Vittorio Arrigoni. Una luce sinistra sul funerale di stato voluto da Hamas. 
Arrigoni ne aveva condannato la brutalità.
pubblicata da Marco Taradash il giorno lunedì 18 aprile 2011 alle ore 17.58

C'è qualcosa su Vittorio Arrigoni che ci hanno nascosto e che getta una luce 
sinistra sul funerale di stato deciso da Hamas. Vale a dire la dura condanna di 
Arrigoni nei confronti delle violenze della polizia di Hamas contro i giovani 
palestinesi di Gaza, scesi in piazza il 15 marzo scorso. Ci sono arrivato per 
caso. Mi chiedevo cosa Arrigoni, così preciso e compassionevole verso le 
vittime delle ritorsioni israeliane, avesse scritto all'indomani dell'eccidio 
di Itamar, la colonia israeliana dove il 12 marzo scorso furono trovati morti 
nella loro casa, colla gola tagliata, padre madre e tre bambini israeliani. 
Stranamente tutte le raccolte degli ultimi scritti di Arrigoni, pubblicate sui 
siti amici, non andavano oltre l'ultimo mese. Sono andato allora sul sito di 
Arrigoni, Guerrilla Radio, e, come immaginavo, non c'era nemmeno una parola 
sulla strage di Itamar. Ma ho trovato qualcosa di più interessante. Arrigoni si 
era schierato con i giovani di Gaza che il 15 marzo scorso avevano indetto una 
manifestazione interrotta da un brutale attacco della polizia di Hamas, e ne 
aveva scritto il 17 marzo su Peace Reporter in questi termini: "Ne è nato per 
alcuni minuti un furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti, finché i 
ragazzi sono riusciti a ricacciare indietro i facinorosi di Hamas dalla 
manifestazione. Alle 19 circa, quando ho lasciato Katiba square, la nuova 
Tahrir palestinese, la situazione era tranquilla: manifestanti e paramedici 
della mezza luna rossa avevano montato le tende e si preparavano per la notte. 
Molte famiglie con bimbi al seguito si susseguivano in visita l'accampamento 
dei giovani portando cibo, bevande calde e coperte. Meno di un'ora dopo Hamas 
decideva di terminare la festa a modo suo: centinaia di poliziotti e agenti in 
borghese hanno accerchiato l'area, e armati di bastoni hanno assaltato 
brutalmente i manifestanti pacifici, dando alle fiamme le tende e l'ospedale da 
campo. Circa 300 i ragazzi feriti, per la maggior parte donne, una decina con 
fratture. Per tutta la notte di ieri fuori dall'ospedale Al Shifa, nel centro 
di Gaza city, poliziotti arrestavano i contusi mano a mano che venivano 
rilasciati dal pronto soccorso. Molti gli attacchi ai giornalisti, ai quali 
sono stati confiscati telecamere e macchine fotografiche. Ad Akram Atallah, 
giornalista palestinese è stata spezzata una mano. Samah Ahmed, giovane collega 
di Akram, è stata colpita da un fendente di coltello alle spalle. Asma Al 
Ghoul, nota blogger della Striscia è stata ripetutamente percossa dagli agenti 
in borghese mentre cercava di soccorrere l'amica ferita. Le forze di sicurezza 
di Hamas hanno convogliato l'attacco nel centro della piazza Katiba, dove si 
concentrava il presidio delle donne, figlie e madri di una Gaza che hanno 
conosciuto la gioia della speranza di un cambiamento, per poi risvegliarsi alla 
cruda realtà dopo un breve sogno". Cosa chiedevano i giovani del GYBO che 
avevano promosso la manifestazione? Qualcosa cui tutti noi dovremmo prestare 
grande attenzione. Ecco un passaggio del loro manifesto che si apre con queste 
parole: "Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo 
ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di 
Israele, di Hamas, dell'occupazione, delle violazioni dei diritti umani e 
dell'indifferenza della comunità internazionale!". Qualche paragrafo più avanti 
si spiega il perché: "Qui a Gaza abbiamo paura di essere incarcerati, 
picchiati, torturati, bombardati, uccisi. Abbiamo paura di vivere, perché 
dobbiamo soppesare con cautela ogni piccolo passo che facciamo, viviamo tra 
proibizioni di ogni tipo, non possiamo muoverci come vogliamo, né dire ciò che 
vogliamo, né fare ciò che vogliamo, a volte non possiamo neanche pensare ciò 
che vogliamo perché l'occupazione ci ha occupato il cervello e il cuore in modo 
così orribile che fa male e ci fa venire voglia di piangere lacrime infinite di 
frustrazione e rabbia! Non vogliamo odiare, non vogliamo sentire questi 
sentimenti, non vogliamo più essere vittime. BASTA! Basta dolore, basta 
lacrime, basta sofferenza, basta controllo, proibizioni, giustificazioni 
ingiuste, terrore, torture, scuse, bombardamenti, notti insonni, civili morti, 
ricordi neri, futuro orribile, presente che ti spezza il cuore, politica 
perversa, politici fanatici, stronzate religiose, basta incarcerazioni! DICIAMO 
BASTA! Questo non è il futuro che vogliamo! Vogliamo tre cose. Vogliamo essere 
liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo la pace". Arrigoni, 
per il suo sostegno ai ragazzi del GYBO era stato accusato di raccontare 
"bufale" dal cosiddetto Campo Antimperialista, e ne era nata una dura polemica 
(di cui però non ho trovato traccia sul sito del Campo, dove resta invece il 
testo di un faticoso tentativo di riconciliazione). Quale sia stata invece la 
reazione ddl governo di Hamas non è dato sapere. Così come non sappiamo come 
sia stato giudicato il fatto che il 18 marzo il suo blog riportasse un 
documento del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) dove si puó leggere 
fra l'altro: "PCHR condanna con forza questi attacchi contro le donne. Secondo 
attivisti per i diritti umani del PCHR presenti sulla scena, poliziotti in 
divisa e agenti in borghese hanno duramente picchiato con pugni, calci e 
bastoni i manifestanti che fuggivano dalla piazza. La polizia ha inseguito 
fotografi e giornalisti che lavorano per le agenzie di stampa che erano 
presenti alla scena, sequestrando un numero di telecamere. Un certo numero di 
giornalisti sono stati duramente picchiati e hanno sostenuto contusioni e 
fratture. Mohammed al-Baba, fotografo dell'AFP, è stato duramente picchiato e 
ha subito una frattura nella mano sinistra". Arrigoni tornerà ancora 
sull'argomento. Questi suoi scritti gettano una luce sinistra sul funerale di 
stato organizzato da Hamas in sua memoria. Se questi articoli nulla ci possono 
dire sui mandanti e gli esecutori dell'omicidio, almeno ci aiutano a capire 
come nella mente efferata dei suoi aguzzini possa essere balenata l'idea che 
Arrigoni fosse, come hanno proclamato nel video del rapimento, un 
collaborazionista venuto a spargere disordine e corruzione.
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