Da
QN/
Il resto del carlino / Il giorno del 23 ottobre 2008 - intervista di
Andrea Cangini a Francesco Cossiga
Presidente
Cossiga, pensa che
minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi
abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato
forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole,
e all’opposizione non c’è il granitito Pci ma l’evanescente Pd, temo
che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà
quantomeno una figuraccia».
Quali
fatti dovrebbero seguire?
«A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero
ministro dell’Interno». [tra 1976 e 1978, NdAndre]
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché
pensi
a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o
gravemente ferito…».
Gli
universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle
università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a
tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino
i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo
di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle
ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel
senso che…
«Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i
manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli,
che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma
picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li
fomentano».
Anche
i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre
ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta
succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano
in piazza: un atteggiamento criminale!».
E
lei si rende conto di quel
che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il
fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima
che divampi l’incendio».
Quale
incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare
le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le
Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che
gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento
studentesco e la sinistra sindacale».
E’
dunque possibile che la
storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che
le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il
Pd di Veltroni è dalla parte
dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in
piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio
in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».
Non
andrà in piazza con un
bastone, certo, ma politicamente…
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all’inizio
della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di
controllarlo, ma quando, com’era logico, nel mirino finirono anche loro
cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza
applicata da Andreotti, da Zaccagnini e
da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c’è il
Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che
Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».
fonte: http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/081023/jmsra.tif