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Sent: Wednesday, May 16, 2007 8:20 PM
Subject: [red_link] D'Alema vorrebbe inviare i militari italiani anche a 
Gaza. Per chi e contro chi?






D'Alema vorrebbe inviare i militari italiani anche a Gaza. Per chi
e contro chi?

comunicato del Forum Palestina

Il ministro degli
Esteri, Massimo D'Alema, ha detto oggi che se l'Autorità nazionale
palestinese chiedesse l'invio di una forza militare internazionale di
interposizione nella Striscia di Gaza sarebbe una richiesta da prendere
in considerazione. Il Ministro D'Alema passa come uno degli uomini
politici più sensibili alla causa palestinese, e questo, ha lasciato
sperare in una qualche sorte di discontinuità con il precedente governo
Berlusconi. Ma chi l'ha vista questa discontinuità? Sulla Palestina,
quali sono a tutt'oggi gli atti concreti, le iniziative proposte da
questo esecutivo di centrosinistra nelle varie sedi internazionali per
rendere un po' di giustizia ai diritti storici del popolo palestinese e
per la condanna dell'occupazione israeliana? Il ministro degli esteri
ha ricordato che il governo italiano è con Israele e mantiene l'embargo
che sta affamando e disgregando la società palestinese, rea di aver
eletto democraticamente il governo di Hamas diversamente da quanto
auspicato da USA e Europa. D'Alema e il governo hanno riproposto nella
Striscia di Gaza una forza multinazionale di interposizione come nel
Sud Libano.

Ma proprio in Libano siamo di fronte ad un paradosso: più
cresce lo scontro politico, più diminuisce la credibilità e la
rappresentatività del governo Siniora, più cresce e si rafforza la
coalizione politica di opposizione(Hezbollah, Partito Comunista, le
forze patriottiche e nazionaliste, i cristiani di Aoun etc.) e più nel
nostro paese si tenta di nascondere e minimizzare la gravità della
realtà libanese. Le esternazioni continue di Prodi e D'Alema in
appoggio al governo Siniora (che sta lasciando costruire agli USA una
base militare della NATO nel nord del paese) si palesano sempre più
come una inaccettabile ingerenza nella dialettica politica interna
libanese. La "sinistra radicale" parlamentare è acriticamente allineata
al governo ed esprime in ogni sede il suo sostegno alla missione
militare in Libano, alimentando colpevolmente la tesi di una missione
"pacificatrice" ed "equidistante" tra i contendenti.

Quella di
inviare una forza di interposizione militare a Gaza è la riproposizione
dello stesso modello di intervento adottato in Libano: di nuovo una
proposta militare, una ingerenza inaccettabile per una parte del
governo palestinese (Hamas) impegnato in un duro scontro con un altra
parte del governo (Al Fatah) e il presidente Abu Mazen. E' una proposta
che rischia così di peggiorare il già pesante scontro interpalestinese
che sta provocando decine di morti.

Le scelte concrete di questo anno
di governo Prodi, hanno visto l'Italia confermare l'accordo di
cooperazione militare bilaterale con Israele siglato dal precedente
governo Berlusconi (in gran parte segreto), trovandosi così nella
posizione di un paese alleato con la politica bellicista israeliana e
che minaccia un attacco nucleare contro l'Iran. Non solo. Mentre sono
stati negati i visti d'ingresso a noti esponenti politici e ministri
palestinesi, Prodi ha ricevuto calorosamente il primo ministro Olmert.
Nessuna sanzione o condanna è stata adottata contro Israele. Al
contrario, prima le parole di Prodi sulla "intoccabilità" del carattere
ebraico di Israele, poi quelle del presidente Napoletano
sull'equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, hanno schierato
l'Italia al fianco delle forze più reazionarie sia in Israele che nel
nostro paese..

Lo Stato di Israele e la società israeliana sono in
una crisi profonda sia dal punto di vista morale che sociale. I più
alti vertici politici e militari sono sotto inchiesta giudiziaria,
indagati dalla magistratura. Sarebbe il momento opportuno per
"approfittarne" e ridimensionare le mire espansioniste e di
colonizzazione delle terre palestinesi. Niente di tutto ciò!

Le
reazioni scomposte e l'irritazione con cui nella sinistra e nella
"politica" vengono sopportate iniziative di sostegno alla resistenza
del popolo palestinese, nascondono il malcelato desiderio di espungere
dall'agenda politica il problema "politico" della Palestina per
trattarlo semmai solo come un problema di carattere umanitario e, in
quanto tale, necessario di un intervento militare straniero di
"stabilizzazione". D'Alema non è bravo, è solo furbo ma la realtà alla
fine i furbi se li mangia a colazione.

 16 maggio

Il Forum Palestina





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