Il 30 ottobre 2014 10:41, Ruggero Piccoli <[email protected]>
ha scritto:

>
> Credo che la riservatezza sia a vantaggio di entrambe le parti coinvolte.
> Per cui converrebbe tentare anche di persuadere il ricevente ad
> "organizzarsi" per ricevere una PEC con allegato crittografato. Magari
> fornendogli un minimo di supporto per la prima volta.

Questo dipende dal tipo di rapporto che c'è tra le parti: forse un
cliente "interessante" potrebbe riuscirci con un fornitore, anche un
privato con un professionista, ma tra un privato e la PA o una grande
azienda credo sia fuori discussione.

Permettetemi un piccolo sfogo personale..
negli ultimi anni ho dovuto trasmettere una quantità considerevole di
dati personali a uffici pubblici, piccole ONLUS, ambasciate, legali..
(forse qualcuno ha indovinato: procedura di adozione internazionale).
Tutti questi documenti erano in chiaro. Probabilmente molti li hanno
stampati ed archiviati in qualche faldone. Speriamo almeno che siano
chiusi bene a chiave in un armadio. Naturalmente la legge sulla
privacy obbliga queste parti a gestire correttamente le informazioni..
ma dovrei credere che questo succeda veramente? Che il disco del PC
sul quale l'impiegato ha scaricato il PDF per stamparlo venga
cancellato prima di rottamarlo? Che la password della mailbox del
professionista legale non venga condivisa con altri collaboratori o
non sia "pippo"?
Secondo me non può esserci in generale una vera protezione se il
processo di gestione dei dati non prevede la crittografia fino
dall'origine. Andrebbe imposta per legge, secondo delle modalità
standardizzate, così come è avvenuto con la PEC e le raccomandate.

-- 
Ciao,
 P.
________________________________________________________
http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List

Rispondere a