Io sono perfettamente allineato con Enrico, Giorgio, Giacomo, Damiano.
Mi permetto di aggiungere che, a mio giudizio, gli incarichi delle scuole e 
delle università alle Big Tech sono illegali perchè violano l'art.68 del 
vecchio codice dell'amministrazione digitale e le norme comunitarie per la 
protezione dei dati personali.
Secondp i miei conti approssimativi i fatturati in Italia delle Big Tech sono 
dell'ordine di grandezza del reddito di cittadinanza, ma quei fatturati sono 
una perdita sevva della ricchezza del nostro Paese, mentre le spese rese 
possibili dal reddito di cittadinanza restano in Italia e sono equivalenti aad 
un investimento .
Raf Meo
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From: nexa <[email protected]> on behalf of Enrico Nardelli 
<[email protected]>
Sent: Friday, December 29, 2023 8:18 PM
To: [email protected] <[email protected]>
Subject: Re: [nexa] "Posta elettronica": persi 6 Atenei in ~3 anni...


Certamente l'aspetto economico è importante, per questo sarebbe interessante 
sapere quanto costano questi contratti di servizio, che come giustamente 
osservava Stefano Maffulli, integrano molti servizi, sia per gli admin che per 
gli utenti finali, e sono quindi percepiti positivamente dall'utenza finale. È 
importante, sia per confrontarli col costo di personale interno, sia perché 
poi, di fatto, rischia di determinarsi, per un ateneo, una situazione di 
"vendor lock-in" che può far lievitare i costi senza freno. Forse ricordo male, 
ma anche alle scuole nel periodo di lockdown le piattaforme erano state offerte 
gratis, e adesso non lo sono più. Qualcuno ha dati precisi su questo?

Il punto è poi anche che, oltre al costo economico, c'è il valore della 
profilazione degli utenti, che diventa sempre più grande. Con il Machine 
Learning sempre più affamato di nuovi testi, ciò che passa per le caselle di 
posta elettronica e i cloud degli atenei penso sia un valore significativo per 
le Big Tech.

Ecco, posto che sono conti niente affatto facili da fare (e in certa misura 
anche arbitrari: come fai a dare valore ai dati personali?), penso comunque che 
avere la conoscenza in casa secondo me sia, sul lungo periodo, sempre più 
conveniente per una grande amministrazione come un ateneo. A maggior ragione 
per chi dovrebbe essere sulla frontiera della conoscenza, come giustamente 
sostiene Giacomo Tesio. A condizione che riesca a capire l'importanza 
strategica di governare le infrastrutture digitali: mission impossible, temo, 
per molta della classe dirigente italiana centrale e locale.

E a proposito: è su questa lista che ho letto dei problemi che le Big Tech 
creano agli email provider medi e piccoli nel gestire i loro messaggi? È chiaro 
che se anche 1 su 20 delle tue mail viene bloccata perché il tuo server di 
ateneo è stato messo in blacklist quando poi si passa ai Big tirano tutti un 
sospiro di sollievo...

Infine, sarei curioso di sapere se ci sono analisi simili fatte per Paesi un 
po' più attenti del nostro a queste problematiche, tipo la Francia.

Con l'occasione un augurio di buona fine e miglior principio.

Enrico

Il 29/12/2023 18:07, Giorgio Ventre ha scritto:

Cari tutti,

perdonatemi ma vorrei portare alla vostra attenzione le difficoltà di gestione 
che affrontano quotidianamente gli Atenei.

Il problema non è la disponibilità di talenti e competenze ma quella delle 
risorse necessarie a garantire i servizi che noi come privati siamo abituati a 
ricevere dai nostri provider preferiti.

In parole povere, occorrono soldi. E tanti.

Secondo me andare a sindacare le scelte dei singoli atenei mi sembra un 
esercizio sterile, quando spesso si tratta di scegliere tra mettere soldi in un 
Servizio IT o rinnovare le aule di un Dipartimento.

La questione dovrebbe essere affrontata dal punto di vista della politica 
industriale e della cultura tecnologica del Paese, insieme ad altri problemi 
come l'indipendenza sulle infrastrutture digitali.

Se si è deciso di affidare ad un singolo soggetto la gestione amministrativa e 
finanziaria degli Atenei, e ad un solo provider la gestione della rete di 
ricerca, forse una analoga decisione potrebbe essere presa per i servizi mail 
ed IT in genere. Dopo aver fatto un bilancio tra i costi ed i benefici, anche 
appunto quelli di natura "strategica".

Senza una decisione di questo genere il numero degli Atenei con gestioni 
in-house della mail si ridurrà sempre di più.


Un caro saluto a tutti ed auguri per un eccellente 2024.


Giorgio

Il 29/12/23 17:54, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Damiano,

Il 28 Dicembre 2023 21:24:05 UTC, Damiano Verzulli 
<[email protected]><mailto:[email protected]> ha scritto:
Mi interessa --ripeto-- mi interessa, che gli Atenei tornino a fare da 
apripista nella riappropriazione
di parte del mondo tecnologico... che gli e' stato scippato. Sono certo 
--ripeto-- sono *CERTO* che
è "tecnicamente" possibile. Il problema è solo "politico".

[...]

  D'altronde.... se non si riesce a fare quello che io immagino, come pensiamo 
possa essere
mai possibile ambire a fare quello che tu speri?
Ciò che io proprio non riesco a capire è che credibilità possa avere una 
Università
che si affida a Google o Microsoft per l'email pur avendo informatica o 
ingegneria
informatica fra i percorsi di laurea proposti.


È deprimente pensare che nessuno si vergogni di tali scelte, viste le molte 
alternative
nettamente migliori disponibili sul mercato.

A volte penso che oltre alla dismissione dell'Olivetti, il Piano Marshall ci 
sia costato
l'idea stessa di un'Università competente, che tanto ad una colonia 
a-democratica non serviva.


Giacomo
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Presidente di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
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home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
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