> Taken. > You opened this page. It already knows the following. > https://sinceyouarrived.world/taken
Grazie della segnalazione Daniela, prendo spunto da essa per spendere qualche parola su un argomento solo apparentemente di nicchia (e il fatto che non ci siano stati commenti, se non la corretta, seppur sbrigativa, replica di Alfredo, lo dimostra). Già i primi browser Internet si comportavano in questo modo, ovvero si "presentavano" al server web, con tutta una serie di informazioni, nome e versione del browser, sistema operativo, lingua, ecc. Questi dati, in un mondo ideale, dovrebbero essere usati per migliorare l'usabilità e l'accessibilità. Se sono una persona con difficoltà visive ed utilizzo un browser web con lettore di schermo per navigare in Internet (e te lo faccio sapere tramite le informazioni si cui sopra), tu server web non mi puoi inviare solo video, foto, possibilmente tramite javascript "offuscato". Ma il mondo, lo sappiamo, è tutt'altro che ideale, non solo sono spariti gran parte dei servizi "solo testo" che c'erano agli inizi ma le informazioni inviate dai browser servono adesso quasi esclusivamente per profilare e/o inviarti pubblicità personalizzata. Se mi collego ad un sito e-commerce di prodotti informatici, con un dispositivo che c'ha la mela nera morsicata stampigliata, allora è probabile che quel sito mi faccia vedere prodotti che "girano" su quel tipo di dispositivi. Discorso a parte, e più ampio, va fatto per l'indirizzo IP, l'unica informazione davvero utile e sul quale non vale l'osservazione di Alfredo, perché stavolta il problema c'è. Chi manda una lettera (ok, mandava ma facciamo finta che sia una pratica tuttora in essere) scrive l'indirizzo del destinatario sul fronte e il proprio indirizzo sul retro, in modo che se non dovesse arrivare al destinatario, la lettera verrebbe estituita al mittente. Con Internet è la stessa cosa, solo che, essendoci un flusso continuo tra i due indirizzi, occorre che siano entrambi presenti. Così come l'indirizzo postale ha numero, via, città e stato, anche l'indirizzo IP ha, in questo caso numeri, identificativi. Ad esempio 1.2.3.4. Facciamo finta che il primo numero identifichi lo stato "digitale". Tutta internet è divisa in 256 stati, da 0 a 255, di questi 35 sono riservati per motivi tecnici, 0, 10, 127, 224-255. 13 sono di proprietà degli Stati Uniti (come amministrazione/governo/militari), 6, 7, 11, 21, 22, 26, 28, 29, 30, 33, 55, 214, 215 1 di proprietà del Regno Unito (sempre come amministrazione/governo/militari): 25 Ed infine, uno è di proprietà, pensa pensa a quanto sono stati lungimiranti acquistandolo all'inizio della "spartizione", di Mercedes, il 53. Ognuno di questi "stati digitali" può disporre di 16.777.216 indirizzi (fate un po' il conto e vedete quanto ammonta il "tesoretto" di indirizzi che hanno i soggetti di cui sopra). Rimangono, per il resto del mondo, 206 raggruppamenti, per un totale di 3.456.106.496 di indirizzi. Questo numero può sembrare alto, ma se si pensa a quanti "oggetti" sono connessi ad Internet, è un numero piccolissimo. Per questo, negli anni, si sono cercati rimedi. Quello che tuttora viene maggiormente usato è il sistema dei proxy. Ovvero, così come un condominio ha un solo indirizzo e l'appartamento viene identificato con scala, piano, ecc., un proxy permette di utilizzare un solo indirizzo per diversi utenti finali. Negli anni, il contenuto gratuito presente nei siti web ha sempre fatto gola, ma mai come in questi ultimi quattro, dal 2022 in poi si sono moltiplicati a dismisura i "servizi automatici" che scaricano contenuti dai siti per usarli in vari modi, tra cui, ovviamente, l'addestramento di sistemi AI. Un grido di dolore è venuto qualche settimana fa, in questa lista, da Maurizio Napolitano [1]. I sistemisti hanno sempre cercato di bloccare accessi provenienti da server "malevoli", ovvero, in cerca di servizi web "vulnerabili" per sfruttarli, ad esempio, come testa di ponte per invio di mail spam. Ma ora la situazione è disastrosa. Gli accessi si sono moltiplicati a dismisura e provengono da indirizzi multipli apparentemente "sicuri". Tutto ciò sta portando, come nelle parole di Maurizio, ad un attacco senza precedenti nei confronti dei beni comuni digitali. Antonio [1] https://server-nexa.polito.it/hyperkitty/list/[email protected]/message/V5G6X5CILCGYMMKVQMML3W6GBN32PK4M/
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