di Alessandro Galimberti, sole24ore http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-12-17/corte-mette-fine-eldorado-083243.shtml?uuid=AYbthQsC
Spinello libero sì, ma solo per i residenti nei Paesi Bassi. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha di fatto sancito ieri (causa C-137/09) la fine del'epopea dei coffeshop olandesi - almeno sul versante turistico - stabilendo la legittimità dell'ordinanza del burgemeester di Maastricht che vieta, appunto, la vendita di cannabis e dei suoi derivati ai forestieri. La controversia, all'inizio tutta domestica, durava dal 2005, quando il borgomastro della città - conosciuta più che altro fino allora per il trattato sulla libera circolazione delle persone - aveva introdotto nel regolamento comunale il limite della residenza per la vendita di stupefacenti leggeri, vendita peraltro tollerata e in deroga ai divieti della legge antidroga (Opiumwet 1976). Il gestore del locale, Marc Michel Josemans, si era subito rivolto al Raad van State (consiglio di stato) lamentando la peculiare discriminazione tra cittadini Ue, oltre all'ulteriore divieto per stranieri di comprare, nei coffeeshop, anche cibi e bevande "neutri". Il giudice nazionale aveva quindi rimesso la questione, in via pregiudiziale, ai magistrati della curia europea, dove le motivazioni "liberiste" non fatto però fatto breccia, come a suo tempo (si veda Il Sole 24 Ore del 16 luglio scorso) non avevano neppure convinto l'avvocato generale. Il problema, prima ancora che giuridico, è di natura geografica, politica e sociale. Lo "spinello libero" di Maastricht, posta sul confine strategico con Belgio, Francia e Germania, ha prodotto negli anni un turismo di settore quantificato dalle autorità locali in 3,9 milioni di persone all'anno (11mila al giorno), con un impatto cruento sui 118mila residenti: «fonte di disturbo e di criminalità» secondo il borgomastro, e con un «numero crescente di punti vendita illegali di droghe anche pesanti», tanto da giustificare l'adozione straordinaria di norme limitative sull'erogazione dei servizi. La «necessità di contrastare la droga, in particolare mediante la prevenzione della tossicodipendenza e la repressione del traffico» è del resto uno dei pilastri della normativa europea, principio che declinato nel caso specifico fa ritenere alla Corte «innegabile che un divieto di ammissione dei non residenti ai coffeeshop costituisce un provvedimento idoneo a limitare in modo sostanziale il turismo della droga e i problemi da esso causati». E comunque, se è vero che che il possesso di droghe leggere per uso personale in Olanda è lecito e che la vendita nei coffeeshop è tollerata, è altrettanto vero che le direttive della magistratura locale fissano i limiti di vendita in 5 grammi per persona al giorno e in 500 grammi complessivi lo stock consentito al negoziante. Parametri che, soprattutto il secondo, non erano verosimilmente più rispettati nei 14 punti vendita dell'ex paradiso dello spinello.
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