Ciao Alessandro
da collega ti do in parte ragione, ma al tempo stesso sono in disaccordo.
Ti do ragione perché l'approccio educativo e la coltivazione della
consapevolezza e dell'autoresponsabilità sono le strategie vincenti a
lungo termine. D'altra parte, proprio perché si tratta di strategie a
lungo termine, la loro efficacia si può apprezzare, come risultato "di
massa", solo dopo molti anni di collaudo e di finissaggio. E qui sta la
criticità: gli adolescenti di oggi sono proprio coloro che sono nati
negli anni in cui il Web ha iniziato a diventare un fenomeno di massa.
Pochi anni prima che prorompesse il Web 2.0. Gli adolescenti di oggi
sono i bambini e i ragazzini che sono stati sbattuti nella fossa dei
leoni privi del supporto generazionale da parte di chi, senza
esperienza, doveva infondere loro un senso di responsabilità e
consapevolezza. Nessuno era preparato a tutto questo, genitori e
insegnanti, digitali "acquisiti". E così la generazione dei "nativi
digitali" si è "autoformata" in un contesto di generale inesperienza.
Gli attuali adolescenti, in generale stereotipi di una generazione priva
di regole, che viaggia a velocità supersonica in una realtà virtuale
priva di paletti, sono l'emblema di una generale inesperienza educativa
caduta nell'arco di un quindicennio.
Il tuo concetto è pienamente condivisibile, ma, come qualsiasi approccio
educativo, non può dare i risultati dall'oggi al domani. Questa
generazione non è perduta, maturerà, ma ci vogliono anni e i risultati
si vedranno quando saranno ormai adulti e più consapevoli e responsabili
di quanto lo sembrino ora. E non dimentichiamo che, allo stato attuale,
un'ampia maggioranza degli educatori di oggi, genitori e insegnanti,
deve ancora acquisire quella consapevolezza e quella padronanza e quel
senso di responsabilità nell'uso degli strumenti digitali. Purtroppo gli
adolescenti di oggi hanno ancora modelli di riferimento piuttosto
deboli, dal momento che l'uso irresponsabile e inconsapevole di Internet
è un problema che coinvolge gli stessi adulti-educatori.
Nel frattempo cosa facciamo? Lasciamo che il mare devasti le coste
perché nessuno scoglio lo può arginare?
Ed è qui che mi trovo in disaccordo. In attesa che le strategie di lungo
termine inizino a produrre i loro risultati, magari sugli adolescenti di
un prossimo domani e sugli adulti di un prossimo domani, almeno chi ha
la possibilità e le competenze può adoperarsi per erigere qualche
piccola diga. Per fare in modo che l'impatto delle onde non esprima
tutta la sua potenza devastatrice, qualche piccolo tassello si può
mettere. Dal 2005 al 2010, per cinque anni, ho gestito gli accessi ad
Internet da una scuola. Sono partito da zero, ho maturato una mia
piccola esperienza e ti posso assicurare che uno scoglio, se non può
arginare del tutto il mare, di sicuro riduce sensibilmente l'impatto
delle sue onde.
I cosiddetti nativi digitali sono sicuramente in grado di fare parecchie
cose, padroneggiano sicuramente meglio di me o di te l'universo delle
"app", dei media, del digitale, ma la maggior parte di loro si scontra
inutilmente di fronte al primo abbozzo di diga. Bucare un firewall o la
configurazione di un router o di un proxy non è alla portata di tutti i
nativi digitali. La maggior parte di loro si arrende di fronte alla
richiesta di una password o alla negazione di un servizio. L'unico modo
di aggirare questo scoglio è solo la navigazione a basso livello, realtà
in cui la maggior parte dei nativi digitali, bravissimi a strusciare il
polpastrello su icone che rappresentano minestrine precotte, manifesta
tutta la sua fragilità. E chi è in grado di farlo, nella maggior parte
dei casi, ha già acquisito di suo una già apprezzabile maturità.
Ecco, io ho interpretato la richiesta di Nicola in questo modo: esiste
uno strumento che può essere un sostegno fisico al difficile processo
educativo, senza tuttavia avere la pretesa di sostituirsi pienamente ad
esso? Due strategie complementari, se non sono in conflitto tra loro,
sono sicuramente più vincenti di una sola.
Chiedo scusa per la lunghezza
Il 28/03/2017 01:13, alessandro congeddu ha scritto:
scusate... ricordate la canzone di Battisti "...come può uno scoglio
arginare il mare...?..." Ecco, appunto! Non basteranno filtri e
serrature! Parliamo con i ragazzi e facciamo capire loro i rischi che
si corrono, poi, il resto, vien da sé. Se uno non cade e si sbuccia le
ginocchia non imparerà mai a correre facendo attenzione agli ostacoli...
Scusate l'intromissione "umanistica" controcorrente. Sono un docente
di scuola superiore e vi posso garantire, per esperienza, che non
riuscirete a fermarlo!
;-)
Il 27/03/2017 23:10, Andrea Masala ha scritto:
On March 27, 2017 10:37:14 PM GMT+02:00, Giancarlo<[email protected]> wrote:
Il 27/03/2017 22:11, Andrea Masala ha scritto:
On March 27, 2017 9:52:05 PM GMT+02:00, "luigi.bassi"
<[email protected]> wrote:
Io personalmente, per bloccare il PC a prescindere dalla rete, andrei
ad agire sul file host.
Certo se è sveglio e con i permessi di root risolve il problema... Ma
se è sveglio ed ha accesso alla rete/router/server/proxy risolve
comunque il problema.
impostare l'host è a mio parere una battaglia persa fin dal principio:
cercando un po' in rete anche un neofita troverebbe comunque i
suggerimenti su come aggirare i filtri. Più difficile è invece aggirare
i blocchi se si agisce sul router e si interpone una macchina come
proxy
o come firewall, è sufficiente impedire l'accesso alla configurazione
sia del router sia del filtro e impostarli in modo che l'host sia
costretto a passare attraverso il filtro. In questo caso il ragazzo può
solo provare a bucare i sistemi. Piuttosto ci saranno problemi per
consentirgli di fruire di certi protocolli di rete, ad esempio non può
contare su posta elettronica, se non con interfaccia web, e peer to
peer.
L'altro problema, come faceva giustamente notare Stefano (se non
ricordo
male), è che ogni presupposto va a farsi benedire nel caso di
dispositivi mobili che possono essere usati fuori dalla LAN domestica.
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Giancarlo Dessì
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Ma se ha accesso fisico al router o al server, ci mette poco a bypassarlo.
Certo se in casa hanno una sala server dove il ragazzo non ha le chiavi
ovviamente non può... A meno di forzare la serratura.
Personalmente nella sua situazione, il dare al ragazzo un PC con utente con
permessi limitati e bloccato dal file host sia la soluzione migliore come
compromesso tra il tempo necessario e le risorse necessarie per attuarlo.
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