Da almeno 6 anni sto andando in giro a dire che l’Europa non doveva perdere il 
treno dell’AI, rifacendomi a quanto afferma Angelo Raffaele Meo, ossia che in 
informatica è sbagliato rassegnarsi dicendo che ormai abbiamo perso il treno, 
perché di treni ne passano in continuazione.
Il punto cruciale è che per non perdere il prossimo treno bisogna prepararsi a 
prenderlo, facendo le scelte giuste riguardo a investimenti in formazione, 
infrastrutture, capitali e strutture societarie.
Abbiamo perso il treno del cloud perché è fallito il piano del ministro 
dell’Economia tedesco che auspicava la costituzione di un Airbus per il cloud, 
limitandosi alla costituzione di Gaia-X, che si è persa a litigare sul come 
definire protocolli di interoperabilità, avendo al suo interno le stesse 
aziende americane con cui avrebbe dovuto competere. Immaginatevi se nel 
consorzio Airbus a decidere fosse stato il CdA di Boeing, quello che è stato 
condannato per i disastri del 747 Max, e che ha condotto l’azienda a processi 
produttivi in outsourcing terribilmente inadeguati. 

Lasciando perdere il modello Airbus, per l’AI siamo andati in giro per 
l’Europa, con l’associazione CAIRNE, sostenendo la necessità di un CERN for AI 
(https://cairne.eu/cern-for-ai/), una infrastruttura di ricerca comune dotata 
delle risorse adeguate per lo sviluppo dell’AI moderna, con progetti delle 
dimensioni di quelli come il LHC. Ho continuato a sentirmi dire che non c’era 
bisogno, che ogni paese ha le sue eccellenze e che sarebbe bastato mettere in 
rete i denti europei esistenti. Così sono stati finanziati progetti di rete 
(https://www.ai4europe.eu/Network-of-Excellence) quinquennale con un budget 
irrisori di poche decine di milioni di Euro. Quando dicevo che i modelli di AI 
stavano crescendo esponenzialemente di dimensioni, Cédric Villani, incaricato 
da Macron di scrivere la strategia francesse sull’AI, mi espresse i suoi dubbi.

Nel frattempo il Parlamento europeo e la commissione hanno virato la loro 
attenzione sull’etica dell’AI e sulla sua regolamentazione, impiegando tutto il 
loro tempo nel promulgare una norma complessa, farraginosa, costosa, 
sbilanciata e alla fine controproducente come l’AI Act e la EC ha dirottare 
tutti i finanziamenti di ricerca su AI trustworthy o responsible, un ossimoro 
perché la responsabilità deve essere sempre dell’uomo e non della macchina.

Quindi sì, certo, se continuiamo così, l’Europa non sarà il terzo polo dell’AI, 
ma nemmeno di cloud, di auto elettriche, di batterie, di energie rinnovabili, 
di microprocessori, ecc.
Il guaio è che saremo superati non solo da Cina e da India, ma anche dalla 
Nigeria, quando il prossimo miliardo di persone si connetterà a Internet.
Altro che immigrazione, saremo noi a dover emigrare: i nostri figli migliori 
già lo fanno.

— Beppe 

> On 26 Oct 2024, at 12:00, [email protected] wrote:
> 
> Subject: [nexa] L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza
>       artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu -
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> Da leggere e meditare: 
> https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica-intelligenza-artificiale-parte-2/
> 

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