Buongiorno a tutti,

    mi piace condivide qui il finale di un romanzo che ho appena riletto, un 
classico stupefacente per argomento e stile. Il bellissimo finale ha qualcosa 
in comune con alcune riflessioni sui rischi dello sviluppo tecnologico che 
prendono vita in questa lista.
Si tratta della Coscienza di Zeno, e in questo periodo di quiete estiva e 
letture-sotto-l'ombrellone magari vi fa piacere lo spunto.

Buona estate a tutti,
Marco




La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i 
giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la 
vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che 
abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena 
curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi 
e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può 
avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al 
proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. 
Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato 
sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? 
Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla 
bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la 
rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori 
dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne 
la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo 
corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo 
piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà 
mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è 
stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli 
ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo 
e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della 
sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e 
non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, 
l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la 
malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La 
legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che 
psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di 
ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla 
salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli 
altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo 
incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti 
saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui 
come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo 
e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto 
potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la 
terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di 
malattie.

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