PER FERMARE LA BASE DI VICENZA OCCORRE CONTRASTARE 
ANCHE IL CRESCENTE MILITARISMO ITALIANO ED EUROPEO.
Volantino distribuito alla manifestazione vicentina del 15/12

  La lotta portata avanti a Vicenza contro la costruzione di una nuova 
basemilitare americana, costituisce un sorprendente esempio di mobilitazione 
popolare. Colpisce che il suo carattere di massa si coniughi con la spinta a 
non lasciarsi incantare dai tavoli della mediazione istituzionale. Scontrandosi 
con un palazzo sempre più sordo alle istanze di massa, i vicentini hanno 
sviluppato una sana diffidenza verso chi fa il pontiere tra il movimento e le
amministrazioni. Per questo hanno esplicitamente rifiutato di partecipare al 
corteo di lotta e di governo del 20 ottobre. Una lucidità notevole, che però 
ancora non basta a garantire la vittoria di una lotta esemplare. Per capire il
perché, occorre mettere a fuoco la vera posta in palio. E' certo evidente a 
tutti che, per la prima potenza del pianeta, Vicenza ha un valore strategico
irrinunciabile. Ciò, in un contesto in cui la proiezione bellica è soprattutto 
rivolta verso oriente, dove si concentrano le occupazioni imperialiste (Iraq e
Afghanistan) e dove sono in preparazione nuove aggressioni (vedi l'Iran). Per 
non dire della necessità di mostrare i muscoli nei confronti di potenze
emergenti o risorgenti, come Cina e Russia. 

Ma, attenzione, se il governo italiano avalla il disegno statunitense su 
Vicenza, non è per mera subordinazione al potente alleato. Anche l'Italia è 
coinvolta nelle dinamiche belliche e militariste in atto e con un ruolo sempre
più forte. La stessa Vicenza infatti, oltre ad essere sede di altre basi 
statunitensi ospita anche la base della gendarmeria europea fortemente voluta 
dai governi italiani.

Non è certo un caso che l'ultima finanziaria abbia portato con sé un ingente 
aumento delle spese militari, senza che nessuno a sinistra si sia  veramente
opposto (la minoranza critica di Rifondazione si è limitata ad abbandonare 
l'aula). Ed è di questi giorni la notizia che l'Italia ha assunto il comando 
della missione NATO in Afghanistan. Ora, contrariamente alle affermazioni
ridicole dei partiti della sinistra radicale, il bellicismo è perfettamente 
coerente con il programma elettorale dell'Unione. Che propugnava la centralità
della NATO, nel quadro di una alleanza  con gli USA indissolubile, ma 
riequilibrata dal rafforzamento, anche militare, dell'Europa. 

E' in questo senso che si muove la proposta di D'Alema di unificare i comandi 
militari in Afghanistan, incorporando la missione USA in quella, più 
collegiale, della NATO. Naturalmente, il Pentagono non ne vuole sapere non
accettando limiti alla propria egemonia militare, ma è un'indicazione del 
tentativo italiano di darsi una linea più indipendente in politica estera. Il 
che vuol dire pesare di più nelle aggressioni imperialiste in atto ed in quelle 
future. 

Dunque il problema non è quello di invocare un'Italia sovrana, ma di 
contrastare in ogni sua forma l'imperialismo e la sua logica bellica. Fin 
quando questa logica prevarrà, continuerà la devastazione dei territori, perché 
le esigenze belliche richiederanno sempre nuove basi. A poco varranno argomenti 
del tipo "questa città d'arte non deve essere deturpata" o "la biodiversità di 
quest'area non può essere compromessa". Alla militarizzazione dei territori si 
affiancherà pure la militarizzazione delle coscienze. Sono sempre più celebrati 
i soldati e sempre più spazio ha l'osceno spettacolo delle parate militari. 

Questa dunque è la posta in gioco a Vicenza: i 3 giorni di mobilitazione 
europea cercano di allargare lo sguardo oltre la città, creando alleanze a 
livello internazionale con chi svolge lotte simili. Ma il problema riguarda 
tutti. Vicenza ha lavorato per noi, dando un nuovo impulso alla mobilitazione
contro la guerra. Ora siamo noi a dover lavorare per Vicenza, per una sua 
vittoria, base per ulteriori successi futuri. Questo vuol dire generalizzare la 
lotta. Cioè: creare una Vicenza ovunque vi sia una base militare, lottare conto 
l'aumento delle spese belliche ed il rifinanziamento delle missioni di guerra 
italiane. Di più, significa non lasciare  sole le lotte degli immigrati, parte 
integrante del proletariato italiano molti dei quali sono fuggiti dai paesi 
sfruttati dalle imprese e/o aggrediti dagli eserciti dell'Italia e degli altri
paesi imperialisti,. Perché la lotta contro l'imperialismo non può che essere 
complessiva, soprattutto quando la sua bandiera è il tricolore.

Sosteniamo la lotta contro la costruzione della nuova base, partecipiamo tutti 
alla manifestazione del 15 dicembre a Vicenza per dare ad essa una forte 
connotazione internazionalista, antimilitarista ed antigovernativa.

COLLEGAMENTI INTERNAZIONALISTI
(Alternativa di Classe, Collettivo Internazionalista, Comitato di 
lottainternazionalista, Corrispondenze Metropolitane, Gruppo Comunista 
Rivoluzionario, Pagine Marxiste, Red Link)

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