COMUNICATO RADIO STAMPA - 30 giugno 2011
Dichiarazione e riflessioni di Roberto Martelli, segretario nazionale generale
della Confederazione Unione Sindacale Italiana (USI, fondata nel 1912)

"L'ACCORDO INTERCONFEDERALE CGILCISLUILCONFINDUSTRIA, VUOLE
RAPPRESENTARE LA CONFERMA DELLA COMPLICITA' COME PATTO REGOLATORE
DELLE RELAZIONI SINDACALI INDUSTRIALI, NON FERMERA' IL CONFLITTO SOCIALE
NEI LUOGHI DI LAVORO E L'AUTORGANIZZAZIONE DAL BASSO DI LAVORATRICI
E LAVORATORI".
Il 28 giugno 2011, è stato sottoscritto un accordo interconfederale, che vuole 
segnare
in peggio la storia e la futura pratica delle relazioni sindacali industriali 
in Italia, come nuova
fonte pattizia che smantella decenni di lotte e di conquiste del movimento 
operaio e sindacale.
La "complicità" diventa norma e soppianta la "concertazione" degli anni 90, 
foriera
di futuri disegni di legge elaborati dal Governo in carica e dal ministro 
Sacconi.
Le Confederazioni sindacali che l'hanno sottoscritta, se ne assumeranno la piena
responsabilità, di fronte ai lavoratori e alle lavoratrici.
Non sta a noi dare giudizi sull'operato di chi rappresenta la controparte, ha 
fatto con
perizia il suo mestiere, nè lascia perplessi la scelta anche della Cgil, che 
dovrà affrontare
il suo dibattito interno con i sindacati di categoria, le camere del lavoro, 
sulla legittimità
e opportunità di tale sottoscrizione, unitamente a Cisl e Uil che a livello 
nazionale hanno
da tempo imboccato una strada senza ritorno per la piena tutela di diritti 
collettivi e
di quelli individuali.
Quello che ci interesserà valutare sarà la procedura d "consultazione 
certificata" di
approvazione di questo accordo da parte delle confederazioni che l'hanno firmata
che nei contenuti cerca di ottenere un avallo della propria base, alla quale 
dovranno
spiegare come sarà possibile per un sindacato, poter tutelare i diritti 
individuali, contrastare
la precarietà, difendere il futuro lavorativo dei giovani, il diritto 
all'istruzione pubblica, alla
ricerca, la difesa dei posti di lavoro con un meccanismo che riduce molto la 
portata dei
CCNL, cancella il diritto nei luoghi di lavoro di approvazione dal basso di 
accordi e contratti,
sviluppa la contrattazione di secondo livello e/o aziendale, in una situazione 
dove la
maggioranza delle aziende italiane è sotto il tetto dei 16 dipendenti e dove 
con la
presenza di 44 tipologie contrattuali diverse, diventa sempre più difficile la 
presenza di
un sindacato, figuriamoci di un contratto aziendale.
Anche la scelta sulle Rsu e sulle Rsa, fa presagire una ulteriore stretta anche 
delle limitate
maglie elettive frutto della concertazione del periodo 1992-93, poste con le 
Rsu sulle
quali si è sempre criticata la scarsa autonomia dai sidacati confederali e di 
categoria e sulla
loro effettiva democraticità, specie con il 33% di quota di riserva e con un 
uso delle Rsa
che è molto diverso da quello praticato secondo l'ispirazione degli operai e 
operaie
che conquistarono lo "statuto dei lavoratori" e
alla quale si attiene l'Usi e altri sindacati autorganizzati, come prosecuzione 
organizzata
del movimento cionsiliare (consigli di fabbrica e consigli dei delegati, tutti 
elettori e tutti
eleggibili). Quella legge 300 del 1970 che si vuole abolire, per sostituirla 
con lo
statuo dei lavori...e magari dei "lavoretti" (dal pacchetto Treu del 1996, alla 
legge 30 e
ai decreti attuativi del 2003, fino al collegato lavoro legge 183 del 2010...).
Anche il meccanismo della certificazione della rappresentatività, attraverso 
l'invio da
parte delle aziende all'INPS delle delghe di iscrizione e del computo dei voti 
in caso di
elezioni avvenute, lascia molto a desiderare se non vi è più un meccanismo 
paritario
per permettere che siano i lavoratori e le lavoratrici a scegliere il loro 
sindacato, ma sia
delegata all'azienda la facoltà di decidere se operare le trattenute sindacali 
o meno,
di fatto scegliendo l'interlocutore sindacale con un meccanismo che non è 
oggettivo, 
ma con forti elementi di soggettività (in contrasto con il dettato della Corte 
Costituzionale
fin dal 1996, sentenza 244 e altre) rispetto ai sindacati "compiacenti" o 
"conflittuali", senza
contare che moltissimi sono coloro che lavorano al nero o ncon forme e regimi 
lavorativi
se non contrattuali, che non consentono neppure la possibilità di reale 
sindacalizzazione.
Un dato rimane però oggettivo; questo accordo potrà avere valore ed efficacia, 
secondo i nostri
attuali schemi civilistici di diritto del lavoro, per i livelli aziendali e in 
assenza di una legge che
sia rispettosa della Costituzione e delle convenzioni internazionali OIL 
sottoscritte fin dal 1948-49
dall'Italia (oltre che della giurisprudenza di Cassazione), solo per coloro che 
fanno riferimento
ai sindacati che lo hanno sottoscritto, non potendo legittimamente
operare per i contratti individuali di lavoro o per accordi di miglior favore, 
alcuna deroga in pejus  o modficia di contratti individuali già in essere senza 
il consenso dei lavoratori stessi.
La stessa trendenza alla rottura di meccanismi di "rigidità contrattuale" e di 
condizioni materiali
di lavoro in termini collettivi, per accentuare la individualizzazione dei 
rapporti di lavoro
e dei relativi contratti "certificati", è un'arma a doppio taglio, se le 
lavoratrici e i lavoratori
sapranno avere ancora la forza di autodifesa solidale e collettiva, per 
ribaltare la situazione.   
Altro dato è che al di là di tutte le operazioni di ridefinizione di modelli 
contrattuali,
di relazioni sindacali industriali e di "rappresentanza", sono i rapporti di 
forza e il reale
percorso di autorganizzazione e di sviluppo del conflitto sociale, gli elementi 
che potranno
modificare questa tendenza distruttrice, come hanno dimostrato recentemente gli 
esiti
del referendum del 12 e 13 giugno, dove la mobilitazione popolare ha sconfitto 
leggi e
abrogato norme che andavano contro gli interessi della cittadinanza, un accordo 
è
fote pattizia che se non trova consenso ma opposizione, rimane poco applicabile.
Compito delle organizzazioni alternative, autorganizzate conflittuali, delle 
lavoratrici e 
dei lavoratori, sarà quello di rimanere coerenti con l'antico motto 
internazionale
"L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI (E DELLE LAVORATRICI) SARA' OPERA DEI
LAVORATORI...O NON SARA'".
L'invito è a tutte le forze politiche, sindacali, sociali, contrarie a questa 
tendenza distruttrice 
è di unirsi in una grande ennesima lotta di libertà e di dignità, attraverso 
l'informazione
capillare, la lotta, la mobilitazione congiunta e la resistenza attiva.
Unione Sindacale Italiana Usi Confederazione di sindacati nazionali e di 
federazioni locali
fondata nel 1912 - e mail [email protected]
sito www.usiait.it                   







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