Cie di Ponte Galeria, la denuncia dei radicali: "Un carcere a cielo aperto"

Una delegazione del partito Radicale ha visitato in mattinata la struttura
raccogliendo la denuncia di maltrattamenti subiti da un 25enne tunisino da
parte della Polizia. Iervolino, responsabile per i diritti umani della
Provincia di Roma: “Situazione ad alta tensione”

di Matteo Scarlino - 08/09/2009

“Un carcere a cielo aperto”. E' questa la definizione che Massiliano
Iervolino, responsabile per i diritti umani della Provincia di Roma dà del
Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria che oggi è stato
visitato da un delegazione composta da Elisabetta Zamparutti, deputata
radicale, e dallo stesso Iervolino.

Una situazione ad alta tensione, resa pericolosa dal vuoto della
quotidianità a cui sono costretti i detenuti del centro. Racconta
Iervolino: “Di fatto, dalle 8 del mattino, fino a mezzanotte, queste
persone non hanno nulla da fare. A differenza dei detenuti di un carcere
non sanno come occupare la giornata ed è normale che si verifichino poi
situazioni di grossa tensione”.

La delegazione radicale ha raccolto anche il racconto del maltrattamento
di un cittadino tunisino, Toujani Hanihem, ospite del centro che sarebbe
stato maltrattato dai poliziotti del centro. “Il 25enne”, spiega
Iervolino, “ha dei problemi psichici e qualche giorno fa, verso l'ora di
pranzo, ha cominciato ad andare in escandescenze, tentando la fuga. Una
fuga più mentale che fisica però, ci hanno raccontato i suoi amici. A
questo tentativo i poliziotti hanno reagito malmenando il giovane che ci
ha mostrato i segni dei maltrattamenti subiti”.
I radicali hanno chiesto informazioni sull'accaduto al direttore della
Croce Rossa che però ha detto di non saperne nulla.

La struttura attualmente conta la presenza di 272 detenuti, di cui 128
donne e 144 uomini, su una capienza di 364 posti di cui 306 sono quelli
effettivi per via della chiusura di alcuni settori. “L’aspetto critico”,
spiega  l'onorevole Elisabetta Zamparutti, “è quello relativo all’organico
degli operatori della Croce Rossa che sono in tutto solo 45. Un numero che
consente una copertura di Toujani Hanihem persone nei turni diurni e 6 in
quelli notturni. Ne servirebbero almeno 10 in più”.

Anche questa carenza non aiuta ad allentare la tensione che,
dall'approvazione del decreto sicurezza che porta a sei i mesi di
permanenza massima presso il centro, è senza dubbio in aumento. “Il
prolungamento” spiega Iervolino, “rappresenta per molti dei trattenuti una
vera e propria tortura che li porta anche a compiere gesti estremi come
l’autolesionismo. Molti dei trattenuti non sono infatti al corrente della
nuova normativa e la notizia di ulteriori proroghe li coglie di sorpresa”.

Una situazione che porta i radicali a confermare e ribadire la propria
posizione nei confronti del decreto sicurezza: "Il prolungamento dei tempi
di reclusione contribuisce certamente a degradare la dignità umana dei
trattenuti ma non sembra aver minimamente risolto il problema della
identificazione, pre-condizione all’espulsione, che dipende dalla
collaborazione delle rappresentanze dei paesi di provenienza e che non
risulta risolta."




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