> In ogni caso, credo che l'AI sia una risorsa non da santificare ma nemmeno
> da demonizzare. Da prendere con le pinze sicuramente e con un necessario
> intervento dell'uomo che, ripeto, per fortuna, resta ancora il perno
> fondamentale.

Oggi, forse, è così, ma siamo proprio sicuri che andando avanti di questo passo
si riuscirà sempre ad instillare nelle persone (e nei giudicanti) quel 
"ragionevole dubbio"
che, tu ci insegni, è alla base del diritto?

L'aneddoto che ci ha raccontato Andrea ci deve invece far riflettere.
Jovanotti non ha preso con le pinze la risposta di ChatGPT, non si è posto
il dubbio che l'AI possa aver detto fesserie, l'ha data come verità assoluta,
inequivocabile, perché prodotta da una intelligenza evidentemente considerata
sovrumana.

Probabilmente ha pensato che ChatGPT abbia effettivamente eseguito la procedura 
che
ho fatto io, ovvero scaricare da qualche parte i testi e calcolarne le 
occorrenze.
Ma non è per niente così, non funziona così.

A differenza mia, lui e il suo staff hanno il testo "esatto" e, quindi, in 
pochi minuti, 
avrebbe potuto farne calcolare le occorrenze "esatte". Perché ha voluto tirare 
in ballo ChatGPT?
Semplicemente perché va di moda?

L'AI (anzi, la ChatAI) è un "giocattolo", diverte tanto quanto i giocattoli 
parlanti che 
si regalano ai bambini, ma dopo un po' stancano anche loro.
Così come mai a nessuno verrebbe in mente di prendere seriamente quanto detto 
da un 
"robot parlante", non capisco (non capiamo) come ciò possa avvenire con un 
software statistico.
Se è una moda, beh, passerà. Ma se con la "scusa" dei datacenter AI, si debbano 
costruire (anche)
reattori nucleari allora no, non è una moda e non passerà.

In una delle canzoni più belle di Jovanotti ("Mi fido di te") c'è la frase:
"Cosa sei disposto a perdere". Già, cosa siamo disposti a perdere.

A.

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