Joseph Ratzinger alla Sapienza

L'episodio della prevista visita, poi annullata, del Pontefice Romano all'Università “La Sapienza” di Roma fa comprendere quanto il clericalismo si sia innestato in tutti i ceti dirigenti di questo paese.

La reazione che politici e, soprattutto, mass-media, stanno avendo alla decisione di Joseph Ratzinger di non recarsi all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza è inqualificabile: il Papa sarebbe stato vittima di un moto intollerante, di un rigurgito anticlericale della peggior specie, contrario al dialogo culturale e alla buona educazione.

Prodi, Veltroni, Rutelli, TG1, TG2, persino Mussi di SD, per non parlare del centro-destra, gridano all'unisono che l'Italia avrebbe dato prova di mancanza di democrazia, che chi manifestava contro la presenza del Papa in università avrebbe dimostrato settarismo, chiusura mentale e unilateralismo. Mazza, direttore del TG2, prendendo la parola in prima persona di fronte alle telecamere, dichiara che le posizioni dei manifestanti alla Sapienza sarebbero contrarie alla “cultura liberale”.

Tutto ciò in presenza di una continua ingerenza del Papa in questioni che non lo riguardano e che, per il liberale principio di laicità, non lo possono riguardare: il Pontefice è recentemente arrivato a lamentarsi del degrado urbano di Roma, tema che non si vede quale attinenza con la sua missione spirituale possa mai avere. Fra poco si suppone si sentirà in diritto di dire qualcosa sull'emergenza rifiuti in Campania.

Ma più che le intrusioni di Benedetto Decimosesto, che fa solo il suo lavoro di monarca assoluto di una religione totalizzante, stupisce la posizione del mondo politico, mediatico e intellettuale. Quest'ultimo infatti trova da un lato del tutto normale far inaugurare l'anno accademico di un'università pubblica a una figura che non può, per sua stessa natura, rappresentare tutti gli studenti e tutti i docenti; dall'altro, reagisce in maniera spropositata, degna dei pasdaran iraniani, di fronte alla libera decisione del Vescovo di Roma di non raccogliere l'invito rivoltogli. Occorre precisare che questa decisione non è stata estorta né con minacce né con violenza, contrariamente all'abiura di Galileo Galilei del 1633 su cui si è polemizzato, ma è stata dettata solo dalla volontà del Pontefice di non avere a che fare con contro-manifestazioni, le quali fanno parte della fisiologia della vita politica di ogni paese democratico. Ma questo Ratzinger, ultimo sovrano assoluto d'Europa, lo ignora o, più probabilmente, non lo accetta.

Intolleranti non sono gli studenti e i professori universitari legittimamente mobilitatisi per contrastare una decisione del loro Rettore che ritenevano incivile e incompatibile con l'istituzione universitaria, bensì il 90% dei politici e dei giornalisti al loro servizio, che fanno a gara per dar prova di osservanza alle direttive vaticane e che trattano il Pontefice come una figura che ha ogni diritto e nessun dovere. Persino persone dichiaratamente atee, come Pera o Ferrara, si sono schierate a fianco del Papa Panzer per pura convenienza. Agli occhi dei nostri dirigenti Ratzinger sembra non solo aver il diritto di parlare di qualsiasi cosa in mondovisione, ma anche di porre il veto su iniziative politiche interne alle dinamiche istituzionali della Repubblica Italiana, di influenzare pesantemente le future elezioni legislative del Regno di Spagna, di esigere in Italia una quasi completa esenzione fiscale, di vedersi riconosciuti dallo Stato italiano circa 900 milioni di euro all'anno attraverso il meccanismo perverso dell'8/1000. Il Papa sembra essere l'unica cosa su cui “destra” e “sinistra” (ormai ridotte a un unico “papocchio”) vanno d'accordo: il Pontefice bavarese è un uomo dalla grandissima cultura e dalla solida erudizione, che, come stabilisce il dogma di Mastai Ferretti, dice sempre la verità e non può fare nulla che non sia positivo (sebbene condanni a morte centinaia di persone al giorno proibendo l'uso del preservativo).

Dunque contestare il papa è, per i politici italiani, di per sé errato e chiunque lo faccia può essere bollato come intollerante o terrorista, come accadde all'incolpevole Andrea Rivera il primo Maggio dello scorso anno.

Ratzinger sta avendo più successo dello stesso Wojtyla, per il quale alcuni gridarono “Santo subito!”: il Papa in carica è stato infatti santificato ante mortem dal mondo politico, che vede in lui il mezzo più sicuro per raggranellare quei 50.000 voti che decidono le elezioni in questa penisola. Per questo quasi tutti, dai comunisti ai neoliberisti, dai socialdemocratici ai cattolici laici, hanno deciso di buttare nel Tevere i loro valori politici e di tradire in molti casi la propria base per poter conservare quel potere che solo una stretta obbedienza ai dettami di Oltretevere sembra oggi garantire.

Tommaso Bruni
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