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Ciao a tutta la lista. E' troppo ghiotta l'occasione di scatenare un
putiferio per lasciarmela sfuggire... sottopongo alla vostra paziente
attenzione questo articolo, inviatomi da un amico. Proviene dal Manifesto,
ed è a cura di 'Bifo' Berardi.
Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni... ;-)
Maurizio Boscarol
www.usabile.it
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03 Marzo 2001
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Estetica da supermercato
L'"usabilità" di Internet in un libro. E in un forum della trasmissione
MediaMente
FRANCO "BIFO" BERARDI*
Negli ambienti che si occupano del divenire dell'Internet, ha suscitato
grande interesse negli ultimi tempi un libro di Jakob Nielsen dal
titolo Web Usability che in Italia è stato pubblicato dall'editore
Apogeo. La tesi del libro è talmente semplice da rasentare l'ovvietà
più assoluta: Jakob Nielsen sostiene che i siti Web debbono essere
chiari e coerenti, devono permettere una navigazione semplice ed
efficace, devono mantenere quello che promettono ed evitare ogni tipo
di ambiguità e di ridondanza del messaggio. Tutte queste cose
concorrono a formare il concetto di "Web Usability" o usabilità dei
siti Web. (vedi il sito: www.useit.com/). Ma dietro l'apparente ovvietà
delle tesi sostenute da Nielsen si gioca una partita decisiva per il
futuro della rete e in generale delle tecnologie di comunicazione.
Quel che è in gioco, infatti, è il problema della produzione di
significato e delle modalità di interpretazione sociale. Bisogna
rendere le cose facili, facilissime, il più facili possibile, dice
Nielsen. E chi si opporrebbe alla semplicità alla comprensibilità? Ciò
a cui Nielsen si oppone sono le complicazioni estetiche e tecnologiche,
l'uso di Flash, ad esempio (secondo lui il 98 per cento delle
realizzazioni flash è inutile e si porrebbe tranquillamente eliminare).
Ma l'ovvietà nasconde una strategia comunicativa che a qualcuno appare
pericolosa: in effetti l'idea che si afferma attraverso la definizione
di criteri di web-usability è quella dell'automatizzazione dei processi
di interpretazione e di navigazione. Dietro la semplificazione della
navigazione si intravede la trasformazione della rete in una sorta di
percorso prestabilito che segue strade precostituite verso destinazioni
che poi sono facilmente intuibili: comprare, comprare, comprare.
Making things easy (facilitare le cose) è il principio guida per la
trasformazione della rete in un sistema di potere economico e politico
rigido, automatico, inevitabile.
Se riduciamo Internet a un sistema pavloviano di domande prevedibili e
di risposte precostituite, la rete diverrà un congegno di produzione e
distribuzione di merce e di potere. Nielsen parte dalla premessa che
l'Internet si è allargata enormemente rispetto alle sue origini
pionieristiche, quando si navigava in Mosaic, e la rete era un intrico
di piccole viuzze e di indirizzi nascosti per pochi frequentatori. Poco
alla volta la rete di viuzze si è trasformata in un'autostrada con i
suoi caselli obbligati di ingresso costruita in modo che il flusso ci
conduca verso certi portali di consumo. A questo scopo, dice Nielsen,
il percorso deve essere privo di ambiguità. Ma l'ambiguità è
l'essenziale di ogni comunicazione che non sia riducibile a mera
ingiunzione, ordine che proviene dal potere e al quale bisogna obbedire
se non si vuole essere emarginati ed espulsi.
La pretesa di una comunicazione univoca e non ambigua può rivela una
certa ignoranza della semiologia della interazione, o piuttosto rivela
l'intenzione di ridurre l'interazione a processo precostituito. Alcuni
ambienti nei quali si svolge l'analisi teorica e critica del divenire
della rete hanno lanciato una discussione approfondita sulle
implicazioni semiologiche, psicologiche, e sociali, delle tesi di Jakob
Nielsen. Ad esempio in Nettime (www.nettime.org/) si è sviluppato (e
non è ancora esaurito) un thread (un filo di discussione) dedicato al
tema Disassociate Webdesign from Usability (dissociare la progettazione
di rete dall'usabilità). Felix Stadder, uno degli animatori di questo
ambiente, in un messaggio inviato alla mailing list
(nettime.org/archive) dice: è vero, molto spesso l'animazione flash o
3D non produce alcun contenuto interessante, e di conseguenza una
maggioranza degli utenti tende a saltare le intro e le animazioni di
questo genere. Ma qualcun altro si chiede: come possiamo allora parlare
della bellezza, dell'estetica, della polisemanticità del messaggio che
circola attraverso la rete?
Internet non è un medium che deve sacrificare ogni cosa alla creazione
di opportunità economiche ma una sfera di creazione nella quale si
pongono delle domande estetiche, delle ricerche di significato, cioè
della comunicazione vera, e non prestampata a uso e consumo di
commercianti e di utenti conformisti.
* della trasmissione
MediaMente (Rai Educational)
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