No Dal Molin <[EMAIL PROTECTED]> ha scritto: Da: "No Dal Molin" <[EMAIL
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A: "Nazionale no dal molin" <[EMAIL PROTECTED]>
Data: Sun, 9 Dec 2007 23:36:17 +0100
Oggetto: [No Dal Molin] contestazione sinistra arcobaleno: le ragioni
Di seguito inviamo la lettera aperta che abbiamo distribuito quest'oggi
ai partecipanti alla convention della Sinistra arcobaleno, dove sono spiegate
le ragioni dell'iniziativa rumorosa tenutasi quest'oggi alla Fiera di Roma.
Lettera aperta a coloro che sanno ascoltare, sognare, realizzare.
Se non ora, quando?
Veniamo da Vicenza; alle nostre spalle, una lunga notte in autostrada, per
giungere fin qui e portarvi la nostra voce, rumorosa e determinata. Siamo
donne e uomini che da oltre un anno dedicano la propria quotidianità per
contrastare la realizzazione di una nuova base di guerra. Vogliamo difendere
la nostra terra per contribuire a costruire una clessidra della pace, un tempo
in cui armi e violenza non rappresentino più la quotidianità del nostro mondo.
In questi mesi abbiamo dedicato ogni energia ed ogni pensiero ad immaginare
come inceppare la macchina statunitense ed impedire la realizzazione della
nuova installazione militare al Dal Molin, a cui lattuale Governo ha dato il
proprio beneplacito; abbiamo fatto assemblee, convegni, manifestazioni, sit
in; ma, anche, occupazioni, boicottaggi, blocchi. Abbiamo rinunciato alle
ferie, rischiato denunce, perso ore di sonno. Durante i blocchi delle scorse
settimane, poi, uno di noi è finito allospedale, investito volontariamente
dallauto di un militare italiano.
Nel mese scorso, per tre giorni e tre notti, abbiamo presidiato in centinaia
gli ingressi dellaeroporto Dal Molin impedendo agli operai addetti alla
bonifica (funzionale alla realizzazione della nuova base) laccesso. La notte,
al freddo, un fuoco bastava per accendere lentusiasmo e le nostre
discussioni; alcuni Parlamentari vennero a trovarci, rinnovando limpegno già
preso lo scorso 28 giugno: una moratoria sui lavori in attesa dello
svolgimento della Seconda Conferenza sulle servitù militari, prevista dal
programma dellUnione.
Pochi giorni dopo, però, la smentita: i 170 Parlamentari che si dicono
contrari al Dal Molin, invece di presentare a Prodi la richiesta di moratoria
ponendogli la questione vicentina come discriminante, hanno fatto un passo
indietro lennesimo chiedendo a noi di impegnarci a raccogliere migliaia
di firme; come se anche i compiti e le responsabilità di chi siede in
Parlamento debbano ricadere su chi, in questi mesi, ha sostenuto il peso
maggiore della mobilitazione contro la militarizzazione di Vicenza.
Non chiediamo la luna, ma il rispetto delle promesse fatte; vogliamo che alle
parole seguano atti concreti in grado di riaprire la questione politica su
Vicenza. Voi vi apprestate a dar vita ad un nuovo soggetto politico che avrà
nel suo simbolo larcobaleno della pace: vi chiediamo di dar concretezza a
quei colori che non devono e non possono sbiadire nella dialettica politica.
Vogliamo che la pace diventi azione concreta, a partire dalla questione
vicentina che coniuga il peggio del Governo Prodi: accettazione delle logiche
di guerra e subordinazione della politica nazionale alle esigenze militari
statunitensi, devastazione dellambiente e distruzione dei beni comuni,
rottura del rapporto con la comunità locale attraverso limposizione calata
dallalto.
In questi mesi molte e molti di voi sono stati al nostro fianco; sappiamo che
la nostra lotta è anche la vostra lotta. Ma siamo convinti che chi siede nelle
istituzioni possa e debba fare qualcosa di concreto: il tempo delle parole è
ormai finito e, con la bonifica bellica, i lavori per la nuova base
statunitense sono iniziati. La pace non è soltanto una questione politica, ma
prima di tutto etica e morale. La moratoria deve essere attuata subito,
ponendo a Prodi la discriminante su Vicenza che non può essere svenduta alla
guerra.
Non vogliamo essere ricordati per coloro che hanno sostenuto una battaglia
giusta, ma hanno dovuto accettare di perderla, seppur con onore: vogliamo
vincere, impedendo la costruzione della nuova base Usa. Tante tracce
dinchiostro contro il Dal Molin sono state lasciate sui giornali, ma non
unistanza concreta è stata portata in Parlamento. Chiediamo che la moratoria
diventi un atto reale entro la grande manifestazione del 15 dicembre prossimo,
quando a Vicenza giungeranno migliaia di donne e uomini, il popolo arcobaleno
e le tante comunità resistenti sparse in Italia e in Europa.
Chiediamo, anche, che chi ne ha la possibilità si faccia carico della
democrazia, costituendo oggi e non oltre con noi un tavolo di garanzia che
possa garantire i treni che raggiungeranno Vicenza sabato prossimo:
partecipare è un diritto di tutti.
Rivendichiamo il nostro percorso politico, autonomo e indipendente dai
partiti; rivendichiamo la nostra trasversalità e, anche, la nostra diversità.
Siamo disomogenei, un magma di pensieri e speranze, un crogiolo di differenze
e emozioni. Siamo pronti, se sarà necessario, a metterci davanti alle ruspe, a
mettere in gioco i nostri corpi e la nostra quotidianità per difendere
lacqua, laria, la terra dagli strumenti della guerra.
Ma non vogliamo essere presi in giro di chi dice di voler essere al nostro
fianco: il Dal Molin non è una questione di equilibri, è una questione di
principi; e chi vuol portare con orgoglio la spilla della pace al petto non
può avere sulle proprie spalle la responsabilità di aver permesso la
realizzazione del più importante centro militare statunitense in Europa.
Alex Zanotelli scrive che dobbiamo reagire, protestare ,urlare!; noi
aggiungiamo che vola solo chi osa farlo. Ora o mai più.
Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa
No Dal Molin
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Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa a Vicenza
Via Ponte Marchese
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