Da Il Foglio di oggi, giovedì 14 luglio, a pag. 3
"Né Allah né padrone. Un film risveglia l'islamismo in Tunisia".
Roma. La Tunisia, il primo paese a essere investito dalla "primavera araba" in
medio oriente, si sta affacciando alla democrazia con oltre cinquanta nuovi
partiti politici. Si vota a ottobre e ogni giorno monta il timore che Ennahda,
il maggiore raggruppamento islamico, guidato dal leader a lungo in esilio
Rashid Ghannouchi, possa sbancare la prossima tornata elettorale (al momento
Ennahda è favorito nei sondaggi). A fronte di un annunciato programma per una
"nuova Repubblica islamica", Ennahda ha inglobato sei partiti, incluso quello
dei più radicali salafiti. Si registrano crescenti segnali di una
islamizzazione del paese. Mokhtar Trifi, a capo della Lega dei diritti umani,
dichiara che le manifestazioni di islam radicale "sono in aumento in tutto il
paese". Domenica scorsa un migliaio di tunisini è infatti sceso in piazza nella
capitale per chiedere una "Tunisia libera", urlando "no all'estremismo
religioso". Motivi: le ragazze sono "invitate" ad abbandonare il modo di
vestire all'occidentale e a rientrare nei canoni dei costumi musulmani; nelle
principali piscine degli alberghi e lungo la costa si è visto il ritorno al
costume da bagno a "tunica" per le donne e a violenze (finora verbali) contro
quelle in bikini; la preghiera del venerdì, guidata da muezzin di nuova
generazione (tutti di Ennahda, al posto di quelli controllati dell'ex regime di
Ben Ali), è diventata un appuntamento decisivo per capire la forza islamista.
Oggi più che mai si parla anche di un ritorno alla poligamia, così come alla
condanna dell'alcol (anche nelle zone turistiche). A giugno, sotto la pressione
islamista, è stata approvata una restrizione ai siti pornografici. I segnali di
un'escalation violenta c'erano fin dall'inizio della rivolta. A metà febbraio
ci fu la manifestazione davanti alla sinagoga di avenue de la Liberté a Tunisi,
al grido di "ebrei, l'esercito di Maometto sta tornando". Poi ci sono stati gli
incendi ai bordelli, simbolo della storica tolleranza tunisina verso la
prostituzione. Quindi l'uccisione di un prete salesiano, sgozzato nel garage di
una scuola cattolica di Manouba. Adesso è un film, colpevole di raccontare la
vita quotidiana di chi mangia e beve di nascosto durante il Ramadan, a
infiammare lo scontro fra laici e islamisti. Si intitola "Ni Allah ni maître"
(Né Allah né padrone), è stato girato dalla celebre regista Nadia El Fani,
storica oppositrice di Ben Ali ieri e dei fondamentalisti oggi. El Fani sta
ricevendo numerose minacce di morte in questi giorni. Stessa sorte per il più
importante regista tunisino, Nouri Bouzid, che per strada è stato colpito alla
testa da un islamista, che agitava una spranga al grido di "Allah akbar".
"Vogliono riportarci a 1.400 anni fa" El Fani ha appena vinto il "Prix
international de la laïcité", che ogni anno viene assegnato dall'associazione
francese "Comité Laïcité République". Con "Ni Allah ni maître", El Fani vuole
sostenere attivamente la libertà di coscienza in Tunisia. L'opera e la
dichiarazione di ateismo della regista ("Io non credo in Allah") le sono
costate fatwe di morte da parte di imam fondamentalisti e persino un
procedimento giudiziario statale per "blasfemia". Tra gli ultimi episodi contro
le sue opere ha fatto particolare clamore, il 26 giugno scorso, l'attacco al
cinema Africart di Tunisi, una delle sale più famose della capitale e di tutto
il paese. Integralisti islamici hanno fatto irruzione nel cinema (alcuni a
volto coperto), dove era in programma il film di El Fani e quello di un altro
regista siriano. Fuori dal cinema urlavano "la Tunisia è uno stato islamico" e
slogan contro "l'ateismo". Una ventina di militanti, al grido di "Allah è
grande", ha sfondato le porte del cinema, distrutto i vetri e minacciato gli
spettatori che avevano scelto un titolo "apostata", davanti a un pubblico
terrorizzato di fronte alle porte sbarrate. Il direttore della sala è stato
anche minacciato di morte. Ennahda, il più grande partito islamico tunisino -
illegale sotto Ben Ali negli anni Novanta e tornato in auge a febbraio - ha
condannato gli attacchi ma, secondo le associazioni a difesa della laicità, usa
un "linguaggio doppio". La Tunisia è stata sempre considerata come il paese
arabo più "laico" del Maghreb, al punto che il fondatore, Habib Bourguiba, si
permetteva di bere succo d'arancia in pubblico durante il Ramadan. Per questo
le aggressioni e le minacce a intellettuali e artisti stanno facendo cadere nel
panico il paese. Su Facebook in trentamila finora hanno dato il proprio
sostegno a una pagina in cui si mostra la foto di Osama bin Laden e si
rappresenta la regista El Fani come il diavolo, promettendole l'Inferno e "un
proiettile in testa". Le telefonate anonime di insulti e di minacce si
moltiplicano anche nella casa parigina di El Fani. In passato la regista si era
battuta per abolire l'articolo della Costituzione tunisina che pone l'islam
come religione di stato. "Gli islamisti cercheranno di riportarci alla vita di
1.400 anni fa", dice l'artista. "Abbiamo sconfitto il dittatore, cacciato il
padrone, ora non vogliamo Allah". Un collettivo di artisti si è recato nel sud
della Tunisia per visitare un campo di profughi libici scappati dalla guerra.
Volevano portare loro un po' di musica. Ma un gruppo di islamici gli ha
impedito di entrare e ha affermato che ogni attività non avrebbe potuto
prevedere "né suoni né immagini" (vietati nell'ideologia fondamentalista).
Sempre nel sud del paese un festival culturale è stato vietato e gli spettacoli
musicali sono stati banditi. Intanto si apprende che il film di El Fani ha
cambiato titolo, per abbassare i toni: "Laïcité, inch'Allah", ovvero l'ironico
"Laicità, se Allah lo vuole". Secondo la blogger "A Tunisian Girl", l'attacco
al cinema dove si proiettava il film è l'inizio di una campagna islamista.
"Quando ho criticato l'islam radicale, sono stata chiamata 'infedele' e
minacciata di morte", afferma la blogger. "Cittadini sono attaccati nel nome
dell'islam". Sotto attacco è finita Raja Ben Salama, una delle voci della
cultura tunisina più forti nella richiesta di laicità. Già qualche anno fa sul
sito del movimento Ennahda apparve un articolo in cui si invitava a "rapire
l'eretico infedele Afif Lakhdar da Parigi e impiccarlo in pubblico, assieme
all'eretica Raja Ben Salama, per impartire una lezione ai loro seguaci e
simpatizzanti". Anche Taïeb Zahar, columnist di Réalités, ha paura: "Chi li
fermerà dall'attaccare alberghi, night club e la gente nei ristoranti?". A un
raduno di Ennahda, un oratore ha invitato a "sparare con un kalashnikov" al
regista Bouzid. In coro, il pubblico ha replicato: "Allah akbar". Nei giorni
scorsi è nato il collettivo Lam Echamel, per riunire 80 gruppi dei diritti
civili e "opporsi alle forze dell'antimodernità".
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