Lunedì 25 gennaio, i 5 sindaci dell'area di Zingonia, i rappresentanti della
Provincia, della Regione, dell'ALER di Bergamo, ed altri soggetti si sono
incontrati nella sede istituzionale della Provincia, in via Tasso. Scopo
dichiarato, celebrare la nascita del tavolo congiunto per la definizione di
un piano di riqualificazione per Zingonia.
Il contenuto di questo piano e i finanziamenti su cui potrà contare, non è
dato sapere.

Si può però intuire qualcosa dalle parole del presidente leghista della
provincia, Ettore Pirovano, campione delle soluzioni semplici ai problemi
complessi: "Zingonia è un ghetto e va abbattuto".

Non risolto, non integrato, neanche cancellato: abbattuto.

Un bel pogrom e tutti i problemi si risolvono.

D'altronde, negli istanti in cui questi personaggi erano chiusi nel palazzo
della provincia a stringersi mani, battersi pacche sulle spalle e sorridere
ai giornalisti, le famiglie di un intero palazzo (l'Athena 3) si trovavano
senz'acqua da giorni, e gli abitanti di altri due condomini (Anna 1 e Anna
2) rischiano di vedersela togliere a breve, a causa di debiti accumulati
negli anni con la BAS-SII, azienda del gruppo A2A.
Chi ha onorato le rate che la società idrica richiede per continuare ad
erogare l'acqua non se la passa meglio: 125 euro mensili pesano enormemente
sul bilancio di famiglie monoreditto, che si basano su bassi stipendi quando
va bene, o su sussidi di cassaintegrazione o lavoretti in nero nella maggior
parte dei casi.

Insomma, questo famoso piano di rientro del debito non sembra aver
funzionato granchè; e la colpa non può ricadere su chi abita i "palazzi del
degrado" (cit. L'Eco di Bergamo). Un signore marocchino con famiglia al
seguito ha raccontato in un italiano stentato che "È meglio che chiudano
l'acqua: se me la tolgono faccio 8 piani di scale e riempio le taniche alla
fontana, se mi tolgono 125 euro al mese non mangio".

Ma il fallimento dell'accordo era noto a chi ha obbligato i condomini alla
stipula del contratto, già al momento della firma. Si sapeva benissimo che
il patto non avrebbe potuto essere rispettato, eppure non sono state cercate
altre soluzioni. Perché?

Perchè l'obbiettivo finale che si delinea all’orizzonte esula,
evidentemente, dai piani per il futuro delle famiglie di Zingonia, così come
dal quieto vivere degli abitanti dei paesi limitrofi.

A questo punto servirebbe un atto di sincerità, dovuto a chi abita in quei
palazzi da anni, e ha subito tutto ciò che comporta vivere in una zona
dimenticata da tutti, senza possibilità di potersi riscattare in alcun modo.

Basterebbe dire a loro: "Scusate, voi siete un problema per noi, anche se
lavorate nelle nostre fabbriche e nei nostri cantieri, rendendoli
competitivi perchè accettate paghe da fame dietro il ricatto delle
espulsioni e della clandestinità; ora ci interessa speculare sulle vostre
case, e fare bella figura con i nostri elettori riempiendoci la bocca di
legalità, ordine e pulizia, tanto per i media qui c'è il "degrado" e abitano
solo pusher. Purtroppo non abbiamo i soldi per darvi una sistemazione
adeguata, quindi facciamo di tutto per mandarvi via in ogni modo da casa
vostra. Poi buttiamo giù tutto e sfruttiamo il fatto che costruiranno
autostrade, stazioni, centri commerciali etc. per aumentare il valore
immobiliare dell'area e fare tanti bei soldi.
Peccato solo che ci hanno arrestato il Grossi
(link<http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=52492>)
che era bravo nelle bonifiche e ci sapeva fare coi soldi pubblici, ma di
certo, dato che i pochi fondi non privati arriveranno dalla regione, il
celeste governatore saprà metterli nelle mani giuste."


Oppure si potrebbe iniziare a pensare a Zingonia come abitata da persone, e
non da problemi, come ghetto da riqualificare in base alle loro esigenze, e
non da abbattere sulle loro teste. È forse chiedere troppo?

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