-------------------------------------- Fidarsi di nessuno, fidarsi di tutti -------------------------------------- Molte regole sembrano nascere apposta per farsi contraddire. Altre possono esserci davvero d'aiuto ad interfacciarci in modo ottimale con la realtà. Per quanto riguarda la politica, probabilmente non esiste regola più utile del "fidarsi di nessuno, fidarsi di tutti". Sarebbe a dire che chiunque sorga nel panorama politico, leader o gruppo, avrà invariabilmente degli aspetti positivi ed altri meno. Anzi: tanto più eccellerà in qualcosa, quanto più peccherà altrove. La Storia venendo costretta ad un continuo slalom tra riferimenti opposti. D'altro canto, se fosse possibile permettere ad ogni componente di un popolo di esprimersi fattivamente, non semplicemente apponendo una firma a piè di un documento scritto da altri o, peggio, votando un faccione su un muro, bensì proprio di partecipare concretamente alla vita pubblica del Paese e potendola quotidianamente influenzare, allora sì potremmo star tranquilli, avendo imboccato la strada giusta: quel che non riuscisse a far l'uno certamente venendo fatto dall'altro. Se di nessuno ci potremmo fidare fino in fondo, di tutti invece sì. Ed è qui che si palesa la straordinaria importanza di ciò che quei fetenti (il cui compito e dovere, entrambi elusi, era di far progredire la cultura e l'organizzazione sociale) ci hanno nascosto. La democratizzazione del Pubblico Impiego avrebbe permesso, in tutti questi decenni dalla conquista della sovranità popolare in poi, di guadagnare il contributo di idee e personalità di gran parte della popolazione che, pur fuor del Parlamento, pur alternandosi nelle sole mansioni pubbliche, avrebbe contribuito ad arricchire quest'ultimo e la vita politica. Al contrario, essendo il Parlamento (ed ogni altro luogo d'espressione politica) attorniato da una indifferente, insensibile ma fedele truppa di inamovibili assunti a vita interessati solo al mantenimento dei propri privilegi ed alla carriera, esso è rimasto prigioniero di minoranze che vi hanno così lungamente soggiornato, riducendo l'operato dei governi ad una mera spartizione di redditi, poteri e risorse. Nell'arco di mezzo secolo ne avremmo potuta fare di strada, partendo proprio dalla cultura. Nulla essendo realizzato che non fosse prima immaginato. In somma: il Pubblico Impiego Democratico non riguarda la sola sfera del lavoro e reddito. Esso costituisce quell'ampia base partecipativa che permette lo sviluppo di una società democratica d'elevato livello. Privo di un Pubblico Impiego Democratico, il Parlamento è costretto ad esser base ed apice, concentrandovisi l'intera aspirazione democratica che, impossibilitata a svilupparsi nelle tre dimensioni, si accartoccia su se stessa e si spegne in un buco nero. Dotato di una estesa base democratica, il Parlamento raccoglie energia e s'illumina. Il Pubblico Impiego Democratico è il nucleo di una vera società, è ciò che fa la differenza rispetto a quell'accozzaglia di gente che siamo oggi. Esso accoglie un gran numero di persone, permette loro di iniziare un confronto disinteressato e genuino, tale che, quando questo giunge sull'altopiano parlamentare, s'è già liberato di gran parte di ciò che crea asprezza e dissidio. La coscienza che chi la pensa diversamente da noi non è un nemico bensì il nostro miglior collaboratore non è rara, ma si palesa come senso dell'essere una "società". Danilo D'Antonio Monti della Laga Italia Centrale tel. 339 5014947 PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO: a TEMPO DETERMINATO http://www.hyperlinker.com/ars/index_it.htm _______________________________________________ Open https://lists.partito-pirata.it/cgi-bin/mailman/listinfo/open
