Bergamo, 9 gennaio 2010
Come si può puntare il dito accusatore sugli immigrati che si ribellano?! Già,
perché si ribellano, ed hanno ragione, profondamente ragione! Come gli schiavi
di un tempo, loro lo sono oggi. Costretti ad abbandonare i loro paesi a causa
della loro distruzione da parte delle multinazionali del capitale, strumenti
del profitto e della guerra di sterminio verso le masse popolari che si
sviluppa in modo non convenzionale e che uccide più di quelle convenzionali. E
quando arrivano da noi sono riconosciuti solo come forza lavoro, non come
esseri umani: da sfruttare anche fino alla morte, come succede spesso. E per
sfruttarli meglio li si mantengono appositamente nella condizione di senza
diritti, clandestini, invisibili, in modo che accettino le più bieche
condizioni di vita: pur di produrre profitti per dei delinquenti come i
capitalisti, che usano le bande legali (lo stato, con le proprie leggi, regole
e strutture della repressione e della persecuzione), quelle illegali (le varie
mafie) e i propri comitati di affari (i vari governi centrali e locali) per
garantire il meccanismo.
Oggi verso la stessa condizione ci stanno finendo anche centinaia di migliaia
di lavoratori italiani che non a caso sempre più spesso adottano forme di lotta
e di protesta sempre più radicali: è forse sbagliato? NO!
Del resto chi è che produce la ricchezza del paese se non i lavoratori, gli
operai e non ne godono perché gliela rapinano i padroni! È quindi giusto
rivendicarla. È nostra, la vogliamo usare per il progresso sociale per
migliorare le condizioni di vita, che l'esistenza dei padroni impedisce di fare.
Contro ciò, la ribellione è giusta!
Con un'elemosina di 20 euro al giorno, di cui 5 da dare al caporale, questi
lavoratori agricoli super sfruttati dovrebbero pure dire grazie e baciare le
mani.
È fin troppo chiaro che si tratta di una polveriera.
Il servo razzista e stronzo, dei criminali, il ministro Maroni dice che c'è
stata troppa indulgenza con l'immigrazione. L'altro cumpariello, il nano
Brunetta dice che la necessità del lavoro per tutti come condizione di
esistenza della repubblica italiana è oggi incomprensibile: certo vorrebbe
aggiungerci "compatibilmente con le esigenze dei padroni, anzi, dei miei datori
di lavoro". Per rendere espliciti questi concetti oggi loro stanno dando
briglia sciolte alle bande di fascisti per fomentare lo scontro tra i vari
settori delle masse popolari e impedire la saldatura dei vari strati popolari
contro il nemico comune: i padroni e i loro servitori. Stanno selezionando sul
campo quella banda giustaq a rinverdire la stagione del ventennio; stanno
facendo le prove di fascismo per preparare la svolta istituzionale reazionaria
bipartisan. Oggi che sempre più spesso le lotte dei lavoratori sfuggono alla
direzione degli strumenti controllati dai padroni (sindacati di regime, chiesa,
ecc.) si sviluppa la pratica della repressione e del terrorismo istituzionale.
Le bande fasciste sono foraggiate, finanziate, coperte, protette, pur di
attaccare i lavoratori in lotta, gli immigrati, chi promuove modelli culturali
diversi, chi critica "il padrone-ugola d'oro-timonierre".
Anche a questa ennesima provocazione fascista di Rosarno le masse immigrate
hanno risposto adeguatamente e con dignità; come a Castel Volturno, a Villa
Literno, a Lampedusa, a Torino e nelle altre numerose occasioni.
Certo ministro Maroni, tutte le masse popolari non vogliono i clandestini,
perché sono costretti a vivere in simili condizioni! Ma chi ce li costringe
siete voi, servi stronzi e criminali dei vostri mandanti: i capitalisti. Che
con opportune regole che costruite, pur di non dare case alle masse le
mantenete vuote o le abbattete; pur di non dare lavoro a tutti, sfruttate
all'osso quelli a cui resta e via di questo passo.
La nostra liberazione passa attraverso la scomparsa di questa gente dalla
direzione del paese. Dobbiamo cacciare dal governo questa banda di criminali
che si è insediata alla direzione del paese, rappresentanti dei padroni, delle
organizzazioni criminali, del Vaticano, degli USA e dei sionisti, dei banchieri
e pescecani della finanza; che per giunta oggi non vanno più nemmeno d'accordo
tra di loro e che si fanno la guerra alla ricerca di un sostituto dello
sfregiato di Tartaglia, alla ricerca della svolta istituzionale reazionaria
nel tentativo di applicare nuovi strumenti di controllo e repressione delle
mobilitazioni delle masse popolari. Dobbiamo insediare un nostro governo, che
sia espressione delle organizzazioni di massa che lottano contro la crisi dei
padroni, dei comitati di lotta, degli organismi di lotta che già oggi si
muovono contro lo smantellamento dei servizi sociali, per la tutela e
l'ampliamento dei diritti delle masse popolari. Un governo che si ponga
l'obiettivo di realizzare delle misure che tutti questi organismi da tempo
rivendicano: che nessuna fabbrica venga chiusa, ma che ad ogni impresa vanga
assegnato quanto serve per poter produrre beni utili alle masse, eliminando
produzioni inutili e dannose per l'uomo e l'ambiente; che ad ogni adulto venga
assegnato un lavoro e che possa dare il proprio contributo al funzionamento
della società; che ad ogni persona venga assegnato ciò di cui necessita per
vivere dignitosamente. Lo sviluppo di questa direzione del paese,
l'applicazione di queste misure costituiscono la base per la convivenza civile,
per l'eliminazione di ogni situazione di emarginazione sociale, per lo sviluppo
del benessere e della creatività delle masse.
Attraverso questi passaggi, attraverso il contrasto verso tutto ciò che vi si
oppone, ci avvicineremo al socialismo, ad una società organizzata e diretta dai
collettivi dei lavoratori, che nella storia ha dimostrato essere il passaggio
inevitabile e superiore per lo sviluppo dell'umanità.
Rochy
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