"NESSUNA RIPRESA PER L'ECONOMIA STATUNITENSE"

Robero Panizza, docente dell'Universit� di Torino, ritiene che "il sistema
statunitense costruito sul debito mostri oggi tutta la sua pericolosit�"

(News ITALIA PRESS)

Torino- Dopo cinque giorni di lavori si chiude oggi a New York il 25esimo
Forum Economico Mondiale (WEF), che quest'anno si � trovato a fare i conti
con un'ondata di piena recessione che ha travolto per primi gli Stati Uniti,
quindi si � allargata a macchia d'olio, andando ad incidere sulle economie
di tutti i Paesi, del nord e del sud del mondo. Durante i cinque giorni di
lavori a Manhattan, pi� volte illustri economisti della scena
internazionale, hanno ribadito che la ripresa � vicina, addossando la quasi
totalit� delle responsabilit� della congiuntura economica sfavorevole all'
attentato alle Twin Towers di New York dell'11 settembre scorso.
Partendo nello specifico da queste valutazioni, Roberto Panizza, Docente di
Economia Internazionale dell'Universit� di Torino, ritiene che "questi
vertici abbiano in realt� una funzione molto marginale, una funzione di
facciata che � quella di dare una boccata di ottimismo al mondo, e quindi si
mettono in campo gli economisti pi� noti, tutti a dire che questo sistema
continua a reggere e che la ripresa � gi� iniziata: ma se guardiamo i dati
crediamo davvero che un +0,2% di ripresa possa davvero essere un segnale
confortante?".

Panizza si dice perfettamente concorde con le analisi sulla situazione
economica internazionale formulate da Stephen Roach, Capo Economista della
Morgan Stanley, secondo cui la ripresa attuale � assolutamente flebile.
"Condivido inoltre -spiega ancora Roberto Panizza- l'assoluto pessimismo di
Roach sulle possibilit� di un nuovo boom degli Stati Uniti. Roach spiega, ed
io sono assolutamente d'accordo che attualmente la scena economica
internazionale rivela un grossissimo pericolo, rappresentato dalla struttura
stessa del sistema statunitense: si tratta infatti di un sistema costruito
sul debito, che ha definitivamente iniziato a mostrare tutta la sua
debolezza; negli USA sono indebitati imprese, famiglie, lo stato, che da
principale Paese creditore del mondo, � diventato grazie alle scellerata
scelte di politica economica intraprese soprattutto sotto l'amministrazione
Reagan, il principale Paese debitore, con un debito che si aggira intorno al
6% del Prodotto Interno Lordo. Di questo al WEF nessuno ha parlato, ma cosa
potrebbe succedere se tutti i creditori degli Stati Uniti chiedessero il
conto?".
Panizza prosegue, spiegando che "in un'ipotesi del genere gli Stati Uniti
non sarebbero in grado di pagare se non in seguito ad un pesante crollo del
dollaro. Oltretutto in questi giorni noi registriamo anche una decisa
debolezza dell'Euro, che altro non � se non una difesa ante-litteram della
valuta statunitense, una difesa contro una crisi che se si verificasse
trascinerebbe tutti nel baratro, Europa in testa".

Temi importanti, di cui nei resoconti delle discussioni ufficiali del WEF
non si scorge traccia, cos� come non si rintracciano assolutamente le
ricette attraverso le quali le economie occidentali, quella statunitense in
testa potrebbero arrivare alla ripresa.

Roberto Panizza chiarisce ulteriormente: "Non vedo francamente nessuna
prospettiva di ripresa per l'economia statunitense, perch� attualmente
mancano i redditi per sostenere un capitalismo di tipo consumistico: quello
che non si vuole capire � che non viviamo pi� in un sistema di capitalismo
di accumulazione come nell'800. Oggi � necessario rendersi conto che o si
rinuncia alle politiche neo-liberiste che chiedono riduzioni dei salari, dei
redditi e della spesa pubblica, e si ritorna ad un sistema che trasferisce
ricchezza diffusa alle categorie sociali, o altrimenti tutti i provvedimenti
che si possono prendere per rilanciare l'economia sono assolutamente
inconsistenti". Panizza chiarisce meglio la sua tesi: "Negli anni scorsi
abbiamo assistito a due categorie di interventi 'drogati', avvallati proprio
da vertici come il WEF: il primo � quello che impone un utilizzo massiccio
della guerra, un grande toccasana e sistema di rilancio delle economie in
crisi, che � quello che hanno seguito e seguono ancora oggi i due Presidenti
della dinastia Bush; un secondo tipo di intervento, portato avanti per
intenderci da Clinton e Greenspan � stato quello di utilizzare il boom
borsistico per ridistribuire ricchezza: a quel punto si � verificata una
crescita dei redditi a disposizione dei cittadini, concessa non dalle
aziende ma dalla crescita della borsa statunitense, che ha provocato un boom
economico, non nel tanto sbandierato mondo della new economy, ma nel settore
della old economy".

Panizza conclude le sue valutazioni, dichiarando che "questi vertici
dimostrano sempre pi� la loro inutilit�: nessun incontro del genere � mai
stato in grado di prevedere crisi o recessioni, ma neppure riprese e boom,
tant'� che nessuno aveva pronosticato la grande crescita statunitense degli
anni 90; quanto al problema del  ritardo di sviluppo, credo proprio che a
parte le belle intenzioni dichiarate pubblicamente, ci sia una chiara
volont� di mantenere un buon numero di paesi nella loro condizione di
sottosviluppo".

Nello

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