Assemblea, in ottobre. Un forte supporto è venuto dai governi dell'Europa, del Pacifico e dell'America Latina. "Un sostegno significativo è giunto da alcune delle aree con maggiori problemi di armamento; ciò indica on solo un diffuso riconoscimento del problema, ma anche un'altrettanto diffusa volontà politica di agire2 ha dichiarato Rebecca Peters, direttrice di IANSA. Gli USA rimangono l'unico paese che si oppone alla proposta, nonostante un recente appello di 14 senatori al Segretario di Stato Condoleeza Rice per chiedere che l'Amministrazione riveda la propria posizione. "Nella mia ultima visita in Libano, Israele e Territori occupati ho potuto vedere in prima persona le conseguenze devastanti sui civili di un commercio sregolato delle armi. E' vitale che i governi riconoscano il bisogno urgente di tramutare questo voto in azione significativa e assicurare la creazione di un trattato che sia davvero giuridicamente vincolante" ha dichiarato Irene Khan, segretario generale di Amnesty international. Uno dei primi compiti per il prossimo Segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon sarà confrontare le visioni di tutti gli Stati membri sulla proposta di trattato sul commercio delle armi per presentare un rapporto all'Assemblea a fine 2007. Un gruppo di esperti governativi di tutto il mondo sarà poi costituito per esaminare la questione in dettaglio e presentare un rapporto finale nel 2008. "Oggi una grande maggioranza dei governi del mondo ha accettato l'idea che ci sia bisogno di un trattato che prevenga le vendite di armi che provocano conflitti e povertà. E' un passo storico. Quando nel 2003 la campagna 'Control Arms' è iniziata solo 5 governi sostenevano la proposta. Oggi sono 153. ora però questi governi devono proseguire nel percorso e ottenere un trattato forte ed efficace. Ogni giorni di ritardo è un giorno in cui migliaia di vite sono colpite dalla violenza armata" ha dichiarato Jeremy Hobbs, Direttore di Oxfam international. http://www.controlarms.org Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it _____________________________ 4) 22esimo Anniversario del disastro chimico di Bhopal del 1984 __________________________________________________________ di Bridget Hanna (Bridget Hanna sta preparando il PhD in antropologia a Harvard e inoltre è editrice del Bhopal Reader, il libro di risorse accademico sul disastro chimico di Bhopal) E siamo di nuovo a dicembre, mese delle musichette natalizie, delle feste di natale in ufficio e inoltre, ovviamente, mese dell’anniversario della peggiore catastrofe industriale della storia – quella del gas tossico di Bhopal. Ventidue anni fa oggi a Bhopal, India, 400.000 persone sono state oggetto di una festa di mezzanotte a base di isocianato di metile e acido cianidrico gentilmente offerta dalla Union Carbide Corporation, con sede negli Stati Uniti, attualmente di proprieta’ della Dow Chemical. I gas uccisero circa 8.000 persone la notte stessa, e da allora ne ha uccise almeno altre 12.000. Infatti, nella Bhopal di oggi la gente continua a morire, a soffrire, a bere acqua contaminata e a preoccuparsi del futuro dei propri figli, molti dei quali affetti da malformazioni o disfunzioni genetiche. Oltre i confini dell’India, Bhopal e’ stato importante per due motivi: per prima cosa, perche’ ha dimostrato pubblicamente l’incapacita’ dei sistemi legali e regolatori nazionali ed internazionali ad obbligare le societa’ transnazionali a rispondere delle loro azioni nei paesi poveri – ad oggi la Union Carbide non e’ stata formalmente incriminata ne’ ha ammesso le proprie responsabilita’ nel disastro. I giudici negli Stati Uniti hanno respinto la richiesta del governo indiano che si svolgesse l’azione civile negli stessi Stati Uniti e una volta ritornato in India, il caso si e’ chiuso con un accordo ‘dietro le quinte’, che ha fruttato circa $500 a persona per l’invalidita’ permanente. Forse la prova piu’ eloquente dell’inadeguatezza di questo risarcimento e’ stata fornita dalla ‘mano invisibile’ del tanto ammirato ‘libero mercato’ – le quotazioni Union Carbide sono salite di un paio di punti appena si e’ diffusa la notizia del bassissimo costo dell’accordo. Il secondo aspetto importante di Bhopal e’ stato che ha dato un chiaro messaggio a tutte le comunita’ sparse per il mondo per quanto riguarda la sicurezza degli impianti chimici. Il rendersi conto che disastri come quello di Bhopal avrebbero potuto realizzarsi anche in casa, negli USA, è stato un elemento determinante nel passaggio al ‘community Right to Know Act’ (diritto alle informazioni) e a parti del ‘Superfund Act’(1) Pero’ a 22 anni di distanza, la gente di Bhopal continua a bere acqua contaminata, e noi altri qui siamo sempre meno sicuri. Oggi come oggi i problemi evidenziati da Bhopal sono piu’ urgenti e piu’ interconnessi di quanto non lo fossero nel 1984. Il perdurare della non chiamata alla Dow/Carbide a rispondere degli avvenimenti di Bhopal, da parte dell’India come degli Stati Uniti, ha reso ancora piu’ spavalda l’industria chimica. Le misure di sicurezza hanno un’efficienza economica soltanto in relazione al valore dato alla vita e ai danni ambientali; e poiche’ il governo indiano non ha potuto, e quello statunitense non ha voluto, costringere Dow/Carbide ad assumersene la responsabilita’, la vita rimane una merce di scarso valore. La Dow Chemical si rifiuta di ripulire, come anche di fornire ai medici che curano le vittime le informazioni importanti sulla natura del gas fuoriuscito. Le iniziative di ‘autoregolazione’ dell’industria, quali la ‘Responsible Care’ ispirata da Bhopal, riducono la sicurezza ad un esercizio di pubbliche relazioni miranti ad impedire che il governo emani regolamentazioni proprie. E intanto la Dow continua a commercializzare prodotti notoriamente pericolosi. Il Dursban(2) , per esempio, un pesticida della Dow Chemical proibito negli Stati Uniti per gli impatti dannosi sui cervelli dei bambini, continua a essere pubblicizzato e venduto in India. Il governo indiano, pressato dagli attivisti, ha continuato un lavoro indefesso per portare avanti una causa penale contro la Union Carbide ed il suo Presidente di allora Warren Anderson (entrambi accusati di omicidio colposo). Nel 2003 ha presentato le relative richieste di estradizione al Dipartimento di Giustizia americano. Gli Stati Uniti hanno rifiutato le estradizioni, sia della Carbide che di Anderson. E’ un bel paradosso che, mentre la Union Carbide è un ‘criminale’ ricercato in India, la sua proprietaria, Dow Chemical, sta pianificando una grande espansione nel paese, con la benedizione del governo stesso. Forse il caloroso benvenuto si deve al fatto che la Dow arriva mano nella mano con il governo americano. Il Forum degli amministratori delegati USA-India, tenutosi a marzo 2006 (durante la visita di George W.Bush dal suo nuovo amico il primo ministro Manmohan Singh), ha potuto contare ben 25 alti dirigenti statunitensi. Tra questi il sig. Andrei Liveris, Presidente e Amministratore Delegato della Dow Chemical. La visita di Bush si e’ conclusa con accordi per l’invio di energia nucleare in India, mango negli Stati Uniti, e la pubblicazione di un allegro elenco di risoluzioni congiunte. Nella prima, si insisteva sul ‘dare il benvenuto al rapporto conclusivo del Forum degli amministratori delegati USA-India’. Altri punti, terribilmente ironici se si considera l’affare Bhopal, ribadivano gli impegni di ‘impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa’ e di migliorare ‘la capacita’ di risposta a situazioni di disastro’. E’ da rilevare che il gas isocianato di metile fuoruscito a Bhopal e’ lo stesso usato come arma chimica contro i curdi da Saddam Hussein, noto rappresentante esemplare della responsabilita’ civica,. Il fatto che il governo USA e la Dow continuano a spingere l’India ad accettare ulteriori rischi chimici, rappresenta una lezione non imparata da Bhopal. Ma le lezioni in casa sono altrettanto allarmanti. Negli anni 80, quando i gruppi di cittadini sono riusciti a far passare alcune delle regolamentazioni ambientali piu’ forti, ci si preoccupava dell’eventualita’ di qualche incidente mortale. Dall’ll settembre, pero’, ci si preoccupa degli attentati terroristici. Nella sola New Jersey ci sono quindici impianti dove un attentato terroristico potrebbe ferire gravemente o uccidere oltre 100,000 persone, e almeno uno che avrebbe il potenziale di ucciderne almeno 12 milioni. Piuttosto che implementare leggi piu’ restrittive per gli impianti chimici, pero’, l’amministrazione attuale ha sfruttato questa tragedia, usandola come scusa per smembrare le salvaguardie implementate dopo Bhopal - quali la legge ‘Diritto all’Informazione’ . Ieri la EPA(3) ha annunciato che avviava la chiusura della sua rete nazionale di biblioteche che forniscono informazioni ai gruppi cittadini sui rischi chimici. E dopo cinque anni di restringimento delle liberta’ civili in nome della sicurezza interna, le proposte finali del rapporto 9/11 pubblicato nel 2005 attribuivano agli impianti chimici USA lo spaventoso grado di preparazione ‘D’ nel prevenire eventuali attacchi terroristici. L’anno scorso, sforzi bipartisan nel Senato e nella Casa di Rappresentanti hanno partorito una legge che avrebbe permesso una pur minima liberta’ ai singoli stati di implementare misure di sicurezza piu’ stringenti e di obbligare le imprese chimiche a sostituire i loro componenti piu’ pericolosi e volatili con alternative piu’ sicure. Pero’ lo scorso settembre, un gruppo di Repubblicani che lavoravano nell’ombra e’ riuscito ad eliminare queste clausole, come altre volte a proteggere le fonti idriche dall’inquinamento – in un emendamento al piano finanziario 2007. Siamo meno sicuri ora di quanto lo fossimo dopo Bhopal, in parte perche’ noi non abbiamo collaborato con l’India per assicurare alla giustizia la Union Carbide e la Dow. Coloro che sono sopravvissuti a Bhopal reclamano non solo la propria salute ed i propri diritti, ma cercano di assicurare che non ci siano ‘Mai piu’ altri Bhopal’, non solamente in India, ma da nessuna altra parte. Non riescono a dimenticare il disastro, colpiti come sono da malattie croniche e danni genetici di seconda generazione. Le conseguenze mediche del gas sono ancora poco comprese e poco gestite, e molte delle vittime del gas non hanno altra scelta che bere acqua satura di contaminanti, quali mercurio e tetracloruro, che fuoriescono dalla fabbrica abbandonata della Union Carbide. Devono subire non solo le esigenze ed i fallimenti del proprio governo, ma anche il peso e l’influenza del nostro. Considerato il clima attuale rispetto alle regolamentazioni, pero’, se per caso lo zabaione che bevi di questi tempi contenesse tetracloruro, non e’ chiaro se il fatto verrebbe rilevato o meno. E’ chiaro alla Dow, al Governo Indiano e a quello statunitense, che Bhopal rappresenta il tallone d’Achille dei loro nuovi piani redditizi. Questi piani sono redditizi perche’ il costo di Bhopal non e’ mai stato fatturato nell’equazione finanziaria dell’industria chimica. Fino a che cio’ non sarà avvenuto, fin quando l’acqua non potra’ essere bevuta senza rischi, fin quando il sito della fabbrica non sarà bonificato, e la Union Carbide messa sotto processo, restera’ vera la seconda lezione di Bhopal. Perfino con questa legislatura di nuovo Democratica , far passare delle riforme autentiche che limitino i comportamenti delle Corporation sarà una corsa in salita fin quando l’industria chimica sara’ convinta di poter farla franca con gli omicidi. Note (1) Superfund Act: una legge federale del 1986 per stimolare e sostenere attivita’ di prevenzione, protezione civile e trasparenza nella comunicazione alle comunita’ della presenza sul territorio di prodotti chimici potenzialmente pericolosi (NdT) (2) Dursban: un pesticida a base di cloropirifos che protegge le case dai termiti e le colture orticole da vari insetti, pero’ e’ altamente tossico e ha contaminato anche gli acquiferi (NdT) (3) EPA: Environmental Protection Agency, agenzia per la protezione dell’ambiente (NdT) Pubblicato martedi’ 5 dicembre 2006 su CommonDreams.org Traduzione di Lorraine Buckley _____________________________ 5) A 5 anni dall`11 settembre -Regresso di Bush in America Latina __________________________________________________________ Di Raúl Zibechi Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento di maggiore isolamento e di maggiore debolezza. Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Usa hanno smesso di essere il fattore predominante nella politica sudamericana, così possiamo affermare che oggi nel continente si è instaurato una specie di multilateralismo regionale. Il Brasile rappresenta il principale contrappeso di Washington nella regione, ma non si deve sottostimare l'importanza crescente di Paesi come l'Argentina e il Venezuela, e perfino il Messico post Fox, come nuovi elementi di potere. La lista degli avvenimenti sfavorevoli al Consenso di Washington, a partire dagli attentati a New York e a Washington, è il segno più tangibile che - malgrado la "guerra contro il terrorismo" - una nuova situazione sta prendendo forma in America Latina. I movimenti sociali continuano a rappresentare il fattore più dinamico, insieme, da qualche tempo, ad una serie di governi progressisti o di sinistra che, nonostante alcune esitazioni, contribuiscono a configurare la nuova realtà. Nel dicembre 2001 una potente insurrezione del popolo e delle classi medie ha spazzato via il governo di Fernando de la Rua, e l'azione sociale, nella sua continuità, ha messo da parte il suo successore, Eduardo Duhalde. Nel 2002 e nel 2003, grazie all'attivismo di base è stato possibile neutralizzare un colpo di stato contro Hugo Chávez e la stasi nel settore petrolifero che avrebbe dovuto annichilire il suo governo. La crisi del neoliberismo ha permesso l'accesso al governo di Luiz Inacio Lula da Silva, e nell'ottobre 2003, in Bolivia, un impressionante movimento endogeno e operaio è sfociato nel governo repressivo e neoliberista di Gonzalo Sánchez de Lozada. Già nel 2005, la continuità della mobilitazione sociale ha costretto il suo successore, Carlos Mesa, alla rinuncia, e ha imposto lo schiacciante trionfo elettorale del dirigente e coltivatore di coca Evo Morales. Lo stesso anno, in Uruguay, trionfava la sinistra, allontanando per la prima volta i partiti tradizionali dal controllo dell'apparato statale. In Ecuador, malgrado il tradimento del governo capeggiato da Lucio Gutiérrez, i movimenti sono riusciti ad impedire che si consolidassero le tendenze neoliberiste e, nei primi mesi del 2006, ad impedire la firma di un Trattato di Libero Commercio con gli Usa, e nello stesso tempo a conseguire un'importante vittoria contro la compagnia petrolifera statunitense Oxy. Perfino in Colombia, il Paese più vicino agli Usa di tutto il Sudamerica, i progressi delle forze contrarie alla politica di Washington sono innegabili: la guerriglia non è stata sconfitta nonostante il dispiegamento del Piano Colombia, e, in questo Paese, una forza elettorale di sinistra è riuscita a rompere il tradizionale bipartitismo, modificando i rapporti di forza. In Perù, nonostante la sconfitta del candidato nazionalista Ollanta Humala, la potenza dei settori popolari sta ponendo dei limiti all'allineamento del nuovo governo di Alan García con gli Usa. Insuccesso dell'ALCA Anche in Cile, che aveva già firmato un Trattato di Libero Commercio con Washington alla fine degli anni `90, il governo della socialista Michele Bachelet deve fronteggiare il riattivarsi di movimenti come quello studentesco, che mette in questione alcuni assi della politica neoliberista, come la rinuncia all'insegnamento pubblico. Il Paraguay è forse il Paese sudamericano dove la politica militarista di Bush è penetrata maggiormente, tramite l'ingresso di truppe con immunità, l'installazione di una grande base militare a Mariscal Estigarribia e il dispiegamento dell'esercito e di gruppi paramilitari formati dal Ministero dell'Interno nelle aree rurali conflittuali. Gli avvenimenti delle ultime settimane in Messico rappresentano un eccezionale cambiamento. La mobilitazione ampia e massiccia contro la frode elettorale a danno di Andrés Manuel López Obrador, mostrano una nuova coscienza democratica che dovrà limitare le tendenze di destra del futuro presidente Felipe Calderón. Ciononostante, il fattore decisivo è che l'insurrezione zapatista ormai non è più l'unica: la "comune" di Oaxaca, come si è autodenominato il vigoroso movimento che si sviluppa in questo Stato contro le corrotte autorità locali, annuncia un inversione di tendenza nella politica messicana. In effetti, l'irruzione di ampi settori della popolazione che hanno messo in questione non soltanto la forma in cui l'amministrazione viene esercitata, ma lo stesso potere dello Stato, indica che si sta per arrivare ad un momento di crisi della politica e del modello dominante, che avrà profonde conseguenze nell'immediato futuro. Ma, forse, il fatto più eclatante è successo nel novembre 2005 a Mar del Plata, durante il Vertice delle Americhe. Là i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), insieme al Venezuela, hanno definitivamente seppellito l'ALCA, che era stato l'unico modello tracciato dalla Casa Bianca per la maniera di relazionarsi tra Usa e resto del continente. Di sicuro, a partire da quel momento, l'amministrazione Bush ha intrapreso una potente offensiva per dare impulso alla firma di Trattati di Libero Commercio con vari Paesi. E di sicuro ha anche, puntualmente, ottenuto dei successi. Alla firma del TLC con l'America Centrale (CAFTA) si sommano i trattati firmati con la Colombia ed il Perù, e la possibilità che il Paraguay e l`Uruguay seguano lo stesso percorso. Tuttavia, i Paesi chiave della regione (Brasile e Argentina) hanno fatto passi significativi per mutare la situazione di stallo e di crisi del Mercosur. L'ingresso nel blocco del Venezuela, il sempre maggiore avvicinamento tra Brasile e Argentina, dopo che questi Paesi sono riusciti a superare vecchie dispute commerciali e reciproci sospetti tra i loro governi, e il possibile ingresso della Bolivia, modificano radicalmente la situazione del Mercosur. Sebbene alcuni di questi governi non possano, neppure lontanamente, essere considerati di sinistra, hanno ugualmente prodotto dei cambiamenti, aldilà della loro stessa intenzione. Lula sarà rieletto con ampia maggioranza per il cambiamento culturale che i più poveri stanno sperimentando. Senza dubbio, questo cambiamento è influenzato dal piano assistenziale Borsa Famiglia, che consiste in sussidi di circa 50 dollari e altri benefici a 11 milioni di famiglie, circa 40 milioni di persone. Il programma ha ricevuto meritate critiche per il suo carattere assistenziale, ma la cosa certa è che esso ha comunque reso possibili due fatti chiamati a modificare i rapporti di forza nel Paese più importante del continente: ha spezzato il dominio ed il controllo delle elites di destra in una regione importante come il Nordest. Finora i cachicos di estrema destra praticavano forme di clientelismo che assicuravano loro la lealtà - vera o simulata - dei poveri. Adesso, invece, proprio tra i poveri Lula ha la maggioranza decisiva per ottenere la rielezione. In secondo luogo, per la prima volta nella storia del Brasile, i più poveri non seguono i comportamenti politici delle classi medie, ma votano per un candidato che considerano come "proprio". Governi e movimenti In questi cinque anni si sono consolidate due tendenze che già si preannunciavano anni addietro, ma che adesso hanno acquisito un forte impulso. L'elenco dei governi contrari a Washington si è allungato, come pure quello dei governi che prendono le distanze dalla politica di Bush e degli organismi finanziari internazionali. Oggi Cuba è meno sola che mai e un'aggressione degli Usa all'isola deve fare i conti con l'opposizione ferma e decisa della maggior parte dei Paesi latinoamericani. Ma anche il Venezuela è più sicuro di prima, non solo per il rafforzamento della sua posizione interna, grazie al consolidamento del processo iniziato da Bolivar e alla capacità di Hugo Chávez d'intessere una rete di alleanze su scala globale, ma anche per la netta tendenza di Paesi come il Brasile, l'Argentina e la Bolivia ad appoggiarlo. Alcuni Paesi della regione, come il Brasile e, in misura minore, l'Argentina, hanno iniziato a sfidare l'impero su un terreno delicato come l'arricchimento dell'uranio. Ricordiamo che grazie alle politiche neoliberiste degli anni 90 questi Paesi hanno smantellato o paralizzato i loro piani nucleari, che adesso stanno rimettendo in moto. La politica di autonomia e cooperazione militare tra il Brasile e l'Argentina, le loro posizioni congiunte di fronte ai cambiamenti che si esigono nel FMI e alla trasformazione in senso dinamico del commercio e la cooperazione Sud-Sud e, in breve, la creazione di una nuova moneta che sostituisca il dollaro per il commercio regionale, sono gli elementi più importanti che stanno emergendo nella nuova realtà regionale. Ultimo elemento, il più decisivo. I movimenti sociali della regione non sono stati sconfitti e hanno mantenute intatte le loro potenzialità e la loro capacità d'azione, anche quando il discorso progressista e i progetti incentrati sui poveri hanno creato loro alcune serie difficoltà. Nulla sta a indicare che l'ondata di attivismo di base iniziata alla metà degli anni 90 abbia perso forza. Al contrario, proprio quest'ondata di mobilitazioni ha consentito di delegittimare il modello neoliberista e ha generato le condizioni per cui in ogni Paese e nell'insieme della regione nascesse una nuova mappa politica. Non è sicuro che questa nuova situazione si sia creata per l'"abbandono" della regione da parte degli Usa, in quanto impegnati in Medio Oriente e in Afganistan. Questo significherebbe poter guardare il mondo dall'alto. La cosa certa è che giù, alla base delle nostre società, sta crescendo una coscienza nuova, su cui non ha avuto presa la "guerra contro il terrorismo" di Bush, scatenata in questi 5 anni. Traduzione a cura di Cinzia Vidali
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