La prima manovra finanziaria della Giunta Polverini è insufficiente.

di Massimiliano Iervolino, articolo pubblicato su Notizie Radicali

Da poche giorni è stato approvato il bilancio della Regione Lazio e la
finanziaria ad esso collegata. A mio parere le misure varate non
intervengono strutturalmente a sanare gli squilibri finanziari prodotti e
perpetuati negli anni. Una manovra degna di questo nome avrebbe dovuto
puntare a risanare i conti, intervenendo su due questioni cruciali:
rientrare dallo squilibrio di parte corrente di bilancio (circa 300
milioni di euro l’anno); prevedere interventi atti a diminuire
drasticamente l’elevato disavanzo annuo sulla sanità, materia su cui si
continua a navigare nella più assoluta incertezza, tanto che ad oggi non
sono ancora chiari gli effetti economici del piano di riordino della rete
ospedaliera e degli altri decreti del commissario Polverini. L’elevato
disavanzo sanitario influisce negativamente sia sullo squilibrio di parte
corrente, sia sul patto di stabilità interno. Tenendo bene in mente queste
due questioni che, qualora non venissero affrontate, rischierebbero di
portare a breve la nostra Regione al default finanziario, e considerato
che i Radicali non sono mai stati il partito della spesa pubblica – anzi,
soprattutto nei momenti di crisi finanziaria, a questo hanno sempre
contrapposto una politica riformatrice –, il gruppo della Lista Bonino
Pannella ha focalizzato il proprio lavoro su due tipi di intervento. Il
primo, atto a riequilibrare la parte corrente di bilancio, prevede misure
per: un recupero significativo sulla evasione del bollo auto, con una
intensificazione dell'azione di accertamento; l’internalizzazione delle
funzioni riguardanti l’erogazione degli aiuti al sistema produttivo per
garantire interventi diretti e coordinati, mansioni non garantite dalla
Bic, da Filas e da Sviluppo Lazio; la liquidazione delle società ed
aziende di scarso interesse regionale, la vendita della BIL (Banca Impresa
Lazio), una reale valorizzazione e vendita del patrimonio immobiliare
regionale non strategico; la riorganizzazione degli spazi per la riduzione
del costo degli affitti; la ricognizione, ed eventuale modifica, delle
agevolazioni esistenti sulla aliquota IRAP. Il secondo prevede di
intervenire attraverso sei emendamenti sul disavanzo sanitario,
proponendo: una nuova disciplina per la nomina dei direttori generali
delle Asl; l’effettivo uso del ricettario regionale SSR, secondo le
modalità stabilite dalla Legge 326 del 2003; l’abbattimento delle liste di
attesa tramite la messa a disposizione delle agende delle strutture
accreditate al sistema Recup; nuove disposizioni in materia di ticket
ospedalieri; il controllo da parte dei cittadini del funzionamento e
dell’appropriatezza delle strutture accreditate, e l’elenco di queste
strutture pubblicato su internet, con l'indicazione delle volte che sono
state oggetto di controlli da parte degli organi competenti. Siamo ben
consapevoli che, con la legge dello Stato n° 122 del 2010, la Regione
Lazio ha ottenuto un consistente taglio di trasferimenti da parte del
Governo, ma questo non giustifica pienamente un bilancio ed una
finanziaria troppo timidi. La nostra Regione ha bisogno, oggi più che mai,
di interventi strutturali volti a risanare i conti. Ad oggi né l’attuale
giunta né quelle precedenti, hanno saputo e voluto intervenire in questo
senso. Siamo di fronte ad una politica miope che continua a non guardare
alle future generazioni, e anche questa volta si tende più ad amministrare
che a programmare. L’assessore Cetica, durante i suoi interventi in Aula,
ha più volte rivendicato la forma ragionieristica del suo bilancio, ed ha
perorato tale scelta come intervento necessario per mettere un argine alla
situazione caotica dei conti della Regione Lazio. Nessuno mette in dubbio
che il bilancio della Regione sia vicino all’insostenibilità, ma la
politica dei tagli lineari, nel tempo, non fa altro che aggravare la
situazione. Chi persegue questa strada non ha il coraggio di proporre
riforme che, negli anni, migliorerebbero sia le entrate che le uscite del
consuntivo finanziario. Il tirare a campare è la peggior medicina per il
futuro e per le già martoriate generazioni. Le accuse di lasciti di
debiti, che ogni qual volta cambia il colore di una giunta siamo costretti
a dover ascoltare, non giustifica minimamente il comportamento
conservatore di coloro che subentrano a governare. La politica, quella
vera, è capace di proporre soluzioni, non è certo l’arte del tirare a
campare tra un saccheggio e l'altro dei partiti di centro, di destra e di
sinistra.



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