Carissimo Adriano,
> la vostra lista mi incuriosice ed al tempo stesso mi preoccupa.
Sarei curioso di sapere in cosa ti preoccupa. Che siano i Talebani di
Spherik?
> 1) QUALITA' STATICA E QUALITA' DINAMICA
> 1.1) Pluralita' ed analizzabilita' dei processi. Secondo la mia
personale lettura di Lila, Pirsig intende QD e QS come _due_fasi_ di uno
stesso processo sotto analisi. Allora, se si cerca di comprendere la
realta', non si puo' prescindere da un serio approccio analitico (o se
preferite scientifico, che per me sono sinonimi).
D'accordo che non si può prescindere da un serio approccio
analitico-scientifico. Ma, dimmi, ritieni che l'approccio
analitico-scientifico sia l'unico "serio"? E che sia esaustivo della
nostra comprensione della realtà? Se sì, su quale "serio" analitico e
scientifico presupposto basi tale affermazione?
> Quindi, se e' vero che in un istante dato (approccio funzionale)
esistono nella realta' (intesa come un tutto globale ed olistico)
numerosi processi (sociali, biologici, fisici, ecc...), e' pur vero che
il metodo QS-QD lo possiamo applicare solo ad un processo per volta, o
ad un insieme di processi di cui si siano definiti i requisiti ai fini
della nostra analisi (definisco requisiti: gli obiettivi dell'analisi,
il/i processi presi in esame, eventuali progetti che si vuole far
seguire all'analisi).
In questo modo mi sembra che tu stia spiegando la possibilità di un
metodo scientifico di analisi della realtà basata sul principio che
possiamo suddividere un processo in fasi dinamiche e statiche. Dov'è la
creatività in questo metodo? Ha un ruolo (che necessariamente è
dinamico, o che creatività è) ? Cioè, come può essere l'intelletto
"dinamico", se si pone dei limiti in partenza?
> 1.2) Premesso quanto sopra, mi pare che R.M.P. sostenga molto
semplicemente che le fasi QS e QD sono entrambe necessarie ad un
processo: la fase QD per introdurre le necessarie innovazioni evolutive,
la fase QS per consolidare i risultati della rivoluzione. Da questa
visione deriva un paradigma analitico superiore, che vede le fasi di
rivoluzione e consolidamento quasi come il respiro storico dei processi,
specialmente quelli socio-antropologici, che sono al centro della sua
elaborazione.
D'accordissimo
> 1.3) Ruolo dell'outsider. Grande importanza viene attribuita da RMP
all'outsider: lo sciamano delle tribu' native del nordamerica nei suoi
esempi. Ognuno puo' fare i paragoni che crede piu' rispondenti,
riportando l'esempio alle realta' urbane o di provincia. Chi sono gli
outsider (enzimi della QD) delle nostre realta'? I 1500 scienziati che
hanno risposto all'appello Dulbecco-Regge? Bill Gates? Pecoraro Scanio?
Emma Bonino? Di Pietro? I microimprenditori che hanno il coraggio di
intraprendere senza capitali iniziali? Amartya Sen? Muhammed Yunus?
Krafft Ehricke (morto, ma sempre attuale)? Altri? (Ho listato alla
rinfusa, senza alcun criterio, quelli che mi venivano in mente, e non ho
listato i troppo cattivi, ma non si puo' negare che, dal punto di vista
storico, anche loro siano stati spesso la leva di processi
rivoluzionari).
Ma soprattutto, si può essere rivoluzionari per tutta la vita? O
necessariamente si diventa, immediatamente dopo che si è raggiunto un
risultato concreto, i primi fedeli custodi di ciò per cui ci si è
battuti? Della serie: Dal nuovo che avanza al nuovo che è avanzato....
> 2) ATTUALITA'
> Qualsiasi analisi o ricerca, per me (ma potrebbe non essere cosi' per
voi, ed io non voglio certo imporvi il mio pensiero, bensi' solo farvelo
conoscere e darvi un po' noia, nel senso toscano del termine :-), ha
senso solo se si rapporta all'attuale ed al divenire, legandosi quindi
al che fare che quotidianamente rimugina chi insiste a voler dare
contributi culturali allo sviluppo della civilta' umana.
> Allora eccovi alcune domande per non lasciarvi chiacchierare
tranquilli, ma indurvi se possibile a piu' inquietanti e coinvolgenti
discussioni, che mettano in dubbio le scelte di vita o l'equilibrio (per
chi lo avesse, e si beasse da troppo tempo in una sua fase di QS :-) di
ciascuno.
> 2.1) Stiamo vivendo il passaggio dall'era industriale all'era
elettronica. Il terremoto sociale che ne deriva porta, secondo la mia
analisi, ad una crescita della consapevolezza individuale, ad un
superamento della divisione della societa' in classi, alla crescita
della micro-imprenditoria, alla volonta' di rapporti uno a uno ed
insofferenza dei rapporti uno a molti. Al tempo stesso i grandi progetti
necessari per vincere la sfida della continuazione della civilta' (primo
fra tutti il parto di una baby civilta' solare da parte di mamma
civilta' terrestre) comportano la necessita' di aggregazione,
possibilmente non dietro i leader vetero-industrialisti, e non secondo
canoni ormai decotti e non piu' progressivi. Spinte e bisogni
contrastanti, quindi (--> individualismo, --> aggregazione di energie e
competenze). Si direbbe che diverse spinte di QD siano all'opera. Come
conciliarle? E' opportuno conciliarle? Dobbiamo essere solo analisti o
dobbiamo essere anche attori/progettisti in questo mega-processo, o
madre di tutti i processi sociali (la mia posizione e' per la seconda,
come avrete capito)?
Ok, ho capito che non vuoi farmi dormire stanotte. A mio parere
l'individualismo, socialmente tanto vituperato, è un bene, nella misura
in cui non danneggia il sociale. I più grandi creativi sono degli
individualisti. Poi arrivano le mandrie degli adulatori a consolidarne i
risultati. E' anche una maledizione, credo, se non lo si sa vivere.
L'individualista avrà sempre il rimprovero sociale di esserlo, ed in
fondo è naturale. Nel primo capitolo di Lila, Pirsig fa un semplice
esempio di che fine fa un individualista che decida di abbandonare del
tutto i legami sociali. Ed infatti lui sceglie di viaggiare , da solo,
in barca, per conquistare quella *sola beatitudo* che, afferma, "è
merce rara di questi tempi".
L'aggregazione di energie e competenze è invece a mio avviso una
necessità dell'ambito sociale (e credo che qui comincino i primi
intoppi fra di noi....) Io credo che la tecnologia che tu tanto sostieni
(anch'io, per carità), sia principalmente una applicazione intellettuale
rivolta a bisogni sociali, e non a bisogni intellettuali. Cioè, la
società occidentale moderna ha (fino ad un certo grado) finalmente
affidato alla scienza la soluzione di molti dei suoi problemi. Infatti,
nessun governo decente occidentale pensa più di poter accrescere
ricchezze e potere attraverso lo strumento della guerra di conquista.
Oggi si chiede alla scienza di risolvere i problemi e la scienza
dimostra di saperlo fare con buona efficienza. Poi, ovviamente, a te non
basta, e ce l'hai con Pecoraro Scanio perchè non permette la ricerca su
OGM e non so cos'altro... dettagli: credo che rispetto ai tempi di
Galileo di passi avanti, per fortuna, se ne siano fatti. Ma, dimmi,
credi che questo intelletto, a mio avviso ancora focalizzato sul
sociale, abbia fatto fare passi avanti nella direzione della soluzione
dei problemi individuali dell'uomo, quali il diritto alla bellezza, alla
libertà ed alla felicità? (chiedo troppo?)
> 2.2) RMP sembra intravedere una sorta di schedule dietro l'evoluzione
della vita, che ha portato (infine?) allo sviluppo della vita
intelligente su questo pianeta, unico caso, per quello che ne sappiamo,
nell'universo conosciuto. L'avvento dell'elettronica ha per ora portato
grandi passi di QD nel campo della comunicazione. Ma e' sufficiente?
L'umanita' dei sei miliardi di individui necessita di una rivoluzione
filosofica totale: non abbiamo tempo di consentire al paradigma del
cosiddetto "sviluppo sostenibile" di consolidarsi in una lunga fase di
QS (posto che il suo apparire sia stato davvero frutto di QD).
L'umanita' vivente e concreta, per continuare a svilupparsi necessita'
di nuovi fattori QD: una filosofia del mondo aperto (in antitesi a
quella pecceiana dei cosiddetti "limiti dello sviluppo", che ha generato
lo "sviluppo sostenibile"). Un pulcino, quando ha esaurito il nutrimento
che c'era nell'uovo, deve nascere o morire nel suo guscio, e cosi' e'
per l'unico esempio conosciuto di vita intelligente. Per noi significa
vincere il pozzo gravitazionale, accedere all'energia solare dallo
spazio, cominciare col dimezzare le possibilita' di estinzione della
specie ad opera di catastrofi naturali (comete, asteroidi, ecc...)
iniziando il lavoro di consolidamento su qualche altro corpo celeste.
Potenti interessi di QS sclerotizzata si oppongono: interessi
burocratici della space community in testa (che vive tanto bene con 25
GUS$ di denaro all'anno senza dover rendere conto ai contribuenti),
interessi economici delle lobby petrolifere e dei produttori di razzi a
perdere, insipienza ed affarismo senza ideali dei ceti politici di tutte
le latitudini. Come mettere aiutare elementi di QD che hanno inziato a
manifestarsi?
Qui rispondo molto per sentimento e poco per conoscenza del tema. Da
piccolo ho letto tanto Asimov, ma non credo che basti.... :-)
Partiamo dallo sviluppo sostenibile. E' certo che per quel che ne sa il
99,99% di quelli che almeno l'hanno sentito nominare, "sviluppo
sostenibile" è uno slogan. Non so molto di quel che si fa in concreto,
nè in direzione dello sviluppo, nè in direzione della sostenibilità.
Certo che come slogan non è male. Rieccheggia, in fondo,
quell'equilibrio di Qualità Dinamica e statica che secondo la MOQ è la
cosa migliore a cui ambire. Che poi dietro allo slogan ci siano 25
gigadollari annui di interessi, beh, dimmi dove non ci sono.
Comunque sia, mi sembrerebbe abbastanza ardito sostenere che dobbiamo
mangiarci quel che c'è nel guscio prima che imapariamo a volare, no?
E poi. Quale miglioramento apporterebbe allo stato dell'umanità la
possibilità di vivere anche fuori dal nostro pianeta? Ci sarebbe piuù
felicità? Avremmo migliori artisti? OK, fatti non fummo per viver come
bruti etc etc etc... , ma qualcuno dovrà pur rimanere. A questi che
diciamo?
Nel tuo secondo messaggio affermi:
> L'utilita' e' per me sempre un requisito riferito all'unica etica
condivisibile: quella della continuazione ed evoluzione della vita
intelligente nel cosmo (vs. ad esempio supposte etiche naturiste, che
privilegiano componenti non umani della natura).
Sul tema dell'utilità come Qualità ho qualche perplessità. Non che non
ci sia del vero. Una delle due anime della MOQ è il pragmatismo, e
dunque ben venga l'utilità. Ma se poi a me piace fare cose "inutili"? La
tua utilità mi fa paura perchè è una utilità tecnologica e sociale, che
non ha molta considerazione per il gusto individuale per le cose. C'è
spazio per un concerto jazz nella tua utilità? Per un museo? Per una
nuotata in mare? Non vorrei che per estendere la vita intelligente nel
cosmo si sacrificasse il gusto per la vita QUI, ORA. La realtà dinamica,
è in primo luogo, un flusso continuo, indifferenziato ed estetico.
Tu affermi che il privilegio di componenti non umani della natura è una
etica sbagliata. Immagino tu ti riferisca anche alla difesa
dell'ambiente e a queste belle cose. E se a me piace passeggiare nei
boschi? Come puoi dire a quel punto che un bosco è una componente non
umana della natura?
Grazie per l'interessante messaggio; spero proprio che ti trovi il tempo
per rispondermi.
Grazie per l'attenzione
Marco
MOQ.ORG - http://www.moq.org