Ieri mi sono temporaneamente, per impedire l'ingorgo, sottratto alle mie
liste di posta elettronica. I moderatori mi consentiranno di inoltrare
quest'ultimo pensiero per il 2002.
Invito solo tutti coloro che in qualche modo credono nelle potenzialit� del
Movimento e individuano nella centralit� della guerra imperialista e della
complementare fascistizzazione del mondo contro popoli e classi il cuore
epocale della nostra stagione a esaminare sempre con attenzione e severit�
le imprese, parole d'ordine, apparizioni dei negristi casariniani detti
disobbedienti. Non � il caso di dimenticare, n� di concedere attenuanti. La
consapevolezza dell'estraneit� dei contenuti e metodi di quelli che erano -
e in buona misura sono ancora - solo i Centri sociali del Nord-Est, rispetto
alla lotta anticapitalista ed antimperialista, per la pace e la democrazia,
� progredita di molto dai tempi di Genova. Allora eravamo in pochi a
denunciare - rischiando l'ingiusta accusa di "nemici del movimento",
"partitisti sclerotizzati" - il carattere ambiguo, la valenza fortemente
mediale, gli aspetti provocatori, l'esilit� politica, la conduzione interna
rigorosamente antidemocratica e  verticistica, oltre i limiti della violenza
fisica, gli equivoci rapporti internazionali (uno per tutti: Otpor, la
potente formazione CIA della Jugoslavia) di tute bianche e Ya Basta. Oggi i
metodi e proclami di quel settore, insieme alle superatissime e
smentitissime (dagli avvenimenti dall'11 sett. in poi) teorie negriane sulla
compattezza e omogeneit� dell'"impero capitalistico mondiale", invece
dilianiato da contrasti sotterranei violentissimi e strategici, seppure a
egemonia militaristica e fascistica USA, sono stati percepiti da molti.
Interi settori, riformistici o sedicenti radicali, da Lilliput al movimento
degli studenti, hanno deciso di allontanarsi dal connubio con Casarini,
Caruso, Lutrario, Leoncavallo, percependone i fortissimi pericoli, pur
sapendo che distanziarsi da questi amici dei grandi media significa pagarne
lo scotto in termine di diffusione e peso politico. Nel frattempo si sono
succeduti gli episodi di violenze fisiche e verbali dei disobbedienti a
danni di non allineati.
Credo che per chi abbia il cuore il rafforzamento e soprattutto l'evoluzione
politica del movimento, della lotta di classe tutta, in Italia e nel mondo,
sia sempre utile ricordare alcuni fatti.
Le Tute bianche (TB) obbediscono a una ideologia della resa e della fuga, di
una disobbedienza e diserzione gi� formulati e falliti nell'800.  Sotengono
un capitalismo ammortizzato dall'ingresso di un pi� equo Settore (non)
Profit. Definendolo "statalismo" vogliono la demolizione del Pubblico, cio�
della responsabilit collettiva nei confronti di tutti i partecipanti al
patto sociale nazionale, sostituito da una remunerativa "sussidiariet�" che
esime le istituzioni e ne elimina il controllo. E questo � berlusconismo.
Disarmano con ci� la resistenza dei popoli e delle classi, nel nome di una
salvezza individuale da perseguire tra conventicole di uguali (ma con
leaderissimo), in ci� ripetendo l'esperienza delle Sun Cities statunitensi.
La TB sono il punto centrale di un asse che collega lo zapatismo alla
componente ultradestra e CIA dei Balcani, dall'UCK a Otpor. Dello zapatismo
va detto che si tratta di un movimento a singhiozzo che, nelle fasi cruciali
della fenomenologia imperialista, scompare nella Selva Lacandona a evitare
imbarazzi. Un movimento che ha spento, dal 1994, la rivolta endemica,
incontrollabile, di mille focolai di lotta nel Chiapas, ha privato gli
indios della capacit� e volont� di autodifesa, estrema risorsa biologica
dell'uomo, ha provocato il ritorno in forze dei militari e paramilitari in
tutto il Chiapas, ha rifiutato ogni collegamento con le infinite, anche pi�
significative lotte contadine, operaie e indigene in Messico (Nafta) e in
America Latina (ALCA), non ha mai speso una parola sul lo squartamento della
Jugoslavia, sul genocidio in Palestina, sullo sterminio degli afghani, pur
presentandosi come punta-leader del movimento antiglobal , addirittura a
carattere intergalattico. L'uomo in maschera, il neo-Zorro, ha ritenuto,
investite le tute bianche del ruolo di pretoriani, di tributare
riconoscimento e credibilit� al peggiore e pi� amerikano dei presidenti che
il Messico abbia avuto, ricavandone uno sberleffo di legge per gli indios.
Lo zapatismo, preso a modello dalla selva arcaica per societ� industriali e
postindustriali del 21.secolo, non pone la questione del potere, cio� del
cambiamento dell'esistente, ma solo quella della preservazione, per grazia
del principe, della nicchia e e dei suoi corollari, anche folkloristici.
Marcos avrebbe dovuto sostituire nell'immaginario della liberazione il volto
e il ruolo di Che Guevara. Per fortuna ha fallito. Da questa, non esauriente
descrizione, si ricava come sia possibile un asse Marcos-Tute bianche-Otpor.
Le TB, in linea con il particolarismo identitario dello zapatismo (Zapata si
rivolterebbe nella tomba), hanno sempre propugnato la cosiddetta "democrazia
municipale" o " di campanile". neanche pi� il "socialismo in un solo paese",
ma il governo del solo comune. Pi� leghisti di cos�. Ecco perch� il grande
abbaglio di Porto Alegre, dove ai cittadini, nella mancata contestazione
delle strategie reazionarie  complessive dello Stato brasiliano, si offre
una partecipazione alle discussioni e niente affatto al processo
decisionale. Ricordate "l'ingresso nel la scuola degli studenti e genitori"
nella "grande riforma democratica degli organi collegiali"? Chiedetene conto
agli studenti in piazza oggi.
A proposito di questo, risuona ancora nelle orecchie di molti il disdegno
con cui le TB accolsero, ai suoi inizi, la difesa della scuola pubblica
fatta da RC e altre sinistre di fronte alle prime manomissioni lombarde e
emiliane. Scrissero le TB (Il Manifesto): la difesa della scuola pubblica �
una battaglia arretrata, di retroguardia. Noi dobbiamo puntare verso la
scuola territoriale... Benetton non avrebbe potuto dirla meglio. Quel
Benetton, sciagurato tra i pi� sciagurati sfruttatori di manodopera e
turlupinatore di consumatori, che, passando per il criptoleghista Cacciari,
nume tutelare delle TB da sempre, ha fatto alle TB il grazioso dono del
centro sociale pi� grande d'Italia: Il "Rivolta" di Mestre. Corollario dei
remunerativi rapporti istituzionali curati da Casarini con la ministra degli
affari asociali Livia Turco, nonch� con la ministra degli interni Jervolino,
per le famose sceneggiate degli scontri con la polizia.
Oggi Casarini e Caruso marciano in testa al corteo degli studenti, che pure
ne avevano energicamente respinto l'infiltrazione e il condizionamento.
Oggi Casarini e Caruso, sostenuti solo da un pezzo di RC e circondati dai
dubbi o dall'avversione matura del resto del movimento, propongono (al
Congresso dei Verdi, tra i quali pure sono strumentalmente transitati anni
fa) il "nuovo soggetto politico", il nuovo partito. E parti di RC sono
disposti a farsi a pezzi pur di salire su questa sbrindellatissima zattera,
inventata per spuntare la risposta di sinistra e pacifista all'imperialismo
USA e alla fascistizzazione.
Le TB hanno ostinatamente espunto le guerre continue di sterminio, di
distruzione ambientale, di suddivisione imperialistica, dalle loro
tematiche. In  Jugoslavia, protagonisti del partito del n�-n�, sono stati
fiancheggiatori dell'aggressore forte a scapito del difensore debole, per
poi ignorare del tutto il tragico esito dell'attuale saccheggio
privatizzatore e mafioso della Serbia, nonch� gli ulteriori dismembramenti
di Macedonia e Montenegro. Sono state amiche sia della vecchia "Alleanza
Civica", guidata da Vesna Pesic (laureata in un istituto CIA di Washington e
da Sonia Licht (presidente della Fondazione Soros), sia di Radio B-92, del
circuito CIA di Radio Free Europe, sia ovviamente di Otpor, che minaccia
l'attuale governo se non si affretta con l'arresto e la consegna all'Aja di
altri "criminali di guera", nonch� con la privatizzazione di tutto quanto in
Jugoslavia si produce, insegna o cura. Il massimo per gente che si definisce
parte del movimento antiglobalizzazione.
Le TB hanno espunto la questione palestinese, il pi� terribile genocidio in
atto nel mondo, dalla loro predicazione-azione. All'unica manifestazione
nazionale che questo paese ha saputo mettere in piedi, nel novembre 2000, a
favore della Palestina, Ya Basta ha fatto pervenire un comunicato in cui
rifiuta l'adesione perch� non si riconosce nella parola d'ordine "due stati
per due popoli" (parola d'ordine palestinese), in quanto il concetto di
Stato gli � estraneo. I palestinesi ringraziano.
La guerra � diventato tema del Movimento, soltanto a fiamme divampanti su
tutto il mondo, dopo le Torri gemelle e dopo le bastonate di Genova, volute
dal Potere, ma facilitate dalle TB con le loro ridicole e provocatorie
sceneggiate in costume medievale. Si � imposta per forza di cose, e per
sforzo di compagni lungimiranti di RC e di altre organizzazioni, comuniste e
non. Ma se oggi siamo in terribile ritardo nella mobilitazione sulla
Palestina, lasciando spazio solo a sporadiche e demogagiche iniziative
umanitarie, lo dobbiamo sicuramente al sabotaggio delle TB e alla
dabbenaggine di settori di RC. Settori per questo oggi in conmsiderevole
difficolt�.  L'opportunismo costante e globale delle TB si esprime oggi nel
viaggio in Palestina, in coda a tutti gli altri, annunciato ora anche da Ya
Basta. Sar� interessante vedere come saranno accolti.
In buona sostanza, l'azione politica di questi civilisti che negano la
necessit� del potere, sono violentemente nonviolenti, disintegrano lo Stato
(unica difesa  contro la disgregazione cercata dal'imperialismo) dal basso,
puntano sul municipio, non hanno parlato per anni di guerra e militarismo,
hanno minato l'appoggio ai popoli aggrediti, hanno rifiutato la solidariet�
alla Palestina, incitano all'esodo nell'isola felice, sono del tutto
estranei alle situazioni conflittuali sul territorio se si eccettuano i
migranti, propongono la finzione di un Impero che invece � suddiviso in vari
poli profondamente conflittuali, � complementare all'azione di
ricolonizzazione del mondo perseguito, a partire dalla sconfitta del
colonialismo ottocentesco, sulla precisa falsariga della rivoluzione
globalista e delle conquiste di territori, risorse, stupefacenti e
sovranit�, perseguita dell'impero britannico. Non ci sono "rivoluzioni
capitaliste". C'� un capitalismo imperialista anglosassone-sionista la cui
catastrofe finanziaria ha tramutato un tentativo di globalizzazione tipo
regina Vittoria o Carlo V in feroce competizione interimperialistica in
fieri e in assoggettamento militare, istituzionale e psicologico del mondo,
con correlato sfoltimento dell'umanit� e distruzione del pianeta perseguiti
con l'uranio, la chimica, il petrolio, la guerra biologica, la fame e la
sete.
Al centro di questo marasma la Palestina, i popoli poveri, i lavoratori di
ogni classificazione nelle metropoli.
Ai pi� anziani chiedo di ricordare il '68 e chi ne pretese di dirigerne gli
esiti. C'erano i furbi, gli infiltrati, comunisti ufficiali che in parte
arricciavano il naso e ignoravano, come oggi ci sono comunisti che si
sdraiano ottusi e ciechi a zerbino Ai pi� giovani, di studiare quella
vicenda, di cui oggi abbiamo un replay, in termini di farsa ma nondimeno
pericolosissimo. Errare humanum, perseverare diabolicum.
Buon anno,
Fulvio Grimaldi


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