Casa, dolce casa? (da CINECITTANEWS.COM)
*[di Stefano Stefanutto Rosa]*

*TORINO.* Sono i loro abitanti e i nuovi quartieri di edilizia popolare,
lontani dai centri storici delle grandi città, costruiti in una periferia
che è ancora campagna, lo scenario e i soggetti di *Magari le cose
cambiano*e di
*Housing*, documentari presentati a *Italiana.doc*.
Il primo, firmato da *Andrea Segre* e prodotto da *ZaLab* e *Off!cine*, con
la fotografia di Luca Bigazzi, è il classico mediometraggio di indagine
sociale che denuncia l'allontanamento dei ceti popolari dalle città e la
difficile condizione nei quartieri dormitorio. Ma è anche la testimonianza
di due persone che non si arrendono all'emarginazione e che tentano di
trovare una via d'uscita al disagio che vivono.

*Neda, è 'una romana de Roma' che ha vissuto l'infanzia negli anni '60 a due
passi dal Colosseo ed ora abita a oltre 20 chilometri dallo stesso. È una
donna attiva e di sinistra che ha partecipato a diverse stagioni di impegno
politico ed è arrivata a Ponte di Nona quasi 15 anni fa, dopo anni di
occupazioni nei quartieri San Lorenzo e Pietralata.
"Intorno alle case non c'era nulla di nulla. Solo campi e strisce di
asfalto. Non c'erano nemmeno i nomi delle strade, un posto dove comprare il
latte, una scuola, un autobus. Niente. Solo noi, le nostre nuove case vuote
e un futuro tutto da costruire", ricorda Neda.
La 18enne Sara, con papà egiziano e mamma pugliese, è invece cresciuta a
Ponte di Nona ed è una delle poche ragazze che frequenta il liceo, cioè la
scuola come una possibile via di fuga anche se Sara col tempo si è abituata
a vivere in questo paesaggio.
*

* *
*Una periferia, nel caso di Roma, che ha visto giunte di centro destra e di
centro sinistra succubi delle scelte, avverte il documentario, di pochi
costruttori e proprietari di terreni che speculano sulla rendita fondiaria e
che impongono l'ennesimo centro commerciale, con una variante del piano
urbanistico, al posto delle necessarie strutture sociali.
E Neda e Sara si confrontano anche con le tensioni striscianti tra gli
italiani e i nuovi inquilini degli alloggi in gran parte stranieri, in un
panorama dove domina l'assenza di istituzioni che facciano da mediatore
culturale. Per fortuna nella trappola dell'ennesima lotta tra poveri non ci
cascano le nostre due protagoniste che, insieme ad altri abitanti del
quartiere, proveranno a conoscersi e frequentarsi, ritrovando quel senso di
reciproca solidarietà oggi in via d'estinzione.
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ANDREA DE LIBERATO
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