LIBANO/ BERTINOTTI: NOSTRI SOLDATI QUI COME UNA ONG Presidente Camera conclude la sua visita in Libano 06-05-2007 19:49 Articoli a tema | Tutte le news di Politica
Beirut, 6 mag. (APCom) - C'è una divisa militare che piace anche al pacifista Fausto Bertinotti, una mimetica leggera, con le armi nascoste sotto la casacca: è la divisa indossata dai paracadutisti del reggimento Folgore impegnati nel sud del Libano nell'ambito della missione Unifil. Oggi il presidente della Camera al secondo giorno di viaggio in Medio Oriente ha visitato la base di Marraka a circa 30 chilometri dlqa confine con Israele ed ha promosso a pieni voti le attività dei soldati italiani, indicando nella missione Leonte non solo la missione di pace per eccellenza, ma anche "un esempio di Italia che funziona". "E' l'Italia che si potrebbe dire essere la vetrina del Paese, e il nostro Paese deve mettersi all'altezza di questa vetrina", ha osservato Bertinotti. E di fronte a tale eccellenza il presidente della Camera ha suggerito: "I politici, me compreso, prima di accingersi a parlare dovrebbero venire qui ad ascoltare dai militari". Una sorta di mea culpa ma anche di avvertimento per quanti, soprattutto dalla sua parte politica, in Parlamento e fuori spesso esprimono un giudizio negativo rispetto all'esperienza delle operazioni internazionali. Bertinotti ha potuto vedere con i suoi occhi le attività che i 2.321 militari italiani in missione nel Sud del Libano svolgono dall'agosto scorso: un'attività non solo di sforzo al dispiegamento dell'esercito libanese nell'area della Blue line (il confine armistiziale) ma anche e soprattutto di bonifica del territorio dalle mine e dagli ordigni inesplosi. Ma il momento che più ha colpito il presidente della Camera è stato vedere i soldati interfacciarsi con i bambini del villaggio Yanouh dove, nella scuola elementare, i paracadutisti della Folgore hanno messo in scena le avventure dei pupazzi Babush e Dora per spiegare ai piccoli quanto sia pericoloso raccogliere oggetti da terra. "Non è un'operazione demagogica ma commovente", ha commentato Bertinotti. Talmente commovente da fargli affermare che "se qui ci fosse una Ong farebbe le stesse cose". E con altre parole lo ha spiegato anche ai soldati del reggimento con i quali ha pranzato sotto un tendone del campo: "Vedere che con la divisa si fa un'operazione di prevenzione per evitare ulteriori conseguenze disastrose di una guerra fatta da altri è una cosa straordinaria. Qui c'è un'idea del mondo che mi fa sentire orgoglioso di essere italiano". Il presidente della Camera è stato accolto calorosamente dalla popolazione locale che, per ringraziarlo della visita che i libanesi di quest'area considerano "storica", hanno deciso di dedicargli un giardino nel quale verrà piantato un ulivo "simbolo di pace e di amicizia tra i popoli", ha detto il sindaco. Il giardino si chiamerà 'Giardino dei presidenti Bertinotti e Berri', quest'ultimo presidente del Parlamento libanese, vicino a Hezbollah, un vero e proprio leader in questa zona del Paese. Ma l'apprezzamento del Libano non è solo verso Bertinotti, ma verso tutti gli italiani, come ci ha tenuto più volte a confermare il presidente della Camera: "L'apprezzamento per gli italiani è l'unica cosa che unisce maggioranza e opposizione libanese", altrimenti profondamente divise in una grave crisi istituzionale che attanaglia il Libano dal novembre scorso. Una crisi che, secondo Bertinotti, "c'è il rischio si avviti su se stessa con conseguenze anche più gravi di quelle immaginabili". Secondo il presidente della Camera "bisogna lavorare ad una rinascita della formula libanese di fruttuosa convivenza di tutte le diverse realtà religiose e culturali".
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